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Autostrada con sorpresa 4


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
16.05.2026    |    859    |    2 9.0
"Nel frattempo, io mi ero sdraiato sulla testata del letto, godendomi la scena col cazzo teso al massimo..."
​Il confine tedesco era ormai alle spalle e l'aria del Nord iniziava a farsi sentire, ma a bordo dei nostri mezzi la temperatura era ancora a livelli di guardia. La Germania ci aveva lasciato addosso una carica erotica devastante e l’ingresso in Danimarca – la terra della libertà assoluta e dei nudisti – non fece che amplificare la sfrontatezza delle mie tre donne. Marina, mia moglie Elena e Freja non avevano nessuna intenzione di rivestirsi decentemente: la prospettiva di raggiungere le grandi spiagge libere del nord le aveva trasformate in predatrici insaziabili, pronte a colpire a ogni sosta. Sotto i loro soprabiti leggeri e spalancati, non indossavano nient'altro che dei perizomi microscopici e sgambatissimi, che mettevano in mostra i culi sodi e le fiche rasate a ogni minimo movimento, trasformandole in tre bombe a orologeria pronte a esplodere.
​La prima vera scossa arrivò poco dopo il confine, in una grande stazione di servizio sperduta tra le pianure danesi. Avevamo bisogno di fare carburante e una pausa tecnica. Marina accostò il Mercedes bianco vicino alle pompe, mentre io bloccai il camper subito dietro.
​L'addetto alle pompe di benzina, un giovane danese biondo e palestrato con la tuta da lavoro aperta sul petto, si avvicinò al finestrino di Marina. Non fece in tempo a pronunciare una parola che Marina spalancò la portiera, scendendo dall'auto con addosso solo il trench completamente aperto e i tacchi alti. Il sottile filo del perizoma che le stringeva i fianchi si notava immediatamente, lasciando le chiappe totalmente scoperte e bagnate di sudore alla luce del mattino. Il ragazzo rimase letteralmente paralizzato, con l'erogatore in mano, sgranando gli occhi davanti a quel corpo da favola coperto solo da quel briciolo di tessuto che le spariva in mezzo al culo.
​«Ci fai il pieno, bello?», sussurrò Marina con la sua voce profonda e da troia consumata, avvicinandosi a lui fino a fargli sentire il profumo del sesso ancora caldo.
​Il giovane buttò l'occhio verso l'interno dell'auto, dove mia moglie Elena e Freja si stavano strizzando i capezzoli ridendo della sua reazione, anche loro con le gambe aperte e i perizomi in bella vista sui sedili in pelle. In meno di tre secondi, la tuta da lavoro del benzinaio si gonfiò vistosamente, tendendosi come una corda. Marina se ne accorse, tese la mano e gli afferrò la verga attraverso il tessuto, impastandogliela senza pietà: «Vedo che hai l'erogatore pronto e bello duro... vieni dietro la pompa, c'è un angolo riparato».
​Io rimasi a fare la guardia, godendomi la scena a braccia incrociate e col cazzo che già spingeva nei pantaloni, mentre Marina ed Elena trascinarono il ragazzo dietro il gabbiotto di servizio del carburante. Fu una sveltina brutale, fulminea e sporca: Marina si tirò su il trench, mettendo totalmente a nudo il culo marchiato dal perizoma teso, si appoggiò alla parete di lamiera e lasciò che il giovane, con il fiato corto e le mani ancora sporche di grasso, le tirasse fuori un cazzo enorme, venoso e paonazzo per infilarglielo in fica con affondi rapidi, feroci e bagnati. Elena si inginocchiò subito sotto di loro, afferrando le palle del danese e leccandogli la base del cazzo e le cosce per accelerare il ritmo del massacro. Il ragazzo resistette meno di due minuti, venendo con un gemito gutturale e selvaggio nel profondo di Marina, che incassò l'ondata di sborra ridendo di piacere, fiera di essersi fatta svuotare da uno sconosciuto.
