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Lui & Lei

​Il Bivacco


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
25.05.2026    |    494    |    1 9.3
"Eravamo solo io, lei che mi portava all'esaurimento, e quell'ombra immobile dietro di noi che guardava, osservava e alimentava il fuoco..."
La costa era una sequenza di falesie a picco e calette nascoste che conoscevo come le mie tasche. Quell’escursione di tre giorni stava andando esattamente come speravo: solo io, il mio kayak e il ritmo della pagaia. Puntavo dritto verso la mia caletta preferita, un angolo di paradiso dove contavo di montare il campo per la notte.
​Mentre viravo verso l’insenatura, notai un altro kayak che spuntava da dietro il promontorio. Era un biposto. A bordo c'erano un uomo e una donna che procedevano con un passo deciso; lei a prua, la schiena dritta e la pagaia che fendeva l'acqua. Notai subito che non indossava il reggiseno; sotto il sole di maggio, la sua pelle dorata e le forme libere erano uno spettacolo che attirava l'occhio. Raggiungemmo la spiaggia nello stesso momento. Tirammo in secca le imbarcazioni sulla ghiaia fine e iniziammo a scaricare l’attrezzatura per il bivacco.
​Ci avvicinammo per le presentazioni. «Franco», dissi porgendo la mano.
«Patrizia», rispose lei con un sorriso aperto, mentre l'uomo accanto aggiungeva: «E io sono Girolamo».
​Erano completamente nudi, senza il minimo imbarazzo. Patrizia notò il mio sguardo e, con naturalezza, mi chiese: «Ti dà fastidio se stiamo così?».
Scossi la testa: «Tranquilli, nessun fastidio».
Lei ridacchiò, indicando con lo sguardo il gonfiore evidente del mio costume, che l'eccitazione del momento rendeva difficile da nascondere. «Si vede», aggiunse con una nota di malizia.
«Che giro fai?», mi chiesero mentre iniziavano a sistemare il campo.
«Tre giorni lungo la costa», spiegai, togliendomi il costume per restare nudo anch'io. «E voi?».
«Anche noi, direzione Francia».
​La serata scivolò via tra i racconti delle nostre escursioni passate in mare e nei laghi. Quando la brace si ridusse a un punto rosso nel buio, il silenzio divenne elettrico. Eravamo tutti e tre nudi sulla sabbia, in un’intimità selvaggia. La luce fioca del fuoco accarezzava la pelle di Patrizia, evidenziando ogni linea del suo corpo. Ogni tanto, i suoi occhi cercavano i miei, densi, di chi non ha più bisogno di regole.
​Mi voltai verso di lei, fissandola in silenzio. Lei non si ritrasse; inclinò la testa, accettando il mio sguardo. A pochi centimetri da noi, il marito restava immobile, seduto a terra, gli occhi fissi su di noi con un’intensità vorace. Non interveniva, non toccava nulla; osservava e basta. Ogni mio movimento era sotto il suo esame silenzioso.
​Patrizia si mosse. Si avvicinò finché le nostre ginocchia non si scontrarono sulla sabbia. Senza staccare gli occhi dai miei, la sua mano scese decisa sulla coscia poi lentamente sul mio membro, ormai duro come pietra. Io guardo Girolamo, lei tranquilla, Franco a lui piace guardare. Si inginocchiò davanti a me, le mani ferme sulle mie cosce, la bocca che lavorava con una foga affamata. Sentivo il calore della sua lingua, sull'asta, le palle, la cappella le spariva in bocca, l'umidità delle sue labbra che mi avvolgevano; un contrasto brutale con la sabbia fresca.
​Il marito non distolse lo sguardo nemmeno per un istante, studiando ogni mia espressione, ogni contrazione dei miei muscoli, il modo in cui le mie mani premevano le spalle di lei per costringerla a scendere ancora più a fondo. Era una danza silenziosa: io e Patrizia eravamo il centro, e lui era il testimone immobile di quella scena senza censure.
​Patrizia si staccò un istante, le labbra lucide di saliva, per prendermi con la mano e masturbarmi con violenza, continuando a fissare suo marito. Voleva che lui vedesse tutto. Mi sentivo come una preda al centro di un gioco dove il piacere veniva filtrato da quello sguardo fisso, inamovibile. Eravamo solo io, lei che mi portava all'esaurimento, e quell'ombra immobile dietro di noi che guardava, osservava e alimentava il fuoco.
