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Gay & Bisex

​Tre Giorni a Verona


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
16.05.2026    |    3.418    |    19 10.0
"» rispose l'uomo con il fiato corto, e afferrando saldamente i fianchi del giovane iniziò a scoparlo forte, stabilendo un ritmo selvaggio e pesante che fece cigolare la struttura del grande letto..."
​Il viaggio verso Verona si era svolto in un’atmosfera densa, quasi sospesa. Sull’ammiraglia aziendale viaggiavano cinque uomini maturi, soci in affari, cinquantenni e sessantenni dai fisici solidi e dalle barbe brizzolate, abituati a trattare partite di vino importanti con la stessa concretezza con cui gestivano la vita. Insieme a loro, sul sedile posteriore, c'era il nipote di uno di loro. Il ragazzo, poco più che ventenne, era l'esatto opposto di quella comitiva di uomini rudi: aveva lineamenti delicati, quasi efebici, una pelle liscia che profumava di pulito e modi di fare timidi, aggraziati e spiccatamente femminili. Durante il viaggio era rimasto in silenzio, giocherellando con l'orlo della sua maglietta leggera, conscio degli sguardi pesanti e carichi di curiosità che i soci di suo zio gli lanciavano continuamente attraverso lo specchietto retrovisore.
​Arrivati a Verona nel tardo pomeriggio, dopo aver visitato le prime cantine e aver assaggiato diversi rossi corposi che avevano scaldato gli animi, il gruppo si era diretto verso l'appartamento preso in affitto per i tre giorni di trattative. Era un grande attico storico in centro, con travi a vista, un grande salone moderno e tre ampie camere da letto. La stanchezza del viaggio e l'effetto del vino avevano subito sciolto ogni formalità. Una volta posate le valigie, gli uomini avevano iniziato a sbottonarsi le camicie, restando in canottiera o a torso nudo per il caldo, mostrando petti villosi e spalle massicce. Il ragazzo, intimorito ma segretamente affascinato da tutta quella virilità concentrata in un unico spazio, si era seduto sul bordo di un grande divano in pelle in mezzo al salone, accavallando le gambe lisce con un movimento sinuoso che non passò inosservato. Lo zio del ragazzo si versò un ultimo bicchiere di Valpolicella e guardò i suoi soci, poi posò lo sguardo sul nipote. L'atmosfera nell'appartamento era cambiata: non si parlava più di affari, l'aria era diventata elettrica, densa di una tensione erotica che aspettava solo un pretesto per esplodere.
​La serata a Verona era volata via tra i tavoli di un'osteria del centro, dove i cinque uomini d'affari avevano continuato a bere vino rosso corposo, ridendo e discutendo, ma con il pensiero costantemente rivolto a quel grande appartamento storico. Ciascuno di loro, nel silenzio della propria mente, aveva ancora impressa l'immagine dei modi aggraziati del ragazzo rimasto a casa. Nel frattempo, nell'appartamento regnava il silenzio. Il giovane, stanco per il viaggio e per la giornata intensa, aveva deciso di mettersi comodo. Con la scusa del caldo della prima serata estiva, si era spogliato quasi completamente, abbandonando i vestiti su una sedia. Era rimasto solo con un perizoma di pizzo bianco, decisamente femminile, che stringeva delicatamente sui fianchi lisci e metteva in risalto un culetto tondo, sodo e perfetto, capace di far invidia a qualunque donna. Si era sdraiato sul grande divano in pelle al centro del salone, appoggiando la testa su un cuscino morbido. Nel giro di pochi minuti, cullato dalla penombra e dal silenzio delle travi a vista, si era addormentato profondamente. Il suo corpo efebico, flessuoso e privo di peli, spiccava sul fondo scuro della pelle del divano, illuminato appena dal riflesso dei lampioni della via che filtrava dalle alte finestre.