​Nel frattempo, Freja era entrata nel bar della stazione per comprare delle bibite. Il barista, un uomo maturo e tarchiato, era solo dietro il bancone. Quando vide la bionda mozzafiato avanzare in modo sinuoso, con il soprabito che si apriva a ogni passo mostrando chiaramente il perizoma audace e il triangolo di pelo che spuntava appena, si guardò intorno nervoso. Freja non gli diede il tempo di pensare: girò dietro il bancone, gli aprì i pantaloni con una mossa fulminea e liberò un cazzo grosso e arrossato. Iniziò a fargli un pompino devastante, profondo, risucchiando la cappella fino a farsi venire i conati e facendo schioccare la lingua, mentre l'uomo si aggrappava al bordo del lavandino per non gridare, sborrandole in gola nel giro di trenta secondi. Freja ingoiò ogni goccia, ripulendolo con una sfrontatezza da vera cagna prima di uscire.
​Ma il vero delirio si scatenò nei bagni della sosta successiva, lungo l'autostrada verso Esbjerg. I tre corpi femminili erano ormai insaziabili, eccitati dal sapore del seme danese. Entrammo nel blocco servizi: un lungo corridoio di cemento con i lavandini comuni e le porte delle turche. C'erano tre enormi camionisti danesi, tre colossi barbuti che si stavano lavando le mani. Al passaggio delle tre donne, con i trench spalancati e quei perizomi pazzeschi che si notavano prepotentemente evidenziando i culi sodi e le movenze lascive, i tre maschi si diedero di gomito. Guardandole dall'alto in basso, iniziarono a sghignazzare e a commentare a voce alta tra di loro in danese stretto, convinti che nessuno potesse capirli:
​«Se tre luder... Se på de biler, de er klar til at blive kneppet af hele norden!» (Guarda che tre troie... guardate quei culi, sono pronte per farsi fottere da tutto il Nord!)
​Non avevano fatto i conti con Freja. La bionda si piantò in mezzo al corridoio, si girò verso di loro con uno sguardo carico di sfrontatezza assoluta, si spalancò il trench mostrandosi quasi completamente e, parlando nella loro stessa lingua con un sorriso di pura sfida, li fulminò:
​«Ehi, maschioni... siete solo capaci a parlare e a fare i galli, o sei davvero in grado di farci godere e sfondare tutte e tre?»
​I tre camionisti rimasero a bocca aperta per un secondo, poi i loro volti si accesero di una bramosia animalesca e troglodita. Senza dire un'altra parola, si tirarono giù i jeans liberando tre verghe pesanti, venose, spesse e già durissime.
​Elena e Marina non aspettarono un istante di più: si voltarono di scatto e si misero subito a quattro zampe con il culo alto, appoggiandosi al grande ripiano di ceramica dei lavandini comuni. Con un gesto rapido spostarono di lato il filo del perizoma, offrendo le loro intimità arrossate, bagnate e pronte al macello. Due dei camionisti si avventarono su di loro come bestie, afferrandole per i fianchi robusti e penetrandole brutalmente, uno in fica e l'altro direttamente nel culo di Marina, sfondandole a ritmo di record proprio davanti agli specchi del bagno che si appannavano per il calore dei corpi. Le pareti rimbombavano dei colpi di bacino e delle sberle sulle chiappe.
​Il terzo autista fu preso in consegna da Freja, che lo spinse contro la porta di una cabina, inginocchiandosi sul pavimento sporco e prendendogli l'intera verga in bocca con un pompino veloce, violento e viscido, facendo schioccare la saliva mentre si faceva spingere il cazzo in gola fino a sputare sangue, raccogliendo la sborra direttamente tra le labbra. Io assistevo appoggiato allo stipite della porta, fiero e compiaciuto della sfrontatezza da troie delle mie donne, mentre l'eco dei loro gemiti da cagne e lo sciacquio dei fluidi riempiva il bagno, che in pochi minuti divenne un ricettacolo di umori e schizzi di sperma bollente ovunque, persino sugli specchi.
​Ci ricomponemmo in cinque minuti, sistemando alla meglio i lembi dei perizomi bagnati e i trench, lasciando i tre autisti danesi completamente svuotati, ansimanti e sotto shock sui lavandini. Risalimmo a bordo, i motori ruggivano e la rotta era ormai tracciata. La Danimarca dei nudisti, delle spiagge libere e dello scambismo totale era a poche decine di chilometri. Se l'accoglienza in autostrada era stata questa, quello che ci aspettava nel villaggio avrebbe polverizzato ogni nostra fantasia precedente.
