Gay & Bisex
Identità 1.3
15.10.2026 |
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"Al suo rientro la comitiva ci trova placidamente sdraiati sul divano, e la pizza che gustiamo a cena è condita dal racconto della visita e altri aneddoti..."
La zip che scende. Il letto, la lama di luce squarcia l’ombra. L’erezione di mio padre. Dario mi stringe mentre lui ci guarda. Gli sono davanti e gli libero l’uccello. La tenda mossa dalla brezza notturna. Mio padre diventa Luigi. Sorrido. Mi abbasso. Afferro il membro e lo guardo attraverso uno specchio. Luigi diventa Dario. Sto per prenderlo in bocca. Lo specchio s’infrange e volano schegge ovunque. Mi sveglio agitato e sudato. La sua ombra si disegna sul pavimento gigantesca.
«Stai bene?» chiede Dario sedendomi accanto. Mi accarezza la fronte asciugando il sudore, lo abbraccio.
«Un incubo…» Lo guardo frastornato. Il respiro affannato. Lo bacio. Gli accarezzo il petto caldo.
«Non…» prova ad opporsi mentre mi sollevo e come un automa gli tappo la bocca con l’erezione che, sbucando dallo spacco dei boxer, lo soffoca. La sputa: la saliva cola lungo l’asta. L’afferra, l’ammira.
«Perché no!?» e, sorridendo malizioso, sdraia. Si insinua tra le mie gambe divaricandole e riprende a leccarmi il cazzo da cima a fondo. Il naso si perde tra i peli del mio pube.
«Che vuoi fare?» mi serra le gambe e, dopo avermi scoperto il culo inizia a massaggiarmi i glutei. Movimenti circolari ma piuttosto energici. Parte uno sputo, m’infila secco un pollice nell’ano. Sussulto ma è già chiaro che mi piace. Raddoppia la dose e con il resto delle mani mi modella anche i coglioni. Spalanco la bocca, ansimo e godo.
Mi riporta supino e, insieme guardiamo come il cazzo che ondeggia alza e abbassa il cotone dell’intimo. Lentamente li solleva e li sfila: il tessuto è completamente imbevuto dei miei umori. Se lo infila in bocca per poi soffocarmi con il culo. Inizia a strizzarmi i capezzoli. Forte. Li allunga fino a trasformarli in due conetti rigidi provocandomi un fastidio soffocato mugugnando tra i peli del suo fondoschiena che sto leccando.
Sudo, non sono abituato…
«Continua cazzo… Continua!» biascico invece interrompendo un attimo il rimming. Ci si abitua in fretta…
Inizia una lenta masturbazione che libera appena l’orifizio del glande su cui passa e ripassa con le dita, poi con il palmo. Srotola il cappuccio ma non completamente e, afferrata l’asta, spinge la pelle vellutate verso l’alto con entrambe le mani. Ora i pollici ruotano con movimenti circolari intorno a quel lembo di pelle che infine arrotola completamente. Vedo l’orifizio spalancarsi come un occhio e lacrimare. Sussulto inarcandomi, continuando a godere come non mai.
«È troppo…»
Non mi ascolta e, ripreso il cazzo con entrambe le mani, riprende a tormentarlo: le ruota intorno, le alza e abbassa. I piedi si sollevano, le gambe si tendono. Ancora non sborro perché lui me lo impedisce. Ha in mente altro: impalarsi. Lo fa in un sol colpo. Soffoca il grido di dolore tra i denti, sbuffa come un toro per qualche istante e poi inizia a cavalcarmi dimenandosi senza ritegno. Mi vuole disperatamente e la sensazione del cazzo che va e viene dentro al buco allontana tutti i fantasmi che affollano la mia mente. L’orgasmo è un urlo liberatorio soffocato dalla sua mano. Il suo è un gemito che riversa il seme caldo sul mio petto prima che Dario si accasci sopra di me.
«La tua prima volta…» sospira mentre ascolta il mio cuore battere all’impazzata ed io accarezzo i suoi capelli morbidi. Rimaniamo così mentre lentamente la mia erezione si sgonfia e la luce del sole inizia a proiettare la sua ombra sul pavimento.
Si riveste in silenzio e come un gatto se ne va com’era entrato.
Lo rivedo a colazione insieme al resto della famiglia. Stanno programmando una gita alle vicine grotte per la domenica. Definiscono gli ultimi dettagli in spiaggia. Mi allontano dal gruppo perché ho bisogno di mettere un po’ d’ordine nella confusione che mi regna in testa e la pineta: «Mi pare una buona idea!»
