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Gay & Bisex

Marco: Puttana per saldare i debiti


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
21.05.2026    |    2.968    |    10 9.3
"Eccola che arriva, ti sfondo del tutto, sììì!», ruggì Sergio, con la voce rotta dal piacere imminente..."
Il silenzio all'interno del grande attico di Sergio era rotto soltanto dal rumore metallico dei cacciaviti e dai piccoli scatti dei componenti elettrici. Marco era su una scala, con le braccia sollevate verso lo split del condizionatore fissato al muro del salone. Indossava la sua solita divisa da lavoro: una felpa leggera dell'azienda con le maniche rimboccate fino ai gomiti, che metteva in mostra gli avambracci sottili e senza peli, e un paio di jeans scuri segnati dall'usura.
​Dal basso, seduto comodamente su una poltrona di pelle, Sergio non gli staccava gli occhi di dosso. L'uomo maturo, con la camicia di lino parzialmente sbottonata sul petto brizzolato, osservava ogni singolo movimento del giovane tecnico. Studiava la linea tesa della sua schiena, il modo in cui il suo corpo si muoveva, il culo che si contraeva visibilmente sotto il tessuto stretto dei jeans per mantenere l'equilibrio sui pioli e la goccia di sudore che lentamente gli scivolava lungo il collo, bagnando la schiena. C'era un calcolo preciso in quello sguardo, il riflesso di un desiderio viscerale e crudo che non aveva intenzione di nascondere.
​Marco sentiva gli occhi di Sergio piantati sul suo corpo e la cosa lo rendeva nervoso; le sue mani, di solito precise e veloci, si muovevano con una leggera rigidità. Pensava che lo controllasse per sfiducia. Cercava di concentrarsi sul circuito dell'aria condizionata, ma la mente continuava a scivolare altrove, tormentata dai pensieri che lo perseguitavano da settimane.
​Mentre stringeva una vite con rabbia repressa, Marco si lasciò sfuggire un sospiro amaro, parlando più a se stesso che all'uomo.
​«Cazzo di un mondo... non si respira più», sputò fuori Marco, stringendo i denti. «Lavori dieci ore al giorno e a fine mese non ti resta in tasca niente. Tra l'affitto della casa che è salito alle stelle, le bollette della luce che raddoppiano ogni mese e le rate della macchina... è diventato impossibile vivere. L'altro giorno mi è arrivato pure il conguaglio del gas. Come minchia fa uno a pagarsi pure le spese impreviste? Ti viene l'ansia pure a fare la spesa al supermercato.»
​Sergio ascoltava in silenzio, con un sorrisetto cinico che gli piegava l'angolo delle labbra. Sapeva esattamente come usare i bisogni di quel ragazzo a proprio vantaggio.
​«Ecco... comunque ho sostituito la scheda elettronica. Adesso dovrebbe ripartire senza problemi», disse Marco con voce un po' ruvida, cercando di recuperare un tono professionale mentre richiudeva il pannello di plastica dell'unità.
​Scese i gradini della scala con cautela, posò il cacciavite nella borsa degli attrezzi posizionata sul pavimento e si girò verso l'uomo, asciugandosi la fronte con il dorso della mano.
​Sergio non si mosse dalla poltrona. Fece un sorriso lento, dominatore, e guardandolo dritto negli occhi andò dritto al punto: «Sei un bel ragazzo, Marco. Ti va di venire di là in camera da letto con me? Ti faccio fare un po' di soldi facili.»
​Marco, colto di sorpresa, si irrigidì immediatamente. La proposta lo investì come una secchiata d'acqua gelata, risvegliando il suo orgoglio.
​«No, senta... io sono venuto qui solo per riparare il condizionatore. Non faccio queste cose, ha sbagliato persona», rispose secco Marco, stringendo le cinghie della borsa degli attrezzi, visibilmente infastidito. Raccolse le sue cose e se ne andò di corsa dall'appartamento, lasciando Sergio da solo con il suo sorriso beffardo.
