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Il principe - Cap.13 - Lo sputo e i piedi


di the_extension
09.03.2026    |    388    |    0 9.0
"" Io gemetti di frustrazione e piacere misto, venendo di nuovo mentre l’ultima guardia finiva dentro di me..."
La sera dopo, quando le torce si accesero e la porta di ferro si aprì, non aspettai che le guardie entrassero del tutto. Erano lì tutti: Garrick, il grasso con la barba, gli altri due, Mira con il suo sguardo vuoto, e Roderick ultimo, sempre sullo sgabello, tunica aperta, cazzo già mezzo duro in mano.
Thorne era in piedi al centro della cella, nudo, il corpo magro segnato dalle notti passate. Mi guardò come faceva sempre ultimamente: con un misto di speranza morta e rassegnazione. Io lo fissai per un secondo, sentendo qualcosa di acido montare in gola.
Mi avvicinai a lui a passi lenti, nuda, la figa già bagnata solo dall’attesa. Lui aprì la bocca per dire qualcosa - forse il mio nome, forse un "per favore" - ma non gli diedi tempo.
Sputai.
Lo sputo gli colpì la guancia sinistra, denso e caldo, scivolando piano verso il mento. Thorne sbatté le palpebre, il viso che si contorse in uno shock muto.
"Patetico schifo di uomo," dissi, la voce bassa ma chiara, ogni parola come una lama. "Guarda come ti sei ridotto. Il tuo cazzo si drizza solo perché Mira te lo succhia, e nemmeno più per me. Sei un fallito, Thorne. Un coglione inutile che non sa nemmeno scopare una figa vera senza piangere dopo. Ti ho lasciato scopare la mia per anni, e ora? Ora sei solo un buco per la rossa. Un giocattolo rotto che nessuno vuole più. Sparisci dai miei occhi, verme."
Thorne non rispose. Rimase lì, immobile, lo sputo che gli colava sul petto, gli occhi lucidi ma senza lacrime. Non si pulì. Non si mosse.
Io mi girai di scatto e andai da Roderick.
Mi inginocchiai ai suoi piedi, le ginocchia sul pavimento freddo. Lui non disse niente, solo allargò leggermente le gambe, lasciando che la tunica si aprisse di più. Il suo cazzo era eretto ora, venoso, la cappella lucida.
Mi chinai in avanti e baciai il suo piede destro. Prima un bacio leggero sulle dita, poi la lingua che sfiorava la pelle, lenta, devota. Passai all’altro piede, leccando l’arco, succhiando piano l’alluce come se fosse un cazzo. Roderick emise un sospiro soddisfatto, la mano che tornava a posarsi sulla mia testa, accarezzando i capelli con la stessa calma di sempre.
Le guardie si erano avvicinati. Garrick fu il primo: mi afferrò per i fianchi, mi alzò il culo e mi penetrò la figa con un colpo secco. Io gemetti forte, spingendo indietro contro di lui, ma non smisi di baciare i piedi di Roderick.
"Scopami... cazzo, scopatemi tutti," ansimai tra un bacio e l’altro. "Riempitemi la figa, la bocca, il culo... usatemi come la troia che sono."
Il grasso con la barba mi infilò il cazzo in bocca mentre Garrick continuava a scoparmi da dietro. Io succhiavo avidamente, la saliva che colava, mentre le mie labbra restavano premute sui piedi del principe. Il terzo guardia mi prese il culo, spingendo dentro senza preparazione, il bruciore che si mescolava al piacere. Venni quasi subito, la figa che si contraeva intorno a Garrick, urlando contro il piede di Roderick: "Sì... Roderick... scopami tu... ti prego... voglio il tuo cazzo dentro di me... solo il tuo..."
Ma lui non si mosse. Rimase seduto, la mano che mi accarezzava la testa, il pollice che sfregava piano la tempia, mentre le guardie mi usavano. Uno dopo l’altro vennero: Garrick dentro la figa, il grasso in gola, il terzo nel culo. Il seme colava ovunque - sulle cosce, sul mento, sul pavimento - ma io continuavo a baciare i piedi di Roderick, la lingua che lambiva ogni dito, supplicando tra i gemiti.
"Ti prego... Roderick... entraci tu... riempimi... voglio sentire il tuo cazzo... solo il tuo... sono la tua puttana... la tua troia... scopami..."
Lui sorrise, la mano che stringeva leggermente i capelli.
"Non ancora, Elara. Non te lo sei ancora guadagnato del tutto."
Io gemetti di frustrazione e piacere misto, venendo di nuovo mentre l’ultima guardia finiva dentro di me. Le guardie si ritrassero, ridendo, e uscirono.
Rimasi lì, inginocchiata ai suoi piedi, il corpo tremante, coperto di seme, la figa che pulsava vuota. Continuai a baciare, leccare, succhiare i suoi piedi, le lacrime che si mescolavano alla saliva.
Thorne era ancora al centro della cella, immobile, lo sputo secco sulla guancia. Non mi guardava più. Mira si avvicinò a lui, gli prese il cazzo molle in mano, ma lui non reagì.
Roderick mi accarezzò la testa un’ultima volta.
"Domani, forse. Se continui a essere brava."
Io annuii contro il suo piede, la lingua ancora fuori.
"Sì... Roderick... sarò brava... per te..."
Il buio calò di nuovo. Ma dentro di me non c’era più spazio per Thorne, per l’amore, per il rimpianto. Solo per il principe e per il desiderio di guadagnarmi finalmente il suo cazzo.

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