Con un balzo mio padre mi è accanto. Camminiamo in silenzio allontanandoci dagli schiamazzi della spiaggia. Vacillo e cado: maledette radici. Mi fa sedere su una roccia.
«Ti fa male?» chiede massaggiando la caviglia.
«No, per fortuna è solo un po' indolenzita» rispondo.
«Meno male, se no chi la sente tua madre...» mi aiuta ad alzarmi, le bocche così vicine... Appoggio istintivamente la mia alla sua. Si ritrae turbato.
«Ti ho visto fare di peggio!» confesso, mi guarda sorpreso: «Visto e sentito... Dunque?»
«Dunque...»
Non so dove trovo il coraggio, ma allungo le mani sotto la sua maglietta. Delicate ispezionano il suo addome teso risalendo fino al petto. Passo le dita tra i peli e poi faccio giocare indici e pollici con i capezzoli.
«Senti come sono duri!» sussurro.
Mi cinge la nuca: «A quanto pare non ho via d'uscita,» commenta arrendevole iniziando a lambirmi l’incavo del collo giungendo presto alla bocca. Tra un bacio e l’altro ci spogliamo delle magliette: la ruvidezza del suo pelo contro la mia pelle mi eccita. Se ne accorge anche lui quando, allentato l’elastico dei pantaloncini li abbassa leggermente, infila la mano ed estrae l’erezione umida. Si china sopra di essa per bagnarla con la saliva che cola dalle sue labbra, le dischiude e, appoggiandole sul glande, lo scappella dolcemente. Sento la lingua passare e ripassare sopra. Reclino il capo sospirando.
«È bellissimo» sbuffo «Ma adesso voglio il tuo!» mentre con la mano massaggio la sagoma del suo uccello in tiro e mi chiedo da dove mi viene tutta questa risolutezza.
Un fruscio e poi una voce. Ci stacchiamo e risistemiamo all’istante: mamma è venuta a cercarci. Avvampo dalla vergogna mentre papà la rassicura sull’accaduto,
«Alle grotte ci andremo un’altra volta.» provo a dissuaderla dal mandare a monte la gita: Dario e Luigi capiscono e, velatamente, mi spalleggiano.
Così, dopo il caffè, l'allegra compagnia si prepara all’ispezione speleologica. Mio padre bacia mia madre raccomandandole di stare attenta mentre io, come un sovrano, lì saluto dal balcone. Rimango ad ammirare quel giardino custode di segreti e foriero di turbamenti.
Inspiro profondamente quando lo sento arrivare annunciato dall’aroma del caffè. Mi affianca e, senza dire una parola, guarda davanti a sé. I lembi della sua camicia sono aperti. Il suo braccio mi cinge le spalle affondandomi nel suo petto. Annuso il suo buon profumo alzando gli occhi: il suo sguardo rimane fisso all'orizzonte.
«Stanotte io e Dario…» inizio a confessare. Appoggia la tazza sul parapetto; il suo indice mi zittisce mentre l’altra mano inizia a scendere lungo la mia schiena per insinuarsi nel mio sederino, che comincia a massaggiare dolcemente. Sospiro.
La mia mano si muove lentamente sul suo petto, lo accarezza con l’indice che scende a sfiorargli l'addome e poi più giù, fino al morbido pelo che deborda dall'elastico degli slip. Infilo le dita e lo sento pulsare, diventare duro. La mano mi trema mentre glieli faccio scivolare via, cadendo ai suoi piedi.
Eccitato e titubante, lo libero: sotto la pressione dei polpastrelli percepisco la sensazione vellutata e nodosa della sua erezione.
«Continua, ti prego... continua...», gli sussurro.
Il suo medio inizia a farsi strada nel mio buco, presto raggiunto dall’indice. Provo un po’ di fastidio, ma mi abituo in fretta ed è bellissimo sentirle muoversi in ogni direzione dentro di me.
La mia mano continua a masturbarlo: le dita avvolgono, alla base dell’asta, la pelle che riveste il glande, la quale si tende al pari delle pieghe del mio anello dilatato. Mi inumidisco il palmo e riprendo a farlo roteare sopra di lui.
«Finalmente…» lo massaggio e mi godo il piacere delle sue dita impegnate a giocare con i peletti del mio culo. «Continua, ti prego...», gli sussurro.
Il suo medio inizia a farsi strada nel mio buco, presto raggiunto dall’indice. Provo un po’ di dolore, ma mi abituo in fretta ed è bellissimo sentirli muoversi in ogni direzione dentro di me.
La mia mano continua a masturbarlo: pollice e indice avvolgono, alla base dell’asta, la pelle del glande che si tende al pari delle pieghe del mio anello dilatato. Scendono poi lungo il fusto e, chiudendosi ad anello, compiono lenti movimenti circolari e dall’alto verso il basso.
