Storia di una ragazza qualunque - 5° Cap.
Finalmente era arrivato il concorso interno per entrare nella scuola della scientifica, il mio grande sogno sin dal primo giorno in cui mi ero arruolata in polizia.
Una volta finito di compilare il modulo mi resi conto che dovevo trovare una ‘spinta’, per non finire in graduatoria, dietro ai soliti raccomandati buoni a nulla.
La persona che aveva ‘appoggiato’ la mia domanda d’ammissione era morta da poco e le mie conoscenze erano quelle del commissariato e nulla più.
Certamente il commissario sapeva come farmi entrare in quella scuola, ma non sapevo come arrivare a lui in maniera seria. Se mi fossi presentata con la domanda da lui non mi avrebbe negato a parole il suo appoggio, ma senza poi passare ai fatti.
Parlai di questo mio problema con la mia collega Isabella, una delle poche di cui mi fidassi e la sua risposta mi lasciò alquanto interdetta.
“Se hai fegato rivolgiti alla Vinelli, quel che dice quella per il capo è legge.”
“Ma non è la stronza che si occupa anche del personale ?” le chiesi per averne conferma.
“Più che stronza direi puttana proprio ! Per me quella ha fatto carriera solo aprendo le cosce, ma ti ripeto se ti appoggia lei, sei già dentro.”
Non mi rimase così che presentarmi al suo ufficio con la mia domanda in mano, cosa che feci con qualche titubanza vista la sua nomea.
Lei mi accolse freddamente, lesse il modulo prestampato, quindi mi guardò dritta negli occhi.
“Anna sia sincera, lei mi chiama la puttana che veste Armani, o ha qualche nomignolo di sua creazione ?” mi chiese lasciandomi di sasso.
“Veramente mi limito ad un poco originale, stronza.” le risposi pentendomi immediatamente della mia sincerità.
“Vedo che almeno non racconti palle, ora dimmi perché dovrei farti entrare nella scientifica.”
Le raccontai dei miei studi e dei sogni che tenevo nel cassetto, lei mi guardava sorridendo a volte, pur rimanendo sempre molto concertata sulle mie parole.
“Sai giocare a biliardo, intendo con le stecche ?” mi chiese alla fine.
“Un po’ perché ?”
“Bene stasera verrai a casa mia, e avrai due possibilità per ottenere la mia raccomandazione, la prima è battermi.” mi spiegò alzandosi dalla poltrona.
“E la seconda ?”
“Prova ad indovinare.”
La sua mano sfiorò il mio seno con un gesto inequivocabile prima che andasse a aprire la porta.
“Questo è il mio indirizzo, ti aspetto alle nove.” mi disse dandomi un bigliettino da visita mentre uscivo sbigottita dal suo ufficio.
Sicuramente se aveva un tavolo da biliardo in casa, doveva anche esser una gran giocatrice, mentre io mi ero sempre limitata alle partite coi colleghi, anche se non era mia abitudine fare brutte figure.
Quindi avrei dovuto per forza cedere al suo ricatto sessuale, se non volevo dimenticarmi la mia tanto agognata scuola di specializzazione.
Mentre mi recavo alla mia macchina incontrai Isabella, alla quale non ebbi il coraggio di raccontare com’era andato il mio incontro con la Vinelli, rimanendo sul vago.
Dissi invece tutto a mamma, la quale non ci pensò su neanche un attimo.
“Senti figlia mia, come sai io e tuo padre non ti possiamo aiutare, quindi se proprio vuoi entrare mettiti in tiro, va da quella puttana e staccale la fica a morsi !”
“Mamma ! Mi stai dicendo che dovrei andare a letto con una donna ?”
“Con me, non mi sembra che ti sia dispiaciuto.” mi rispose sorridendomi.
“Si ma che c’entra ?” obbiettai poco convinta.
“Che in fondo è pur sempre una donna come te e me, stammi bene a sentire, se fosse stato un uomo avresti avuto meno dubbi? Guarda che alla fine si tratta sempre di uno scambio, sesso per favore.”
Pensai a quello che mi aveva appena detto mamma, e non potei che darle ragione, alla fine si trattava solo di passare una sera con una lesbica.
“Sai che ti dico ? Che hai ragione, inoltre voglio proprio vedere quant’è porca la mia cara dottoressa Vinelli !”
“Allora preparati, vai da lei e spaccala in due !” mi rispose ridendo mamma, prima di lasciarmi sola nella mia stanza.