​Il Paradiso dei Nudisti: Lyngboparken Henne
​Poche ore dopo, i nostri mezzi varcarono finalmente l'ingresso del Lyngboparken Henne, un celebre e immenso campeggio naturista immerso tra le dune selvagge e i boschi a ridosso delle spiagge del Mare del Nord. Non appena superammo la sbarra d'ingresso, lo spettacolo che ci si parò davanti confermò la fama del posto: centinaia di persone, uomini e donne di ogni età, giravano completamente nude tra i camper, le roulotte e i sentieri sterrati. C'era chi prendeva il sole, chi tagliava l'erba e chi chiacchierava davanti a una birra, tutto nella più totale, disinvolta e arrapante nudità.
​Per Marina, Elena e Freja fue come l'invito a nozze definitivo. Parcheggiammo il camper e la Mercedes in una piazzola riservata e isolata, protetta da una corona di alberi. Le ragazze non persero un secondo: aprirono le portiere, si sfilarono i trench e calarono i perizomi microscopici, restando completamente nude sotto il sole del Nord. I loro corpi, ancora segnati dagli umori, dalle ditate e dalle fatiche dell'autostrada, spiccavano per una tonicità e una sfrontatezza che attirarono subito gli sguardi dei presenti.
​«Franco, stasera non voglio sentire ragioni», disse Marina, stiracchiandosi nuda e mostrando i seni alti, i capezzoli turgidi e la fica rasata. «Siamo nel paese della libertà. Voglio che tutti i nudisti di questo settore sappiano esattamente che tipo di troie scatenate sono arrivate dall'Italia».
​Sistemammo le sdraio e aprimmo il tendalino del camper. Io mi misi comodo, rigorosamente nudo anche io col cazzo che ormai svettava fiero, godendomi lo spettacolo delle mie tre ninfomane che avevano iniziato a spalmarsi la crema solare a vicenda con movenze volutamente lascive, leccandosi le dita e infilandosele nelle fiche davanti a tutti, emettendo piccoli gemiti per provocare i vicini di piazzola.
​L'esca funzionò in pochissimi minuti. Un gruppo di quattro nudisti danesi – due coppie mature ma splendidamente tenute, fisici atletici, alti e completamente abbronzati – che alloggiavano nelle piazzole adiacenti, iniziò a girare intorno al nostro spazio. I due mariti, Björn e Lukas, erano due colossi biondi con fisici scolpiti e due verghe imponenti che si rizzarono in un attimo alla vista delle nostre donne. Le loro mogli, Astrid e Freydis, erano due bionde spettacolari sulla quarantina, con seni sodi dalle grandi areole rosa e i corpi completamente depilati, lucidi per l'olio.
​Marina, accorgendosi del giro di sguardi e dei cazzi dritti dei danesi, si alzò in piedi. Si piazzò al limite della nostra piazzola, aprì le gambe e, guardando dritto negli occhi il più alto dei danesi, disse ad alta voce: «Vi piace guardare, eh? In Danimarca seid famosi per essere aperti... venite a vedere da vicino come sono fatte le vere troie italiane».
​Le due coppie danesi accettarono l'invito senza farselo ripetere. Entrarono nella nostra piazzola e l'atmosfera si trasformò nel giro di un istante in un'arena di pura lussuria, un'orgia selvaggia e senza alcun ritegno.
​Fu Astrid a dare il via alle maialate più estreme. Si lanciò tra le braccia di mia moglie Elena, baciandola con una foga lesbica micidiale, infilandole la lingua in gola mentre le sue mani esploravano la fica di Elena. Freja e Freydis le seguirono a ruota sul grande telo steso sotto il tendalino del camper, dando vita a un groviglio lesbico di quattro donne che si leccavano, si mordevano i capezzoli e si divoravano le fiche a vicenda, scambiandosi umori in un risucchio continuo che faceva impazzire noi maschi.
​«Franco! Guarda come godono le nostre donne! Facciamole piangere!», ruggì Björn.
​Il colosso si avventò su Marina, che si era già messa a pecora sulla sdraio di plastica, con il culo monumentale spalancato verso l'alto. Björn le afferrò i fianchi con le mani massicce e, senza un briciolo di vaselina, la penetrò nel culo con un colpo secco. Marina cacciò un urlo lavoro che rimbombò in tutto il campeggio, inarcando la schiena per l'estasi e la pressione improvvisa. Lukas prese in consegna mia moglie Elena, sfilandola dal bacio di Astrid per scaraventarla sul tavolo da campeggio; le aprì le gambe e la possedette in fica con affondi brutali, spietati, che facevano traballare la struttura di alluminio, mentre lei gridava godendo come una cagna.
