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Gay & Bisex

Pompino inaspettato alla Lecciona


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
30.09.2025    |    6.865    |    7 9.5
"Un misto di innocenza e depravazione che mi fece sobbalzare per una seconda volta..."
STORIA VERA (29/09/2025)

“Allora, ti va se te lo succhio?”

La domanda cadde nell’aria calda come un sasso nello stagno, provocando increspature che mi attraversarono tutto il corpo. Il ragazzo mi fissava, i suoi occhi scuri puntati prima sul mio viso, poi, lentamente, di nuovo laggiù. Dove io, Marco, cinquantatré anni, robusto e con un cazzo che non era mai stato il mio fiore all’occhiello, ero disteso nudo sotto il sole della Lecciona.

Mi sentii un nodo in gola. Sta parlando sul serio? La mia erezione, modesta ma decisa, pulsò lievemente all’idea, una promessa di piacere che annullò ogni esitazione.

“Sì,” riuscii a dire, la voce un po’ più roca del solito. “Sì, va bene.”

Lui sorrise, un lampo bianco e franco. Poi, con un gesto che mi colse completamente di sorpresa, alzò una mano e fece un cenno. Da dietro un cespuglio di macchia mediterranea, emerse una ragazza. Doveva avere almeno vent’anni, il corpo sinuoso e giovane avvolto in un semplice vestitino estivo, i capelli mossi dal vento salmastro. Mi guardò con curiosità, senza imbarazzo, un’ombra di sorriso sulle labbra.

“Andiamo,” dissi io, riprendendomi, il cuore che batteva all’impazzata. La mia nudità, prima un fatto privato, ora era diventata il centro di un’attenzione incredibile, elettrica. Li condussi oltre la linea di sabbia battuta, verso le dune coperte da una vegetazione fitta e profumata. Il mio piccolo membro ondeggiava ad ogni passo, completamente indifeso e esposto al loro sguardo, e quella sensazione di vulnerabilità era stranamente eccitante.

Trovammo un incavo perfetto, nascosto agli occhi del mondo da alte canne fruscianti. Il sole filtrava a sprazzi, illuminando i granelli di sabbia che scintillavano come polvere d’oro. L’aria era calda, densa del profumo del mare e del pino.

Lui, senza perdere tempo, si tolse lo zaino e lo passò alla ragazza. I loro sguardi si incrociarono in un’intesa silenziosa che non riuscivo a decifrare, ma che prometteva tutto. Poi, lui si girò verso di me. I suoi jeans si sfiorarono contro la mia gamba nuda, un contrasto di stoffa rude e pelle sensibile che mi fece trasalire.

Si inginocchiò nella sabbia morbida.

Il mondo si restrinse a quello spazio, a quel momento. Il rumore del mare divenne un mormorio lontano. Lui non afferrò, non si precipitò. No. Appoggiò prima le mani sui miei fianchi, le dita calde e ferme sulla mia pelle abbronzata. Il suo respiro caldo mi sfiorò l’inguine, un preludo di quello che stava per arrivare. Io guardai in basso, vedendo la sua testa chinata, i suoi capelli scuri, e più in là, la ragazza che si era appoggiata a una duna, osservando con intensità tranquilla, quasi studiosa.

Poi la sua lingua uscì. Un colpo di genio. Non una leccata timida, ma una strisciata lunga, lenta, e deliberatamente umida dalla base all’apice. Cazzo. Un brivido violento mi percorse la schiena. Le mie gambe vacillarono. Lui emise un suono basso, di approvazione, e poi ingoiò.

La sua bocca era un inferno di calore e di abilità. Le labbra si serrarono attorno alla mia circonferenza, modesta sì, ma ora trattata come il tesoro più prezioso. Succhiava con una lentezza esasperante, creando una pressione perfetta, un vuoto che sembrava volermi estrarre l’anima. La sua lingua non si fermava mai, una serpentina viva che premeva freneticamente sotto la testa, sul frenulo, proprio lì, quel punto che mi faceva vedere le stelle.

Alzai lo sguardo e incontrai quello della ragazza. Non stava guardando me. Stava guardando lui. Guardava la nuca del ragazzo, il movimento delle sue spalle, con uno sguardo così carico di desiderio e di eccitazione che mi fece sentire come il perno centrale di un loro rito privato. Quel suo sguardo, quell’intensità, moltiplicò per dieci ogni sensazione.

Lui cambiò ritmo, diventando più veloce, più deciso. Una mano lasciò il mio fianco e andò a giocare con i miei testicoli, accarezzandoli, massaggiandoli con una perizia che mi fece gemere. Non duravo più. Il calore mi saliva dalle viscere, un torrente di lava pronto a esplodere.

“Sto per venire,” ansimai, le dita che si conficcarono nei suoi capelli, non per spingere, ma per ancorarmi a qualcosa mentre il mondo mi crollava addosso.

Lui annuì, senza staccarsi, anzi, prendendo tutto ancor più in profondità, invitando la fine.

E fu un’esplosione muta, potente, che mi scrollò dalle fondamenta. Un’ondata dopo l’altra, un tremito incontrollabile che mi piegò le ginocchia. Lui rimase lì, accolse tutto, il suo collo che lavorava per ingoiare, e il suono che faceva, quel suorno umido e sommesso, era la cosa più eroticamente devastante che avessi mai sentito.

Quando finalmente si staccò, io ero un uomo nuovo, vacillante, con le gambe di gelatina. Lui si alzò in piedi, un sorriso soddisfatto sul volto. Ma non mi guardò. Guardò lei.

Lei si avvicinò, senza fretta. I suoi occhi erano luminosi, pieni di una curiosità ardente. In mano aveva un fazzoletto bianco. Senza dire una parola, con una delicatezza che mi lasciò senza fiato, mi pulì con gesti precisi, togliendo le ultime tracce di umidità dalla mia pelle ipersensibile. Il tessuto ruvido era una carezza dopo il turbine.

Poi successe la cosa più incredibile. Portò il fazzoletto alle sue labbra e lo baciò. Mi baciò lì, attraverso quel tessuto, uno sguardo diretto nei miei occhi che mi trafisse. Un misto di innocenza e depravazione che mi fece sobbalzare per una seconda volta.

Lui le passò un braccio intorno alle spalle. “Ciao,” disse, semplice come era iniziato tutto.

“Ciao,” riuscii a balbettare.

Si voltarono e scomparvero tra le canne, lasciandomi lì, nudo, tremante e completamente sconvolto, con l’odore del mare e di lui ancora sulle mie gambe.

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