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Lui & Lei

Io e Sonia a monte Marcello (sp) 10/04/26


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
10.04.2026    |    529    |    0 6.0
"“Marco… c’è un ragazzo, ” disse, la voce un misto di sorpresa e, incredibilmente, di curiosità..."
Continuazione delle storie di Marinella tra me e Sonia. Storia vera 10/04/26


Il sole di aprile era già alto quando attraversò la spiaggia di Marinella. Camminavo, ma la mente vagava lontana dai miei piedi, persa nel ricordo del profumo di Sonia, del suo sorriso malizioso di ottobre che poi il brutto tempo aveva spazzato insieme alle mie speranze. Avevo più di cinquanta anni, robusto, ma con un piccolo particolare che mi aveva sempre fatto sentire un po’… umile. Ma Sonia? Lei sembrava non notarlo, o non importarle.

Ecco, proprio allora. Come se il mio desiderio fosse una forza magnetica, la porta dell’hotel si aprì e lei uscì, cameriera ai piani, con la sua uniforme azzurra che non copriva le rotondità nei posti giusti. Un vestito semplice che prometteva tutto. Mi guardò, un sorriso che partì dagli occhi e contagio le labbra.

“Marco! Non ti ho più visto,” disse, la voce come un miele caldo. “Pensavo che non ti piacessi più.” Una sfida? Una domanda?

Non ci fu bisogno di parole. La mia mano trovò il suo viso, il mio corpo si inclinò verso lei, e il mio bacio fu tutto quello che non avevo detto in mesi. Non un bacio casto. Un bacio che parlava di pentimenti e di occasioni perdute, e di un desiderio che non si era mai spento. Lei rispose con la stessa intensità, le sue labbra si aprirono, la lingua si offrì, e trovammo il nostro angolo fuori dal bar, tra il profumo del caffè e il rumore del mare.

“Vieni,” sussurrai, la bocca ancora contro la sua. “In macchina.”

“Dove?” chiese, già seguendo il mio passo verso il parcheggio.

“Monte Marcello,” dissi semplicemente. Conoscevo ogni curva, ogni sentiero, ogni posto isolato e ogni posto dove, invece, non siamo mai davvero soli.

La mia auto era un rifugio di possibilità. Dentro, l’aria diventò densa, carica di promesse. Senza parlare, guidai verso il posto “famoso”, un terrapieno sopra la costa, con una vista che si apre sul mare ma anche, con la coda dell’occhio, su chi passa. Lei non aveva mai chiesto, ma il suo corpo era già rilassato, come se sapesse.

Quando fermai la macchina, il silenzio fu interrotto solo dal nostro respiro. La guardai, i suoi occhi brillavano con una malizia che riconoscevo. La mia mano scivolò sul suo fianco, sotto quel vestito azzurro, trovando il perizoma bianco che, lo sapevo, nascondeva un ciuffetto nero. Lo spostai con un gesto intimo, il tessuto cedette, e la mia punta dell’indice trovò il suo centro, già umido, pronto.

Iniziai a sditalinarla, lentamente, con la precisione di chi conosce il suo corpo e il suo ritmo. Le mie dita esplorarono la morbidezza delle sue labbra, il nucleo caldo e pulsante del suo clitoride. Lei gemette, un suono basso e pieno di consenso, e mi baciò con una nuova urgenza, le sue mani si aggrapparono ai miei capelli.

E mentre la baciavo, con la coda dell’occhio, vedo. Un ragazzo, su un sentiero a qualche metro di distanza. Fermo. Guardava.Non si muoveva. Sonia era troppo immersa nel suo piacere per vederlo.

Le mie dita accelerarono, sentendo il suo corpo stringersi, tremare. Lei si stava avvicinando all’orgasmo, e io sapevo che il passo successivo era inevitabile. La allontanai leggermente dalla mia bocca. “Fallo,” sussurrò Sonia, gli occhi socchiusi, la voce rotta. “Fallo ora.”

Spostò il suo corpo, si posizionò sopra me, le sue mani guidarono il mio cazzettino, piccolo ma determinato, verso la sua apertura. La sentii infilarlo dentro la sua figa, un movimento lento, preciso, che ci unì completamente. Il suo corpo si accoglì a me, stretto, bollente, vibrante.

E in quel momento, mentre lei cominciava a muoversi sopra me, con un ritmo crescente che mi faceva perdere il respiro, lei lo vide. Il ragazzo. I suoi occhi si spalancarono, il suo movimento si fermò per un istante.

“Marco… c’è un ragazzo,” disse, la voce un misto di sorpresa e, incredibilmente, di curiosità.

“Lo vedo,” dissi, il mio corpo ancora unito a lei. “Ha un cazzo enorme. E si sta facendo una sega.”

Lei guardò oltre il finestrino. Il ragazzo era giovane, il suo corpo tonico, e la sua mano andava veloce sul suo membro, enorme, eretto, che si muoveva con una rabbia desiderosa. Sonia mi guardò. Non c’era paura nei suoi occhi. C’era una scintilla.

“Stai tranquilla,” sussurrò, le mie mani stringendole i fianchi. “Non devi aver paura. Può guardare.”

Lei sorrise. Un sorriso nuovo, malizioso e aperto. E poi continuò a muoversi sopra me. Il suo ritmo cambiò, diventando più esibito, più teatrale. Le sue curve si muovevano con una grazia che era ora una performance, i suoi gemiti diventavano più alti, non solo per me, ma per chi guardava.

Io la guardavo, sentendo il suo corpo che mi avvolgeva, e sentendo il mio piacere che montava, inevitabile, potente. Le mie mani si spostarono sui suoi seni, trovando i capezzoli attraverso il vestito, stringendo, stimolandoli. Lei gridò, un gemito lungo, e il suo movimento diventò frenetico.

“Vengo,” annunciò, il suo corpo si bloccò, stringendosi ancora più forte intorno a me. E io sentii la stessa onda che mi travolgeva. Il mio orgasmo arrivò con una forza che mi stupì, un getto profondo, caldo, che riempì lei, che senti riversarsi dentro di lei.

Restammo così, uniti, respirando affannosamente, mentre i nostri occhi erano ancora fissi sul ragazzo. E lui, con un ultimo, visibile spasmo, sborrò, il suo getto chiaro e potente che spruzzò sulla terra sotto di lui.

Sonia sorrise ancora. Si separò da me, il mio cazzo piccolo e ora rilassato si scostò dalla sua figa. E lei, con una calma che mi lasciò senza parole, prese un fazzoletto dalla sua borsa. Non solo per pulirsi, o per pulire me.

Abbassò il finestrino. “Ehi,” chiamò, la voce morbida ma chiara. Il ragazzo si voltò, gli occhi ancora sfocati dal suo piacere. Sonia passò il fazzoletto attraverso il finestrino. “Per pulirti.”

Il ragazzo prese il fazzoletto, sorridendo timidamente, e disse, “Grazie.”

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