Dopo una veloce doccia, decisi che un look da dark-lady era il più appropriato per la serata, quindi scelsi un corpetto molto scollato, un perizoma fatto da due piccoli triangoli di seta tenuti insieme da tre nastrini, camicetta, gonna sopra il ginocchio e scarpe in vernice, il tutto nero.
La dirigente abitava poco fuori città, in una di quelle villette a schiera che facevano molto chic, ma che io consideravo troppo care per il loro reale valore.
Non feci neanche in tempo a suonare al portone che lei mi aprì, fasciata da un tubino nero che ne metteva in risalto le forme morbide.
“Benvenuta Anna, vedo che sei puntuale.” mi disse facendomi entrare.
“Dottoressa mi sembrava il minimo.” le risposi con una certa soggezione.
“Per stasera lasciamo stare i titoli e diamoci del tu, quindi chiamami Teresa punto e basta.”
“Ve bene … Teresa.”
“Visto che abbiamo eliminato le formalità andiamo a giocare, spero d’incontrare una giocatrice in grado d’impensierirmi.”
La seguii in quello che in origine doveva essere un garage, e che lei aveva trasformato in un’elegante sala biliardo con tanto di divanetti e poltrone.
Persi la prima partita senza giocare quasi mai, comprendendo subito che non avrei avuto scampo.
“Stai tranquilla che non ti chiederò di leccarmi la fica così presto.” mi disse sfiorandomi il sedere “Però una piccola penitenza ci sta non credi ? Quindi togliti i vestiti.”
Il suo tono non ammetteva repliche, senza considerare che avevo perso, così mi tolsi sia la camicetta che la gonna, rimanendo col solo intimo.
“Vedo che hai del buon gusto, questo corpetto è veramente bello, vediamo se riesco a togliertelo con un’altra partita.”
Nonostante m’impegnassi al massimo, la vittoria andò nuovamente a lei, se pur in maniera meno netta di prima.
Teresa mi prese la stecca dalla mano prima di spingermi contro il biliardo e baciarmi con irruenza, spingendo con forza le sue labbra aperte contro le mie appena dischiuse.
Mi ritrovai così la sua lingua in cerca della mia, all’inizio finsi d’evitarla, creando però un gioco altamente erotico, molto simile ad un incontro di scherma, fatto d’attacchi e schivate.
L’eccitazione saliva e con essa l’aggressività di lei, le sue mani ora cercavano l’una il mio seno e l’altra una coscia da stringere, facendomi sedere sul tavolo da gioco per facilitarle l’azione.
Il mio respiro divenne sempre più affannoso, mentre la sua bocca scendeva sul mio corpo, soffermandosi brevemente sul capezzolo scoperto, che morse quasi sino a farmi male,
Quando le sue labbra arrivarono sulla mia passera, questa non poteva che essere pregna delle mie voglie ormai incontenibili.
Teresa spostò quel piccolo lembo di seta che copriva la mia intimità, per mettersi quasi a giocare con le mie grandi labbra, che allargava e stringeva con le dita.
Quando poi passò la lingua in mezzo a loro ebbi un fremito di piacere che mi fece stringe le cosce, ma lei fu veloce nel riaprirle e dare una seconda pennellata, questa ancor più lenta e goduriosa.
La mia dirigente cominciò quindi a torturarmi la passera alternando lingua e dita, sino a portarmi alla soglia dell’orgasmo, per fermarsi giusto un attimo prima che venissi.
“Conosci le vecchie tradizioni messicane ?” mi chiese facendomi cadere dalle nuvole.
“No perchè ?”
“Ce n’è una che amo molto, se si perde la prima partita e la rivincita si ci può rifare con quella dell’onore, quindi prendi la stecca e inizia tu.”
Sistemai le palle nel triangolo e andai alla spaccata, ma le gambe mi tremavano ancora e tirai un colpo debole e storto.
Lei sembrava quasi giocare al gatto col topo, lasciandomi tiri facili che sbagliavo fra le sue risate, per finire nuovamente sconfitta.
“Vediamo se vai meglio con le cose da donna.” mi disse girandosi di schiena “Tirami giù la lampo del vestito che inizio ad avere caldo.”
Obbedii come un automa, poi le si sfilò l’abito mostrando un body bianco che contrastava meravigliosamente la sua pelle abbronzata. Mi prese quindi per mano per portarmi vicino ad un tavolino sul quale mi fece sdraiare, poi s’abbassò e riprese quel dolce trattamento di lingua e dita da poco interrotto.
Gemevo senza sosta, arrivando a chiederle quel di più che non sapevo da cosa potesse arrivare, ma ormai non capivo nulla, se non l’istinto primordiale del piacere.