​La faccio stendere vicino al marito e mi metto con il viso tra le sue cosce; la figa rasata e bagnata, salata di acqua di mare. Ci faccio scendere acqua dolce della bottiglia per togliere il sale e mi butto a leccargliela da subito, delicatamente, passaggi circolari lungo le labbra esterne, poi quelle interne. Tocco il clitoride con la punta della lingua, lo succhio, lei lancia un gemito che rimbomba nella caletta.
«Puoi gridare Patrizia, sfogati dal piacere che provi, qui non ci sente nessuno», le dico.
«Siii, leccami, cazzo, come sei bravo, sei un lecca-figa patentato, oho oho sì. Girolamo è bravissimo, lecca divinamente, lo vedo amore che sei in estasi, sì, mi fa morire, cazzo che bello!».
Mentre mi prende la testa schiacciandola sulla sua figa: «Lecca, leccami porco, fammela sentire, hai la lingua che si muove benissimo, oh oh sì. Scopami Franco, ti voglio, dammi il cazzo dentro!».
​Gli vado sopra, lei si allarga con le cosce e la penetro; scivola dentro e lei: «Siiiii, mmmm, dammelo tutto!». Inizio a scoparla mentre vedo Girolamo che si sega: «Sì, Franco, sbattila, mia moglie, senti quanto è porca, Franco scopala!».
«Sì, Girolamo, ho la figa che brucia, tho, tho, piglialo tutto! Oho oho dio, scopami, sì, dai, spingi!».
Poi: «Girolamo amore, girati, fatti scopare da dietro! Porco, vuoi vedermi sottomessa a Franco? Sì, ti deve scopare tutti i buchi, dagli il culo, voglio vedere che ti incula, porco!». Si mette a quattro zampe: «Dai, accontenta il porco di mio marito!». Vedo il culo, il buco pulsare dalla voglia: «Hai voglia di prenderlo in culo, porca? Sì, che aspetti, inculala, falla strillare, sfondata!».
«OK, come vuoi». Sputo sul buco del culo due o tre volte, poi bagno bene il cazzo nella figa mentre la lubrifico nell'ano, poi: «Tho, porca, eccolo tutto per te!».
«Sì, tutto, porco, dammelo tutto, sì!».
La inculo con forza, lei urla: «Sì, sfondami, mi sfonda, amore, ti piace vedere tua moglie usata, porco? Sei cornuto, guarda che ti cornifico!».
«Sì, scopala Franco, scopatela, sta cagna in calore!».
Passo dal culo alla figa, dalla figa al culo fino a che urla a squarciagola: «GODO, GODO, PORCA PUTTANA, STO GODENDO, SÌ!». Aumento il ritmo: «Ti spacco tutta, Patrizia!».
«Sì, spaccami in due, la sento vibrare, si scuote, godo, godo, cazzo, sto godendo!». Sento schizzare il mio cazzo: «Stai squirtando, puttana? Sì, porco, mi hai fatto squirtare!».
Girolamo si alza, le va davanti al viso, si sega e le sborra in faccia, in bocca: «Tho, puttana, ti piace farti montare, troia?».
«Siiii!».
«Anch'io arrivo all'orgasmo!». Patrizia lo percepisce: «Franco, non ti togliere, sborrami in culo, porco!».
«Ti accontento, puttana!». E le sborro in culo, la riempio.
​Lei si butta giù, io su di lei, piantato nel suo culo devastato. Mi tolgo, rimane aperto con la sborra che esce.
​Dopo una notte di fuoco, ci addormentammo stretti l'uno all'altro. Al mattino, col sole che sorgeva, preparammo il caffè, un po' di frutta e delle barrette. Mangiammo in silenzio, un silenzio disteso e complice. Poi, senza troppe parole, ripiegammo le sacche e sistemammo i kayak. Ci scambiammo solo brevi sguardi d'intesa. «Buon vento, Franco», mi salutò Patrizia. Salirono a bordo e presero il largo verso la Francia. Rimasi a guardarli allontanarsi, con la consapevolezza di aver vissuto una notte che avrebbe reso il resto del mio viaggio indimenticabile.
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