​Verso mezzanotte, il rumore della chiave che girava nella serratura ruppe la quiete. I cinque uomini entrarono nell'appartamento, ridendo a bassa voce per non svegliarlo. Ma non appena lo zio, che guidava il gruppo, premette l'interruttore regolando le luci al minimo, le parole si azzerarono all'istante. Tutti e cinque si bloccarono nel corridoio, lo sguardo calamitato sul salone. Davanti a loro, il ragazzo dormiva ignaro, disteso su un fianco. Il perizoma di pizzo bianco incorniciava le curve perfette del suo fondoschiena, creando un contrasto ipnotico con la massiccia virilità degli uomini che lo stavano fissando. L'effetto dell'alcol svanì in un colpo solo, sostituito da una tensione erotica violenta e primordiale che invase la stanza. Nessuno parlava, ma i loro respiri, improvvisamente più pesanti, dicevano tutto.
​Gli si avvicinarono in silenzio, circondando il divano come cacciatori intorno alla preda. La vista di quel corpo così lisco e di quel perizoma di pizzo bianco aveva azzerato ogni freno. Le mani dei cinque soci scesero contemporaneamente alle patte dei pantaloni, iniziando a massaggiarsi i sessi già duri attraverso la stoffa.
​«Non so voi, ma io ho il cazzo che mi scoppia nei pantaloni», sussurrò uno di loro, un uomo tarchiato e muscoloso sulla cinquantina, con la voce roca per l'eccitazione.
​Senza aspettare una risposta, sbottonò i jeans ed estrasse il suo sesso, lungo, massiccio e turgido. Si chinò sul ragazzo addormentato e iniziò a picchiargli la cappella sul viso, con colpi leggeri ma decisi. Dopo due o tre colpi, il giovane aprì gli occhi, uscendo di colpo dal sonno. La prima cosa che vide, a pochissimi centimetri dal naso, fu quella cappella bellissima, tesa e venosa, che sembrava quasi disegnata per quanto era perfetta. Il ragazzo rimase immobile. Non si scompose, non si spaventò; nei suoi occhi femminili passò un lampo di immediata sottomissione e desiderio. L'uomo, interpretando al volo quel silenzio, spinse la punta contro le sue labbra. Il giovane aprì docilmente la bocca, accogliendolo fino in fondo. L'uomo iniziò a scoparlo in bocca con colpi regolari e bagnati, mentre gli altri quattro soci guardavano la scena con i piselli in mano, ansimando per l'eccitazione e accarezzandosi senza sosta.
​Sentendo la presenza pesante e ravvicinata degli altri uomini, il ragazzo decise di prendere l'iniziativa per compiacerli tutti. Si sollevò leggermente, mettendosi seduto sul bordo del divano, senza mai staccare la bocca da quel sesso turgido. Continuò a succhiarlo con abilità, usando la lingua con movimenti caldi e profondi. Gli altri quattro gli si fecero immediatamente intorno, stringendolo in un cerchio di carne e virilità matura. Il giovane, con le mani libere, allungò le dita lisce verso i sessi dei due uomini più vicini, afferrandoli saldamente. Iniziò a segarli contemporaneamente con un ritmo veloce, mentre la sua bocca continuava a lavorare sul primo uomo.
​«Che puttanella che sei... ti piace il cazzo, eh? Sììì...» mormorò lo zio, guardando il nipote trasformarsi davanti ai suoi occhi e godendosi la totale spregiudicatezza del ragazzo, che rispondeva ai loro insulti eccitanti intensificando il ritmo delle mani e della bocca.
​«Mmmm sì, mi piace il cazzo... specialmente gli uomini maturi che sanno cosa vogliono...» sussurrò il ragazzo con la voce strozzata, gli occhi lucidi mentre continuava a muovere le labbra e le mani sui sessi turgidi che lo circondavano.
​«Lo sappiamo sì cosa vogliamo stanotte...» rispose uno di loro, afferrandolo per le spalle lisce con decisione.
​Senza perdere un secondo di più, lo presero di peso dal divano e lo portarono nella camera principale, gettandolo sul letto grande. Lo misero subito a pecora proprio sul bordo del materasso, con le ginocchia piegate e il bacino sollevato, offrendo quel fondoschiena perfetto alla vista del gruppo. Uno degli uomini si buttò immediatamente dietro di lui; con le dita ruvide spostò di lato il filo sottile del perizoma di pizzo bianco, esponendo completamente la sua intimità lisce, e iniziò a leccargli il culo con foga, usando la lingua calda per bagnarlo e prepararlo. Nel frattempo, gli altri quattro si erano sdraiati sul letto grande, posizionandosi davanti al viso del giovane per farsi ciucciare il cazzo a turno. Il ragazzo, completamente sopraffatto dall'eccitazione e dalla virilità che riempiva la stanza, si muoveva instancabile da un sesso all'altro.
​«Mmmm troietta che sei... sììì, usatemi tutti, maschioni, sììì...» mormorava il giovane tra un affondo e l'altro, godendo nel sentirsi posseduto e dominato da quegli uomini maturi.
​L'uomo dietro continuava a leccare e a insalivare abbondantemente il buco del ragazzo, scoprendo quanto fosse elastico e ricettivo. «Cazzo, ha una figa qui dietro... è larga questa puttana», esclamò eccitato, sentendo la carne del giovane cedere sotto le sue dita. Si posizionò subito dietro di lui, impugnò il suo cazzo enorme e venoso e lo penetrò con un colpo secco e deciso, entrando fino in fondo. La spinta violenta strappò un mugolio acuto e profondo al ragazzo: «Ohoooo... ahaii... sììì... mmmm tutto...».
​«Sì che te lo do tutto, porca...» rispose l'uomo con il fiato corto, e afferrando saldamente i fianchi del giovane iniziò a scoparlo forte, stabilendo un ritmo selvaggio e pesante che fece cigolare la struttura del grande letto.
​Le parole del ragazzo, che invocava di essere scopato e riempito dal fluido di tutti, agirono come benzina sul fuoco, azzerando qualsiasi intenzione di procedere con calma. Il ritmo nella stanza divenne frenetico e spietato, guidato unicamente dal desiderio primordiale di possedere quel corpo efebico fino all'estremo. L'uomo dietro di lui continuò a colpirlo con affondi potenti e profondi, tenendo le mani inchiodate sui fianchi lisce del giovane, che sussultava a ogni spinta. Davanti a lui, gli altri soci non perdevano un secondo: a turno gli spingevano il cazzo in bocca, alternandosi con foga, riempiendogli la gola e costringendolo a subire un doppio ritmo, davanti e dietro, che gli toglieva il respiro.
​«Sì, puttana... stasera ti riempiamo per bene!» ringhiò uno degli uomini sul letto, mentre gli afferrava i capelli corti per guidare il movimento della testa.
​I minuti passarono in un turbine di calore, sudore e brividi. L'odore del sesso e della virilità matura saturava l'aria della camera da letto veronese. Quando il primo uomo dietro arrivò al limite, si frenò per un istante, aumentò la velocità degli ultimi tre colpi e scaricò un getto bollente e denso nel profondo del ragazzo, gemendo forte prima di sfilarsi. Non ci fu un attimo di tregua. Immediatamente, un secondo socio si posizionò dietro di lui, afferrò il proprio sesso turgido e si spinse dentro quel canale già caldo e lubrificato, ricominciando a scoparlo senza sosta. Il ragazzo, con gli occhi lucidi e le labbra arrossate, continuava a muovere il bacino all'indietro per accogliere ogni centimetro, godendo nel sentire il ventre degli uomini sbattere contro il suo culetto sodo. Uno dopo l'altro, i cinque maturi si alternarono in quel corpo a corpo travolgente. Ognuno di loro pretendeva la sua parte di piacere, penetrandolo a fondo o facendosi stringere la gola dalle sue labbra bagnate.
​L'atmosfera nella stanza era ormai satura, incandescente, ma il culmine del turno dei cinque soci doveva ancora arrivare. Quando il quarto uomo si sfilò dal ragazzo, lasciandolo ansimante e con il bacino ancora sollevato sul bordo del letto, si fece avanti l’ultimo del gruppo: un uomo imponente, sui sessant'anni, alto e tarchiato, che fino a quel momento aveva dominato la scena osservando e masturbandosi con calma. Quando si sganciò completamente i pantaloni, il silenzio scese per un istante tra i presenti. L'uomo tirò fuori un cazzo mostruoso, una vera e propria colonna di carne lunga tra i 22 e i 24 centimetri, incredibilmente largo, con uno spessore che ricordava la circonferenza di una lattina di birra. Le vene turgide correvano lungo tutto il fusto fino a una cappella enorme e scurita dall'eccitazione.
