Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > Estate 1982 cap.2 storia vera
Prime Esperienze

Estate 1982 cap.2 storia vera


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
27.03.2026    |    1.774    |    1 8.8
"La mia lingua si insinuò dentro di lei, penetrando leggermente, poi ritornando al punto esterno..."
STORIA VERA.
CAP.2 IO E ANNA LA MIA VICINA
ESTATE 1982


Il caldo dell’estate del ’82 era denso, umido, e si appiccava alla pelle come un secondo strato. Non erano i Pink Floyd, quel giorno, ma il ronzio di un ventilatore che cercava di smuovere l’aria stagnante nella casa di Anna. Lei, la vicina separata, aveva la pelle ancora umida dalla doccia, i capelli raccolti in una morbida acconciatura che lasciava scoperte le curve del collo. Era un rituale, questo, dopo il mare. La doccia insieme, poi l’olio. Ma quel pomeriggio, con il cielo gonfio di pioggia e la spiaggia deserta, il rituale si era trasformato in qualcosa più lungo, più languido.

“Veniamo nella vasca, Marco,” aveva detto, la voce un filo più bassa, più intima. “Un bagno caldo rilassa.”

Io, allora un adolescente, con quel corpo robusto che aveva iniziato a dimagrire per le seghe incessanti e la tensione nervosa, avevo seguito senza parole. La vasca era larga, bianca. L’acqua ci avvolse lentamente, diventando il nostro mondo isolato. Lei si sedette di fronte a me, le gambe aperte, i piedi che sfioravano le mie ginocchia. La mia pelle, liscia, con quei pochi peli sparsi, era un contrasto al suo corpo più maturo, più definito. E il mio cazzo—piccolo, sempre piccolo—era già un nodo duro e insistente tra le mie cosce, sotto l’acqua. Non lo nascondi in una vasca. Lo vedi.

Anna lo guardò. Non disse nulla, ma il suo sorriso, quel sorriso che conosceva ogni mia vergogna e ogni mio desiderio, si fece più profondo. “Stai sempre così, eh?” osservò poi, dopo un tempo che sembrò eterno, mentre le nostre dita giocavano con l’acqua. “Anche quando pensi che non ti guardo.”

Io non risposi. L’acqua era calda, e il suo corpo, così vicino, emanava un odore di sapone pulito e di pelle femminile che mi faceva girare la testa. Dopo un’ora—o più—di quel bagno silenzioso, lei si alzò. “Su, fuori. Ti faccio l’olio oggi.”

Uscii dalla vasca con il mio cazzo ancora rigido, piccolo ma ostinato, puntando verso il pavimento. Mi sentivo nudo in un modo più profondo, più totale. Lei mi fece sedere sul lettino, prese il flacone dell’olio per il dopo-sole—un odore di cocco e mandorle che sarebbe per sempre l’odore di quella estate—e iniziò a versarlo sul mio petto.

Le sue mani erano diverse dalle mie. Più sicure, più esperte. L’olio era denso, tiepido. Lei lo spalmò sul mio torace, sulle braccia, lungo la schiena. Ogni movimento era una carezza, ogni passaggio delle sue dita un’esplorazione che non si fermava mai, ma si approfondiva. Quando raggiunse le mie gambe, le sue dita si insinuarono lungo i fianchi, sfiorando l’attaccatura delle cosce. E poi, senza fretta, una mano si posò sul mio cazzo.

“È sempre così… teso,” disse, quasi a sé stessa. La sua mano non lo afferrò subito. Lo coprì con olio, lo massaggiò con la punta dei polpastrelli, dalla radice alla punta. Il contatto era delicato, ma esattissimo. Non era una sega rapida, nervosa, come quelle che facevo da solo. Era un rituale. Lei lo lubrificò completamente, rendendo la pelle lucida e sensibile sotto il suo tocco. Poi, finalmente, la sua mano si chiuse intorno a me.

La sua presa non era forte. Era delicata, avvolgente. Muoveva la mano con un ritmo lento, un su e giù che non cercava l’orgasmo immediato, ma la sensazione stessa. Le sue dita giocavano con la punta, premendo, accarezzando. L’olio rendeva ogni movimento fluido, silenzioso. Io non potevo parlare. Guardavo il suo viso, concentrato, i suoi occhi che osservavano il mio corpo reagire. Il mio respiro diventò affannoso, corto. Ogni strisciata della sua mano era un colpo diretto al mio sistema nervoso, accumulando una pressione che non sapevo più contenere.

