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Gay & Bisex

​La Regola del Capanno


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
18.05.2026    |    3.091    |    17 9.4
"«Tho, troia, prendi tutto il mio cazzo! Sì, godi puttana! Non ti mollo finché non strilli che godi a farti sfondare, siii! Ancora, spingi!»..."
​La Regola del Capanno
​Il crepuscolo scese sul bosco come un velo umido e pesante. Dopo sette ore di marcia nel fango, i cinque uomini raggiunsero il capanno di caccia. Era una struttura solida, isolata, di tronchi scuri, incastrata tra i faggi e la roccia. Fuori il termometro scendeva rapidamente; dentro, l'aria era immobile, fredda e profumata di resina antica.
​Stefano, il più anziano, lasciò cadere lo zaino sul pavimento di assi con un tonfo sordo. «Puntiamo alla stufa subito. Stanotte gela, cazzo», ordinò con la sua solita voce ruvida da ex militare. Riki e Leo si mossero verso la legnaia interna, mentre l'eco delle loro risate goliardiche riempiva la stanza. Riki aveva già una bottiglia di grappa in mano.
​Marco, invece, rimase un momento fermo vicino all'ingresso, appoggiato al fucile. Sentiva i muscoli delle gambe bruciare per la fatica, ma la vera tensione era un'altra. Guardò Giulio. Giulio si stava togliendo il cappello di lana, i capelli scuri arruffati e il respiro che formava nuvole bianche nell'aria gelida. Quando Giulio incrociò il suo sguardo, nei suoi occhi vide una scintilla diversa, una sfida silenziosa che durava ormai da mesi, ma che la civiltà e la routine cittadina avevano sempre soffocato. Lì, a chilometri da qualsiasi strada asfaltata, le regole stavano cambiando.
​In poche ore, il capanno si trasformò. La stufa in ghisa divenne incandescente, irradiando un calore quasi soffocante che costrinse tutti a spogliarsi dei pesanti indumenti da caccia. Rimasti in canottiera e pantaloni leggeri, i cinque uomini cenarono sul tavolo di legno grezzo, tra fette di salame, pane raffermo e fiumi di vino rosso.
​Dopo cena, la bottiglia di grappa era quasi vuota e il calore rendeva l'aria densa. Riki, appoggiato con la schiena al muro e i piedi sulla panca, interruppe i discorsi sulla caccia con una risata roca. «Sì, va bene il cinghiale... ma parliamo di prede serie, di figa. Vi ricordate la barista del distributore sulla statale? Quella troia con i capelli rossi. Me la sono sformata per bene il mese scorso».
​Il gruppo si fece attento. Le storie di sesso, in contesti del genere, sono un classico, ma quella sera c'era una nota diversa nell'aria, più elettrica, marcia. Ognuno cominciò a raccontare le proprie avventure, esagerando i dettagli, descrivendo sguardi, scopate brutali e lussuria. I toni si fecero caldi, i respiri più corti.
​Dalle storie alle provocazioni il passo fu breve. Riki, con l'audacia dell'alcol, baciò il collo della bottiglia e batté un pugno sul tavolo. «Sì, va bene i trucchi, ma alla fine conta la sostanza. Io non mi lamento di certo. Un bel cazzo da sedici centimetri pieno, e vi assicuro che le donne quando lo vedono godono e bagnano prima ancora che glielo sbatta dentro».
​Stefano fece un sorriso sardonico, stirandosi sulla sedia. «Sedici? Riki, sei ancora un ragazzino, hai una mezza cartuccia. La carne vuole spessore, non solo lunghezza. Il mio non è solo lungo, è un tronco da sfondamento. Quando decido di infilare sul serio, le cagne si ricordano di me per un pezzo».
​Mentre Leo e Giulio entravano nella sfida, rilanciando e vantandosi delle proprie misure, di quanto facevano urlare le loro amanti sborrandogli in faccia, Marco rimaneva in silenzio nell'angolo più d'ombra del tavolo. Ascoltava, lo sguardo fisso sul bicchiere, sentendo il sangue pulsargli nelle orecchie e l'uccello muoversi nei pantaloni. Quella sfacciataggine verbale lo stava eccitando più di quanto volesse ammettere. Stefano se ne accorse. Guardò Marco, poi fissò gli altri, gli occhi lucidi per la sfida. L'atmosfera cameratesca si era trasformata in pura competizione fisica, rozza e carnale.
