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Lui & Lei

​L'Amico di Famiglia – Parte 1


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
25.05.2026    |    501    |    1 6.0
"Vedi come le vene del collo si tendono? È il punto in cui la volontà si arrende del tutto all'istinto..."
​Prefazione
​Questo racconto non è pura invenzione. Maurore rielabora qui un frammento della sua esperienza reale, trasformando un ricordo vissuto in narrazione. È il racconto di un'iniziazione, dove uno sguardo complice e un silenzio condiviso hanno segnato, in un pomeriggio qualunque, la scoperta del desiderio

Avevo vent’anni, la casa era immersa nel silenzio del pomeriggio e l’aria sembrava ferma. Ero seduto in cucina, i libri dell'università aperti davanti a me, ma la concentrazione era svanita da tempo. Avevo ceduto alla distrazione, aprendo il computer per cercare una fuga. Ero solo, mi ero messo comodo: una sigaretta accesa, il caffè a portata di mano, il video che scorreva sullo schermo in un ritmo ipnotico. Stavo cercando quel tipo di piacere lento, distratto, che ti entra nelle ossa.
​Poi, il ronzio del citofono squarciò il silenzio.
​Chiusi il portatile di scatto e corsi ad aprire. Era l'amico di famiglia, uno che conoscevo da una vita. Quarantacinque anni, magro, asciutto, sempre la battuta pronta. Lo consideravo un po’ come il "fratellone" scapestrato che non avevo mai avuto.
​«Offrimi un caffè, ragazzo», disse, entrando con un sorriso sornione.
​Ci accomodammo in cucina. Il caffè, le chiacchiere, il solito clima rilassato. Ma c’era una confidenza diversa, più sciolta. Ci accendemmo una sigaretta e, senza cerimonie, la sua mano scivolò sul portatile ancora caldo. Lo aprì.
​Il video riprese da dove l’avevo interrotto. La luce dello schermo illuminò il suo viso; invece di chiudere tutto, lui si lasciò andare sulla sedia, con un'espressione divertita e complice.
​Sullo schermo, la luce della piscina rifletteva bagliori dorati sulla pelle sudata della protagonista, mentre l’uomo che la dominava le stringeva le caviglie, sollevandole le gambe contro il bordo di pietra. Un dettaglio crudo che rendeva il movimento della donna frenetico e inesorabile.
​«Studioso, eh?», disse lui, dandomi una pacca sulla spalla con un tono goliardico. «La materia sembra piuttosto... impegnativa. Ottimi gusti, piccolo».
​Mi avvicinai di un passo, sentendo quella nuova sintonia. «È solo un modo per staccare», risposi, cercando di mantenere il tono disinvolto.
​Lui non staccò gli occhi dal monitor. «Guarda il modo in cui lei affonda le dita nel marmo quando lui aumenta il ritmo», commentò, indicando con la sigaretta un momento in cui le nocche della donna diventavano bianche per lo sforzo. «È quella la parte che ti cattura, vero? La perdita di controllo. È eccitante vedere una che si arrende così, non credi?».
​Il video continuava a scorrere. Sullo schermo, la tensione era all'apice: il ritmo dei movimenti era diventato forsennato.
​«Guarda adesso», sussurrò lui, con una nota di eccitazione nella voce, come un fratello maggiore che ti svela un trucco del mestiere. «Sta per arrivare al limite. Vedi come le vene del collo si tendono? È il punto in cui la volontà si arrende del tutto all'istinto. È lì che si vede la vera natura».
​Sul monitor, la donna aveva smesso di fingere. Il suo volto era una maschera stravolta: un grido strozzato che le moriva in gola. Il piacere esplose in un crescendo di immagini febbrili: il sudore che luccicava, il modo convulso in cui lei artigliava il bordo, e poi lo scatto finale di entrambi, un momento di pura liberazione che fece vibrare il suono dell'audio.
​Lui rimase in silenzio, osservando gli ultimi istanti in cui il corpo della donna si contraeva. Quando il video sfumò, si voltò verso di me con un ghigno divertito. Non c’era severità, ma una scintilla di intesa maschile.
​«Ecco», disse, con un sorriso sporco che mi fece sentire finalmente grande. «Quella è la resa. È una cosa che pochi hanno il coraggio di guardare davvero negli occhi. Ma tra uomini, si capisce al volo».
​Si alzò, dandomi una stretta forte sul braccio. «Studia bene, ragazzo. Perché quando inizierai a vivere momenti così, non sarai più lo stesso».
​Chiuse il portatile con un gesto secco. «Meglio che vada. Ma tieni la mente aperta, ci vediamo presto per un altro caffè, intesi?».
​Quando la porta si chiuse alle sue spalle, rimasi solo. Non c’era imbarazzo, solo una strana, nuova energia che mi bruciava addosso. La soglia era stata superata: non ero più il ragazzino di casa, e sentivo che quella era stata solo la prima lezione.
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