Gay & Bisex
Il Provino alla Apex Studios
Lucienk
13.05.2026 |
3.298 |
8
"Julian!» gridò Marco, mentre la sua testa ricadeva all'indietro contro la spalla dell'attore..."
Luci Rosse a Lambrate: Il loft nel quartiere Lambrate profumava di polvere, caffè freddo e dell’odore metallico dei riflettori. Marco si sistemò il colletto della camicia, sentendo il sudore inumidirgli la nuca nonostante l'aria gelida. A 30 anni, con un fisico solido e compatto, non avrebbe mai pensato di trovarsi lì, ma l'annuncio della Apex Studios lo aveva spinto oltre il limite della sua curiosità.
«Il prossimo!» urlò una voce profonda.
Marco avanzò verso il cerchio di luce accecante. Seduto dietro un monitor c’era il regista, e accanto a lui, Julian, l’attore di punta della casa. Julian non stava semplicemente guardando Marco; lo stava spogliando con gli occhi, e Marco sentì il sangue pulsare più forte nelle vene.
«Spogliati. Resta solo in boxer,» ordinò il regista. «Julian, mettilo alla prova. Vediamo se Marco sa perdere la testa in un bacio.»
Julian si alzò, invadendo lo spazio vitale di Marco. Gli sollevò il mento con una mano, mentre con l’altra gli stringeva il fianco, affondando le dita nella carne. Quando le loro labbra si incontrarono, non fu un bacio da provino. Fu un urto. Marco socchiuse le bocca con un gemito basso, «Mmh... sì...», e spinse il viso contro quello dell'attore. Le loro lingue si intrecciarono con una ferocia tale che il rumore umido dei loro baci rimbombò nel silenzio del loft. Julian emise un respiro caldo contro la sua guancia: «Cazzo, se sai di buono...».
«Sì, la chimica c'è! Ma voglio vedere di più,» interruppe il regista, la voce carica di un'eccitazione professionale. «Marco, in ginocchio. Julian, fagli vedere cosa cerchiamo.»
Marco si calò lentamente, il battito del cuore che gli rimbombava nelle orecchie. Julian si liberò rapidamente, torreggiando su di lui. Marco non esitò; accolse Julian con una fame che lasciò l'attore senza fiato.
«Ah... ecco, così... bravo...» ansimò Julian, gettando la testa all'indietro e affondando le mani nei capelli di Marco per guidare quel ritmo incalzante. Marco rispondeva con suoni gutturali, muovendo la testa con una passione che non aveva nulla di recitato. Sembrava che si conoscessero da sempre, che i loro corpi avessero atteso solo quel momento per incastrarsi.
«Basta così, giralo! Adesso!» urlò il regista, quasi fuori controllo.
Julian afferrò Marco per i fianchi, sollevandolo quasi di peso e voltandolo contro lo schienale del divano in pelle nera. La pelle del mobile era gelida, ma il corpo di Julian che gli premeva contro era un forno.
«Sei pronto?» sussurrò Julian all'orecchio di Marco, mordicchiandogli il lobo.
«Ti prego... Julian... adesso...» rispose Marco con un lamento strozzato.
Senza altri preamboli, Julian spinse con decisione. Marco inarcò la schiena, un grido acuto di piacere puro che squarciò l'aria dello studio: «A-ah! Dio, sì!».
Julian non si trattenne. Iniziò a colpire con un ritmo potente e animalesco, ogni affondo accompagnato da un gemito roco: «Cazzo, Marco... sei stretto da morire... oh, sì!».
Il divano scricchiolava sotto la furia dei loro movimenti. Marco teneva gli occhi fissi nell'obiettivo della camera, ma il suo sguardo era perso nel piacere. «Più forte... Julian, non fermarti... ancora!» urlava, mentre le unghie graffiavano la pelle nera del divano. I respiri erano diventati un unico ansimare spezzato, una musica erotica fatta di schiaffi di pelle contro pelle e sospiri soffocati.
«Ci siamo! Julian, ora! Marco, guardami!»
Julian accelerò, i muscoli della schiena tesi fino allo spasmo. Marco sentì il calore salire, un'ondata che lo travolse completamente. «Oddio, sto per... Julian!» gridò Marco, mentre la sua testa ricadeva all'indietro contro la spalla dell'attore.
Julian rispose con un ruggito rauco, un «Sì, prendilo tutto!» mentre lo stringeva a sé con una forza brutale.
L'esplosione fu violenta e infinita. Julian si contrasse in un ultimo, potente spasmo, inondando la schiena di Marco con un calore denso che brillò sotto le luci bianche dei riflettori. Marco rimase immobile, tremante, con il fiato corto e la fronte appoggiata alla pelle del divano, mentre il piacere continuava a vibrare nel suo corpo come un'eco.
Il regista spense la camera, restando un attimo in silenzio a guardare i due corpi ancora intrecciati.
«Ragazzi...» disse con voce bassa, quasi rispettosa. «Questa non è una scena. Questo è un incendio. Marco, benvenuto nella Apex. Julian, hai trovato pane per i tuoi denti.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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