​Io mi lanciai nel mezzo dell'orgia: mi sdraiai sul telo e richiamai a me Astrid e Freydis. Le due danesi si inginocchiarono sopra di me; una mi riempì la bocca con la sua fica bagnatissima e profumata, mentre l'altra afferrò la mia virilità tesa al massimo, infilandosela in gola fino alla radice con un pompino profondo, mentre Freja si strofinava contro la mia gamba, masturbandosi freneticamente col clitoride schiacciato sul mio polpaccio. I corpi si mischiavano in continuazione, i cazzi passavano da una bocca all'altra, da una fica a un ano senza sosta, impregnando l'aria dell'odore acre di sperma e sudore.
​Ma il culmine delle porcate si raggiunse quando Freydis corse dentro il loro enorme motorhome e ne uscì con una borsa di pelle nera. Dentro c'era uno strap-on di cuoio nero con un fallo di silicone venato, immenso e realistico, lungo quasi trenta centimetri. Astrid se lo allacciò ai fianchi con mossa esperta, stringendo le cinghie sul suo bacino nudo.
​A quel punto, la geometria dell'orgia divenne un capolavoro di pura perversione meccanica. Astrid non volle restare a guardare: Björn si sdraiò a terra a pancia in su, sollevando la sua verga enorme, venosa e completamente dritta verso il cielo. Astrid avanzò con il mega-fallo di silicone che le oscillava tra le cosce, si posizionò sopra di lui e si abbassò con un colpo secco, prendendosi tutto il cazzo del marito nel culo! Si sedette completamente sopra di lui, impalandosi fino alla radice ed emettendo un gemito profondo, mentre le pareti del suo ano si dilatavano al massimo. In quella posizione, bloccata a cavalcioni sul marito, ogni volta che Astrid sussultava e muoveva il bacino per godersi il cazzo dentro il culo, lo strap-on da trenta centimetri puntato in avanti frustava l'aria, pronto a colpire le nostre donne.
​Il meccanismo era mostruoso e perfetto. Le mie tre donne, davanti a quella giostra di carne e silicone, impazzirono del tutto. Mia moglie Elena fu la prima a buttarsi nella mischia. Si mise a quattro zampe sul telo, offrendo il culo bagnato ad Astrid. La danese, continuando a fare su e giù sul cazzo del marito, spinse il bacino in avanti e infilò l'intero mostro di gomma nell'ano di Elena.
​«Sì, cazzo! Franco, guarda! Mi sfonda con la gomma mentre lei la prende nel culo! È un delirio pazzesco!», urlava Elena con la testa sul pavimento, mentre Astrid la pompava senza pietà muovendo l'intera impalcatura umana.
​Non appena Elena arrivò all'orgasmo, sfinita e con l'ano deformato, Marina la scalzò con violenza. Si buttò a pecora davanti ad Astrid, afferrandosi le natiche con le mani per spalancarsi al massimo: «Ora a me! Spaccami tutta, troia danese!». Astrid caricò il colpo e affondò i trenta centimetri di silicone nella fica di Marina, che cominciò a urlare come una bestia ferita sotto il sole del campeggio, mentre Lukas le sborrava contemporaneamente sulla schiena. Infine toccò a Freja, che si prese lo strap-on direttamente in bocca, infilandoselo fino in gola e facendosi quasi soffocare dal silicone viscido degli umori delle altre.
​Marina, con gli occhi ancora lucidi e la bava alla bocca, si staccò dal gruppo barcollando. Non era ancora sazia di troiate. Attraversò la piazzola completamente nuda e raggiunse la sua Mercedes bianca. Spalancò il cruscotto e afferrò la borsa in cui custodiva la sua collezione segreta di giocattoli erotici. Ritornò sotto il tendalino del camper come una furia, rovesciando sul telo il carico di acciaio e silicone: plug anali a batteria, vibratori rotanti e stimolatori telecomandati.
​«Se i danesi vogliono vedere le maialate italiane, adesso li accontentiamo», ringhiò Marina, afferrando un grosso plug d'acciaio con la base gioiello e spingendoselo nell'ano con un colpo secco, per poi lanciare il telecomando wireless ad Astrid.
