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Gay & Bisex

Al capo piace il cazzo


di backfill
04.11.2026    |    3.238    |    3 4.9
"Il contrasto era atroce: il sapore salato del cazzo e l'odore nauseabondo che proveniva dal basso..."
Il sole di luglio picchiava senza pietà sul parabrezza del furgone aziendale. Corrado stringeva il volante con le nocche bianche, lo sguardo fisso sull'asfalto che tremava per il calore. Accanto a lui, Donatello sembrava ignorare la temperatura. Il ragazzo si era spalmatio sul sedile, le gambe lunghe e muscolose distese quasi a invadere lo spazio di Corrado. Indossava quei maledetti jeans blu, talmente stretti da sembrare una seconda pelle, con strappi strategici sulle cosce che lasciavano intravedere una peluria scura e folta.
Corrado deglutì, sentendo la gola secca. Ogni volta che Donatello si muoveva, il denim teso sottolineava l'imponente volume tra le sue gambe. Un profilo netto, massiccio, che faceva battere il cuore di Corrado in un ritmo irregolare e fastidioso.
"Allora, capo, a che punto siamo con i tempi?"
La voce di Donatello era roca, sicura. Non c'era traccia di deferenza.
Corrado scattò, raddrizzando la schiena e assumendo un tono brusco.
"Siamo in orario, se smetti di fare domande e ti concentri sul lavoro. Appena arriviamo, voglio che scarichi tutto il materiale senza che io debba dirtelo due volte. Chiaro?"
Donatello sorrise. Non era un sorriso amichevole, era una sfida. Si sistemò meglio sul sedio, facendo scivolare leggermente il tessuto dei jeans. Attraverso uno degli strappi, Corrado vide un lembo di boxer neri e una curva di pelle abbronzata.
"Chiarissimo, capo. Lei è sempre così teso. Dovrebbe rilassarsi."
"Io non sono teso, sono professionale. Una cosa che a te sembra mancare."
Il silenzio tornò a regnare, rotto solo dal ronzio del condizionatore che lottava contro il caldo. Corrado cercava di ignorare l'odore di Donatello: un misto di sudore maschile, dopobarba economico e pelle calda. Era un odore che gli scavava nello stomaco, risvegliando desideri che aveva passato vent'anni a soffocare sotto una maschera di autorità e rigore.
Dopo due ore di strada, Donatello si schiarì la voce.
"Devo pisciare Capo."
"Cerca un'area di sosta. Non posso fermarmi in mezzo al traffico."
"Non c'è tempo per l'area di sosta, Corrado. O mi fermo qui, o allago il sedile."
Corrado imprecò e accostò bruscamente sul ciglio della strada, in un tratto dove il traffico scorreva lento ma costante. Non appena il furgone si fermò, Donatello aprì la portiera, lasciandola spalancata.
Si posizionò di profilo rispetto a Corrado. Con una naturalezza quasi crudele, Donatello sbottonò i jeans e abbassò la zip con un suono metallico che risuonò nel silenzio dell'abitacolo. Estrasse il membro con un movimento fluido.
Corrado rimase paralizzato. Il cazzo di Donatello era enorme, una colonna di carne pulsante, venata e scura, che svettava orgogliosa verso l'alto prima di piegarsi per dirigere il flusso. Il getto di urina colpì l'erba secca a lato della strada, ma Corrado non guardava l'erba. Guardava la base, i testicoli pesanti e scuri che dondolavano leggermente, la pelle tesa del prepuzio che scivolava.
Donatello girò la testa verso di lui. I suoi occhi erano socchiusi, un lampo di consapevolezza che attraversò lo sguardo. Sapeva esattamente cosa Corrado stesse guardando.
"Cosa c'è, capo? Le interessa l'idraulica?"
Corrado sentì il sangue salirgli al volto.
"Chiudi quella porta e rivestiti! Siamo in pubblico!"
"Siamo in un furgone, con i vetri oscurati. E poi, guarda che bella vista."