​«Bando alle ciance, allora», disse Stefano con voce ferma, mettendosi in piedi e slacciando con calma la cintura dei pantaloni. «A parole siamo tutti campioni. Tiriamoli fuori e vediamo chi ce l'ha più grosso davvero».
​Il silenzio cadde nel capanno. Non era più uno scherzo. C'era un misto di audacia, esibizionismo e curiosità repressa che nessuno voleva frenare. Uno dopo l'altro, i pantaloni scivolarono lungo i fianchi. Cinque uomini fermi, uno di fronte all'altro nel mezzo della stanza, illuminati dalla luce rossa della stufa. All'inizio l'imbarazzo fu palpabile, ma durò solo un istante. I loro membri erano in uno stato di riposo, pesanti, barzotti per via dei racconti e del calore.
​La disparità apparve subito evidente. Stefano e Giulio mostravano effettivamente una consistenza imponente anche a riposo, minacciosi, mentre Riki e Leo rientravano nella media. Ma lo sguardo di tutti si posò inevitabilmente su Marco. Nel suo silenzio, l'ansia lo aveva contratto: il suo membro era vicino allo zero, minuscolo, quasi invisibile, completamente ritratto contro il pube, quasi a voler sparire sotto gli sguardi degli altri quattro.
​Nonostante lo sfregamento e il calore della stufa, l'atmosfera era satura di alcol e di una strana frustrazione. I membri rimanevano barzotti, pesanti, ma incapaci di raggiungere la massima erezione. Mancava lo stimolo giusto. Riki imprecò a bassa voce, lasciando andare la presa. «Niente, ragazzi. Troppa grappa. Ci vorrebbe una cagna qui dentro adesso, a lavorare di mani e di bocca. Ho pure un video porno sul telefono che fa paura, ma non basta».
​Stefano, che era rimasto a guardare la scena a braccia conserte, lasciò correre lo sguardo lungo la fila degli uomini, soffermandosi infine su Marco. Un sorriso ambiguo si dipinse sul volto del leader. «Beh, una donna non c'è. Però abbiamo qualcuno che è decisamente fuori competizione. Vero, Marco? Guarda che miseria che hai lì in mezzo alle gambe. Senti, visto che tu non hai niente da dimostrare stasera, perché non ci presti le tue mani? Ci dai una mano a farli salire al massimo, ci seghi per bene così possiamo misurarli alla massima durezza. Riki mette il video sul telefono per darti l'ispirazione».
​Marco sgranò gli occhi, il cuore che gli risaliva in gola. «Ma voi avete perso la testa! Siete impazziti! Cosa vi salta in mente?».
​«E dai, non fare il difficile, muoviti», intervenne Giulio, avvicinandosi e bloccandogli lo spazio di fuga con il suo corpo massiccio. «Chi vuoi che lo venga a sapere? Siamo solo noi cinque, in mezzo al nulla».
​«Esatto», incalzò Riki, agitando il telefono con il video erotico già avviato in sottofondo, le cui voci soffuse e i gemiti iniziavano a riempire il silenzio del capanno. «Ci seghi a tutti, ce li fai diventare duri di pietra, facciamo la misura e finisce qui».
​Marco guardò i quattro uomini intorno a lui. Erano tutti più grossi, più forti, e l'alcol nei loro occhi rendeva la richiesta quasi un ordine mascherato da gioco erotico. Più guardava i loro corpi nudi e spavaldi, più sentiva una strana ed elettrica sottomissione farsi strada in lui. «Ma... mi promettete che rimane tra noi? Non è che poi torniamo in paese e raccontate a tutti che vi ho segato i cazzi? Se esce una cosa del genere, io sono rovinato».
​Stefano gli posò una mano pesante sulla spalla, stringendola con forza. «No, tranquillo. Quello che succede nel capanno, muore nel capanno. Rimane qui. Parola d'uomo, adesso mettiti all'opera».
​Il silenzio del patto suggellò la stanza. Marco, con il respiro corto, si mosse lentamente verso il centro del pavimento di legno. I quattro uomini si disposero in semicerchio intorno a lui, a gambe divaricate, esibendo la loro carne. Riki appoggiò il telefono sul tavolo, inclinandolo in modo che lo schermo illuminasse i loro corpi. Marco si mise in ginocchio. Allungò le mani, inizialmente esitante. Con la mano destra afferrò il membro pesante di Stefano, avvertendo subito la consistenza massiccia e venosa; con la sinistra prese quello di Giulio.
​«Ecco, bravo così. Muoviti, sega», ordinò Stefano a bassa voce, gli occhi fissi sullo schermo ma la testa già persa nel piacere. Marco iniziò a muovere las mani con un ritmo regolare, concentrato, alternandosi poi tra loro, passando da Stefano e Giulio a Riki e Leo. Sotto l'azione sapiente delle sue dita, e guidati dalle immagini del video, i quattro membri iniziarono finalmente a gonfiarsi sul serio, spingendo verso l'alto, turgidi.
​«Mmm... bravo... uhmmm... ci sai fare sì cazzo», mugolò Riki, stringendo i pugni lungo i fianchi. «Sì, ragazzi, sentite che mano delicata... meglio di una donna... mhumm... sì, continua, sega forte». Marco continuava a muovere le mani, gli occhi sgranati nel guardare i quattro membri ingrossarsi sempre di più, tesi, enormi e venosi sotto i suoi palmi.
​«Mmm, dai che vi diventano belli duri, così possiamo misurare», sussurrò Marco, con la voce rotta dal fiatone e la bava alla bocca.
​«No, il mio diventa molto più grosso di così, è una trave», lo interruppe Stefano, la voce profonda e impastata dal piacere. Il leader abbassò lo sguardo cinico su di lui. «Marco, fai un sacrificio ancora per i tuoi amici. Mettici anche la bocca, puliscili».
​Marco si bloccò per un istante, tremando. «No... no, dai, quello no... succhiarveli no... ragazzi...».
​«Dai, che sei eccitato come una cagna», lo incalzò Giulio, indicando con un cenno del mento i pantaloni calati del ragazzo. «Sarà anche piccolo il tuo, ma guarda lì... hai bagnato tutto il pavimento con il pre-sperma, perdi liquido». Marco abbassò lo sguardo su di sé. Era vero. La vista di quei quattro corpi massicci e l'assoluta sottomissione della sua posizione lo avevano spinto al limite. Li guardò uno a uno, totalmente eccitato. «Mhmmm... sì, è vero. Mi eccita da morire segarvi i cazzi».
​«E allora dai, che aspetti, troietta?», disse Stefano, facendo un piccolo passo in avanti e piantandogli il cazzo vicino alla faccia. «Magari ti piace pomparli con la bocca... goditela».
​«Ok... sì...», sussurrò Marco. Senza più opporre resistenza, si sporse in avanti. Aprì la bocca e avvolse le labbra attorno alla punta turgida e caldissima di Stefano, mentre le sue mani continuavano a stimolare freneticamente gli altri tre.
​Marco, ormai completamente travolto dal brivido di quella totale sottomissione, non si limitava più a subire il gioco: ci stava prendendo gusto, muovendo la testa con un ritmo febbrile, passando da un membro all'altro con una bramosia che lasciò i quattro uomini senza fiato. Ora l'eccitazione del gruppo era al limite. Le mani dei cacciatori si affondarono tra i capelli di Marco, stringendogli la testa per guidare i movimenti, dettando il tempo e spingendosi a fondo nella sua bocca con gusto selvaggio, facendolo quasi affogare.
​«Mhmmm... sei meglio di quella del distributore a fare i pompini... sei una porcona», ansimò Riki, con i muscoli del collo tesi. «Sì, è vero, sei la migliore... siii, succhia tutto questo cazzo!». Il controllo era completamente saltato per tutti.
​«Dai, misura che sono al massimo! Tra un po' sborro se continui così! Mi fai venire!», gridò Leo, inarcando la schiena.
«Anch'io, cazzo!», gli fece eco Giulio, stringendo i denti.
​Mas Marco ormai non li ascoltava più. Si staccò un momento, le labbra lucide, piene di bava e il respiro spezzato, mentre continuava a leccare e accarezzare freneticamente le quattro cappelle turgide che lo sovrastavano. «E no, ragazzi...», disse Marco, la voce ridotta a un sussurro roco, gli occhi sgranati e carichi di una sfida disperata. Si girò di schiena, si piegò a novanta gradi appoggiando le mani a terra sul pavimento di legno, sollevando il bacino e offrendosi interamente al gruppo. «Ora il più grosso lo misuro con il culo. Dai, vediamo chi è più grosso a farmi godere... inculatemi, porca puttana! Sfondatemi!».
​Stefano fece cenno a Riki di preparare Marco. Riki si passò una mano sulle labbra, raccolse un ammasso di saliva e la applicò con decisione sul buco di Marco, usando le dita per massaggiare, spingendole dentro per allargare e distendere i muscoli contratti. Nel frattempo, Marco non si fermava: continuava a usare le mani e la bocca sugli altri membri, respirando a fatica.