Lo sento gemere sommessamente come me del resto.
Mi appoggia al parapetto, le sue labbra pericolosamente vicine alle mie: le bocche si sfiorano, s’incontrano così che le lingue possano perlustrare il palato dell'altro, aggrovigliandosi e bagnandosi reciprocamente. Finalmente nudi ci concediamo il tempo per assaporare ogni centimetro di noi, senza fretta. Lascio scorrere le mani lungo i suoi fianchi larghi e mi abbasso accovacciandomi tra la gambe pelose. La lingua risale lungo le palle fino alla base dell’asta marmorea: la bacia per tutta la lunghezza e, arrivata in cima, lascia il posto alla lingua che pigra sale e scende libera di scorrere come le aggrada. Lo infilo in bocca, curioso di capire quanto posso ingoiarne. Lo sputo ammirando le bave di saliva che lo decorano e lo assaggio di nuovo. Lui ne approfitta e, tenendomi per i capelli, inizia a muoversi nella mia gola: le prime spinte mi soffocano. Si ferma e con l’indice raccoglie la lacrima che mi sta colando per riprendere ad usare la mia bocca con maggior dolcezza. Lo fermo per sfilarlo definitivamente.
Mi alzo, mi volto divaricando leggermente le gambe: «Prendimi…» gli sussurro «…Voglio che sia tu il primo…»
Sorride e m’invita a rilassarmi mentre mi piega leggermente in avanti. Le sue mani massaggiano docilmente le mia chiappe allargandole. Ancora la sua saliva cola lungo il solco di quel culo su cui appoggia la cappella calda facendola risalire. Si ferma: «Cercherò di fare piano…» mi rassicura mentre la sua mano accompagna la mia sull'asta rigida «Ma sono emozionato e nervoso come te…» insieme la puntiamo sul buco che sta per profanare prendendosi la mia verginità.
L’ingresso è doloroso. Provo a regolare il respiro sulle contrazioni e la cappella, superando la parte più stretta della corona anale, la viola completamente. Stringo i denti e le natiche. La mia mano spinge per farla uscire, ma la sua, forzando l'ingresso del resto, ha la meglio. Grido. Stringo i pugni reclinando la testa e con il fiato corto, mentre il suo uccello giunge a fine corsa per tornare indietro e poi di nuovo avanti.
«Ooohhh... Alla faccia del fare piano…» sospiro, mentre mi abituo definitivamente a lui e alle sue spinte che, nel giro di poco, divengono sempre più furibonde e vicine. I gemiti e le grida che accompagnano l’amplesso si perdono nella campagna deserta. Cessano quando lo sento tendersi e fermarsi di colpo.
«Vengo…» riesce a sfilarsi velocemente mentre mi volto.
La tazza cade infrangendosi: il liquido scuro si allarga sul pavimento mentre i suoi fiotti di sborra lo fanno prima sul viso e poi sul petto. Lecco quel che riesco. Al resto pensa lui raccogliendolo sulla punta della lingua e condividendolo con un bacio. La sua fronte si appoggia alla mia, mi sorride mentre il respiro concitato lentamente si normalizza.
Mi stacco per assaporare ciò che resta di lui sulla cima del suo pisello, che sembra non volersi addormentare. Raccolgo tutto il liquido cremoso che rimane e lo ingoio soddisfatto.
«Anch’io voglio assaggiarti…» le dita scorrono sul mio viso mentre ci cambiamo di posizione. Ora è la sua lingua ad avvolgersi delicata attorno al mio glande mentre le mani mi masturbano. È breve il momento che mi separa dall’orgasmo. Il brivido che corre lungo la schiena e il senso di vertigine mi costringono ad appoggiarmi alle sue spalle mentre beve il seme caldo che gli offro. Lo trattiene in gola e pulisce meticolosamente il resto prima di sfilarsi.
Ci abbracciamo stretti guardando i cocci: «Che disastro!» e ridiamo baciandoci.
Trascorriamo il resto del pomeriggio dando libero sfogo alle nostre pulsioni e confessandoci ansie e timori. Al suo rientro la comitiva ci trova placidamente sdraiati sul divano e la pizza che gustiamo a cena è condita dal racconto della visita e altri aneddoti.
Al suo rientro la comitiva ci trova placidamente sdraiati sul divano, e la pizza che gustiamo a cena è condita dal racconto della visita e altri aneddoti. La tensione si è sciolta e si respira un'aria finalmente tranquilla, quasi leggera… Restano giusto un paio di questioni da discutere…
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