Donatello finì di urinare lentamente, godendosi l'estasi del rilascio. Rimase lì per qualche secondo di troppo, lasciando che le ultime gocce cadessero, rendendo il glande lucido e bagnato. Poi, invece di infilarsi i pantaloni, rimase a fissare Corrado.
"Merda, non ho un fazzoletto. Mi sono pulito male."
Corrado distolse lo sguardo, fissando il cruscotto.
"Non ne ho. Usa la maglietta, per l'amor di Dio."
Donatello ridacchiò. Un suono basso, gutturale.
"Senti Capo, visto che sei così efficiente in tutto... perché non me lo pulisci con la bocca?"
Il silenzio che seguì fu così denso da sembrare solido. Corrado voltò la testa lentamente, gli occhi sgranati, la bocca aperta in un'espressione di puro shock.
"Come ti permetti? Come osi dirmi una cosa del genere? Io sono il tuo superiore, pezzo di merda!"
Donatello non rispose a parole. In un movimento fulmineo, rientrò nel furgone, chiudendo la portiera con un colpo secco. I jeans erano ancora aperti, e il cazzo, stimolato dalla sfida e dal potere, era diventato un tronco duro e teso che spingeva contro il tessuto.
Prima che Corrado potesse reagire o urlare, Donatello allungò una mano grossa e potente, afferrando i capelli di Corrado con una presa ferrea. Gli tirò la testa all'indietro con violenza, costringendolo a guardare in alto.
"Il capo non comanda più qui dentro."
Con un movimento deciso, Donatello spinse la faccia di Corrado verso il basso, schiacciandogliela contro il cazzo eretto. L'odore di urina fresca e di muschio maschile invase le narici di Corrado. Inizialmente, l'uomo cercò di resistere, agitò le braccia, emise un gemito di protesta. Ma quando le sue labbra sfiorarono la testa calda e pulsante del membro, qualcosa in lui si spezzò. La maschera di autorità crollò, lasciando spazio a una fame animalesca.
Corrado aprì la bocca e avvolse il glande con la lingua, assaggiando il sapore salato e metallico. Donatello emise un grugnito di soddisfazione e iniziò a spingere il cazzo in gola a Corrado, senza alcuna delicatezza.
"Sì, così. Leccalo tutto, troia. Sputa fuori tutta quella dignità che ti sei costruito e mangia il mio cazzo."
Donatello afferrò ancora più forte i capelli, guidando le spinte. Il suono della carne che sbatteva contro le guance di Corrado e il rumore dello schiaffo della pelle contro la pelle riempirono il furgone. Corrado stava annegando in quel membro, i suoi occhi lacrimavano per la profondità della penetrazione, ma non smetteva. Succhiva con foga, la lingua che accarezzava il frenulo, mentre Donatello continuava a insultarlo.
"Guarda come ti piace. Il coordinatore della squadra, ridotto a un buco per il mio cazzo. Sei solo un vecchio frustrato che non vede l'ora di farsi scopare da un ragazzo."
Donatello accelerò il ritmo, scopando la bocca di Corrado con colpi brevi e violenti. Corrado emetteva suoni soffocati, grugniti di piacere e sottomissione. Ma proprio quando Donatello era vicino al culmine, si fermò bruscamente. Estrasse il cazzo con un suono viscido, lasciando un filo di saliva collegare le sue labbra al glande.
Corrado rimase lì, accasciato sul sedile, ansimando, con lo sguardo perso.
"Basta così," disse Donatello, con una voce gelida. "Per ora."
Si richiuse la zip con calma, sistemandosi i jeans. Guardò Corrado, che sembrava un uomo distrutto.
"Ascoltami bene. Da questo momento in poi, comando io. Tu farai esattamente quello che ti dico, quando ti dico di farlo. E quando arriveremo in hotel, entrerò nella tua stanza luxury per sborrarti in faccia. Se provi a dirlo a qualcuno, o se cerchi di fare il capo, renderò la tua vita un inferno."
