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Gay & Bisex

L'Officina della Sborra: Il Codice di Icaro


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
13.05.2026    |    3.632    |    17 9.5
"Sclap! Il rumore dell'impatto tra i bacini rimbombò nel soffitto alto dell'officina..."
Il post su Annunci69 era rimasto online solo venti minuti prima che Marco lo cancellasse, ma erano stati sufficienti. Il contatore delle visualizzazioni era esploso. Il messaggio era un ordine perentorio, privo di fronzoli, scritto da chi non cercava corteggiamenti, ma solo l'annullamento di sé nella carne degli altri: "Porta sul retro dell'officina aperta. Niente nomi. Sono nudo tra i motori. Venite a svuotarvi. Trattatemi come la vostra puttana, non abbiate pietà."
​L'Attesa e la Preparazione
​Nel silenzio dell'officina, rotto solo dal ticchettio del metallo che si raffreddava, Marco aveva iniziato il suo rito. Sapeva che per reggere l'urto di quello che aveva scatenato, il suo corpo doveva essere una strada spianata. Si era seduto su un fusto d'olio vuoto, le gambe divaricate, e aveva iniziato a lubrificarsi il culo in profondità. Aveva usato un gel siliconico denso, massaggiandolo con pazienza finché le pareti interne non avevano ceduto, diventando scivolose e accoglienti.
​Poi, aveva preso l'heavy plug d'acciaio dal banco. Era freddo, pesante quasi mezzo chilo. Lo aveva spinto dentro lentamente, sentendo la resistenza iniziale svanire nel calore interno. Il plug lo teneva spalancato, una pienezza costante che gli faceva colare il desiderio lungo le cosce. Si era messo in posizione, piegato sul bancone di ferro, con le mani che stringevano i bordi arrugginiti e il metallo del plug che brillava come un segnale nell'ombra.
​Il Primo Uomo
​La porta sul retro sbatté contro il muro. Il rumore metallico fece sobbalzare Marco, ma non si mosse. Sentì i passi pesanti di uno scarpone da lavoro avvicinarsi. L'uomo si fermò proprio dietro di lui. Marco sentiva il calore del suo corpo e l'odore prepotente di tabacco e sudore vecchio.
​"Cazzo... non scherzavi nell'annuncio," sibilò l'uomo con una voce profonda che fece vibrare lo stomaco di Marco.
Senza alcun preambolo, lo sconosciuto afferrò l'anello d'acciaio del plug. Non ebbe cura. Lo sfilò con un colpo secco e brutale. Plop! Il suono della carne che si liberava fu accompagnato da un gemito strozzato di Marco. Il suo buco rimase lì, spalancato, pulsante e lucido di lubrificante, un invito troppo esplicito per essere ignorato.
​"Guarda come si è aperta bene questa puttana," disse l'uomo, infilando subito tre dita nel buco ancora dilatato per testarne la profondità. "Sei già pronta per il branco, eh, troia?"
​"Sì... usami... riempimi e basta," implorò Marco, mentre l'uomo si sbottonava i pantaloni con urgenza febbrile.
​L'Assalto del Branco
​Il primo colpo entrò come un maglio. Sclap! Il rumore dell'impatto tra i bacini rimbombò nel soffitto alto dell'officina. Grazie al lavoro fatto dal plug, l'uomo affondò fino alla radice, togliendo il respiro a Marco. Tump, tump, tump. Il ritmo era incessante, brutale. Marco sentiva la pressione invadere ogni spazio interno, mentre le mani dell'uomo gli artigliavano i fianchi lasciando lividi che sarebbero durati giorni.
​Ma la porta continuava a aprirsi. Altri uomini, arrivati in silenzio, formavano ora una fila d'ombra.
"Avanti il prossimo," ordinò il primo, mentre si spostava di lato senza smettere di spingere, lasciando che Marco afferrasse il cazzo del secondo uomo arrivato.
Slurp, slurp... iniziarono i pompini voraci. Marco accoglieva quegli sconosciuti con una fame animalesca, mentre dietro veniva letteralmente arato da una staffetta di carne che non dava tregua.
​Le parole sporche volavano tra i fumi dell'olio: "Sì, prendila tutta, troia! Sei la nostra puttana stasera, non un uomo!"
"Voglio sentirvi tutti... non fermatevi... trattatemi da puttana!" urlava Marco, la faccia schiacciata contro il bancone, mentre i suoni del sesso — lo schiocco viscido, i gemiti gutturali e il cigolio del metallo — creavano una sinfonia lurida e perfetta.
​Il Diluvio Finale
​Dopo un tempo indefinito, la stanza era un caos di corpi ansimanti. Marco era saturo, il corpo coperto di segni, sudore e sputi. Sentiva le forze mancargli, ma il piacere era un incendio che non si spegneva.
"Adesso! Sborratemi addosso! Riempitemi!" gridò, mentre sentiva il carico di chi lo stava possedendo arrivare al punto di non ritorno.
​Fu un massacro. Splat, splat, splat. Getti bollenti e densi di sborra iniziarono a colpirlo ovunque. Chi andava e chi veniva lo inondava: la schiena, il collo, i capelli e, soprattutto, quel buco che lui aveva preparato con tanta dedizione veniva colmato fino a traboccare. Marco sentì la sua stessa sborra esplodere contro il metallo del banco, un fiotto violento che sancì la fine di quella mattanza sensoriale.
​Il Silenzio del Ferro
​Quando l'ultimo uomo si rivestì e sparì nella notte, Marco rimase accasciato. Il silenzio tornò nell'officina, rotto solo dal rumore della sborra che gocciolava sul pavimento di cemento. Era un relitto umano, grondante e ancora dilatato, ma nel buio i suoi occhi brillavano. Si era annullato nel piacere più sporco, trasformando quell'officina nel suo paradiso privato. Si passò una mano sul viso, assaporando il gusto di quella notte, sapendo che il segno del plug e il calore di quegli sconosciuti sarebbero rimasti con lui molto a lungo.
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