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Trans a La Spezia 18/03/26


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
24.03.2026    |    2.646    |    6 8.9
"” Mi guidò nuovamente in posizione 69, ma questa volta lei era sotto, io sopra..."
TRANS A LA SPEZIA. STORIA VERA 18/03/26


L’odore del caffè forte, quella miscela napoletana che sa di casa, mi riempì il salotto mentre Marzia mi porse la tazzina. Le sue mani erano delicate, quasi evanescenti. La vestaglia di chiffon rosa era così trasparente che il chiarore del pomeriggio di La Spezia, filtrato dalle tende bianche, delineava ogni curva del suo corpo giovane. Ventitre anni, mi aveva detto al telefono. Una morbida, con occhi grandi e scuri che già studiavano me, Marco, il massaggiatore tantra di oltre cinquanta anni, con questo corpo robusto e… quello. Quella parte di me che era sempre motivo di un certo pudore, ma anche di una strana, intima, accettazione.

“Grazie,” dissi, prendendo il caffè. La voce di Marzia era musicale, con quel lieve accento del sud che rendeva ogni frase una carezza. “Mi hai incuriosito, sai,” confessò, sedendosi sul divano accanto a me con una naturalezza che disarmava ogni tensione. “Quando hai detto che sei un esperto in massaggi yoni e lingam… io soffro di cervicale, da sempre. Mi blocca tutto, quando è acuta.” Si passò una mano lungo il collo, e il movimento fece scivolare la vestaglia, mostrando per un attimo un seno piccolo, perfetto, un bocciolo di rosa appena visibile sotto il tessuto.

Il mio respiro si fece un po’ più profondo. Non era solo la bellezza, era la sincerità. Avevo chiamato per una “cosa tranquilla”, un’ora di intimità senza pretese, e lei aveva accettato con la stessa curiosità aperta che ora mi osservava. Il perizoma bianco che portava era così discreto che, davvero, non si notava nulla. I fatti erano due, come avevo pensato subito: o aveva un membro molto piccolo, o lo nascondeva con una maestria che era già, di per sé, un’arte.

“Ti insegnerei, se vuoi,” proposi, mentre il caffè scaldava il palato. “Il massaggio tantra non è solo tecnica. È… connessione. Respirazione.” Le parlai del lingam, dell’energia maschile, del yoni come sacro spazio femminile. Lei ascoltava, gli occhi che si illuminavano di un interesse genuino. E mentre parlavo, mentre lei si rilassava sul divano, una corrente iniziò a scorrere tra noi. Non era solo parole. Era il modo in cui il suo piede nudo, delicato, si posò per un momento sulla mia gamba. Era il modo in cui il mio corpo robusto, non più giovane ma ancora pieno di desiderio, reagì a quella presenza così femminile, così esplicita nella sua trasparenza.

“Mi piacerebbe imparare,” disse Marzia, e la sua voce era un po’ più bassa, un po’ più intima. “Ma… oggi non è per il massaggio, vero? O non solo.”

Sorrise. Un sorriso che sapeva di complicità. Io non risposi, ma il mio silenzio fu una confessione. La strana voglia che mi aveva preso, quella ricerca di una trans, di un’esperienza diversa, si materializzava davanti a me in questa fanciulla che sembrava una dea greca, con quel fisico delicato e quelle movenze fluide.

Fu lei che si mosse prima. Si alzò, e la vestaglia si aprì completamente mentre si avvicinava. “Vieni,” disse semplicemente, e la sua mano mi prese. Non in salotto, non sul divano. Mi guidò attraverso un corridoio breve, con pareti bianche e un solo quadro di un mare in tempesta. E già nel corridoio, iniziò a spogliarmi.

Le sue mani erano professionali, quasi come se fosse lei il massaggiatore. La mia camicia si aprì, i bottoni scivolavano via sotto la sua pressione leggera. Il mio pantalone cadde, la cintura già allentata dal mio stesso nervosismo. In pochi secondi, ero nudo, nella luce morbida del corridoio, con il mio corpo robusto e maturo completamente esposto. E lei non si fermò a guardare, non ci fu quel momento di valutazione che spesso temevo. Si chinò invece, davanti a me, e le sue labbra si posarono sulla mia piccola erezione.