Corrado cercò di recuperare un briciolo di compostezza. Si raddrizzò, cercando di pulirsi la bocca con la manica.
"Questo... questo non cambierà nulla. Sei un dipendente. Posso farti licenziare in un secondo."
Donatello sorrise, tirando fuori il cellulare dalla tasca. Mostrò lo schermo a Corrado. C'era un video. Un video nitido, girato dall'angolo del cruscotto, che mostrava Corrado, con la faccia sepolta tra le gambe di Donatello, mentre quest'ultimo gli scuoteva i capelli.
Il colore svanì dal volto di Corrado.
"Cancellalo. Cancellalo subito!"
"Quando l'avrò deciso io. Ora guida, capo. Abbiamo un hotel che ci aspetta. Non mi costringere a mandarlo sul gruppo aziendale"
Il viaggio proseguì in un silenzio tombale, rotto solo dal rumore del motore. Quando arrivarono all'hotel, l'incontro con i colleghi, Marco e Luca, fu surreale. Corrado cercò di mantenere il suo tono autoritario, dando istruzioni sulla disposizione dei materiali, ma ogni volta che incrociava lo sguardo di Donatello, sentiva un brivido di terrore e desiderio risalirgli la schiena.
Donatello si avvicinò a lui mentre gli altri due entravano nella loro camera tripla. Le sue labbra sfiorarono l'orecchio di Corrado.
"Appena sarai solo in quella camera lussuosa, entrerò. E farò di te ciò che voglio."
Corrado entrò nella sua stanza singola. Era una camera splendida: letto matrimoniale king size, lenzuola di seta bianca, un bagno di marmo con vasca idromassaggio. Per anni aveva prenotato queste stanze per isolarsi, per non rischiare di cedere alle tentazioni che provava per i suoi sottoposti. Ora, quella stanza sembrava una trappola dorata.
Si sedette sul bordo del letto, con la testa tra le mani. Il cuore gli batteva forte. Non passò molto tempo prima che un colpo secco risuonasse alla porta.
Corrado sussultò. Aprì la porta lentamente. Donatello era lì, appoggiato allo stipite, con un'espressione di noia.
"Cosa vuoi?" chiese Corrado, la voce che tremava leggermente.
"Voglio vedere come vive il capo. Voglio vedere quanto è diversa questa camera dalla cella dove mi avete stipato con gli altri due."
Donatello entrò senza aspettare l'invito. Camminò per la stanza, toccando i mobili, osservando i dettagli con un sorriso beffardo. Poi, si fermò davanti alla porta del bagno.
"Sento il bisogno di cacare. Uso il tuo bagno."
Senza attendere risposta, Donatello entrò in bagno e chiuse la porta. Corrado rimase in camera, in ascolto. Sentì il rumore dell'acqua, il rumore di Donatello che si sedeva sul water. Improvvisamente, il telefono di Corrado vibrò.
Era un messaggio su WhatsApp. Un video. Era lo stesso video del furgone, ma questa volta Donatello lo aveva inviato come promemoria.
Corrado sentì il panico salirgli alla gola. Digitò freneticamente: "Cancellalo immediatamente! Ti prego! Ti faccio licenziare, ti denuncio, farò qualunque cosa, ma cancella quel video!"
La risposta arrivò pochi secondi dopo.
"Se vuoi che sparisca, devi dimostrarmi di essere un bravo cagnolino. Ho delle prove da sottoporti. Se le superi, forse penserò di cancellarlo."
Corrado tremava. "Quali prove?"
"Svestiti. Tutto. Nudo come un verme. Poi entra in bagno, mettiti in ginocchio davanti a me mentre finisco di cacare. Ora."
Corrado esitò. La sua mente urlava di rifiutare, di chiamare la polizia, di scappare. Ma l'immagine di quel video diffuso nel gruppo aziendale, la fine della sua carriera, la vergogna pubblica, erano troppo pesanti. Con dita tremanti, si sfilò la camicia, poi i pantaloni, infine le mutande. Rimase nudo, un uomo di 45 anni con la pancia leggermente pronunciata e la pelle pallida, sentendosi improvvisamente piccolo e vulnerabile.
Aprì la porta del bagno e vi entrò in ginocchio.
L'odore di merda lo colpì come uno schiaffo. Donatello era seduto sul water, i jeans abbassati alle caviglie, con un'espressione di totale indifferenza. La stanza era satura dell'odore acre e pesante delle feci. Corrado sentì lo stomaco rivoltarsi, ma rimase lì, con le ginocchia che premevano sul pavimento di marmo freddo.
"Avvicinati, capo. Più vicino."
Corrado strisciò in avanti, il respiro corto. Quando fu a pochi centimetri dalle gambe di Donatello, il ragazzo sollevò il bacino leggermente. Senza preavviso, Donatello iniziò a pisciare. Il getto caldo e giallastro colpì il petto di Corrado, scivolando lungo l'addome, bagnando il pavimento di marmo con un suono sibilante.
"Guarda come ti addolcisco, Corrado. Sei proprio dove devi stare: sotto di me, a raccogliere i miei scarti."
Corrado chiuse gli occhi, sentendo il liquido caldo che gli inzuppava la pelle, il viso, i capelli, l'odore pungente dell'urina che si mescolava a quello della cacca. Era un'umiliazione totale, ma sentiva un'eccitazione proibita che gli faceva pulsare il cazzo, nonostante la situazione.
"Ora," ordinò Donatello, "prendilo in bocca. Voglio che mi spompini mentre finisco di cacare. Non voglio sentire un solo lamento."
Corrado obbedì. Aprì la bocca e accolse il membro di Donatello, che era di nuovo duro come la pietra. Il contrasto era atroce: il sapore salato del cazzo e l'odore nauseabondo che proveniva dal basso. Corrado spingeva, succhiava, cercava di compiacere il suo tormentore, mentre sentiva Donatello spingere con forza, usando il cazzo come un pistone.
"Sì, succhia, troia. Mangia tutto. Immagina se i tuoi colleghi sapessero che il loro coordinatore ama l'odore della merda mentre si fa scopare la bocca."
Donatello iniziò a gemere, le spinte divennero più frenetiche. Corrado accelerò, usando la lingua per stimolare il glande, ignorando la nausea. Con un ultimo spinta violenta, Donatello gridò e sborrò abbondantemente in fondo alla gola di Corrado. L'uomo non ebbe tempo di reagire: Donatello gli ordinò di ingoiare tutto.
Corrado deglutì ogni goccia di sperma, sentendo il sapore denso e amaro scendere in gola.
Donatello si pulì con noncuranza, risalì i pantaloni e uscì dal bagno senza nemmeno scaricare l'acqua.
"Pulisci tutto, capo. Non voglio che la camera puzzi quando torno."
Corrado rimase solo nel bagno, nudo, circondato dallo schifo, piangendo silenziosamente mentre iniziava a lavare il pavimento di marmo.
La sera, l'atmosfera durante la cena con Marco e Luca era carica di una tensione che solo Corrado e Donatello comprendevano. I due colleghi parlavano di lavoro, di quanto fosse dura la giornata, mentre Donatello osservava Corrado con un sorriso predatore. Corrado non riusciva a guardarli negli occhi, sentendosi sporco, segnato, posseduto.
Tornati in hotel, i colleghi si ritirarono nella loro tripla. Corrado si chiuse in camera, sperando che la giornata fosse finita. Verso le 22:00, Donatello disse ai colleghi che andava a trovare.
Aprì la porta. Donatello era lì, con un'espressione rilassata.
"Cos'altro vuoi?" chiese Corrado, con un filo di voce.
"Quello di prima era solo l'antipasto, Corrado. Questa notte dormirò nella tua stanza, ma con un piccolo dettaglio."
Donatello entrò e indicò il sontuoso letto matrimoniale.
"Io dormirò qui, nel lusso. Tu dormirai a terra, su una coperta."
Donatello lanciò una coperta sottile sul pavimento duro, accanto al letto.