​Elena prese un vibratore rotante a doppia punta e lo inserì tra la sua fica e quella di Freydis, unendo le due donne in un legame lesbico viscido e rumoroso, mentre Astrid, continuando a cavalcare il culo del marito, schiacciava i tasti del telecomando facendo sussultare Marina a ogni scarica di vibrazioni. Lukas e Björn, impazziti davanti a quel dispiegamento di toys, si avventarono di nuovo sui corpi delle ragazze. Björn afferrò mia moglie Elena da dietro proprio mentre il vibratore continuava a tormentarle il clitoride, penetrandola brutalmente in fica, mentre Lukas bloccò Freja a terra, riempiendole la bocca con la sua verga venosa.
​Il Colpo di Scena: Franco Domina il Gigante
​Il delirio svoltò bruscamente verso un territorio ancora più estremo e inaspettato. Björn, il colosso biondo, con gli occhi dilatati dal sesso e dall'alcol, smise di spingere su Elena. Si girò lentamente verso la mia direzione, fissandomi con uno sguardo torbido, carico di una bramosia bisessuale assoluta. Non staccava gli occhi dal mio cazzo, che continuava a pulsare duro, enorme ed eretto. Il gigante danese si mise in ginocchio sul telo, ansimando, e iniziò a strisciare verso di me come un enorme predatore sottomesso, leccandosi le labbra.
​Mia moglie Elena se ne accorse all'istante. Si sollevò da terra con i capelli spettinati e la faccia bagnata di umori, guardò prima il danese e poi me, e scoppiò in una risata eccitatissima e sfrontata.
​«Franco! Franco, guarda quel bestione... quel bsx ha messo gli occhi su di te, vuole farsi fottere da te!», urlò Elena, dandomi dei colpetti sulle gambe per incitarmi. «Che faccio, amore? Scopatelo! Ti prego, fammi vedere che t'inculi il danese! Voglio vederti mentre distruggi quel gigante biondo!».
​A quel comando, la macchina erotica delle mie tre donne si attivò all'unisono come un branco di lupe affamate. Elena, Marina e Freja si avventarono su Björn prima ancora che lui potesse fare un altro passo. Lo afferrarono per le braccia muscolose e per le spalle, sollevandolo di peso con una forza sovrumana dettata dalla perversione, lo girarono di scatto e lo piantarono a 90 gradi, con le mani inchiodate al pavimento del camper e il suo enorme culo biondo spalancato e teso all'insù, dritto davanti alla mia traiettoria.
​«Forza ragazze, prepariamo il campo per il padrone!», gridò Marina.
​Le tre ninfomane si inginocchiarono in cerchio intorno alle sue natiche. Marina ed Elena iniziarono a lubrificargli l'ano a colpi di lingua feroci, infilandogliela dentro a turno e bagnando l'intero buco con la loro saliva mischiata agli umori della notte, mentre Freja gli afferrava la verga da sotto per tenerlo fermo e calmarlo. Il colosso danese cacciò un grugnito gutturale, tremando tutto sui quattro arti, completamente in balia della sfrontatezza delle italiane.
​Elena si voltò verso di me, tenendo saldamente una natica di Björn per tenergli il canale dilatato e teso: «Dai Franco, vieni! È prontissimo, è viscido! Montalo e sfondalo davanti a noi!».
​Non me lo feci ripetere due volte. Mi alzai con il cazzo teso come una barra d'acciaio che spingeva in avanti. Avanzai sul telo, mi piazzai dietro il gigante danese e puntai la mia cappella bagnata direttamente contro il suo ano rilassato dai colpi di lingua delle ragazze. Con una spinta secca e viscerale del bacino, affondai la mia virilità fino alla radice dentro il culo di Björn.
​Il danese cacciò un urlo rauco, acuto, che lacerò l'aria della piazzola, mentre Elena e Marina gridavano d'estasi.
​«Mmm, che troia... ha un culo che sembra una figa da tanto che è morbido, caldo e bagnato!», ringhiai, stringendo le mani sui fianchi massicci di Björn mentre continuavo a spingere a fondo, sentendo le pareti del suo ano stringersi caldissime intorno al mio cazzo.
​A quella vista, il livello di depravazione nella piazzola superò ogni limite umano. Marina, con gli occhi fuori dalle orbite per l'eccitazione e il plug d'acciaio ancora incastrato tra le sue natiche, decise che quel banchetto di carne andava sfruttato fino all'ultimo centimetro. Si avventò sul corpo di Björn, scavalcandolo con mossa agile nonostante la sua mole, e si mise a cavallo della schiena del danese, posizionando la sua fica bagnatissima e spalancata a pochi millimetri dal mio viso e dal punto di penetrazione.