“È carino,” disse, e la voce era un mormorio contro la mia pelle. “Piccolo e… perfetto.” Non era una pietà, era una dichiarazione. Un’accettazione che mi fece fremere tutto. Il suo bacio fu leggero, quasi un test, poi più profondo, mentre la sua lingua lambiva la punta. Il mio respiro si spezzò. Da massaggiatore tantra, conoscevo ogni dettaglio del piacere maschile, ma essere il ricevente, sotto l’attenzione di questa bellezza, era un’esperienza che mi travolse.

Mi guidò dentro la camera. Era un spazio semplice, un grande letto con lenzuola bianche, una luce calda che veniva da una lampada a terra. E lei, finalmente, iniziò a spogliarsi. La vestaglia cadde come un sipario che si apre. Il perizoma fu un semplice movimento delle sue mani, e dalla curva delle sue natiche perfette, morbide come quelle di una donna giovane, emergette un cazzo.

Non piccolo. Non nascosto. Era lungo, finissimo, un’antenna di carne rosea che si ergeva con una grazia quasi surreale. Liscia, senza peli, perfetta come il resto di lei. Io rimasi a guardare, la mia piccola erezione che pulsava sotto quello sguardo, mentre lei si voltava completamente verso me, nuda, orgogliosa, un essere duale che incarnava una bellezza che mi lasciò senza parole.

“Ti piace?” chiese, con una sfumatura di orgoglio napoletano nella voce.

“È… magnifico,” dissi, e la verità di quelle parole mi scaldò la bocca.

Ci avvicinammo. Il primo bacio fu una esplosione di desiderio reciproco. Le sue labbra erano morbide, il suo profumo di donna giovane si mischiava con il mio, più maschile, più terrestre. Le mie mani, grandi e esperte dal massaggio, presero i suoi fianchi, la sua schiena, mentre le sue si posarono sul mio torso, poi scivolarono verso il mio membro. E lei, senza esitazione, si abbassò ancora.

Il pompino iniziò come una arte. Non era solo una sequenza di movimenti. Era una conoscenza. La sua bocca, calda e umida, circondò completamente la mia piccola dimensione, e la sensazione fu di essere inghiottito, completamente, senza spazio per l’aria. La sua lingua lavorava lungo tutta la lunghezza, poi si concentrava sulla punta, con una pressione che sapeva di esperienza. Le sue mani tenevano le mie natiche, spingendomi verso lei, mentre io mi piegavo, incapace di resistere al vortice di sensazioni.

Guardavo il suo viso, gli occhi chiusi in concentrazione, poi si aprirono e mi guardarono, con una sfida e una promessa. “Voglio sentire tutto di te,” mormorò, e la sua bocca si mosse più veloce, più profonda. Io gemetti, un suono grezzo che uscì dalla mia bocca mentre le mie mani si stringevano sui suoi capelli morbidi. Il piacere era concentrato, intenso, perché ogni millimetro del mio essere era stimolato, sussultava sotto quella maestria. Presto, sentii il bisogno di cambiare, di reciprocare, di dare.

“69,” dissi, con voce rotta, e lei capì immediatamente.

Ci spostammo sul letto, le lenzuola bianche che si mischiavano con la nostra pelle. Lei si posizionò sopra me, con quel suo cazzo lungo che ora pendevava verso la mia faccia, mentre io mi trovavo sotto, con la mia erezione verso la sua bocca. La posizione era un equilibrio perfetto. E io, senza esitazione, presi in bocca il suo membro.

La sensazione fu nuova, elettrica. Lungo, liscio, con una punta già umida dal suo stesso desiderio. La circondò con la mia bocca, cercando di adattare la mia esperienza di massaggiatore, di conoscitore del corpo, a questa nuova forma di piacere. La mia lingua scivolò lungo la parte inferiore, mentre lei, sopra, iniziò a lavorare sul mio cazzo piccolo con una dedizione che mi fece quasi piangere. Il suo movimento era sincronizzato: mentre io succhiavo, lei mi stimolava, e il nostro respiro diventò un solo ritmo affannoso.

