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Gay & Bisex

La Favola Dei 3 Maialini E Il Lapo - Parte II


di honeybear
02.08.2026    |    783    |    0 9.3
"«Vediamo se ti sei dilatato a sufficienza…», il predatore stendendosi sul lettino lo fece avvicinare..."
CAPITOLO 2: LA CASA DI LEGNO – MATTIA AL DEPOSITO

La porta si aprì esattamente quando entrambe le sveglie suonarono. Davide entrò sbadigliando. Leo e Mattia scattarono in piedi.
«'Giorno!», esclamarono i tre fratelli all’unisono, ridendo di gusto per quello che ormai era un rituale.
Iniziarono a spogliarsi. Leo si controllò allo specchio: «Il rossore sulle chiappe è sparito…», si lamentò indossando il jockstrap bianco, nella speranza di replicare l’esperienza della sera prima.
«Sembri deluso», rispose Mattia infilandosi l’attillato costume rosso, che nascondeva la pelle ancora candida e il bel cazzone che fino a poco prima gli penzolava tra le gambe muscolose. Si sistemò il pacco, poi indossò canotta e cappellino.
Davide si buttò sotto la doccia e ricomparve in tutto il suo splendore: quanto a fisico e dimensioni non aveva nulla da invidiare agli altri due che, afferrati occhiali e cappello, si diressero a fare colazione prima di iniziare la giornata lavorativa.
Quella di Mattia trascorse più o meno come al solito. Dopo essersi sfilato la canotta e cosparso il corpo atletico di crema protettiva, passò parte del turno sulla torretta in spiaggia e il resto a bordo vasca a fischiare, ripetere allo sfinimento ‘Non correre!’ a frotte di bambini urlanti, commentare i clienti con i colleghi e respingere le profferte di mogli vogliose, fidanzate insoddisfatte o ragazzi in cerca di uno scopamico. Viveva il perfetto cliché del bagnino, ignaro del fatto che un paio di pesanti lenti scure non gli avevano staccato gli occhi di dosso un solo istante.
Rimasto solo per la pausa pranzo, il giovane risistemò il bordo piscina e, sfruttando la forza dei bicipiti, riallineò sulla sabbia canoe, kitesurf e gonfiabili. Tornò verso il capanno degli attrezzi tenendo in mano un vecchio remo per bambini finito lì chissà come.

'A me non capiterà ciò che è accaduto a Leo', si ritrovò a pensare, senza avvedersi che una mano aveva iniziato a scorrere sulla corta impugnatura di legno mentre l’altra sfiorava il rigonfiamento del costume.
Aprì la porta di legno del deposito e abbandonò sul banco da lavoro remo, cappellino e divisa. Sempre in slip, si avvicinò al frigo per prendere una bottiglia d’acqua, versandosela sul viso e sul torace per attenuare il calore. Sorrise per il refrigerio, ammirando le gemme sui pettorali gonfi e quelle che gocciolavano dai capezzoli.
Sentì qualcosa di liscio passare e ripassare sul culetto sodo, poi una pacca decisa.

Si voltò di scatto. «Capo!», esclamò sorridendo.
Come lui, indossava uno slip scuro che evidenziava le gambe poderose e pelose. Sul suo petto abbronzato, brizzolato e massiccio, il sudore scintillava. I suoi occhi si piantarono subito sulle spalle larghe del bagnino.
«Le serve qualcosa? O sta semplicemente controllando se svolgo bene il lavoro per cui mi paga?», lo sfidò Mattia, piantando le mani sui fianchi per far valere la propria stazza.
«Diciamo entrambe le cose…» Sulla faccia di Lapo si dipinse un sorriso ferino che mostrava la dentatura candida. Erano sue le mani che manovravano il remo e che ora scorreva sui pettorali e sull’addome del ragazzo. La pala scivolava sulla pelle lucida, disegnando la forma dei capezzoli per poi scendere lungo la tartaruga addominale e insinuarsi tra le cosce.
Mattia guardava divertito ed eccitato, pensando al trattamento simile subito dal fratello.
«Aahhh!», gridò quando l’arnese colpì i pettorali, dapprima lentamente e poi sempre più forte. «Signore, così mi fa male...»

Lapo lo ignorò: «Leva il costume e voltati».
L’ordine lapidario non ammetteva repliche. Mattia eseguì, mentre il tessuto acrilico rivelava un'erezione prominente. Il culo del giovane esibì la sua perfezione agli occhi avidi del padrone. La pala del remo passò dai semplici massaggi a colpi leggeri, fino ad assestare una serie di percosse decisamente più forti. Mattia subiva in silenzio, profondamente eccitato. Portò la mano verso l'uccello per masturbarsi.
«Ti toccherai solo quando te lo consentirò io!», gl’intimò Lapo, mentre l’asta di legno gli percorreva la pelle arrossata. «Dimmi che ne vuoi ancora…»
«Sì, Signore…», deglutì stuzzicato dalla piega del gioco. «Ne voglio ancora…». A quelle parole l’erezione si fece ancora più dura. I colpi si susseguirono violenti e serrati: Mattia sentì le natiche avvampare, ma il piacere provato sopraffaceva il dolore impresso dalle chiazze rosse sulla pelle.

