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orge

Autostrada con sorpresa 2


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
16.05.2026    |    940    |    2 9.6
"​Fu nel bel mezzo di questo sesso a go-go che tre colpi secchi e d'autorità risuonarono improvvisamente sul portellone esterno: TOC, TOC, TOC..."
​Riviera Ligure: L'Ultimo Round a Varigotti
​Erano passati tre giorni da quel pomeriggio di fuoco fuori dal casello di Savona. Il nostro viaggio era proseguito oltre il confine per poi rientrare, e in quel momento ci trovavamo fermi in un punto panoramico mozzafiato sulle alture di Nizza. Da quassù, la vista spaziava su tutta la Costa Azzurra, tra il verde della macchia mediterranea e il blu infinito del mare che cominciava a tingersi dei colori caldi del tardo pomeriggio.
​Elena era seduta sulla dinette del camper, intenta a sorseggiare un bicchiere di vino bianco fresco. Indossava solo una camicia di lino bianca, sbottonata sul davanti, che lasciava intravedere le sue forme ambrate e le gambe completamente nude. Io stavo controllando la cabina di guida, ma l'aria nell'abitacolo era ancora densa della complicità nata dall'avventura con Freja.
​All'improvviso, il silenzio venne spezzato dallo squillo del cellulare di Elena, appoggiato sul tavolo. Elena rispose subito, attivando il vivavoce. Dall'altoparlante arrivò la voce calda, graffiante e inconfondibile di Freja, accompagnata in sottofondo dal rumore del vento del mare.
​«Elena! Franco! Ciao ragazzi!», esordì la danese con la sua solita, travolgente spavalderia. «Allora, come vanno i viaggi in camper? Spero che non vi siate già stancati di me...»
​Elena guardò me con un sorriso malizioso e gli occhi che già brillavano di una nuova eccitazione. «Ciao Freja. Diciamo che le ultime curve dell'autostrada ci sono rimaste bene impresse nella mente. Tu dove sei?»
​«Sono qui con Marina», rispose Freja, e il tono di voce si fece subito più basso, intriso di pura lussuria. «Ascoltatemi bene... allora, riusciamo a vederci ancora una volta prima che io torni in Danimarca con lei? Abbiamo trovato una caletta privata e totalmente isolata a Varigotti, c'è un parcheggio nascosto perfetto per il vostro mezzo. Vi garantisco che quella bionda che avete visto da lontano ha ancora più voglia di me di avervi su quel letto matrimoniale. Non fa altro che chiedermi di voi da quando vi ha intravisto al casello».
​Il ricordo di quella splendida donna con il prendisole rosso fuoco, che ci salutava da lontano con un sorriso ammiccante prima di sparire in auto, ritornò nitido nella mente mia e di Elena, accendendo all'istante il desiderio. Il respiro di Elena si fece leggermente più accelerato, e le sus labbra carnose si schiusero in un cenno d'assenso immediato verso di me. La curiosità di scoprire Marina da vicino, unita alla fame di un sesso selvaggio a quattro, era troppo forte.
​«Dacci solo il tempo di girare la chiave, Freja», rispose Elena, con una nota di bramosia nella voce che non lasciava spazio a dubbi. «Arriviamo».
​«Fantastico. Non vedo l'ora di farvela conoscere come si deve. A tra poco», chiuse la danese prima di riagganciare.
​Staccata la chiamata, Elena si alzò dalla dinette e si portò vicino al mio sedile. La camicia di lino bianca si aprì leggermente, mostrando il seno sodo che si alzava e si abbassava per l'eccitazione. La sua mano scivolò decisa tra le mie cosce, stringendo la mia virilità che stava già rispondendo con vigore a quell'invito.
​«Hai sentito Freja, Franco? Metto in moto io o ci pensi tu?», sussurrò mia moglie con lo sguardo fisso nei miei occhi.
​Mi girai verso il cruscotto, inserii la chiave e girai il contatto. Il motore del camper si accese con un rombo potente e sordo che fece vibrare l'abitacolo. Lasciammo i panorami delle alture di Nizza alle nostre spalle, immettendoci sulla strada della costa e spingendo sull'acceleratore. La rotta era tracciata: direzione Varigotti, pronti a scoprire finalmente da vicino la misteriosa Marina.