"Svestiti e sdraiati, dormirai nudo. E non osare fare rumore, o domani mattina il video sarà nelle email di tutto l'ufficio."
Corrado eseguì. Passò la notte sul pavimento nudo, sentendo ogni singola asperità del marmo attraverso la sottile stoffa, mentre sentiva il respiro regolare di Donatello che dormiva a pochi centimetri da lui.
La mattina dopo, Corrado era a pezzi. Il corpo gli doleva, la schiena era irrigidita, la mente era un groviglio di paura e desiderio. Donatello, invece, si svegliò fresco e riposato.
"Ehi, cagnolino. Sveglia."
Donatello lo calciò leggermente con il piede.
"Chiama il room service. Voglio la colazione completa in camera. Solo per me. Tu starai a guardare!"
Corrado fece come ordinato. Tornò in camera con un vassoio colmo di frutta, dolci, caffè e succhi. Si mise in un angolo, in silenzio, mentre Donatello mangiava con gusto, ignorandolo completamente. Corrado aveva una fame devastante, lo stomaco che gli morde, ma non osava chiedere nulla.
A un certo punto, Donatello prese una fetta di pane bianco. La guardò, poi guardò Corrado.
"Hai voglia di un dessert?"
Donatello si sbottonò i jeans e tirò fuori il cazzo. Iniziò a segarsi con movimenti lenti e deliberati, fissando Corrado negli occhi.
"Guarda come scivola, capo. Guarda quanto è duro."
Dopo pochi minuti di stimolazione, Donatello emise un gemito e sborrò abbondantemente sulla fetta di pane, coprendo la mollica bianca con filamenti di seme denso e biancastro.
"Mangiala."
Corrado fissò il pane. Il sapore del seme si mescolava all'odore del lievito.
"Tutto. Non lasciarne neanche un pezzo."
Corrado prese la fetta di pane e la portò alla bocca. Masticò lentamente, sentendo la consistenza viscida dello sperma tra i denti, ingoiando ogni morso con un senso di sconfitta totale.
Nei giorni successivi, il regime continuò. Ogni volta che erano soli nel furgone, Donatello non perdeva tempo. Estrasse il cazzo e lo ficcò in bocca a Corrado mentre guidava, costringendolo a fare acrobazie per non sbandare con l'auto, mentre lui gli schiaffeggiava le guance e lo chiamava "troia dell'azienda".
L'ultima sera della trasferta, Donatello decise di dare il colpo di grazia. Sussurrò qualcosa all'orecchio di Corrado prima di scendere dal furgone che poco dopo disse: "Ragazzi per questo lavoro vi siete comportati veramente bene, vi voglio offrire una cena in una ristorante stellato che c'è in centro città, ovviamente siete miei ospiti personali. Vi dò la mia carta di credito personale."
Gli altri due colleghi di Donatello dissero: "E lei capo non viene?"
"Io non ho fame. Resto qui a rilassarmi."
Corrado prenotò il tavolo più costoso e, davanti a Marco e Luca, tirò fuori la sua carta di credito personale.
"Prendete tutto quello che volete," disse Corrado, la voce spenta. "Vino, caviale, carne... non badate a spese. Pago io."
I due colleghi rimasero sbalorditi. Il loro capo, l'uomo che li aveva trattati come numeri per anni, ora si comportava come un bancomat generoso. Mangiarono e bevvero con piacere, ridendo e scherzando, mentre Corrado sedeva in silenzio nella sua stanza.
Al ritorno in hotel, Donatello andò nella sua stanza.
"Grazie per la cena che ci hai offerto, Capo. Sei stato un vero gentiluomo. Ora, però, è ora di ringraziarti anche io."
Donatello lo spinse all'interno della stanza e chiuse la porta, ma non del tutto. La lasciò socchiusa, un'apertura di pochi centimetri che permetteva di vedere l'interno dal corridoio.
"Svestiti. Ora."