​I giorni successivi furono un inferno per Marco. Ogni volta che apriva la cassetta della posta o controllava il conto in banca, l'ansia gli stringeva lo stomaco. Il proprietario di casa lo aveva già sollecitato per l'affitto arretrato, la rata dell'auto era scaduta e sul tavolo della cucina si accumulavano le bollette insolute. Quella morsa economica stava diventando insopportabile, e la mente di Marco continuava, inevitabilmente, a tornare a Sergio, a quell'attico di lusso e alla proposta che aveva rifiutato.
​L'orgoglio non pagava i conti. Alla fine, schiacciato dalle scadenze, Marco prese il telefono. Con il cuore in gola e le mani che tremavano, compose il numero di Sergio.
​«Pronto... Sergio? Sono Marco, il tecnico del condizionatore. Volevo sapere se quella proposta è ancora valida.»
​Dall'altro capo del telefono, la voce profonda di Sergio risuonò calma e carica di trionfo: «Sapevo che avresti richiamato, ragazzo. Vieni pure stasera. Ti aspetto.»
​Il ritorno all'attico e la trattativa
​Qualche ora dopo, Marco era di nuovo nel salone dell'attico. Non c'erano attrezzi stavolta, solo una forte tensione nell'aria. Sergio era in piedi vicino al tavolo di cristallo, con un bicchiere di whisky in mano. Con un gesto lento, prese una mazzetta di banconote legata da un elastico e la posò sul tavolo.
​Cinquecento euro in contanti.
​«Ecco qui, come promesso», disse Sergio, sfidandolo con lo sguardo.
​Marco fissò il denaro sul tavolo. Sentì una rabbia fredda mescolarsi al disperato bisogno economico. Sapeva a cosa stava andando incontro e non aveva intenzione di svendersi per poco. Fece un passo in avanti, fissando l'uomo maturo negli occhi con uno sguardo duro e buttando sul tavolo il foglio con tutti i conti arretrati e i solleciti da saldare.
​«No, non voglio questa mancia. Mi devi saldare tutti i debiti, fino all'ultimo centesimo. Questo è quello che voglio per farmi rompere il culo da te», disse Marco con voce ferma, determinata e sporca. «Pagami tutto e sarò la tua puttana. Altrimenti me ne vado così come sono venuto.»
​Sergio lo fissò per qualche secondo, sorpreso dalla sfacciataggine e dalla fermezza del ragazzo, poi il suo sorriso si allargò, carico di lussuria e compiacimento per quel compromesso cinico. Fece scivolare la mano sul tavolo di cristallo, afferrò il foglio e guardò la cifra complessiva dei debiti.
​«Affare fatto, ragazzo. Ti pago tutto io, ti compro tutto il pacchetto», disse Sergio, abbassando la voce con tono possessivo.
​Marco, senza dire un'altra parola, seguì l'uomo lungo il corridoio, fino alla camera da letto principale.
​In camera da letto
​La stanza era immersa in una luce soffusa, isolata dal resto dell'appartamento dopo che Sergio ebbe chiuso le persiane, sigillandoli dentro. Marco si fermò in piedi accanto al grande letto matrimoniale, immobile. Con le mani leggermente tremanti per l'umiliazione e l'eccitazione repressa, si sfilò la felpa e la gettò su una sedia, poi si slacciò la cintura e si calò i jeans insieme alle mutande, rimanendo completamente nudo. La sua pelle chiara contrastava con il calore che ricominciava a salire nel suo corpo per l'agitazione.
​Era teso come una corda di violino: il corpo minuto, asciutto, i pugni semichiusi lungo i fianchi nudi. La realtà cruda di quello che stava per subire gli pesava sul petto, mentre il suo membro, ancora semieretto per l'ansia, oscillava leggermente.
​Sergio gli si avvicinò alla schiena senza fare rumore. Allungò le mani grandi, rudi e calde, appoggiandole direttamente sui fianchi sodi, lisci e nudi del ragazzo, stringendo la carne con forza e sentendo un brivido violento attraversare l'intera spina dorsale di Marco.
​«Rilassati, ragazzo, vedrai che ti piacerà farti usare», sussurrò Sergio con la sua voce profonda, che vibrava calda contro la nuca di Marco, mentre il suo fiato pesante sapeva di whisky.