​Il viaggio si prolungò per via del traffico estivo e, quando finalmente imboccai la stradina sterrata nascosta tra i pini marittimi, il sole era già calato da un pezzo. Era ormai sera inoltrata, e un buio fitto e complice avvolgeva l'intera costa di Varigotti, illuminata solo dalla luce argentea di una splendida luna piena che si rispecchiava sul mare.
​Fermai il camper nella piazzola sterrata, proprio accanto al Mercedes bianco che avevamo già incrociato a Savona. Nell'abitacolo regnava un silenzio carico di batticuore. Elena, con le mani che le tremavano leggermente per l'eccitazione, prese il cellulare e compose il numero di Freja.
​«Freja, siamo arrivati... c'è un buio pesto, dove siete?», chiese mia moglie, guardando fuori dal parabrezza verso l'oscurità della scogliera.
​Dall'altoparlante arrivò la voce di Freja, resa ancora più roca e sensuale dal rumore limpido e continuo delle onde: «Siamo in spiaggia a fare il bagno, ragazzi! Venite giù, qui è un paradiso e non c'è anima viva... vi stiamo aspettando».
​Staccata la comunicazione, ci guardammo negli occhi. Non c'era bisogno di accendere torce; la luna tracciava un sentiero luminoso d'argento tra gli alberi. Uscimmo dal camper e c'incamminammo lungo il piccolo sentiero scosceso che scendeva verso la caletta, guidati dal profumo della salsedine e dal rumore sempre più vicino della risacca. Elena camminava davanti a me, con la camicia di lino bianca che si muoveva leggera nella brezza della sera.
​Superata l'ultima curva di roccia, la caletta si aprì davanti ai nostri sguardi, e lo spettacolo ci lasciò senza fiato. In mezzo a quell'acqua cristallina e scura, completamente illuminate dai riflessi della luna, c'erano Freja e Marina. Erano entrambe nude, immerse nel mare fino alla vita. L'acqua accarezzava i loro fianchi, lasciando emergere i busti perfetti e i seni sodi che rilucevano bagnati sotto la luce lunare. I lunghi capelli biondi di Marina, bagnati sulle punte, le incorniciavano le spalle dorate, mentre i suoi occhi azzurri, anche al buio, brillavano di una malizia indomabile.
​«Venite in acqua, si sta benissimo!», gridò Freja, muovendo le braccia per far brillare le gocce sotto la luna. «Toglietevi i vestiti, qui si entra solo nudi!»
​Marina, immobile accanto a lei con l'acqua che le carezzava i fianchi, accentuò quel suo sorriso magnetico, fissandoci con evidente bramosia. «Non vorrete mica fare i timidi proprio adesso? Spogliatevi e venite a prenderci».
​Le parole delle due bionde risuonarono nella caletta deserta come un comando a cui era impossibile disobbedire. Franco ed Elena non aspettavano altro. Mia moglie mi guardò per un istante, con gli occhi spalancati per l'eccitazione e il respiro mozzo. Senza esitare un secondo di più, si sfilò la camicia di lino bianca con un unico movimento fluido, lasciandola cadere sulla sabbia umida. Sotto la luce d'argento della luna, il suo corpo ambrato apparve in tutta la sua totale, splendida nudità.
​Io feci lo stesso, liberandomi rapidamente dei vestiti, mentre la mia virilità, già tesa al massimo per la visione di quelle tre donne, rispondeva con vigore alla brezza della notte.
​Elena mosse i primi passi sulla battigia, per poi immergersi nell'acqua fresca che le bagnò prima le caviglie, poi le cosce e infine i fianchi, fino a raggiungerle la vita. Io la seguii a ruota, sentendo il contrasto del mare sulla pelle bollente.
​Non appena fummo abbastanza vicini, Freja si mosse decisa verso di noi tagliando l'acqua. Senza esitare un istante, ci accolse con calore: afferrò prima Elena per la nuca stampandole un bacio profondo e bagnato sulla bocca, poi si girò immediatamente verso di me, stringendomi a sé e baciandomi con la stessa intensità appassionata, salutandoci come due veri amanti che si ritrovano dopo un'attesa infinita.
​Ancora con le labbra bagnate e il respiro corto per l'accoglienza, Freja si spostò di lato e, con un gesto fiero della mano, tese il braccio verso la splendida donna immobile accanto a lei.
​«Ragazzi, finalmente vi presento Marina di persona», disse con un sorriso radioso, mentre le gocce d'acqua brillavano sul suo seno nudo sotto la luna.
​Marina fece un passo in avanti, lasciando che l'onda le accarezzasse i fianchi. Da vicino era semplicemente statuaria. Ci fissò entrambi con i suoi occhi azzurri e magnetici, carichi di una malizia indomabile, e la sua voce profonda e roca ruppe il silenzio della caletta: «Piacere mio. Freja mi ha raccontato tutto del vostro camper... ma vedervi qui nudi sotto la luna è uno spettacolo decisamente migliore. Mi concederei di conoscere i tuoi amici più da vicino, Freja».
​L'acqua del mare era diventata improvvisamente troppo stretta per contenere tutta quella foga. Marina si staccò un istante dalle labbra di Elena, ansimante, con le gocce di risacca che le imperlavano il seno sodo.
​«Usciamo... andiamo sulla spiaggia», sussurrò Marina con la sua voce profonda e roca, lo sguardo azzurro fisso nei miei occhi. «Lì staremo decisamente più comodi».
​Ci voltammo tutti e quattro, muovendoci all'unisono per riguadagnare la riva. Sotto la luce argentea della luna piena, lo spettacolo di quelle tre donne nude che emergevano dal mare era qualcosa da togliere il fiato. Raggiungemmo la spiaggia deserta, dove la sabbia, ancora tiepida per il sole del pomeriggio, si rivelò un letto perfetto e isolato dal mondo.
​Lì successe di tutto. Crollò ogni minimo freno inibitore e il delirio si fece totale, carnale e animalesco, con le tre donne che scopavano al massimo e godevano senza freni. Io, Franco, mi ritrovai letteralmente messo in mezzo, preso d'assalto da tre donne affamate di sesso che si muovvano come furie, bramando ogni centimetro della mia virilità.
​Non appena raggiungemmo la riva, Marina non volle aspettare un solo secondo di più. Fu lei la prima a prendersi il mio cazzo nudo, afferrando la mia carne dura con le mani bagnate e guidandola con decisione dritto dentro la sua fica caldissima. Spinsi con un colpo secco e profondo, penetrandola fino in fondo.
​«AHHH! Dio, Franco, sì così!!!», urlò Marina, inarcando la schiena mentre i suoi lunghi capelli biondi oscillavano sotto la luna, godendosi ogni centimetro della mia virilità.
​Iniziai a possederla da sotto con spinte sorde e violente, facendola sussultare a ogni affondo. Mentre io la scopavo selvaggiamente, l'eccitazione contagiò immediatamente Freja ed Elena. Le tre donne si posizionarono intorno a noi e il gioco si trasformò in un pazzesco pompino a tre bocche: mentre ero dentro Marina, le labbra calde di Freja e quelle carnose di Elena si alternavano sulla parte della mia carne ancora libera e sui miei testicoli, stringendosi con risucchi profondi e bagnati, mentre le loro lingue si intrecciavano tra loro per dividersi i miei umori. Il calore di quelle tre donne unite mi fece stringere i pugni nella sabbia.
​Ma la fame di possesso era troppa. Freja si staccò dal mio membro con un gemito strozzato, si girò e si mise a quattro zampe, offrendo il suo culo sodo e perfetto proprio davanti al viso di Elena. Mia moglie, ormai completamente sdoganata e preda di una bramosia mai vista, non se lo fece ripetere: afferrò i fianchi della danese e iniziò a leccarle la fica con colpi di lingua rapidi e bagnati, risalendo poi con eccitazione verso l'ano nudo di Freja, che cacciò un urlo acuto che rimbombò contro le rocce della scogliera.
​Il passaggio dei corpi divenne frenetico e le tre donne mi fecero sborrare più volte, svuotandomi completamente. La prima sborrata, potente e caldissima, fu bevuta e divisa tra le fauci spalancate di Marina e i seni di Freja. Ma le tre troie volevano di più, godevano come puttane e mi mungevano senza sosta. Mi sfilai da Marina per rimettermi dentro Freja, per poi girare Elena e possedere mia moglie con foga sotto le stelle, lasciando sborrate dentro le loro intimità accese.
​Il culmine della perversione arrivò quando Freja e Marina si misero vicine, entrambe a quattro zampe, mostrando i loro fondoschiena bagnati e gocciolanti sotto la luce lunare. In un delirio di pura lussuria, passai continuamente dalla fica stretta di Freja al culo perfetto e sodo di Marina, per poi invertire i ruoli, scopandole a turno in un alternarsi di fighe e culi bagnati, mentre Elena si sdraiava sotto di loro per farsi leccare e darsi piacere da entrambe le bionde.
​La spiaggia era diventata un tappeto di corpi nudi, sudore, sabbia e umori sessuali. Quando mi sfilai dall'ennesimo affondo per l'ultima sborrata, rilasciai una cascata caldissima e densa di sperma che fu interamente bevuto dalle loro bocche fameliche, lasciandomi completamente prosciugato.
​Ma l'adrenalina e il sapore dello sperma bevuto avevano acceso una lussuria autonoma tra le tre donne, un cortocircuito tutto al femminile. Marina, con i lunghi capelli biondi bagnati di sudore, si tese sopra il corpo di Elena. Senza dire una parola, le aprì le gambe con decisione e affondò la testa tra le sue cosce, iniziando a leccarle la fica con colpi di lingua lunghi e voraci. Elena inarcò subito la schiena sulla sabbia, cacciando un gemito acuto, mentre le sue mani si stringevano tra i capelli della bionda statuaria.
​Nel frattempo, Freja si posizionò alle spalle di Marina. Infilò una mano sotto il suo bacino, raggiungendo la sua intimità già bagnatissima, e iniziò a scoparla freneticamente con le dita, spingendo due, three dita dentro di lei con un ritmo regolare e profondo. Marina, presa in mezzo tra la fica di Elena che stava divorando e le dita di Freja che la stavano possedendo, cominciò a emettere grugniti di puro piacere.
​Elena, ormai al limite, tese le mani verso Freja, afferrandola per il collo e tirandola giù per un bacio viscido e profondo. Le tre donne si ritrovarono così unite in un cerchio perfetto, scopandosi con le dita e con le lingue con una bramosia mai vista. Sotto la spinta di quell'autentico assalto reciproco, la tensione erotica esplose: le tre donne urlarono all'unisono sotto la luna, scosse da orgasmi simultanei e violentissimi che fecero tremare i loro corpi bagnati, finché non crollarono l'una sull'altra sulla sabbia, sfinite, con i liquidi intimi e le tracce di sperma che brillavano sulla pelle.
​Rimasero immobili per qualche minuto a riprendere fiato, mentre la risacca del mare continuava a cullare il loro riposo. Poi, lentamente, la stanchezza di quella notte di sesso totale iniziò a farsi sentire. Ci rialzammo a fatica, barcollando sui corpi nudi ancora sporchi di sabbia, salsedine e umori. Senza nemmeno rivestirci, tenendoci per mano sotto il cielo stellato, risalimmo il sentiero scosceso che portava alla piazzola.
​Entrati nel camper, l'abitacolo ci accolse come un rifugio sicuro. Ci sfilammo di dosso gli ultimi residui di spiaggia e ci fiondammo tutti e quattro sul grande letto matrimoniale in coda per abbandonarci finalmente a un sonno profondo e ristoratore, indispensabile per ricaricarsi per il giorno dopo.
​Il Mattino dopo: L'Assalto dei Sette Cazzi e della Pattuglia
​I primi raggi del sole mattutino iniziarono a filtrare dai lucernari del camper, riscaldando l'abitacolo e illuminando quel groviglio di corpi nudi che si era formato nella notte. Mi svegliai lentamente, con il profumo della salsedine ancora sulla pelle e i muscoli indolenziti per le fatiche della sera precedente. Accanto a me, Elena e Freja dormivano ancora profondamente, i capelli biondi della danese intrecciati a quelli scuri di mia moglie.