Le mie mani presero le sue natiche, sentendo la carne morbida, mentre le sue si posarono sulla mia testa, guidandomi. La sensazione di avere in bocca quella potenza, mentre ricevo quella attenzione così focalizzata sulla mia piccola dimensione, fu un dualismo che mi fece perdere ogni senso del tempo. Il gusto di lei, salato e dolce, il suono dei suoi gemiti mentre lavorava su me, tutto si fuse in un’esperienza che non aveva mai vissuto. Non era solo sesso; era un’esplorazione, una celebrazione di due forme di desiderio che si incontravano senza barriere.

Poi lei si mosse, si girò. “Prendimi,” disse, voce bassa e invitante. Si mise a pecora sul letto, le sue natiche perfette offerte a me, mentre il suo lungo cazzo si adagiava lungo la sua coscia. Io, sopra, guardavo quel corpo che ora mi invitava. Presi il preservativo che lei aveva gentilmente posato sul comodino, lo misi sulla mia piccola erezione, ancora pulsante dal pompino e dal 69.

L’incastro fu… una conquista. La mia dimensione, piccola, trovò il suo spazio dentro la sua perfezione con una facilità che mi sorprese. Non era una lotta, era un adattamento perfetto. E quando iniziò a muovermi, il piacere che esplose fu tanto nella sua profondità quanto nella sua precisione. Ogni movimento mio, piccolo ma determinato, raggiungeva punti dentro lei che lei celebrava con gemiti crescenti. Le sue natiche si muovevano contro me, cercando il ritmo, e le mie mani presero i suoi fianchi, guidando, spingendo.

Il nostro respiro diventò un duetto di affanni. Lei gridava, con quel accento napoletano che diventava più marcato nel piacere, mentre io, con la mia esperienza di controllo tantrico, cercavo di mantenere il ritmo, di prolungare il momento. Ma la pressione era troppo. Il ricordo del suo cazzo in bocca, del suo pompino, del 69, si fuse con la sensazione di penetrazione, e sentii l’orgoglio crescere dentro me.

“Sborro,” annunciò, non come una dichiarazione, ma come un fatto imminente. Lei rispose con un grido di approvazione, e io spinsi fino in fondo, mentre la mia piccola erezione rilasciò tutto dentro il preservativo, dentro il suo corpo che si contorse sotto me. Il momento fu breve, intenso, una scarica totale che mi lasciò tremante sopra lei.

Per un momento, restammo così, connessi, mentre il mio respiro si calmava. Lei si mosse prima, gentilmente, girandosi e prendendo il mio membro, ancora dentro il preservativo, per pulirlo con movimenti delicati. “Non è finito,” disse, con un sorriso che sapeva di più. “Voglio ancora.”

Mi guidò nuovamente in posizione 69, ma questa volta lei era sotto, io sopra. Il suo cazzo lungo era ancora eretto, mentre il mio, piccolo e ora rilassato ma pronto a risvegliarsi, era verso la sua faccia. Lei iniziò a lavorare su me con la bocca, ma questa volta era più veloce, più insistente, mentre io prendevo in bocca il suo membro, cercando di ricreare il piacere precedente.

Fu lei che raggiunse l'orgasmo prima. Il suo corpo si contorse sotto me, mentre un grido lungo e melodioso uscì dalla sua bocca. E io sentì il suo cazzo pulsare nella mia bocca, poi rilasciare. Il gusto, questa volta, fu più pieno, più acre, ma mi riempì con un senso di completamento. Lei, mentre sborrava, continuò a lavorare su me con la bocca, e il doppio stimolo, la sensazione di ricevere la sua sborra mentre lei mi stimolava, fu il trigger finale.

Il mio corpo reagì, e mentre lei ancora mi succhiava, io rilasciò, non dentro la sua bocca, ma sopra, sulla sua faccia, in un getto che la raggiunse mentre lei ancora guardava verso me, con gli occhi soddisfatti e la bocca aperta in un sorriso di possesso reciproco.

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