​L'uomo si inchinò in avanti e appoggiò le labbra bagnate sul collo del ragazzo. Cominciò a baciarlo lì, dove la pelle è più sensibile, con baci lenti, pesanti e bavosi, alternati a piccole e dolorose pressioni dei denti sui lobi dell'orecchio e sulle corde del collo, strappando a Marco un sospiro acuto e imprevedibile. La bocca dell'uomo maturo risalì lungo la linea della mascella, lasciando una scia umida e lucida di saliva, fino a raggiungere la bocca.
​Marco socchiuse le labbra, sottomesso. Sentiva il profumo intenso e mascolino del dopobarba di Sergio che lo avvolgeva. L'uomo gli afferrò il mento con le dita robuste, stringendo forte per costringerlo a girare la testa di lato e bloccarlo. Le loro bocche si scontrarono in un bacio di puro possesso, profondo, sporco e bagnato, dove la lingua grossa di Sergio entrò con forza, raschiando contro il palato di Marco e riempiendogli la bocca di saliva calda.
​Il limone e l'abbandono
​Il bacio da impositivo si trasformò in qualcosa di ancora più denso, viscido e prolungato. Sergio alleggerì la presa sul mento, iniziando a limonarlo con una foga calma ma implacabile, facendo ruotare la lingua contro quella del ragazzo in un movimento continuo e rumoroso. Le labbra si schiacciavano l'una sull'altra, producendo schiocchi umidi e scambiandosi fili di bava calda che colavano lungo i menti di entrambi.
​Sentendo quella morbidezza bagnata, Marco sentì la morsa nello stomaco allentarsi e tramutarsi in eccitazione liquida. Si rilassò del tutto lasciandosi andare; iniziò ad abbracciare il corpo massiccio di Sergio, scendendo con le mani trepidanti sotto la camicia di lino per scoprire e accarezzare la pelle virile, pelosa e calda dell'uomo. Cominciò a rispondere attivamente a quel limone profondo, muovendo le labbra in perfetta sincronia con quelle di Sergio, ansimando direttamente nella sua bocca.
​Sergio fece scivolare le mani grandi lungo la schiena nuda, liscia e sudata del ragazzo, premendo i palmi contro i muscoli tesi per scioglierli del tutto, scendendo con decisione fino alle natiche sode e racchiudendole nelle dita. I baci si fecero sempre più passionali, bagnati e intimi; Marco inclinò la testa all'indietro per assecondare ogni affondo della bocca di Sergio, infilando a sua volta la propria lingua bagnata con un ritmo dettato da un calore primordiale che gli stava incendiando il bacino.
​Il sesso orale dettagliato e sporco
​Sergio interruppe bruscamente il bacio, lasciando le labbra di Marco gonfie, rosse e lucide di bava. L'uomo si mise seduto sul bordo del materasso alto, con le gambe spalancate, mentre Marco si posizionò in ginocchio sul pavimento, direttamente tra le cosce massicce dell'uomo, con la faccia all'altezza del suo sesso.
​Sergio si sbottonò i pantaloni e tirò fuori il suo membro: una verga grossa, venosa, scura e già completamente tesa, che emanava un odore forte e mascolino. Con le mani che stringevano con forza i muscoli delle cosce di Sergio, Marco sollevò lo sguardo, incontrando gli occhi carichi di malizia e comando dell'uomo, prima di spalancare la bocca e abbassare la testa sul sesso teso.
​Accolse inizialmente la cappella grossa, facendola scivolare tra le labbra calde, stringendole forte per mungere la pelle tesa, assaporando il sapore dolciastro del liquido pre-eiaculatorio che già ne bagnava la punta. Lentamente, iniziò a spingere la testa in avanti, aumentando la profondità del pompino.
​Il ritmo si fece costante, bagnato e serrato. Marco muoveva la testa avanti e indietro lungo tutta la lunghezza dell'asta, usando la lingua per avvolgere la base venosa e risalire fino alla fessura della cappella. Accumulava intenzionalmente una notevole quantità di saliva, facendo gorgogliare la bocca attorno al sesso di Sergio; ogni spinta produceva un rumore viscido, umido e schioccante che riempiva la stanza.
​Mentre risaliva con la bocca, Marco iniziò a leccare anche le palle di Sergio, infilando la lingua profonda tra i due testicoli pesanti, avvolgendo lo scroto rugoso e bagnandolo interamente di bava, alternando calde suciate alle palle con colpi di lingua decisi sul perineo dell'uomo. Sergio, eccitato da quel trattamento sporco, gli piantò le mani grandi tra i capelli dietro la nuca, inchiodandogli la testa e iniziando a guidare il ritmo con piccoli scatti del bacino in avanti. Forzò Marco ad accogliere l'intera verga sempre più a fondo, finché la cappella non gli andò a sbattere contro la gola, strappandogli conati e gemiti soffocati, costringendolo a respirare corto e affannato attraverso il naso, con las lacrime agli occhi per la profondità dell'affondo.
​«Mmm... cazzo... sì...», grugnì Sergio con la voce roca dall'alto, stringendo le dita tra i capelli del ragazzo. «Succhia, bravo... vedi che impari subito a fare la puttana... Succhiami le palle, brava così, da vera troia, ripuliscimi tutto.»
​Le parole cariche di quel cinismo e di quel disprezzo eccitante provocarono a Marco una scarica di adrenalina violenta nel sangue. Il ragazzo aumentò la foga, lubrificando l'asta con tutta la saliva possibile e affondando la bocca fino alla radice pelosa, inghiottendo il cazzo interamente in un movimento viscido, profondo e ritmico, mentre le palle dell'uomo gli sbattevano contro il mento bagnato.
​La leccata di culo e il lavaggio in bagno
​Sergio interruppe il sesso orale tirandolo su per i capelli, lo fece stendere a pancia in giù sul letto e si spostò lungo il corpo minuto del ragazzo, piazzandosi in mezzo alle sue cosce. Afferrò le natiche sode e bianche di Marco, allargandole con le dita per esporre completamente l'anello carnoso del suo ano, che si contraeva per la paura.
​Sergio si chinò in avanti, appoggiò la bocca aperta direttamente sul culo di Marco e iniziò a leccargli l'anello con colpi di lingua piatti, bagnati e insistenti. Infilava la punta della lingua dentro la fessura, aprendo le pareti esterne e insalivando abbondantemente tutta la zona per ammorbidirla, producendo un rumore viscido e ravvicinato.
​Marco sussultò violentemente, inarcando la schiena e stringendo le lenzuola tra le dita quando sentì il dito medio di Sergio, viscido di bava, spingere ed entrare all'improvviso nell'anello per testarne l'elasticità. Sergio si staccò un istante, sollevando lo sguardo compiaciuto: «Ti sei pulito dentro prima di venire qui a farti sfondare?»
​«No... mi sono solo fatto la doccia veloce...», rispose Marco con il fiato corto e le guance in fiamme.
​«No? E allora vieni, andiamo in bagno che ti faccio un bel lavaggio interno. Ti diventerà pulita come una figa, pronta per ricevere il mio cazzo grosso.»
​L'uomo lo tirò su di peso, guidandolo nel bagno privato in marmo scuro. Posizionò il ragazzo a novanta gradi, appoggiato con i gomiti sul bordo del lavandino, con le gambe divaricate e il culo ben sollevato ed esposto sotto le luci dello specchio. Sergio prese la peretta per i lavaggi intestinali, la riempì con acqua tiepida e introdusse lentamente la cannula di plastica, ben lubrificata, nell'anello stretto del ragazzo.
​Marco cacciò un gemito sordo e profondo, stringendo il marmo del lavandino con le nocche bianche mentre sentiva l'acqua tiepida penetrare a pressione, riempiendolo e dilatando delicatamente le sue pareti intestinali interne. Il calore del liquido lo aiutò a mollare la tensione muscolare profonda.
​«Ecco, respira... sentila come entra tutta, è tiepida...», sussurrò Sergio all'orecchio, tenendo una mano pesante premuta sulla schiena nuda del ragazzo per tenerlo fermo. «Ora, ti svuoti tutto nel water. Quando esci sarai pulito, profumato e perfetto come voglio io.»