​«Dai Franco! Passa da un buco all'altro!», urlò Marina con la sua voce profonda e roca, afferrandosi le cosce e spingendo il bacino all'indietro per offrirmi la sua intimità proprio sopra il culo del gigante. «Sfondami la fica e poi torna dentro di lui! Facci godere insieme!».
​«Sì, amore, fallo! Alternali! Spaccali tutti e due!», gridava mia moglie Elena, inginocchiata di fianco a noi insieme a Freja, mentre entrambe si masturbavano freneticamente guardando la mia verga che si muoveva in quella doppia ghiottoneria di carne.
​Non me lo feci ripetere. Con un risucchio umido mi sfilai dal culo di Björn e, senza perdere un secondo, con una spinta secca del bacino verso l'alto, puntai la cappella ed entrai completamente nella fica caldissima e stretta di Marina. La donna cacciò un urlo acuto, vibrando tutta sui fianchi, mentre io iniziavo a pomparla con colpi rapidi e profondi. Dopo pochi affondi devastanti, mi sfilai di colpo dalla sua fica bagnata e mi catapultai nuovamente nel culo del danese, che cacciò un altro grugnito sussultando sotto il mio peso.
​Era una giostra infernale: passavo da un buco all'altro a ritmo battente, lubrificando il cazzo tra gli umori vaginali di Marina e l'ano caldo di Björn. I due corpi erano incastrati sotto di me, subendo la mia spinta alternata in un tripudio di pura depravazione, mentre Elena e Freja raccoglievano con le dita i liquidi che colavano per bagnare ancora di più la mia traiettoria. Lukas, l'altro danese, si era unito a loro, piazzandosi dietro Elena per cavalcarla a sua volta, creando un treno di carne che oscillava a ritmo dei miei affondi.
​Sentivo che la pressione stava arrivando al punto di rottura. Il cazzo mi pulsava come non mai, lubrificato da quel mix infernale di umori. Mi sfilai un'ultima volta da Marina, puntai il culo di Björn e ci entrai dentro con una spinta animalesca, arrivando fino in fondo alle sue viscere. Il danese si irrigidì, stringendo le dita sul pavimento del camper.
​«Sto venendo! Stringi quel culo, troia bionda!», ruggii, e iniziai a sparare i miei getti di sborra bollente nel profondo del danese. Ad ogni pulsazione, Björn lanciava un urlo rauco, mentre Marina si piegava in avanti per leccargli il sudore sul collo ed Elena si sporgeva per raccogliere le gocce che colavano.
​La mia sborra aveva appena finito di inondare le viscere di Björn quando mi sfilai lentamente dal suo ano, con il cazzo ancora gonfio, bagnato e lucido di quel mix micidiale di umori. Non feci in tempo a rimettermi seduto che mia moglie Elena e Freja, posizionate ai miei la ti, si avventarono sulla mia virilità come due predatrici affamate. I loro occhi brillavano di una foga depravata mentre fissavano l'asta bagnata. Elena mi afferrò le cosce, guardandomi dal basso verso l'alto con un sorriso sfrontato:
​«Mmm... Franco, facci assaggiare il cazzo in bocca col gusto misto di figa e culo... vogliamo sentire il sapore di quello che hai combinato su quel bestione e su Marina!»
​Non se lo fecero ripetere due volte. Le due donne ai lati si divisero il bottino. Elena spalancò la bocca e tese la lingua, iniziando a leccare la base e le palle, raccogliendo ogni goccia di siero e umori che colava, mentre Freja si avventò sulla cappella, prendendosela tutta in bocca con un pompino profondo e rumoroso.
​Così, oltre al culo del danese e alla figa di Marina, il mio cazzo finì direttamente nelle bocche fameliche di Freja e di mia moglie Elena. Le due troie facevano a gara a colpi di lingua accaniti, risucchiando ed esplorando ogni centimetro della mia pelle per pulirmi alla perfezione. Sentivo le loro lingue calde e ruvide darsi il cambio sul frenulo, ripulendo l'asta dal mix viscido che si era accumulato durante quella giostra infernale.