​Mi girai dall'altra parte e mi accorsi subito che il posto di Marina era vuoto. Le lenzuola dove aveva riposato erano ancora calde. Non feci in tempo a chiedermi dove fosse finita che il portellone del camper si aprì con un leggero scatto. Marina salì a bordo, splendida nella luce del mattino. Indossava solo una camicia di jeans sbottonata e un paio di occhiali da sole sollevati sulla testa. Tra le mani stringeva un sacchetto di carta che emanava un profumo celestiale e inconfondibile: brioche calde appena sfornate dal fornaio del paese.
​Quel profumo delizioso fece aprire gli occhi a Elena e Freja, che si misero a sedere sul letto tirandosi su le coperte, ancora un po' assonnate ma subito attirate dal cibo. Marina si avvicinò al letto con un sorriso radioso e malizioso stampato in volto. Appoggiò il sacchetto sul tavolo della dinette, poi tornò verso di noi. Invece di porgere la colazione, si chinò in avanti, afferrò Elena e Freja per la nuca e le baciò entrambe con passione, risvegliando all'istante i loro sensi.
​«Buongiorno, dormiglione», disse Marina con la sua voce profonda e roca, gli occhi azzurri che brillavano di un'eccitazione tutta nuova. Si voltò verso di me, facendomi un occhiolino complice, e poi tornò a fissare le altre due donne. «Mentre andavo a prendere le brioche, ho fatto un giro sulla spiaggia qui a fianco. Ragazze, ascoltatemi bene... fuori, proprio vicino alla caletta, ci sono quattro fusti di surfisti che stanno preparando le tavole. Sono alti, abbronzati, pieni di muscoli e continuavano a guardarmi con gli occhi fuori dalle orbite. Che ne dite se facciamo le troie con tutti? Li proviamo tutti e quattro insieme a Franco. Ci facciamo riempire per bene prima che io e Freja ripartiamo per la Danimarca».
​A quelle parole, l'abitacolo tornò a farsi subito bollente. Marina e Freja non persero un secondo; per agganciare i quattro ragazzi decisero di usare l'arma più letale a loro disposizione: la loro totale, sfacciata nudità.
​«Lasciate fare a noi», disse Freja con un sorriso malizioso, sfilandosi di dosso la coperta.
​Marina aprì completamente la camicia di jeans, lasciandola cadere sul pavimento del camper. Elena, contagiata da quella carica di perversione selvaggia, imitò subito le due bionde, liberandosi di ogni cosa. Io le seguii a ruota, con la mia virilità già tesa e reattiva, pronto a godermi la scena dal vivo.
​Le tre donne scesero dal camper completamente nude, con la pelle dorata dal primo sole del mattino che metteva in risalto le loro forme perfette. Camminando sinuose sul sentiero di roccia, arrivarono sulla spiaggia proprio nel punto in cui i quattro fusti sti stavano finendo di incerare le tavole da surf. Erano esattamente come li aveva descritti Marina: giovani, muscolosi, con gli addominali scolpiti e i capelli bagnati di salsedine. Non appena il calpestio sulla sabbia attirò la loro attenzione, i quattro surfisti si voltarono. All'istante, rimasero letteralmente pietrificati, con le bocche spalancate e gli occhi sgranati davanti allo spettacolo ravvicinato di quelle tre splendide donne nude che avanzavano verso di loro senza un briciolo di timidezza.
​Marina, con la sua solita spavalderia da predatrice, accorciò le distanze. Si fermò a un passo dal ragazzo più alto, un biondo con le spalle larghissime, e gli appoggiò una mano calda sul petto muscoloso, facendo scivolare le dita fino al bordo del suo costume.
​«Ciao ragazzi...», esordì Marina con la sua voce profonda, calda e incredibilmente roca. «Abbiamo visto che siete degli esperti con le tavole... ma stamattina a noi tre è venuta una gran voglia di cavalcare qualcos'altro. Che ne dite di venire a fare un giro sul nostro camper? C'è anche mio marito Franco che non vede l'ora di guardarci mentre facciamo le troie con voi».
