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Last 4/4/26 Fisioterapia a Sarzana cap.2


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
04.04.2026    |    1.972    |    2 9.7
"“Marco, ” disse, la voce ancora quieta ma ora con un peso completamente diverso..."

Last del 04/0/26 Storia vera
FISIOTERAPIA A SARZANA Cap. 2


Il giorno dopo tornai alla stessa ora. L’aria nello studio era diversa, impregnata di un silenzio che non era più professionale, ma personale. Antonio mi accolse con quel sorriso piccolo, intimo, che già conoscevo. “Marco,” disse semplicemente, e la sua voce era come un filo che tirava direttamente al mio centro.

Mi fece accomodare nella sala d’attesa questa volta. Non era vuota. Due ragazze, vent’anni o poco più, sedute sul divano basso. Una aveva capelli scuri e lunghi, l’altra era bionda e più corta. Entrambe atletiche, vestite con leggings e t-shirt che sembravano costose. E una signora anziana, con un magazine aperto sulle mani. Le due giovani erano bellissime. E una, quella bionda, aveva quel famoso “zoccolo di camello” che il leggings non nascondeva completamente. Un’ombra, una curva che attirava l’occhio. Mi sedetti, cercando di non fissare. Ma era impossibile. Il mio cazzettino, ancora moscio sotto i jeans, iniziò a sentire. Un formicolio, una memoria del giorno precedente.

Antonio uscì dalla sua stanza e chiamò le due ragazze per il laser. Passarono davanti a me. La bionda mi guardò, un istante, e un sorriso fugace apparì sulle sue labbra. Sapeva? Non potevo sapere. Antonio mi fece un gesto. “Tu dopo, Marco. Ancora qualche minuto.” Rimasi seduto, ma il mio corpo era già in allerta. La signora anziana sembrava ignorare tutto, ma io sentivo ogni respiro, ogni movimento delle due giovani nella stanza oltre la porta. Quando uscirono, quasi simultaneamente con Antonio che terminava con loro, l’aria era carica. La signora anziana si era “congedata”, come disse Antonio, e uscì senza una parola.

Rimasi solo con lui nell’atrio. “Hanno fatto un buon lavoro,” disse Antonio, ma non parlava della terapia. I suoi occhi erano fissi su me. “Ti hanno… interessato?” La domanda era diretta, senza vergogna. Sentii un calore improvviso sul mio viso. “Sì,” sussurrai, perché mentire era impossibile ora. Il mio cazzettino era già duro, un rigonfiamento stretto nei jeans che lui notò immediatamente. Sorrise. Un sorriso che non era più solo curiosità, era complicità.

Entrò nello stanzino. La routine iniziò: laser sulla gamba, il calore monotono. Ma i suoi movimenti erano diversi. Si piegava più spesso, il suo corpo esile si curvava vicino a me. E quando si piegò per regolare il dispositivo, notai. Dietro i suoi pantaloni chiari, di cotone leggero, una linea. Non era la linea di un boxer. Era rosa. Un perizoma. Femminile. La vista mi arrestò il respiro. Il tessuto era delicato, pizzo, e lasciava intuire la forma del suo culo, sodo e depilato come ricordavo. Ma ora era adornato, esibito. Il mio cazzo pulsò violentemente, una pressione che diventava quasi dolorosa sotto la stoffa.

Finita la parte del laser, arrivò la Teca. Il gel fu freddo come sempre, ma la sua mano… la sua mano era più leggera. Spalmò sulla gamba, sull’inguine. E quando passò vicino al mio cazzo, non lo evitò. Lo accarezzò. Un tocco così deliberato che mi fece gemere. “Antonio…” sussurrai. Non rispose con parole. Spostò semplicemente la mia mano. Il mio cazzettino era completamente esposto ora, duro, piccolo ma turgido. Lo guardò, e poi guardò il mio viso. “Lo vuoi?” domandò, ma la domanda era ridicola. Lo volevo. Lo volevo da quando avevo visto quel perizoma.

Mi aiutò a togliere completamente i pantaloni. Io rimasi sul lettino, seminudo, mentre lui si allontanò. Tornò con un preservativo. Lo aprì con quella stessa precisione quieta. Lo mise sul mio cazzo, rotolando il lattice lentamente, fino alla base. La sensazione era strana, ma la vista di lui che si preparava era eccitante. Si tolse i pantaloni. Non li abbassò lentamente. Li tolse. E sotto, il perizoma rosa era completo. Era minuscolo, pizzo che copriva solo il centro, lasciando le curve dei suoi fianchi completamente nude. Il suo culo era esposto, sodo, depilato. E il pacco del suo cazzo, piccolo e moscio, era contenuto nel pizzo stesso. La vista mi fece ansimare. Era così deliberatamente femminile, così sottomesso.

Si girò, presentando quel culo a me. “Fallo,” disse, e la sua voce era un ordine quieto, ma un ordine. Mi posizionai dietro lui. Il mio cazzo, con il preservativo, era pronto. Spostò il perizoma di lato, con una mano delicata. L’entrata era immediata. Non lubrificai con gel questa volta. Con uno sputo, veloce, umido, sulla punta del mio cazzo, e poi direttamente su lui. Lo sentì, e un gemito basso uscì dalla sua bocca. “Sì…”

Iniziai. Non lentamente. Con una violenza che non sapevo di possedere. Lo inculai profondamente, ogni colpo un’affermazione della mia presenza, della mia dominanza su quel corpo così delicato, così esposto. Lui ansimava, a ogni colpo. “Marco… Marco…” sussurrava, e il nome era una litania. Le sue braccia erano strette sul lettino, la sua testa girata verso il muro. Il suo corpo accoglieva ogni mia spinta, elastico, caldo. Sentivo ogni contrazione interna, ogni suo piccolo spasmo che era piacere, non dolore.

Il ritmo diventò frenetico. Il mio cazzo pulsava dentro lui, la sensazione amplificata dal lattice del preservativo, ma la connessione era diretta, carnale. La sua schiena si incurvava, il suo culo si sollevava per incontrare ogni mia spinta. “Sto…” non finì la frase. Lo presi più forte, il mio ritmo diventando incontrollabile, il suo corpo che si arrendeva completamente. La sborra arrivò, un’ondata che sembrò strapparsi dalla mia base. Rimbombò dentro il preservativo, dentro lui, mentre io restavo immobile, penetrandolo ancora profondamente, sentendo il mio corpo tremare dall’effetto.

Lentamente, mi separò. Con una calma che sembrava magica, sfilò il preservativo dal mio cazzo, ancora semi-duro, sensibile. E poi, senza una parola, si chinò. La sua lingua, calda e agile, pulì ogni traccia, ogni residuo. Il gesto era così intimo, così servile, che mi lasciò senza parole. Mi guardò finalmente. I suoi occhi erano lucidi, la sua bocca era ancora umida, ma ora aveva un sorriso diverso. Soddisfatto. “Marco,” disse, la voce ancora quieta ma ora con un peso completamente diverso. “Hai bisogno di una seduta anche martedì prossimo. Per la terapia.”...

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