“Stai vicino…” mi disse lei, mentre la sua mano continuava il suo lavoro, ora un po’ più veloce, ora più lentamente, variando il ritmo per tenermi sul limite. Il mio corpo tremava. La mia mente era un vuoto bianco, pieno solo di quella sensazione—il suo tocco, l’odore dell’olio, il suono del ventilatore. E poi, senza preavviso, senza che io potessi prepararmi, l’orgasmo arrivò. Non era un’esplosione violenta, ma un rilascio lungo, profondo, che mi fece contrarre tutto il corpo mentre il seme sgorgò dalla punta del mio piccolo cazzo, mescolandosi all’olio sul suo palmo.

Lei non si fermò. Continuò a muovere la mano, raccogliendo tutto, massaggiando la mia pelle mentre il mio corpo si rilassava in un tremore postumo. Poi, lentamente, aprì la mano. Guardò la mia sostanza bianca, mescolata all’olio lucido sulle sue dita. Sorrise. Con una calma che mi paralizzò, portò una dita alla sua bocca e leccò delicatamente il miscuglio.

“Ha un gusto… diverso,” disse, la voce morbida. “Salato, e dolce.”

Io rimasi senza parole, il mio corpo ancora elettrico, il mio cazzo finalmente rilassato ma la mia mente in subbuglio. Lei poi spalmò il resto sul mio petto, massaggiandolo sulla mia pelle con la stessa delicatezza di prima. “Ti fa bene,” disse. “È tutto parte di te.”

Mi guardò, e io sentii che il rituale non era finito. C’era un altro passo, un altro livello. Lei si alzò, e mi indicò il lettino. “Ora, tu per me,” disse.

Io sapevo cosa voleva. Era la parte che mi mandava in tilt, quella che mi consumava ogni giorno nelle mie fantasie solitarie. Lei si sdraiò sul lettino, le gambe aperte, il suo corpo nudo e oliato pronto. Il ciuffo di peli pubici, nero e folto, era un punto focale tra le sue cosce. Lei non parlò. Si limitò a guardarmi, con quel sorriso invitante.

Mi avvicinai. L’odore di cocco e mandorle si mescolava ora con un altro odore, più muschiato, più femminile—il suo. Mi posizionai tra le sue gambe, le mani che tremavano leggermente. La prima volta che leccavo una donna, quella volta nella doccia, era stata rapida, nervosa. Ora, in quel silenzio carico, era diverso. Lei mi guidò con la mano, posandola sulla mia testa, guidandola verso il suo centro.

Il contatto iniziale fu con i miei polpastrelli. Accarezzai il suo ciuffo, poi, lentamente, le labbra esterne. Era morbida, calda. La sensazione sotto le mie dita era elettrica. Poi, quando la sua mano mi spinse più in basso, abbassai la testa. Il mio naso fu il primo a incontrare il suo odore pieno, intenso. E poi la mia lingua.

Il primo contatto fu un esplorazione timida. Leccai lungo la fessura, dalla parte alta verso il basso. Il suo sapore era salato, acre, con una dolcezza sottile. Lei emise un respiro lungo, rilassato. “Così…” disse, solo quella parola.

La mia lingua diventò più audace. Mi concentrò su un punto, il suo clitoride, che sentivo come una piccola protuberanza sotto la pelle. Leccai intorno, poi direttamente sopra. Lei si mosse, le cosce che si stringevano un poco intorno alla mia testa. Il mio ritmo seguì il suo respiro. Quando lei inspirava, io leccavo più lentamente, quando espirava, più velocemente. La mia lingua si insinuò dentro di lei, penetrando leggermente, poi ritornando al punto esterno.

Il mio mondo si ridusse a quello: l’odore, il sapore, la sensazione di morbidezza e di contrazione sotto la mia lingua. Le sue mani ora erano sulla mia testa, non guidando, ma tenendomi, come se mi fossi ancorato al suo corpo. Lei iniziò a muoversi, a premere contro la mia lingua. I suoi suoni erano bassi, gutturali—non parole, ma gemiti che si liberavano dal suo petto.

Non sapevo quanto tempo passò. La mia lingua continuava, esplorando ogni piega, ogni curva. Lei si arcò, il suo corpo diventò una linea tesa sotto le mie mani che ora afferravano i suoi fianchi. Il suo respiro diventò affannoso, corto. E poi, quando io intensificai la pressione sul suo clitoride, muovendo la lingua in cerchi rapidi, lei esplose. Non gridò. Emise un lungo, profondo gemito che sembrò svuotarla, mentre il suo corpo tremava sotto il mio.

Mi fermai, la lingua ancora appoggiata su lei, sentendo le ultime pulsazioni. Lei respirò profondamente, le mani che si rilassavano sulla mia testa. “Sei… insaziabile,” disse, la voce rotta. “Hai leccato per… mi sembrava un’ora.”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Estate 1982 cap.2 storia vera :

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni