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SONO MAGGIORENNE ESCI
Gay & Bisex

Brecce


di honeybear
02.08.2026    |    2.576    |    3 9.4
"«Ora vai a darti una ripulita prima che arrivi mammina!», mi schernì Beppe rivestendosi e allungandomi una sonora pacca sulle natiche..."
«Credo che in doccia sia avvenuta l'apocalisse», dissi uscendo dal bagno con la sola salvietta in vita.
«Potevi almeno renderti presentabile prima della ferale notizia», fu il sarcastico commento di mio padre davanti alla breccia tra bagno e corridoio. «Domani vedremo come provvedere».
«Perché non chiediamo ai vicini?», suggerì mia madre e raccontò che sul nostro pianerottolo vivevano due muratori meridionali, saliti al Nord per lavorare nei cantieri. Mio padre, riluttante, andò a bussare con me al seguito. Sulla soglia comparve un uomo possente, con braccia robuste e il petto villoso che spuntava dalla canottiera. Poco dopo ci ritrovammo in bagno in quattro: io, mio padre, Beppe — l'uomo della porta — e Felice, il collega più giovane, dal fisico asciutto e muscoloso.
Chinati a esaminare il danno, notai che i due mi scrutavano: la mia tuta si era abbassata, mostrando parte del fondoschiena nudo. Avvampai.
«Perdite non ce ne sono», dissimulò Beppe. «Domani sistemeremo tutto».
«Perfetto», rispose mio padre. «Marco vi aspetterà per le diciassette».
Il pomeriggio seguente bussarono puntuali. Io tornai sui libri, ma mantenere la concentrazione fu un'impresa: il mio pensiero correva ai due maschi nel locale attiguo. Felice indossava un jeans talmente logoro all'interno coscia che, piegandosi, lasciava intravedere parte del testicolo. Lo fissai rapito e, quando se ne accorse, si scusò arrossendo, mentre speravo non notasse la mia mano poggiata sui pantaloni.
«Non l'ho fatto apposta...», si scusò con l’amico.
«Stai accorto, cumpà! Il ragazzo… potrebbe essere mio figlio!», lo ammonì Beppe col tono complice. Si affacciò alla mia camera: «Per oggi abbiamo finito».
Offrii loro qualcosa da bere prima di congedarli. Chinandomi verso il frigorifero per prendere delle birre fresche, esposi nuovamente il sederino. Voltandomi, colsi un sorriso sornione sui loro visi.
Seduti in cucina chiacchierammo brevemente: Beppe confermò di avere un figlio mio coetaneo iscritto all’università: «Bene, direi che possiamo andare... A meno che tu non voglia prima saziare la tua fame…».
«Fame? Ma non è ora di cena...»
«Vero. Ma per la fame di cazzo che hai, ogni momento è buono. O sbaglio?», rimarcò portandosi la mano alla patta, subito imitado dall’amico.
Rimasi interdetto.
«Avvicinati», m’invitò Felice. «Hai mai visto uomini nudi?»
«Beh… Sì, mio padre…», risposi alzandomi.
«Non intendo lui… I tuoi amici in palestra… Negli spogliatoi ti è mai capitato di buttare l’occhio lì?»
«Sì, ma senza volerlo...»
«E come ce l’avevano il bastone?», chiese l’altro a bruciapelo.
«Beh… Non ricordo…»
«E ti sarebbe piaciuto toccarli?»
«Sì…», sussurrai mordendomi le labbra.
«E i nostri? Vorresti toccarli?»
Deglutii e confermai.
«Vieni allora», m’invitò Beppe. «Ma devi prima liberarli dalle gabbie!».
La mano di Felice si posò sulla mia testa per farmi inginocchiare.
«Cosa dovrei…?»
«E che vuoi fare? Apri ’sta minchia di cerniera ed escili!»
Il tono severo di Beppe mi inquietò. Tremando slacciai il bottone e abbassai la zip, allentando l’elastico degli slip.
«Toglimi tutto!».
Svelai un membro lungo e uncinato che svettava fiero.
«Adesso è il mio turno», reclamò Felice. Ripetei i gesti, facendo comparire un’asta perfettamente verticale dallo spessore consistente.
«Prima di toccarli, finisci di spogliarci», ordinò Beppe.
Gli sollevai la maglietta scoprendo l'addome tonico e i pettorali ammantati di pelo scuro. M’investì l'afrore mascolino delle sue ascelle. Accarezzai i suoi capezzoli duri mentre la mia erezione premeva nelle mutande. Denudai Felice allo stesso modo.
«Finalmente puoi prenderli in mano!».
Li afferrai contemporaneamente alla base, ma arrivò uno scapaccione da Beppe.
«Stringi troppo, ci fai male, coglione!»
«Chiedo… scusa…», risposi timidamente.
«Dai, non essere cattivo!», l’ammonì Felice ridacchiando. «Anche tuo figlio, la prima volta, ha fatto lo stesso!»