​Freja ed Elena si affiancarono a lei. Freja si portò subito dietro a uno dei ragazzi, strusciando il proprio seno sodo contro la sua schiena, mentre Elena, ormai preda della bramosia più sfrenata, afferrò il costume di un terzo surfista, tirandolo leggermente verso di sé e facendogli sentire quanto fosse già calda e pronta. I quattro fusti si scambiarono un'occhiata incredula, con il fiato corto e le loro virilità che stavano già gonfiando vistosamente i costumi da bagno.
​«Direi che il mare può aspettare», rispose il biondo, con gli occhi fissi sul sesso di Marina.
​Senza aggiungere un'altra parola, i quattro surfisti mollarono le tavole sulla sabbia e seguirono le tre donne, che scuotevano i fianchi nude davanti a loro, camminando decise verso il portellone aperto del camper, dove io li stavo aspettando per dare inizio al round più estremo e depravato di tutta la vacanza.
​I ragazzi salirono a bordo uno dopo l’altro, gli occhi iniettati di lussuria. Non appena il portellone si chiuse alle loro spalle, l'abitacolo si trasformò in una vera e propria bolgia infernale di sesso estremo. I quattro fusti si tirarono giù i costumi, mostrando verghe poderose, e la stanza si riempì di frasi sporche, grugniti e insulti eccitanti.
​«Sì, cazzo, godete come puttane! Siete tre ninfomane maledette!», urlò uno dei surfisti con le vene del collo gonfie.
«Sbattimi! Sì, Franco, sbattimi più forte, fammi male!!!», gridò Elena, con la bava alla bocca e gli occhi ribaltati all'indietro per il piacere.
«Guardatele come si muovono, queste tre troie porche non ne hanno mai abbastanza! Svuotateci tutti, troie!», infierì il surfista biondo.
​Fu nel bel mezzo di questo sesso a go-go che tre colpi secchi e d'autorità risuonarono improvvisamente sul portellone esterno: TOC, TOC, TOC. Il silenzio calò di colpo nell'abitacolo, interrotto solo dai respiri affannati. Ci guardammo tutti, immobili e nudi. Elena, con il trucco sbavato, i capelli completamente spettinati e la pelle ancora lucida di sudore, si alzò dal letto. Senza nemmeno coprirsi, andò ad aprire lo scorrevole.
​Fuori c'era una Safe-Patrol della compagnia dei Carabinieri. I due militari in divisa, con tanto di cappello e paletta alla cintura, rimasero letteralmente a bocca aperta, pietrificati di fronte alla visione di mia moglie nuda e palesemente reduce da un'orgia.
​«C-cosa succede qui dentro?», balbettò il capo pattuglia, cercando disperatamente di mantenere il contegno ma fissando i seni sodi di Elena. «Abbiamo sentito urlare fin dalla strada principale... Tutto a posto?»
​Elena si appoggiò allo stipite della porta, scoppiando in una risata maliziosa e sfacciata. «No, è tutto apposto, maresciallo! Stiamo solo scopando tra amici... anzi, se volete favorire! Venite dentro! Siamo tre fighe e cinque maschi, ma altri due li gestiamo tranquillamente, vero ragazze?»
​«Sììì! Falli entrare! Portali qua dentro!», urlarono in coro Marina e Freja dal letto, sventolando le gambe nude e mostrando i loro culi bagnati, mentre i surfisti ridevano eccitati.
​I due carabinieri non se lo fecero ripetere due volte. Travolti da quell'ondata di lussuria, salirono i gradini del camper e richiusero immediatamente il portellone. Senza badare troppo al protocollo, si liberarono rapidamente delle divise: sganciarono i cinturoni, posarono le armi d'ordinanza e le manette sul tavolo della dinette, proprio accanto al sacchetto delle brioche calde, e lanciarono i cappelli sui sedili anteriori, mostrando due corpi atletici e due verghe già tese al massimo.
​Marina, vedendo le manette sul tavolo, urlò con voce roca: «Maresciallo... prendi quelle! Ammanettaci! Ci vogliamo far fottere bloccate!».
​L'idea accese un brivido elettrico nel camper. Il carabiniere più giovane balzò dal letto, afferrò le manette d'ordinanza e tornò nella mischia. In un istante, sfruttando le strutture metalliche dei pensili e i sostegni del letto, le tre donne vennero bloccate. Elena e Marina furono ammanettate insieme, polso a polso, con le braccia tese sopra la testa, mentre Freja venne legata alla scaletta interna, con il culo sodo spalancato e offerto al branco, completamente indifesa e immobile.
​«Oddio sì... bloccate... usateci come tre vere cagne!», ansimò Freja, muovendo disperatamente i fianchi nudi nel vuoto.
​Con le tre donne ridotte all'impotenza totale, l'assalto simultaneo ripartì a una velocità triplicata. Con sette cazzi a disposizione e tre donne così fameliche, non c'era nessun bisogno di fare a turno. Il delirio scoppiò in contemporanea su tutto il letto: tre doppie penetrazioni totali e simultanee, con l’ultimo cazzo rimasto libero che girava impazzito di bocca in bocca.
​Elena si trovò schiacciata da un carabiniere nel culo e da un surfista in fica, mentre con le mani guidava la mia virilità tra le suas labbra, succhiando con foga. Accanto a lei, nello stesso secondo, Marina urlava con la schiena inarcata, sfondata contemporaneamente nei due canali dal secondo militare e dal surfista biondo. Freja, a quattro zampe poco più in là, incassava i colpi violenti degli ultimi due surfisti, con la bava alla bocca pronta a ricevere il membro del carabiniere più giovane che spingeva felice contro il suo viso.
​Sette cazzi dentro tre donne nello stesso momento: un incastro perfetto di carne, spinte sorde e urli selvaggi che si incrociavano nell'aria. Il tintinnio metallico delle manette si fondeva con il rumore viscido della carne che sbatteva contro la carne, mentre il camper oscillava paurosamente sulle sospensioni.
​Sunder quei colpi implacabili, le tre donne persero ogni controllo. Le pareti vaginali e anali si contrassero selvaggiamente sui cazzi che le stavano possedendo, e l'abitacolo fu squarciato da un coro di urli acuti, viscerali e animaleschi. Fu un orgasmo simultaneo devastante, che le lasciò tremanti, sfinite e con gli occhi ribaltati all'indietro per l'estasi.
​I sette maschi, portati al limite estremo da quelle contrazioni, non riuscirono più a trattenersi. I sette cazzi si silarono all'unisono dalle intimità arrossate e dilatate e si posizionarono sopra i loro corpi bloccati per dare il via a un vero e proprio bagno di sborra collettivo. Una tempesta densa, caldissima e interminabile di sperma si abbatté sui loro corpi. I getti incrociati partirono da ogni direzione: una pioggia bianca e viscosa che inondò prima i loro visi stravolti, incollando i capelli sulla fronte, per poi colare a fiumi sui seni alti, sulle pance piatte e sulle cosce. Elena ricevette una scarica enorme direttamente sulla bocca spalancata, mentre Marina e Freja si spalmavano quel liquido bollente sul petto, ridendo nel delirio più totale.
​Solo dopo che l'ultimo getto si fu esaurito, il carabiniere scattò la serratura delle manette, liberandole. I quattro surfisti, ormai completamente svuotati, salutarono con un cenno d'intesa, si tirarono su i costumi e scesero dal mezzo per tornare alle loro tavole.
​I due militari, guardando l'orologio sul cruscotto, si resero conto che il turno di pattuglia stava per ricominciare e che non potevano certo presentarsi in caserma coperti di umori e sabbia da capo a piedi.
​«Ragazzi, qui ci vuole un miracolo prima di rientrare in servizio», disse il capo pattuglia, ridendo.
«Approfittate pure della doccia del camper», rispose Elena dal letto, ancora ansimante. «C'è l'acqua calda accesa, andate a darvi una lavata».
​I due carabinieri entrarono insieme nel piccolo box doccia del camper, lasciando lo specchio a soffietto semiaperto per far uscire il vapore. Aprirono il getto dell'acqua calda e iniziarono a insaponarsi i corpi muscolosi, lavando via i resti di quel massacro di prima mattina.