Corrado obbedì, tremando. Donatello non ebbe pietà. Lo spinse sul letto, gli divaricò le gambe con violenza e, senza alcuna lubrificazione se non la saliva, si spinse dentro di lui con un colpo secco e brutale.
Corrado gridò. Non era un grido di dolore, ma un urlo di piacere misto a terrore. Il cazzo di Donatello era enorme, dilatava ogni fibra del suo ano, colpendo la prostata con una precisione chirurgica.
"Sì, urla! Voglio sentire quanto godi a farti scopare dal tuo dipendente!"
Donatello lo scopava con una ferocia animalesca. Le natiche di Corrado schiaffeggiavano contro le cosce di Donatello con un suono squelching, viscido e ritmato. Corrado era completamente abbandonato, le mani che artigliavano le lenzuola, la schiena inarcata, il respiro che era diventato un gemito continuo.
"Ti piace, vero? Ti piace essere trattato come una troia! Dimmi che sei una troia, Corrado!"
"Sì... sì! Sono una troia! Scoppami, per favore, aprimi in due! Più forte!"
Mentre Donatello continuava a spingerlo, sentendo il calore dell'interno di Corrado stringersi attorno a lui, prese il cellulare e inviò un messaggio al gruppo dei colleghi: "Venite in camera del capo. C'è una sorpresa."
Pochi istanti dopo, Marco e Luca arrivarono. Varcando la soglia della porta socchiusa, rimasero senza parole. Videro il loro capo, l'uomo autoritario e severo, completamente nudo, a gambe aperte, mentre veniva penetrato con violenza da Donatello. Videro il volto di Corrado distorto dal piacere, la lingua che sporgeva dalle labbra, il corpo che tremava a ogni spinta.
Corrado si accorse della loro presenza. Per un istante, il panico tornò a ghermirlo. Cercò di coprirsi, ma Donatello lo bloccò con una mano sulla nuca, schiacciandolo contro il materasso.
"Guardali, Corrado. Guarda i tuoi sottoposti mentre ti vedono godere come un maiale."
Donatello guardò Marco e Luca, che erano ancora immobili, i respiri accelerati.
"Che state aspettando?" chiese Donatello con un sorriso malizioso. "Venite a unirvi. Scopiamolo insieme, in memoria di tutti gli ordini che ci ha dato in questi anni. Non pensate che meriti un premio?"
L'inibizione dei due colleghi crollò istantaneamente. La vista di Corrado in quello stato, sottomesso e desideroso, accese in loro un fuoco di potere e lussuria. Si spogliarono rapidamente, i loro sguardi carichi di un nuovo tipo di rispetto: il rispetto per chi possiede l'altro.
Per tutta la notte, la stanza luxury divenne un campo di battaglia di carne e sudore. Corrado venne passato da uno all'altro, penetrato in ogni orifizio, usato come un giocattolo di carne. I suoi gemiti riempirono la stanza, mentre i tre uomini si alternavano in lui, pisciandogli addosso, sborrandogli il viso e il petto, riducendolo a un cumulo di desideri esauditi e dignità calpestata.
Al ritorno in azienda, le cose cambiarono radicalmente. Formalmente, Corrado era ancora il coordinatore. Continuava a dare ordini, a firmare i documenti e a coordinare i turni. Ma era solo una recita.
Ogni volta che arrivava un nuovo dipendente, Donatello lo introduceva al "sistema". Il nuovo arrivato veniva portato in ufficio o in magazzino, dove Corrado veniva costretto a spogliarsi e a mettersi in ginocchio.
Diventò la tradizione. Il capo veniva scopato da tutti, usato per scaricare la tensione durante i turni di lavoro, pisciato addosso mentre puliva i macchinari, trattato come l'oggetto sessuale della ditta. E Corrado, nonostante l'umiliazione, continuava a tornare ogni giorno, con lo sguardo basso e il cuore che batteva forte, aspettando l'ennesimo ordine, l'ennesimo colpo, l'ennesima sborrata in faccia che gli ricordasse a chi apparteneva davvero.
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