​Il cedimento dell'anello e la penetrazione cruda
​Finito il lavaggio, tornarono in camera da letto per il momento della penetrazione. Marco si sdraiò nuovamente sul materasso, mettendosi nella posizione richiesta: sollevò il bacino e posizionò le ginocchia sul materasso, restando a carponi. Sergio si portò sopra di lui, si unì a lui in un bacio profondo, bavoso e prolungato per distrarlo, poi afferrò il tubetto del gel lubrificante a base d'acqua. Ne versò una quantità generosa sul proprio membro e sul buco del ragazzo, infilandoci le dita per lubrificarlo abbondantemente sia dentro che fuori, facendolo gemere e squittire di piacere viscido.
​Poi, Sergio si piazzò esattamente dietro di lui e appoggiò la punta della verga contro il culo bagnato del ragazzo.
​All'inizio, la pressione ravvicinata creò una forte resistenza muscolare. Le pareti esterne dell'ano di Marco, ancora non abituate a una simile dimensione, si contrassero istintivamente per difendersi. Il ragazzo tremò vistosamente quando sentì la testa del cazzo spingere con forza, stringendo le mani contro i cuscini e cacciando un gemito acuto, quasi un pianto, mentre avvertiva la carne stirarsi per farsi spazio.
​«Rilassati, stringi, spingi e lascelo entrare... entra, spingi mentre entro...», lo incitò Sergio con la sua voce ruvida e soffocata dall'eccitazione.
​«Ahhhh mi sfonda, Sergio... è troppo grosso, mi spacchi... mi squarci!», si lasciò sfuggire Marco in un lamento disperato, mentre Sergio premeva fermamente le mani grandi sui suoi fianchi per bloccargli il bacino e impedirgli di scappare in avanti.
​Marco chiuse gli occhi, fece un lungo respiro profondo e cercò di abbandonare ogni rigidità muscolare, spingendo all'indietro contro la verga. Sotto quella pressione costante, pesante e decisa dell'uomo maturo, la forte resistenza iniziale iniziò finalmente a cedere. Le pareti dell'anello, sollecitate dal lubrificante e dal calore dei corpi, si rilassarono del tutto; iniziarono ad allargarsi, a cedere e a distendersi, aprendosi millimetro dopo millimetro alla forza dell'asta.
​Con un suono nettamente umido, schioccante e viscido, il culo cedette del tutto e si allargò progressivamente per fare entrare interamente l'uccello di Sergio. Il canale si dilatò al massimo, accogliendo prima la cappella enorme e poi l'intera sezione dell'asta venosa, che scivolò all'interno fino in fondo, raschiando le pareti interne.
​«Hah aha... mi hai rotto il culo, porco...», ansimò Marco, stravolto dal piacere e dal dolore, sentendo il pube peloso di Sergio sbattere con un colpo secco contro le sue natiche. Il cazzo era dentro tutto, sepolto fino alla radice.
​Sergio lo afferrò saldamente per le ossa dei fianchi e spinse il bacino verso l'alto, prendendo il ritmo: «Thò! Prendilo tutto, dai! Thò, ti ho rotto il culo Marco, guarda come te lo riempio, thò! Ora sei una mia puttana, una troia, sììì!»
​Cominciarono a danzare insieme sul letto: Marco, ormai sottomesso, si spingeva all'indietro con il culo bagnato verso il bacino di Sergio, e Sergio spingeva da dietro con colpi d'anca brutali. Si sincronizzarono perfettamente, andando sempre più forte; il rumore della carne che sbatteva contro la carne e del lubrificante mescolato alla bava che friggeva tra i corpi riempiva la stanza buia.
​«Oh mio dio... che bello... Sergio, sììì! Lo voglio dentro, scopami il culo, sììì! Mi scopi, sono una femmina per te!», urlò Marco fuori di sé, muovendo la testa sul cuscino.
​«Sì puttana, hai visto che ti piace il cazzo! Ti sfondo tutto! Hai visto come si allarga bene per il tuo padrone!», replicò l'uomo, aumentando la violenza degli affondi.
​Il cambio di posizione: l'inversione sul cazzo
​Sergio lo bloccò a metà di una spinta violenta, sfilandosi con un clack viscido che fece colare del liquido sulle lenzuola: «Ora togliti di lì, vienimi sopra... ora che sei bello aperto ti devi scopare, prenditelo da solo come si deve.»