​Nel frattempo sul grande letto in coda, Elena, Marina e Freja non riuscivano a staccare gli occhi da quella scena. Sfinite, sdraiate l'una contro l'altra completamente nude, iniziarono a toccarsi di nuovo. Le loro dita, ancora bagnate e scivolose, scesero spontaneamente ad accarezzare le loro fighe gonfie, rosse e letteralmente distrutte dalle doppie penetrazioni simultanee appena subite. Sentire quel bruciore intimo e il contatto tra loro faceva vibrare ancora i loro corpi ninfomani.
​Elena, muovendo le dita dentro di sé mentre guardava il capo pattuglia sotto l'acqua, non riuscì a trattenere una domanda maliziosa, gridando per farsi sentire sopra il rumore della doccia: «Maresciallo... ma quanti siete in caserma a Savona? No, perché se sei tutti così...»
​Dall'interno del box doccia, tra le nuvole di vapore, il carabiniere più giovane scoppiò a ridere, passandosi lo shampoo tra i capelli: «Ah ah ah ah! Sentila! Ma lasciatelo dire, a voi tre ci vuole un intero reggimento per soddisfarvi sul serio! Siete insaziabili!»
​«Un reggimento? Beh, se ci organizziamo per il viaggio di ritorno, possiamo fare una sosta anche lì!», ribatté Freja con la sua solita sfrontatezza danese, mentre Marina le leccava un capezzolo per riaccendere la provocazione.
​Io, Franco, me ne stavo appoggiato al sedile di guida, godendomi quel siparietto assurdo e divertito. I due carabinieri finirono di lavarsi, uscirono dal box asciugandosi alla bell'e meglio e si rinfilarono le divise d'ordinanza, abbottonando le camicie e riposizionando i cinturoni con le armi e le manette che poco prima avevano sigillato il loro piacere.
​Prima di aprire il portellone per tornare alla gazzella, il capo pattuglia si voltò verso il letto, fece un saluto militare impeccabile con un sorriso complice e disse: «Buon viaggio verso il nord, ragazze. E occhio a non far traballare troppo il camper in autostrada».
​Con i carabinieri e i surfisti ormai andati, l'abitacolo tornò finalmente a essere il nostro rifugio privato. Le tre donne, colme di piacere e sfinite da quell'incredibile round mattutino, si ripulirono velocemente e si abbandonarono sul letto per un paio d'ore di sonno profondo e rigenerante, pronte a ricaricare le pile prima che io girassi la chiave nel cruscotto per rimettere le ruote sul nastro d'asfalto.
​Verso il Nord
​Il rombo sordo del motore del camper tornò a far vibrare l'abitacolo, mentre a pochi metri di distanza anche il Mercedes bianco di Marina accendeva i fari, pronto a fare strada. Elena si era rimessa al mio fianco sul sedile del passeggero, con addosso solo un paio di shorts e la camicia di lino aperta, mentre dietro, Freja si godeva il panorama dal finestrino della dinette, con un sorriso malizioso stampato in volto e le dita che ancora accarezzavano la pelle sensibile delle cosce.
​Le ruote del camper lasciarono la piazzola sterrata di Varigotti per immettersi sul nastro d’asfalto dell'autostrada, direzione Nord.
​Ci lasciavamo alle spalle una notte e una mattinata leggendarie, stampate sulla pelle sotto forma di graffi, odore di salsedine e i segni inconfondibili di quel bagno di sborra collettivo che aveva visto tre donne ninfomani dominare sette maschi senza sosta. Le sospensioni del mezzo avevano superato il collaudo più estremo, ma il viaggio era ancora lunghissimo. Davanti a noi si prospettavano migliaia di chilometri attraverso l'Europa: i trafori alpini, le autostrade tedesche senza limiti di velocità e le aree di sosta isolate, prima di raggiungere le lande selvagge della Danimarca.
​Con tre donne così a bordo, libere da ogni tabù e affamate di trasgressione, quel viaggio non sarebbe stata una semplice traversata, ma una scia di pura lussuria continentale. Chissà quali altri incontri, quali altre follie e quali altri corpi si sarebbero incrociati su quel grande letto matrimoniale in coda prima di avvistare le coste del nord...
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