Gay & Bisex
In Palestra
Lucienk
02.05.2026 |
3.142 |
10
"Immagino la reazione di Paolo se lo scoprisse: la sua rabbia che diventa approvazione perversa..."
Per tenermi in forma mi sono iscritta in palestra; ormai la frequento da mesi e i risultati si vedono chiaramente. Persino Paolo, nel segreto del nostro letto, ha notato come il mio corpo sia diventato più sodo e invitante. Lui pensa di avermi sotto controllo, di essere l’unico proprietario della mia pelle, ma oggi il brivido del tradimento mi scorre nelle vene più del sangue.Arrivo in palestra in un orario morto; la sala è deserta, avvolta in un silenzio che rende ogni pensiero più audace. Entro nello spogliatoio e, mentre mi sfilo i vestiti per infilare la tutina tecnica che mette in risalto il mio sedere tonico, vedo uscire dalle docce un giovane ragazzo di colore. È un gigante di ebano, muscoli d'acciaio e uno sguardo che ti scava dentro. Ma è quello che ha tra le gambe a fermarmi il respiro: un cazzo scuro, venoso e prepotente, che sembra non finire mai.
"Cazzo... che attrezzo!" esclamo senza riuscire a trattenermi. Lui mi guarda e ride, leggendo la mia bramosia: "Ventotto centimetri di maledizione, piccola. Le donne scappano, nessuno ha il fegato di reggerlo."
Sorrido tra me; l'idea di farmi sfondare da questo sconosciuto proprio ora è un'adrenalina insopportabile. Mi siedo vicino a lui e, mentre parliamo, appoggio una mano sulla sua coscia. Lo afferro e la mia mano non riesce nemmeno a chiudersi intorno a quella circonferenza spaventosa. Inizia a reagire, ad alzarsi orgoglioso. "Potrebbe arrivare qualcuno," sussurra lui, ma io non rispondo, sono troppo eccitata.
Mi inginocchio tra le sue cosce, lo massaggio con la lingua e le labbra finché non diventa marmoreo. Lecco la cappella enorme, assaggiando il sapore salino del suo desiderio, e poi provo a prenderlo tutto. Mi sento soffocare, la gola si tende al limite mentre il rumore della mia bava cola sulle sue palle pesanti e piene.
"Ti voglio," gli dico, "scopami!"
Lui non se lo fa ripetere. Mi afferra sollevandomi di peso e mi sbatte sulla panca di pelle gelida, allargandomi le natiche con le sue mani enormi. Sputa abbondantemente sulla mia entrata. "Leccami il culo, porco... metti le dita dentro, dilatami come si deve!" La sua lingua entra come un cazzo, mentre lui spalma altra saliva sulla cappella. "Sei sicura? Ho paura di farti male."
"Non preoccuparti... se ti dico di fermarti, tu sfondami senza pietà, va bene? Spingi!"
Il dolore è un lampo che mi squarcia, ma è un piacere divino. Sento la sua cappella forzare le pareti, la pelle che brucia e si stira per fargli spazio. Quando provo a tirarmi indietro, lui si blocca: "Lo tolgo?"
"Noooo, continua!"
Entra centimetro dopo centimetro. È sconvolgente: quella punta di ferro risale dentro di me, superando ogni limite, finché non me la sento arrivare quasi allo stomaco. Mi occupa ogni spazio, mi sposta le viscere con una forza brutale. Inizia a montarmi con un ritmo animale, facendo echeggiare i colpi nel silenzio dello spogliatoio. Mi bacia con una lingua che sa di brama, possedendomi senza pietà. Mi sento una vacca da monta nelle mani di questo gigante.
"Mi stai per fare godere, porco... continua! Sono la tua troia, scopami forte! Godooo!"
Sborro con violenza sul mio petto, arrivando a colpirmi il viso. Anche lui sta per venire, lancia un ruggito e fa per togliersi. "Che fai? Godimi dentro! Non ti togliere!" gli urlo.
Sento le scariche arrivarmi nello stomaco: una serie di schizzi bollenti che mi allagano le viscere. "Mmmm, sì... riempimi tutta, sento il tuo calore dentro..." Mi bacia con dolcezza e io contraccambio, assaporando il retrogusto di quell'unione estrema.
Restiamo intrecciati sulla panca, tra sperma e sudore, con lui ancora dentro. Mentre mi accarezza, io fisso il soffitto. Immagino la reazione di Paolo se lo scoprisse: la sua rabbia che diventa approvazione perversa. Magari lo inviterà a casa per farmi usare da lui insieme ai suoi amici... io, nuda al centro del salotto, posseduta da questo maschio insieme a loro. Mi vengono i brividi.
Si toglie lentamente e sento la sborra uscirmi dal culo. "Ti ho riempita, hai il buco pieno," sussurra. La raccolgo con le dita e me la porto in bocca, assaporandola, poi do un'ultima leccata alla sua cappella. Mi porta sotto la doccia e, insieme, laviamo via i resti del nostro peccato, già pronti per la prossima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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