​«Che troie che siete... due vere cagne insaziabili!», ringhiai, passandole le mani tra i capelli biondi e spingendo il bacino in avanti per farle affogare meglio, mentre Marina e l'altro danese assistevano ansimanti a quella scena di pura sottomissione e pulizia.
​Elena ripulì l'ultimo schizzo di sborra rimasto sulla punta con un colpo di lingua deciso, mandando giù tutto con un gemito di pura devozione, lasciando il mio cazzo splendente e bagnato solo della loro saliva.
​Ci lasciammo cadere sul telo sotto il tendalino, esausti, bagnati e completamente svuotati. La terra dei nudisti ci aveva accolto nel modo più sporco, depravato e glorioso possibile.
​Il Gran Finale nel Camper
​La sera era calata sul campeggio nudista e un'aria fresca saliva dal Mare del Nord, ma l'abitacolo del nostro camper era un vero e proprio forno. Eravamo distesi sul grande letto matrimoniale tutti e quattro, completamente nudi, stanchi ma con la mente ancora invasa dalle depravazioni del pomeriggio. I corpi erano rilassati, e l'odore del sesso e degli oli solari riempiva la penombra.
​Elena si girò su un fianco, appoggiando la testa sul mio petto villoso, e mi fissò con un sorriso malizioso e sfrontato: «Allora Franco... com'è stato scoparti Björn?».
​Sorrisi, passandole una mano tra i capelli ancora spettinati: «Sincero? Bello... era prontissimo e mi stringeva il cazzo con i muscoli anali a ogni spinta. Quel colosso biondo si è rivelato una vera troia».
​Elena scoppiò a risate, poi lo sguardo le si fece serio e carico di una nuova, improvvisa bramosia erotica. Guardò me, poi Marina e Freja che erano sdraiate accanto a noi: «Sapete una cosa? Quando oggi pomeriggio ho visto la bionda danese con lo strap-on... beh, mi è salita una voglia pazzesca. Avrei voluto provarlo anche io. Deve essere eccitante da matti inculare un uomo».
​Marina si tirò su sui gomiti, facendo ballare i seni pesanti, e i suoi occhi brillarono nella penombra: «Beh, in effetti ci stavo pensando anche io... l'idea di dominare un maschio e sfondarlo da dietro mi fa bagnare la fica all'istante».
​Anche Freja si unì al coro, annuendo con decisione: «Sì, vi confermo che l'idea è da brividi. Vedere un gigante ridotto a una cagna sottomessa ti fa sentire un'eccitazione pazzesca. Deve essere bellissimo inculare un maschio».
​A quel punto mi sollevai anche io, guardandole tutte e tre con un sorriso tra il divertito e l'allarmato: «Ehi, ehi... non fatevi strane idee adesso! Guardate che io non mi presto a certi giochini!».
​Elena mi diede uno schiaffetto giocoso sulla coscia, scoppiando a ridere insieme alle altre: «No, tranquillo amore! A noi basta e avanza il danese! Björn è perfetto per questo».
​Marina ed Elena si mossero come due furie arrapate, l'eccitazione nel camper era diventata così densa che si poteva tagliare col coltello. Si infilarono al volo solo i trench, lasciandoli completamente aperti sul davanti con i perizomi bagnati in bella mostra, e corsero fuori nella notte verso il motorhome dei vicini. Avevano una missione precisa: farsi dare da Astrid lo strap-on da trenta centimetri e le cinghie di cuoio.
​Io mi alzai dal letto, mi infilai i boxer e uscii a mia volta nella frescura del campeggio nudista, puntando dritto verso la piazzola di Björn. Lo trovai seduto su una sedia da esterno, completamente nudo sotto le stelle, mentre sorseggiava una birra ghiacciata. Non appena mi vide arrivare, i suoi occhi da bsx si illuminarono e la sua verga bionda ebbe un sussulto immediato.
​«Ehi, maschione», gli dissi, guardandolo dall'alto in basso con le mani sui fianchi. «Le mie tre troie ci hanno preso gusto. Hanno deciso che stasera devi fare la loro cagna nel camper. Ti va di farti sfondare a turno da tutte e tre con il silicone di tua moglie?».
​Björn sgranò gli occhi, mandò giù un sorso di birra a vuoto e il suo cazzo si rizzò all'istante, duro come il marmo. Si alzò in piedi tremando per l'eccitazione, senza dire una parola, pronto a seguirmi ovunque come un cane al guinzaglio.