​Sergio si sdraiò a pancia in su, con il cazzo teso e lucido che puntava verso il soffitto. Marco, completamente dominato dal piacere e dalla lussuria sporca, si girò, scavalcò il corpo di Sergio con agilità e si posizionò sopra di lui. Afferrò la verga dell'uomo con la mano e, guidandola, si abbassò lentamente, infilandosela direttamente nel culo aperto: «Dammelo tutto, porco! Sfondami dall'alto!»
​Sergio lo afferrò subito per i fianchi con le sue mani forti e lo tirò giù, piantandogli il cazzo dentro fino in fondo con un colpo secco, crudo e profondo.
​«Hahh... ohoii... sì, cazzo, mi sfondi! Siii! Continua sììì godo mi sfondi!», urlò il ragazzo, inarcando la schiena all'indietro.
​«Sì, ti sfondo tutta la scanalatura, guarda come balli sul mio cazzo!», gridò Sergio con ferocia da sotto, spingendo verso l'alto con colpi ritmici e duri.
​Marco iniziò a saltare sul cazzo di Sergio, andando su e giù con foga, mentre il canale anale stringeva l'asta a ogni discesa. «Thò! Thò! Ora sei mia... la mia puttanella personale, sììì! Guarda come ti lascio il buco aperto!», ringiò ancora Sergio, allungando le braccia per afferrargli i capezzoli con le dita e tirargli i turgidi bottoncini di carne con forza, torcendoli per fargli sentire il dolore mischiato al godimento.
​«Sììì! Sono tua... solo tua! Scopami forte, mi hai rotto il culo del tutto!», urlò Marco, con la dignità totalmente spazzata via dal piacere animale che gli nebbiava il cervello. Il suo cazzo nudo, a ogni affondo e a ogni rimbalzo sul ventre peloso di Sergio, cominciava a perdere fitte e dense gocce di liquido pre-eiaculatorio trasparente che colavano sulla pelle dell'uomo: «Ho il cazzo che piscia, Sergio! Guarda come cola... mi stai facendo godere da impazzire... sìììì! Continua... dammelo tutto! Ohohoho sììì!»
​Il gran finale viscido
​Sergio lo afferrò al volo, interrompendo la cavalcata. Si sfilò per un istante, lasciando le buco di Marco spalancato e arrossato, fece voltare il ragazzo supino sulla schiena e gli ordinò con tono duro: «Allargati bene, metti le gambe belle sollevate verso l'alto!»
​Gli sistemò un grande cuscino sotto il culo per sollevargli al massimo il bacino e gli spinse le ginocchia fin contro il petto, esponendo l'ano umido direttamente davanti al suo sesso. «Ora ti faccio godere per davvero, Marco... godrai come la peggiore delle troie!»
​«Sì, sfasciami... fammi godere... sììì continua sììì godo mi sfondi tutto!», implorò il ragazzo con la bava alla bocca e gli occhi persi nel vuoto.
​Con un colpo secco e spietato lo penetrò di nuovo, dritto e profondo. «Haha... cazzo, mi spacchi in due così! Siii! Mi scopi come fossi una femmina!», urlò Marco, stringendo i piedi contro le spalle dell'uomo. L'uomo lo sbatteva come una troietta da strada, con colpi rapidi, pesanti, rumorosi e luridi, che facevano sussultare l'intero materasso.
​Marco era completamente fuori di sé, ridotto a uno stato puramente animale, privo di freni inibitori: «Siii! Godo come una puttana, mi hai rotto il culo ed è bello prenderlo, mi piace essere usato... sììì! Voglio essere la tua schiava, la tua puttana troia, fammi tutto quello che vuoi, sììì!»
​A ogni spinta ravvicinata, la carne di Sergio batteva contro il culo di Marco e il ventre del ragazzo diventava un lago di liquido; l'intensità del piacere prostatico era tale che Marco iniziò a eiaculare da solo, senza toccarsi, sprizzando getti di sperma e liquido che gli imbrattavano la pancia e il petto. Sergio sentì le pareti del culo del ragazzo stringersi convulsamente, contrarsi in mille spasmi per l'orgasmo violento. Le vene sulla fronte dell'uomo si gonfiarono per lo sforzo, la sua pelle divenne bollente, aumentò la foga spingendo con tutta la forza per l'ultimo affondo distruttivo.
