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Marilena & Sofia: 20 anni dopo


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
08.05.2026    |    3.108    |    2 9.8
"Ah! AHHHH!" ​La mia tecnica con gli anni è migliorata; sono stata spietata, alternando suzioni profonde sulla clitoride esposta dalla rasatura a colpi decisi di lingua..."
​Tutto è ricominciato con una notifica sullo smartphone, mentre ero a letto accanto a mio marito. Avevamo appena finito di fare l’amore; sentivo ancora il suo seme caldo dentro di me mentre lui, come al solito, si era già acceso la sigaretta dopo il sesso. Lui guardava il soffitto, soddisfatto e ignaro, perso nei suoi pensieri, mentre io fissavo lo schermo illuminato nel buio della stanza: “Sofia Bianchi ha accettato la tua richiesta di amicizia”.
​Il cuore mi è balzato in gola. Ho passato le ore successive a scorrere le sue foto: era cambiata, certo, ma in quegli occhi vedevo ancora la ragazza che tremava insieme a me sotto il piumone. Abbiamo iniziato a scriverci in privato; messaggi che partivano cauti per poi diventare incendiari. Ci siamo confessate la noia dei rispettivi matrimoni, quel ricordo mai sbiadito del toy color carne e, soprattutto, il nostro primo vero uomo: suo zio.
​— "Dobbiamo vederci," — mi aveva scritto lei. — "Voglio vedere come sei diventata come donna adulta... se il tuo corpo è ancora così bello."
​L’appuntamento era in un elegante caffè del centro. Quando Sofia è entrata, il tempo è sembrato fermarsi. La osservavo oltre il bordo del calice di vino bianco: indossava una gonna a matita color fumo e stivali alti in pelle nera che le fasciavano le gambe fin sopra il ginocchio, slanciando la sua figura matura. Io indossavo un tubino di seta nera e décolleté in vernice con un tacco a spillo da 12 centimetri.
​"Facebook fa miracoli," ha detto lei con un sorriso malizioso. "O forse eravamo solo due mine vaganti che aspettavano di scontrarsi di nuovo." Parlammo poco; la tensione elettrica tra noi rendeva superflue le parole. Notai che i suoi capezzoli premevano contro la seta della camicetta, già turgidi. Abbiamo finito il vino e le ho fatto scivolare la chiave magnetica sul tavolo: "Stanza 123, Hotel Royal. Ti aspetto."
​Appena la porta della 123 si è chiusa dietro di lei, la nostra facciata da donne rispettabili è crollata. Le sono andata incontro e ci siamo strette in un abbraccio così forte da sentirmi il cuore battere all'impazzata. Ci siamo date un bacio con una passione che sapeva di vent’anni di attesa. Quando i vestiti sono caduti, l'intimo ha rivelato la nostra vera natura trasgressiva.
​Io sfoggiavo un completo di pizzo francese rosso sangue preso per l'occasione: un reggiseno a balconcino che sollevava il mio seno generoso e un perizoma ridottissimo. Sofia portava un corpetto di seta nera e reggicalze d'epoca. Le calze velatissime erano sorrette da pizzi elaborati che segnavano le sue cosce forti. Le ho afferrato i polsi mentre lei cercava di sfilarsi le calzature:
​— "No... tieni quelli," — ho sussurrato. — "Voglio sentirti nuda, ma con quegli stivali."
​A 45 anni, la scoperta è stata totale. Non c’era più la peluria adolescenziale: le nostre intimità, ora perfettamente rasate e lisce come marmo bagnato, brillavano di un'umidità sfacciata. Mi sono inginocchiata tra gli stivali di Sofia, affondando la lingua in quella carne vellutata.
​— "Ahhh... Marilena... sì, proprio lì... mmmhh..." — il suo gemito è diventato un crescendo roco. — "Sì... spingi... ah! AHHHH!"
​La mia tecnica con gli anni è migliorata; sono stata spietata, alternando suzioni profonde sulla clitoride esposta dalla rasatura a colpi decisi di lingua. Improvvisamente, il corpo di Sofia ha avuto una scossa violenta. Un grido acuto ha riempito la stanza mentre il primo, potente squirt mi bagnava il viso e rigava la pelle nera dei suoi stivali.
​— "Siiii! Oddioooo!" — ha rantolato lei, inarcando la schiena sui tacchi.
​Non le ho dato tregua. Ho estratto un nuovo toy, nero e potente, posandolo sulla mia pelle rasata mentre lei mi penetrava con le sue dita esperte. Ci siamo intrecciate in un groviglio di gambe, con i tacchi delle scarpe che graffiavano le lenzuola. I suoni dell'orgasmo sono diventati una musica selvaggia: respiri mozzati, schiocchi di baci e gemiti gutturali che non avevano più paura di essere sentiti.
​— "Mmmff... ahhh... ancora... ti prego... ohhh sì!" — ho sentito l'apice arrivare come uno tsunami. — "SOFIAAA! AHHHHH!"
​Sono esplosa, ho goduto copiosamente su di lei; è stato un orgasmo unico e sincrono che ci ha lasciate sfinite e frementi. Siamo rimaste a lungo avvolte negli abbracci, tra l'odore del sesso e quello del cuoio degli stivali, con le occhiaie fonde a segnare i nostri volti, testimoni di una passione che nessuna vita matrimoniale avrebbe mai potuto eguagliare.
​Tornando a casa, ho trovato mio marito davanti al PC.
— "Ancora stanca per il lavoro, cara?"
Gli ho sorriso, sentendo ancora il calore di Sofia tra le gambe e il brivido di quegli stivali.
— "Sì, caro. È stato un pomeriggio molto... istruttivo."
​Il mio corpo conserva la verità di questo pomeriggio: quel segreto iniziato in un cassetto da ragazzine, anni prima, era ora l'unica cosa che mi faceva sentire davvero viva.
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