orge
La Fattoria 3°: Il Raccolto
Lucienk
04.06.2026 |
133 |
2
"«Puttane! Troie! Che cazzo state facendo?!», urlò Mario, la voce tremante di rabbia e di un desiderio viscerale..."
Dopo la prima notte di puro sesso che aveva fatto conoscere a tutti quanto fosse troia Francesca, il podere ogni sera era diventato un rito dedicato esclusivamente al piacere del sesso. Non c’era più vergogna, tra loro si era creata solo una complicità predatrice. Un mattino Paolo, seduto a capotavola durante la colazione, osservava le "due" donne con autorità. «Oggi c'è da lavorare duro», aveva detto.
La promessa giunse al culmine con l'arrivo dei nuovi lavoratori stagionali. Un gruppo di giovani uomini e donne, arrivati da lontano, scese dai furgoni sollevando polvere e aspettative. Paolo, Laura e Francesca li accolsero sul piazzale. Poi le due donne accompagnarono il gruppo alle baracche del campo e sbrigarono le necessità dei nuovi arrivati; era solo compito loro. Si scambiarono uno sguardo d'intesa. «Allora Francesca, come le vedi le prossime giornate?», chiese Laura. «Calde, molto calde», rispose lei con gli occhi lucidi. «Ho la figa che vibra a vedere tutti sti maschi. Non sono mai stata con un uomo di colore, dicono che sono molto dotati». «Confermo», ribatté Laura, «hanno dei cazzi belli grossi. E li usano molto bene».
Finita la giornata di lavoro, al calare del sole, la tensione si sciolse in una frenesia primordiale. Quella prima notte, le baracche divennero il centro di un’energia vibrante. Laura prese per mano Francesca: «Sei pronta? Andiamo». Entrarono nella baracca principale indossando solo il perizoma. Furono subito circondate da un gruppo di ragazzi e ragazze già nudi, con le mazze tese e ogni tipo di desiderio visibile. Laura venne reclamata da un intreccio di corpi maschili e femminili; le lingue si mescolavano e le mani esploravano ogni centimetro di pelle in un rito di possessione reciproca. Gli uomini le occuparono subito la bocca e lei, inginocchiata, succhiava cazzi e leccava fighe, mentre le mani la accarezzavano ovunque. «Mmm, sì, porci, continuate, usatemi!». Francesca, in preda a un furore insaziabile, si lasciò mettere le dita in ogni buco. «Mmmm Laura, hai ragione, sono enormi, non mi entrano in bocca, li voglio provare tutti!». Il suo corpo divenne il fulcro di un’orgia collettiva: bocca, figa e culo venivano reclamati contemporaneamente. «Siii, mi spaccano! Siii cazzo, sfondatemi, tori!». Il sapore del sudore e dello sperma si mescolava nell’aria soffocante. «Guarda come ci vogliono!», urlava Francesca, squirtando sul legno grezzo mentre veniva riempita in ogni orifizio.
Paolo, dalla veranda, osservava in silenzio il caos, sentendo le grida di piacere e il suono dei corpi che si schiaffeggiavano. Non resistette: si avviò verso le baracche seguendo la musica. Quando entrò, trovò la scena al culmine: Francesca e Laura erano inondate di sperma e gridavano «Riempiteci, maiali, inondateci!», come troie. «Ciao Paolo, vieni, ci sono buchi da riempire anche per te! Siamo le regine di questa notte, marchiate da decine di sconosciuti. Siamo esauste ma pronte a ricominciare per te».
Paolo, con un ghigno, rispose: «Puttane, datevi da fare, siete due troie in calore!». Proprio mentre erano piegate a succhiargli il cazzo, si aprì la porta della baracca. Era Mario, il compagno di Laura e padre di Francesca. Rimase paralizzato: vide Laura con il cazzo di Paolo in bocca mentre veniva scopata da dietro a turno dai lavoratori. «Puttane! Troie! Che cazzo state facendo?!», urlò Mario, la voce tremante di rabbia e di un desiderio viscerale.
Francesca, il volto lordo di sperma, si staccò dal cazzo che stava pompando e guardò il padre con una ferocia animalesca. «Perché, non si capisce, papà? Ci facciamo fottere da chiunque passi, ci stiamo facendo sfondare da tutti!». Laura, sputando il cazzo di Paolo, aggiunse con un ghigno sprezzante: «Siamo troie? Dai Mario, smettila di fare il moralista. Unisciti a noi, cazzo! Pensi che non ti abbia mai visto di nascosto mentre annusavi le mutandine di Francesca e ti segavi, pezzo di porco?».
La reazione di Mario fu immediata. Senza dire una parola, si strappò i vestiti di dosso e si lanciò verso la figlia, afferrandola per i capelli e costringendola a mettersi a carponi tra i cazzi neri che ancora la stavano violando. Francesca non oppose resistenza, anzi, si inarcò verso di lui, offrendogli il culo già devastato. «Sì, cazzo, papà! Spaccami, entra dentro!», gridò lei. Mario non si trattenne, le afferrò i fianchi e affondò il suo cazzo nel buco slabrato e ancora caldo di sborra della figlia, spingendo con una violenza brutale. «Ti piace, troia? Ti piace prendertelo anche da tuo padre? Ti sbatto tutta troia, siii sbattimi porco».
Francesca rispose con una risata roca, il sapore dello sperma che le colava lungo il mento. «Sì, papà! Sfondami! Hai un bel cazzo, mmm come mi entra nel culo! Senti come sono sfasciata, senti come ti stringo, maiale! Mi eccita essere sbattuta da te, fammi sentire come scopi, porco! Inculami papà, incula tua figlia! Troia? Sì, lo sono, mi piace il cazzo! I tuoi amici me li sono scopati tutti; quando non ci sei vengono a scoparmi!».
Mario ringhiò: «Troia puttana, ti sborro in culo!». Francesca rispose: «Siii, e tu Laura sei una troia, poi voglio il tuo culo! Siii porco!». Laura si posizionò a cosce aperte: «Leccami la figa, Francesca, mentre ti prendi il cazzo di tuo padre!». Mmm siii, leccami porca, guardala come lecca la figa piena di sborra, siiii porche troie, ti inondo puttana! Laura intanto prese due uomini che la riempivano insieme: «Sfondatemi insieme culo e figa!», gridava, mentre sotto lo sguardo allucinato di Mario, continuava a farsi prendere in ogni modo. «Ma quanto sei troia, due alla volta puttana! Ne prendi, siiii, vieni, fatti pulire il cazzo porco...».
L'orgia divenne un caos infernale di carne e fluidi: uomini che si inculavano tra loro, femmine a 69 a leccarsi, mentre Francesca, nel bel mezzo di quell'arena, era un groviglio di cazzi. Quello di Paolo le entrava nel culo con ferocia, mentre quelli dei lavoratori la riempivano in gola e nella figa. Il podere era diventato un mattatoio di carne pulsante. Quando si lasciarono andare, distrutte e soddisfatte, Francesca guardò Laura, poi Paolo e infine suo padre Mario. «Ho perso il conto, Laura, non so quanti cazzi mi hanno devastata stasera», sussurrò, ansimando in un lago di sborra e sudore. «Mi hanno riempita in ogni singolo buco, sono stata la troia di tutti voi, e non voglio che finisca mai!». Mentre stringe il cazzo del padre e il seno di Laura, aggiunse: «Poi a casa ci divertiamo noi tre...».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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