«Prendi quel barattolo». Lapo indicò il contenitore della vaselina che veniva usata per lubrificare gli scalmi. «Spalmatela sul culo».
Mattia svitò il coperchio, raccolse una generosa dose di crema bianca e iniziò a distribuirla attorno all’ano.
«Anche dentro», ordinò Lapo, e le dita del ragazzo eseguirono prontamente.
Lapo si esaltò a vedere quel fondoschiena da urlo prepararsi per la profanazione cui aveva pensato. Si sedette su una delle sdraio e puntò il remo, una sessantina di centimetri di duro legno, a terra.

Mattia si voltò e comprese subito.
Si avvicinò ammiccante, afferrò l’asta e si posizionò sopra il manico a gambe divaricate. Lo accarezzò per lubrificarlo con la vaselina rimasta sulle mani e proseguì l’azione sul girone; poi iniziò la calata.
Un brivido freddo lo percorse quando l’estremità di legno iniziò a sfondargli lo sfintere, ma continuò stoico finché non avvertì il legno penetrarlo a fondo.
«Aaahhh…», gridò tra dolore e piacere. Si fermò, piantando gli occhi in quelli scuri di Lapo, e sbuffò a lungo mentre si abituava a quell’ingombrante presenza. Poi si sfilò e ripeté l'azione più volte, accelerando il ritmo in una scopata autonoma e travolgente. Con un piccolo cenno fece capire a Lapo che era giunto il momento di concedere qualcosa in cambio. Si sfilò il costume, si scappellò e prese a masturbarsi mentre l’altro si passava la lingua intorno alle labbra che si allargarono in un sorriso di soddisfazione.

«Vediamo se ti sei dilatato a sufficienza…», il predatore stendendosi sul lettino lo fece avvicinare.
Mattia ubbidì e allargò le chiappe per esporre l'ingresso arrossato e slabbrato all’ispezione. Lapo iniziò a leccarlo famelico e, mentre la lingua affondava nel canale, Mattia si rovesciò su di lui per inghiottirgli il cazzo. Il 69 cui diedero vita riempì l’aria densa e bollente del deposito do gemiti e sospiri.
«Ora qui accanto a me». Lapo si spostò sul bordo del lettino. Si coricarono su un fianco, il petto villoso del capo premuto contro la schiena liscia del ragazzo. Lapo sollevò la gamba destra di Mattia che ringhiò brutalmente quando l’uccello lo penetrò.
Il bisogno di scaricarsi di Lapo non diede tregua a Mattia. I colpi di bacino risuonavano contro la sua schiena sudata, mentre la voce roca del capo gli riversava nelle orecchie le peggiori oscenità. Sollecitato sulla prostata ad ogni affondo, Mattia non resse all'intensità del piacere: senza nemmeno toccarsi, il suo cazzo schizzò violentemente, imbrattando la tela del lettino e l'addome con fiotti caldi e densi. Un istante dopo anche le sue viscere furono inondate dal seme bollente di Lapo, che lo riempì abbondantemente.

L’uomo rimase qualche istante con il viso affondato nel collo del ragazzo per riprendere fiato, mentre lentamente sfilava il cazzo bagnato e ancora duro.
«Puliscimelo», ordinò prima di alzarsi, rivestirsi e andarsene aggiungendo: «Buona continuazione...»
Mattia non badò alle ultime parole e rimase inginocchiato a terra. Si accasciò con un gomito sul lettino, spossato, mentre un enorme sorriso di soddisfazione gli si dipingeva sul volto. Con una mano si palpeggiò i glutei, insinuando le dita nell’ano aperto per pescare un po' dello sperma che colava. Lo annusò, lo portò alla bocca e lo inghiottì leccandosi le labbra.

Guardò il vecchio orologio appeso alla trave: era ora di riprendere servizio. S’infilò il costume, raccolse le sue cose sul banco e fece per uscire. Prima di chiudere la porta vide il remo a terra; lo raccolse e lo ripose sul ripiano, accarezzandolo come il più prezioso dei doni.

Il rientro serale rovesciò i termini dell’uscita mattutina. Davide ascoltò con attenzione il racconto del fratello, interrotto dagli «Wow!» esaltati di Leo.
Uscì appoggiandosi per un istante alla porta, soffermandosi a pensare che...

'A quel punto non rimaneva che lui…'
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