«E infatti pure a lui ho mollato una cinquina!», Beppe rise beffardo. «E adesso come pensi di continuare?»
«Non… saprei…»
«Ti sei mai fatto una sega?»
«Io… sì».
«Ecco, invece di farla a te, la fai a noi».
Chino al cospetto delle due erezioni, mi leccai i palmi e iniziai a masturbarli. La pelle scorreva vellutata e i membri sembravano indurirsi ancora. Quando li scappellai, la pelle arrotolata revealed due cappelle differenti: quella di Beppe somigliava a un fungo, l'altra a un elmo. Solleticai anche i testicoli ispidi.
«Mmm…», mugugnò Felice, «la troietta è persino più brava di tuo figlio!».
«Vediamo se impari in fretta anche a succhiare!».
Mi bloccai. Masturbarli era semplice, ma il resto…
«Allora, che aspetti!?»
Le mani forzarono la mia nuca verso i glandi bagnati.
«Non… sono capace! Questo davvero non l'ho mai fatto!».
Beppe rise: «Hai mai assaggiato un Calippo? Bene! Qui ce ne sono due al gusto cazzo! Belli caldi e pronti da gustare!».
Mi inginocchiai tra le sue cosce. Allungai la mano per afferrare l'uccello di Beppe e schiusi le labbra sulla punta arrossata. Assaporai il gusto aspro del suo umore, avviluppandola con la lingua prima di far proseguire quel bastone dentro la gola.
Lo ingoiai quasi tutto, ma subito mi sentii soffocare e lo espulsi con un forte conato.
«Vedo che il boccone migliore non l'hai sputato!», sorrise il muratore serrandomi la testa fra le mani. «E brava la zoccola! Ora continuo io, però!».
Fu il battesimo della mia prima scopata di bocca: un alternarsi di risucchi, conati e spasmi all’aroma di urina e umori vari, dettato dal ritmo forsennato delle sue spinte. Quando si sfilò, mi lasciò in lacrime e con un rivolo viscido che colava dal mento.
Con Felice agii diversamente. Sputai sull’asta e distribuii la saliva con la bocca. Partendo dai testicoli pelosi, salii fino in cima, insalivai la cappella e la ingoiai con il resto della canna. Ma anche Felice reclamò la sua scopata di bocca.
«Aaaahhh…», gemette.
«Porca puttana, quant'è brava 'sta troia!», rincarò Beppe, che ci osservava masturbandosi.
Il lavoro di bocca proseguì finché Felice non si accorse che: «…Qualcosa non torna. Io sono nudo, tu sei nudo… Lui no!».
«Eh già… Provvediamo!»
Felice mi sfilò la maglietta e massaggiò i miei pettorali pizzicandomi i capezzoli. La reazione si evidenziò nelle mie parti basse quando Beppe mi lasciò solo in slip.
«Guarda com’è eccitato!», Felice toccò la sagoma dell'erezione sul tessuto. «Chi glieli leva?»
«Insieme!».
Quattro mani si avventarono sull’intimo facendolo a brandelli; lo appallottolarono per infilarmelo in bocca. L'odore dei miei umori mi inondò il palato. Completamente esposto alla loro mercé, mi coprii l'intimità con le mani.
«Facci vedere quantu sibbello!», mi schernì Felice, scostando le mie mani col piede per rivelare l'uccello in tiro.
«Ma che bel culetto e che triangolino da signorina…», aggiunse Beppe arrivando da dietro. Appoggiò il suo arpione tra i miei glutei, accarezzando il pelo pubico: «Sembra la figa di mia moglie… Eh, ma tu la figa ce l'hai dietro, vero?».
Iniziai a non capire più nulla: da dietro Beppe si masturbava tra i miei glutei stimolando la mia erezione; davanti, Felice torturava i miei capezzoli senza levarmi il bavaglio.
Non resistetti a lungo. Bofonchiai qualcosa e Felice mi sfilò la stoffa per avvolgerla attorno al mio pisello. Il seme che sgorgò la inzuppò completamente e, un secondo dopo, me la ritrovai di nuovo in bocca.
«Senti quant'è buona la tua sborra!», sussurrò all’orecchio.
«Adesso che hai goduto, ripagaci il favore!», disse spingendomi verso il basso.
Mi ritrovai di nuovo in ginocchio con le loro erezioni puntate addosso. Ne afferrai una per mano.
Bastarono pochi movimenti e le eiaculazioni m’investirono simultaneamente tra mugolii e grugniti animaleschi. Lo sperma caldo mi imbrattò i capelli, colandomi dal mento sul petto e sull'addome. Rimasi lì a raccoglierne con le dita quanto più potevo, gustandomelo.
I due soci si avvicinarono ansanti, cercandosi e risucchiandosi la bocca a vicenda mentre i respiri si regolarizzavano.
«Ora vai a darti una ripulita prima che arrivi mammina!», mi schernì Beppe rivestendosi e allungandomi una sonora pacca sulle natiche. «Ci vediamo per la stuccatura del muro… E non solo…».
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