Persa com’ero a godere non m’accorsi di quel che faceva, così quando si rialzò vidi che aveva indossato un grosso strap-on, molto realistico e soprattutto di notevoli dimensioni.
“Ti prego scopami, non resisto più !” l’implorai senza alcun ritegno.
Per tutta risposta lei si mise al mio fianco, e dopo avermi portato le mani sopra la testa, poggiò il fallo sulle mie labbra.
Mentre leccavo e succhiavo quel grosso pezzo di gomma, Teresa mi diede dei piccoli schiaffetti sul sesso, che non fecero altro che aumentare la mia eccitazione, portandola a picchi mai raggiunti.
Poi finalmente mi penetrò.
Lo fece con forza, come se fossi solo una bambola gonfiabile alla quale si può fare di tutto, direi quasi con freddezza, ma dopo diventò una belva, arpionandomi entrambi i seni con le mani mentre spingeva con inaspettata energia.
“Non sai come godo vedendoti come sei adesso.” mi disse con un certo disprezzo “Sei solo una cagnetta vogliosa, una da sbattere a cui non importa se a farlo sia un uomo o una donna.”
“Allora fottimi bastarda !” le risposi con rabbia “Fammi vedere cosa sei capace di fare !”
Teresa divenne ancora più aggressiva, ma allo stesso tempo mi baciava in continuazione facendomi sentire tutto il suo calore di donna.
Mi stupii che non m’avesse ancora sodomizzato, ma non potei pensare a lungo, rapita ben presto da un orgasmo desiderato e voluto da troppo tempo.
La sua azione cominciò a scemare d’intensità sino a cessare del tutto, poi con grande naturalezza s’abbassò per gustare il mio orgasmo appena avuto.
“La tua fica ha proprio un buon sapore.” mi disse fra una leccata e l’altra “Molto dolce proprio come piace a me.”
“E la tua che sapore ha ?”
La vidi togliersi lo strap-on mentre s’avvicina ad un divano, sul quale s’accomodò mettendosi a gambe larghe, per poi invitarmi ad avvicinarmi con un chiaro segno del dito indice.
Scesi allora dal tavolo, e muovendomi a quattro zampe come un felino, arrivai fra le sue gambe.
Passai lentamente la lingua sulla stoffa che le copriva la passera, trovandola pregna d’umori e, quando con le mani ancora tremanti per tutto il piacere provato, le sganciai il body dal di sotto, vidi il suo sesso luccicante come un brillante.
Rimasi un po’ sbalordita dalle dimensioni quasi minuscole del suo sesso, le labbra, sia le piccole che le grandi, erano appena accennate, ma in compenso il clito sembrava quasi un missile in mezzo a quella vallata.
Le allargai quel fiore di carne per tuffarmici dentro, il suo odore era talmente afrodisiaco che leccavo tutto quello che mi si presentava davanti alla lingua, senza nessun disegno preciso, ma con l’unica volontà di vederla godere, come avevo fatto io sino a poco prima.
Teresa spalancava le cosce ogni volta che mi fermavo per respirare, serrandole non appena mi dedicavo a lei quasi con devozione.
Avevo la voglia pazza di prendere il fallo dello strap-on e buttarglielo dentro, ma non sapendo se ciò fosse stato gradito, mi limitai ad usare lingua e dita, che ormai sembrava quasi che avessero una vita propria, tanto erano frenetiche.
“Ora basta !” quasi urlò tanto lo disse a voce alta “Mettiti quel cazzo fra le gambe e mettiti al mio posto.”
Indossai velocemente la protesi e presi il suo posto in poltrona, poi lei si mise su di me per impalarsi da sola molto lentamente.
Teresa sembrava quasi muoversi al rallentatore, ma compresi che quello era il suo sistema per godere il più a lungo possibile, con estrema calma, ma anche molta sensualità.
“Se io sono solo una cagnetta in calore, tu sei la mia degna maestra.” le dissi scoprendole un seno per sfiorarle il capezzolo “Ma è anche vero che vederti godere è uno spettacolo unico, non sai quanto sei bella in questo momento.”
“Sei tu che mi fai impazzire !” mi rispose prima d’attaccare le sue labbra contro le mie.
La vidi godere ogni istante di quella lunga cavalcata che si donava col mio aiuto, sino a raggiungere il picco del piacere con un gemito strozzato, e quasi afflosciarsi sul mio corpo.
Quando si alzò rimise a posto il suo body e mi fece togliere lo strap-on, dandomi un numero incredibile di piccoli baci sia sulla bocca, che sulle guance.
“Andiamo di sopra, ho una sorpresa per te.”
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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