​Quando rientrammo nel camper, Marina, Elena e Freja erano già pronte. Avevano poggiato sul tavolo quel mostro di silicone da trenta centimetri, lucido di olio lubrificante. Non appena videro il colosso danese varcare la soglia col cazzo dritto e lo sguardo sottomesso, le tre ragazze cacciarono un urlo di pura lussuria selvaggia. Björn fu fatto mettere a novanta gradi sul grande letto, con i polsi stretti dalle mani di Marina e Freja che lo tenevano inchiodato ai cuscini, mentre il suo enorme culo biondo era totalmente offerto al massacro.
​Mia moglie Elena, con lo strap-on da trenta centimetri allacciato ai fianchi, si posizionò dietro di lui. Con uno sguardo carico di pura cattiveria erotica, spinse il bacino in avanti, piantando l'intero mostro di silicone nell'ano del danese con un colpo secco e spietato. Björn cacciò un urlo lacerante, un grugnito di puro dolore e piacere viscerale che fece tremare le pareti dell’abitacolo. Elena iniziò a pomparlo senza pietà, muovendo il bacino a ritmo frenetico, godendosi i sussulti del gigante.
​A turno, le donne si diedero il cambio alla guida dell'impalcatura di cuoio. Dopo Elena, fu Marina a montare il danese, spingendo la gomma ancora più a fondo, seguita da Freja che cavalcava con foga ninfomane, trasformando quel colosso del Nord nella loro cagna privata. Marina ed Elena, eccitatissime dal vedere quel gigante biondo ridotto a una cagna urlante, iniziarono a insultarlo senza alcun freno, spingendo la depravazione al massimo livello verbale. Gli si misero sopra la faccia, tirandogli indietro i capelli biondi per guardarlo negli occhi lucidi di lacrime e piacere.
​«Sì, cazzo! Guarda come gode questa troia!», gli gridavano in faccia Marina e Freja, riempiendolo di sberle sulle natiche rosse e gonfie. «Puttana! Sei solo una vacca danese! Guarda come ti piace farti sfondare dalle donne italiane!».
​Björn, con la testa schiacciata contro il materasso e la bava che gli colava dalle labbra, non riusciva nemmeno a rispondere. Poteva solo annuire e grugnite come una bestia sottomessa, incassando ogni insulto e ogni spinta dello strap-on. Nel frattempo, io mi ero sdraiato sulla testata del letto, godendomi la scena col cazzo teso al massimo. Björn, completamente sottomesso e con l'ano devastato dal silicone, girò la testa verso di me. Con gli occhi fuori dalle orbite, il danese bsx allungò il collo e si avventò sulla mia virilità. Iniziò a succhiarmi il cazzo con una voracità disperata, infilandoselo in gola fino alla radice, facendosi quasi soffocare pur di raccogliere ogni mia pulsazione. Lo spinsi a fondo nella sua bocca, venendo selvaggiamente e scaricando i miei getti di sborra bollente direttamente sulla sua lingua, fino all'ultimo orgasmo.
​Ma la vera porcata finale doveva ancora consumarsi. Mi sfilai dalla sua bocca e, insieme alle ragazze, raccogliemmo tutta la sborra venuta in quella sessione. Marina ed Elena presero i fluidi bianchi e appiccicosi e li spalmarono interamente lungo i trenta centimetri dello strap-on, rendendolo viscido e lucido di seme.
​«Sei una vacca, Björn! Una vera puttana!», urlava Elena rincarando la dose. Afferrò nuovamente lo strap-on sporco di sborra e lo infilò dritto nel culo del danese, spingendo con tutto il peso del corpo.
​Il silicone viscido penetrò fulmineo, andando a martellare direttamente e ripetutamente la prostata di Björn con affondi spietati. La pressione fu così violenta e precisa che il gigante danese andò totalmente in corto circuito: senza nemmeno essere toccato sul cazzo, sentendo il mostro da trenta centimetri che gli devastava l'interno e le ragazze che lo riempivano di insulti dandogli della vacca danese, Björn cacciò un urlo disumano e sborrò a fontana sul lenzuolo, sparando getti di siero densissimo a distanza, mentre il suo corpo veniva scosso dagli spasmi dell'estasi più totale.
​Ci lasciammo cadere tutti sul letto, esausti, coperti di sudore, umori e sborra. La Danimarca era stata conquistata nel modo più sporco, selvaggio e glorioso possibile.
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