​«Dai che è pronta a diventare la nostra troietta di gruppo», commentò Riki con voce roca. «Chi vuole l'onore di sverginare sto bel culetto?».
​«Fai tu, capo, battezzalo», rispose Giulio, tirando indietro la testa per il piacere mentre Marco lo stimolava.
​Stefano si posizionò immediatamente dietro Marco. Sentendo il calore della pelle del ragazzo, fece scorrere la lunghezza del suo membro lungo il solco delle chiappe. «Allora, sei pronto a prendertelo, Marco?».
​«Siii, lo voglio dentro, sfondami!», ansimò Marco, stringendo i pugni sul pavimento. Stefano spinse con decisione, puntando la cappella contro l'apertura tesa. Al contatto, Marco cacciò un grido disperato: «Ahaaa! Mi fai male! Ahaaa, è enorme!».
​«Sputo sul buco ancora, aspetta, è stretto», intervenne Riki, aggiungendo altra saliva. Stefano mantenne la pressione, solido e implacabile. «Dai che ci sei, sta entrando tutta la fava. Rilassati, spingi contro il cazzo». Marco esalò un respiro profondo, cercando di assecondare la spinta. Stefano premette a fondo, superando l'ultima resistenza con un movimento fluido e violento. «Siii... ahaaa... è dentro tutto!», gridò Marco, mentre il membro del leader lo riempiva completamente.
​Il ritmo divenne frenetico, scandito dai colpi sordi e dai respiri corti di più uomini ormai privi di freni. Stefano continuava a spingere con vigore, afferrando Marco per i fianchi. «Mhmm che culo da sballo che hai Marco, è un piacere scopartelo così», ansimò il leader, battendo forte.
​«Siii scopami, siii, usami come una cagna!», urlava Marco, con la faccia schiacciata contro il pavimento.
​«Tho, tho, ragazzi, è una libidine, ha un culo fantastico, stringe da matti!», esclamò Stefano rivolto agli altri. «Mhmm sì, dai, provatelo finché è stretto così, fatevi un giro!». Seguendo l'invito del capo, il gruppo si organizzò per darsi il cambio a turno. Giulio si posizionò subito dopo, sfilando il cazzo di Stefano e infilando il suo con un movimento rapido. «Ahaa è vero... mmm che culo da troia, il migliore che ho mai scopato!», commentò Giulio mentre riprendeva il ritmo con forza. «Tho, sì, prenditi questa verga!».
​«Sì, dammelo tutto, dai spingi dentro!», rispondeva Marco, mentre le gocce di sudore e i liquidi accumulati bagnavano ormai le assi del pavimento. Nel frattempo, Riki e Leo si alternavano davanti a lui, sfruttando la bocca e le mani del ragazzo.
​«Allora, chi è più grosso, Marco? Chi ti ara meglio?», lo provocò Riki dall'alto.
​«Non lo so... mi sfondate tutti... mmm mi piace, sì dai continuate a riempirmi!», rispose Marco con la voce impastata, la bocca e il culo costantemente occupati. «Ohoo sì, cazzo che bello, godo, godo come una puttana!». L'eccitazione collettiva raggiunse il punto di non ritorno. Giulio, stringendo i denti, sentì la fine vicina. «Io non resisto più, sta troietta mi fa sborrare... puttana, ti sborro tutto dentro il culo! Tho, siii!». Con un ultimo colpo profondo, si irrigidì, rilasciando tutto il suo sborro caldo all'interno.
​Marco contrasse i muscoli, godendo da morire. «La sento... inondami il culo di sborra...».
​«Hai il culo pieno e caldo, chi vuole accomodarsi?», disse Giulio staccandosi a fatica, visibilmente svuotato. Riki nani se lo fece ripetere e si avventò immediatamente su di lui, sfruttando lo sborro come lubrificante per entrare senza esitazione. «Tho, puttana, prendi! Senti come scivola nella sborra degli altri... tho, prendi zoccola!».
​«Siii... la vostra troia sono! Sborratemi ancora!», gridò Marco. Continuavano a scoparlo e a godere dentro il suo culo, e a farsi pulire i cazzi pieni di bava. «Ho il culo pieno di sborra di voi porci...», sussurrava Marco con la voce ormai roca.