​Il ragazzo, voltando leggermente la testa all'indietro per guardare chi stava per prenderlo, sgranò gli occhi di fronte a quella visione: un misto di puro terrore e di bramosia incontrollabile gli fece sussultare il ventre.
​«Guarda cosa ti tocca adesso, troietta», ringhiò l'uomo con voce cavernosa.
​Senza un briciolo di esitazione, l'uomo afferrò i fianchi lisce del giovane con le sue mani enormi, piantando le dita nella pelle, e appoggiò quella testa gigantesca contro l'ingresso già caldo e bagnato del ragazzo. Spinse con decisione. La larghezza mostruosa della carne tese al limite massimo le pareti del giovane, allargandolo come nessuno aveva mai fatto prima. Un grido soffocato e acuto, quasi un lamento di puro stordimento per il piacere e l'intensità della penetrazione, uscì dalle labbra del ragazzo mentre l'uomo, un centimetro alla volta, faceva sparire tutta quella spessore dentro di lui, fino a battere il pube villoso contro il suo culetto sodo.
​«Siiiii... cazzo... mi spacchi... tutto dentro... siiii!» invocò il giovane, stringendo le mani tra le lenzuola, completamente sottomesso a quella forza monumentale.
​L'uomo iniziò a pompare con colpi pesanti, lenti ma inesorabili, sfruttando la mole del suo sesso per raschiare ogni millimetro interno del ragazzo. La struttura del letto scricchiolava violentemente a ogni affondo. Gli altri quattro soci assistevano alla scena con il fiato corto, eccitati nel vedere il corpo efebico del giovane venire letteralmente riempito e deformato da quel cazzo mostruoso.
​Mentre l'uomo mostruoso continuava a colpirlo con quei colpi pesanti, larghi e inesorabili, la carne del ragazzo era tesa al massimo, satura di un piacere così violento da rasentare il delirio. Quella colonna di carne da 24 centimetri stava premendo senza sosta contro la sua prostata, massaggiandola a ogni singolo, profondo affondo con una pressione devastante. Il giovane non aveva più bisogno di toccarsi: le sue mani erano aggrappate alle lenzuola, i muscoli delle cosce lisce scossi da brividi incontrollabili. Davanti a lui, il suo sesso, completamente libero e bagnato dai fluidi della notte, era teso come una corda di violino, lucido, eretto verso l'addome senza che nessuno lo sfiorasse.
​«Siiii... o dio... mi fai venire... mi fai venire così... siiii!» urlò il ragazzo, con la voce completamente rotta, la testa che sbatteva contro il materasso mentre gli occhi gli si girarono all'indietro per l'intensità.
​La sottomissione totale e lo stimolo continuo di quella larghezza mostruosa fecero saltare l'ultimo blocco. All'improvviso, proprio mentre l'uomo dietro dava una serie di affondi rapidi e brutali per raggiungere il proprio culmine, il corpo del giovane venne investito da un orgasmo anale violentissimo, puramente involontario. Senza che nessuna mano lo toccasse, il suo sesso pulsò tre, quattro, cinque volte, sparando alti verso il cuscino getti continui e caldi di sperma, che andarono a bagnare il tessuto e il suo stesso petto. Le pareti della sua intimità si strinsero in una serie di spasmi elettrici, una morsa bollente e serratissima che avvolse il cazzo dell'uomo proprio nel momento perfetto.
​Sentendo quella stretta micidiale causata dal godimento del ragazzo, l'uomo imponente lanciò il suo ruggito finale. Spingendo il bacino al massimo contro il fondoschiena del giovane, si svuotò a sua volta, liberando quel fiume di sborra caldissima che andò a sigillare definitivamente la notte più selvaggia che quell'appartamento di Verona avesse mai visto.
​Quando l'ultimo dei soci terminò la sua corsa, svuotandosi interamente dentro di lui, il ragazzo si accasciò esausto ma felice sul materasso, con le gambe ancora tremanti. Il perizoma di pizzo bianco era ormai ridotto a un filo bagnato, e l'interno delle sue cosce lisce era rigato dal liquido caldo e denso di tutti e cinque gli uomini, che ansimavano intorno al letto, fieri di aver domato e riempito quel giovane e insaziabile corpo.
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