​«Ti sborro, Marco! Ti sborro tutto dentro il culo... eccola che arriva, ti sfondo del tutto, sììì!», ruggì Sergio, con la voce rotta dal piacere imminente.
​«Sììì! Sborrami dentro, riempimi tutto, sììì!»
​Sergio si spinse dentro fino alla radice, schiacciandosi contro di lui, e si irrigidì, lanciando un grido gutturale che rimbombò nella stanza. Grandi onde dense di sborra bollente e densa invasero il culo aperto di Marco, riempiendolo dal profondo della carne, pulsando ripetutamente fino a svuotarsi del tutto. Lo sperma caldo riempì il canale e iniziò subito a colare fuori dall'anello dilatato, mischiandosi al gel e colando in rivoli biancastri tra le lenzuola grigie.
​I due corpi rimasero schiacciati l'uno sull'altro nel silenzio pesante della stanza, con i respiri affannosi, corti e sudati che si spegnevano lentamente. Sergio si sfilò dopo qualche minuto con un suono viscido e umido, lasciando che una colata di sborra calda scivolasse sul lenzuolo. Se n'andò del tutto disinteressato al ragazzo; si alzò, andò in bagno a darsi una sciacquata e, tornando, lanciò un asciugamano bianco e già macchiato sulle gambe del giovane: «Piscerai la mia sborra dal culo per tutta la sera, ragazzo. Pulisciti quel troiaio e muoviti.»
​Marco si ripulì alla meglio, con le dita appiccicose e le cosce bagnate, impregnato dell'odore acre di sesso e dello spiccato dopobarba dell'uomo. Si rivestì in silenzio, sentendo il proprio corpo indolenzito e l'interno del culo ancora aperto e dolente dal modo in cui Sergio lo aveva spaccato. Tornò nel salone. Le bollette e l'affitto ora erano pagati direttamente dal bonifico che Sergio aveva appena effettuato sul suo conto, ma l'umiliazione, lo sporco e il degrado avevano cancellato ogni traccia del vecchio Marco.
​Sergio, dalla porta della camera, con la camicia di nuovo addosso, lo salutò con un sorriso cinico e distaccato: «Ci vediamo, Marco.»
​Il ragazzo non rispose. Aprì la porta pesante dell'attico e uscì nell'aria fresca della sera, camminando con difficoltà per il corpo abusato, conscio delle scadenze azzerate ma con la consapevolezza di aver venduto la propria dignità per sempre.
​Il destino finale: la puttana personale di Sergio
​Quello che doveva essere un accordo unico, un'eccezione dettata dalla disperazione delle bollette, si trasformò ben presto in una spirale fissa, una dipendenza torbida da cui era impossibile scappare. Nel giro di un mese, Marco smise del tutto di lavorare per l'azienda di condizionatori; non aveva più senso spaccarsi la schiena per dieci ore al giorno per raccogliere pochi spiccioli. Sergio lo aveva preso interamente sotto la sua ala protettrice, trasformandolo ufficialmente nel proprio giocattolo privato, la sua puttana personale mantenuta, da usare, sporcare e sfondare a piacimento.
​L'uomo maturo gli pagava l'intero stile di vita, gli azzerava ogni spesa e gli comprava vestiti firmati, ma in cambio esigeva una disponibilità assoluta, totale, sporca e priva di qualsiasi limite morale o dignità.
​L'attico divenne la gabbia dorata e perversa di Marco, il luogo dove la sua sottomissione si era stabilizzata in cambio di una vita agiata ma degradata. Non importava l'ora o il momento: quando Sergio chiamava, Marco doveva farsi trovare pronto, nudo e con il culo già lubrificato, pronto ad aprirsi e ad allargarsi a comando per ricevere la verga del suo padrone, gridando e godendo come una femmina sottomessa, felice di affogare in quel fango per il resto dei suoi giorni.
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