​Fu allora che l'ultimo del gruppo, Leo, che era rimasto indietro a godersi lo spettacolo accumulando un'erezione mostruosa e nervosa, decise di prendere il comando. Afferrò Marco per le braccia e lo sollevò di peso, trascinandolo verso il tavolo di legno massiccio. Lo fece stendere sulla schiena, con il culo spinto proprio sul bordo, le gambe spalancate e sollevate verso il petto. «Voglio vederti quella faccia da maiala mentre ti scosto il culo», disse Leo con voce profonda. Non c'era bisogno di misurare: la sua carnalità era imponente, un mostro venoso. Era lui il più grosso.
​Stefano e Giulio si posizionarono ai lati del tavolo, afferrando le gambe di Marco per tenerle tese e spalancate, mentre Leo si premette contro di lui. Con un unico affondo violento e spietato, gli sbatté il cazzo in culo, dritto al fondo.
​«Mmm... siiii... è vero, sei enorme, mi squarti!», urlò Marco, inarcando la schiena sul tavolo.
​«Tho, prendi!», ringhiava Leo, spingendo con un ritmo brutale. Il suono sordo delle sue palle che sbattevano ritmicamente contro i glutei di Marco risuonava nel capanno. «Tho, troia, prendi tutto il mio cazzo! Sì, godi puttana! Non ti mollo finché non strilli che godi a farti sfondare, siii! Ancora, spingi!».
​«Sì, dai... spingi, aprimi in due!», gridava Marco fuori di sé, dondolando la testa sul tavolo. «Datemi cazzi in mano e in bocca... fatemi sentire una vacca da monta!». Gli altri quattro non se lo fecero ripetere. Sfruttando la posizione di Marco sul tavolo, si accalcarono intorno alla sua testa. Due gli riempirono le mani, mentre un altro gli spinse il membro in fondo alla gola.
​«Tho, sì, così, ingoia, puttana!», ansimavano sopra di lui. Quattro cazzi gestiti tutti insieme, in un groviglio di carne, sguardi e sottomissione totale, marcia. «Sì, godoooo... godoooo! Sono una troia, la vostra troia... godo, godo!», urlava Marco, mentre il suo corpo minuto cominciava a tremare tutto sul tavolo, scosso dalle violente contrazioni di un orgasmo devastante che gli bagnò la pancia con schizzi continui senza che nessuno lo toccasse.
​Sentendo i muscoli del culo di Marco contrarsi attorno a lui, anche Leo arrivò al limite, impazzito. «Ti riempo la pancia, porca, sì!».
​«Sì, riempimi, maiale! Sborrami dentro tutto, siii, vengo anch'io!», supplicava Marco con le lacrime agli occhi.
​«Allargati, puttanaaaa... godo! Sborro, prenditi tutto questo sborro... ahaaa, cagna! Sei piena!», urlò Leo, irrigidendosi e scaricando ondate di sperma bollente dentro di lui. Quell'esplosione finale contagiò gli altri. L'eccitazione era troppo alta e anche gli altri tre sborrarono nuovamente in contemporanea: chi direttamente nella sua bocca facendolo ingoiare, chi sul suo viso, chi sul suo petto e sul corpo immobile sul tavolo.
​Il silenzio tornò gradualmente nel capanno, interrotto solo dai respiri spezzati e dai versi di sesso. Leo si staccò lentamente, lasciando che il liquido denso e misto colasse dal culo sul bordo del tavolo.
​«Cazzo che scopata... guardati che faccia da puttana piena di sborra che sei...», disse Riki, ridendo con il fiato corto mentre si ripuliva la fava sulla pancia del ragazzo. Poi ebbe un'idea: «Facciamo una foto ricordo!».
​Si posizionarono tutti intorno a Marco, che giaceva esausto sul tavolo, completamente ricoperto e sporco dei loro umori. I quattro cacciatori si misero in posa fiera, con i loro membri ancora semicotti e sporchi tra le mani, posizionandoli vicino alla sua bocca aperta e sul suo corpo. «Tutti in posizione... cissss... ed ecco come sei ridotto, guardati!».
​Il flash del telefono illuminò per un secondo l'oscurità del capanno. Marco guardò lo schermo del telefono che Riki gli mostrava, vedendosi ridotto in quello stato, marchiato e sborrato dal gruppo. «Che troia che mi avete fatto diventare...», sussurrò Marco, con un sorriso debole, le labbra sporche e arreso, ma profondamente appagato.
​Stefano lo guardò dall'alto, accarezzandogli i capelli bagnati di sudore con una proprietà assoluta. «Sì, sei la nostra troia ufficiale. Ma solo con noi devi scopare. Sei solo nostra».
​Marco chiuse gli occhi, accettando il suo nuovo destino nel bosco. «Ok... sì, padroni... sarò solo la vostra troia».
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