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Lui & Lei

Cp di Milano in vacanza a Forte dei Marmi


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
27.04.2026    |    2.232    |    4 9.8
"L'esplosione è stata piccola, modesta rispetto alla monumentale emissione di Luca, ma intensa, concentrata..."
STORIA VERA
LAST DEL 25 APRILE 2026
"COPPIA DI MILANO A FORTE DEI MARMI"

Sabato 25 Aprile, il sole di Forte dei Marmi era ancora alto, ma dentro di me l'umidità dell'ansia era più densa. L'annuncio su quel sito aveva catturato il mio occhio con una forza magnetica: una coppia giovane, Milano, in vacanza qui. Bella. Senza pretese. Senza pretese, perché non ho mai pretese, io. Marco, cinquant'anni, robusto come dicevano, e… quello. Il mio piccolo, umile compagno di vita. Ho cliccato. Ho inviato la richiesta di amicizia, la presentazione breve, cortese. Un gesto di solitudine, un lancio nel vuoto.

E poi il vuoto aveva risposto. Il profilo visitato, la richiesta ignorata. La classica storia. Avevo già ricominciato a scrollare, a guardare altre immagini, altri desideri impossibili. Il cuore, quel vecchio muscolo stupido, aveva già accettato.

Ma poi il messaggio. Nel primo pomeriggio. Un ding sul telefono che ha strappato il silenzio. “Complimenti per i tuoi racconti. Siamo molto curiosi. Ti aspettiamo oggi alle 18, dopo il rientro dalla spiaggia.” Senza firma. Solo l'indirizzo di un appartamento estivo, una via che conoscevo, vicino al mare. Ho guardato il testo per dieci minuti, forse più. Curiosi. Di me? Delle mie parole? Del mio corpo? Del mio minuscolo segreto? Il sangue si è mosso, un brivido caldo e freddo insieme.

Alle 18 precise, davanti alla porta. Il campanello era antico, di metallo. Il suono è stato netto. La porta si è aperta quasi immediatamente.

Luca.

Un ragazzo. Sui venticinque, non più. Molto carino, come nell'annuncio, ma la foto non aveva catturato la vitalità fisica che si sprigionava da lui ora. Alto, atletico, con una struttura che parlava di sport, di giovinezza spesa bene. Era in pantaloncini corti, azzurri, e una maglietta bianca senza maniche, attillata. La pelle era dorata dal sole, ancora umida in alcuni punti. “Ciao Marco,” ha detto, sorridendo. Un sorriso facile, aperto. “Scusa, siamo rientrati da poco. Un po' di ritardo dalla spiaggia.”

“Nessun problema,” ho detto, la voce più ferma di quanto mi aspettassi.

Mi ha fatto accomodare nel salotto. L'appartamento era luminoso, moderno, con grandi finestre sul retro che mostravano un patio con piante. Aria di mare, di vacanza. “Francesca è sotto la doccia,” ha spiegato, mentre si dirigeva verso una piccola cucina a vista. “Ti offro un prosecco?”

“Perfetto.”

Il movimento dei suoi muscoli mentre apriva il frigorifero, mentre stappava la bottiglia, era una danza inconsapevole. Giovane forza. Mi sentivo vecchio, ingombrante, seduto sul divano bianco. Ma il prosecco arrivò, fresco, e il primo sorso sciolse un po' di tensione.

“Hai scritto cose molto… intense,” ha detto Luca, sedendosi su una poltrona di fronte a me. I suoi occhi erano chiari, curiosi, senza malizia apparente. “Francesca li ha letti tutti. È lei che ha insistito per invitarti.”

“Mi fa piacere,” ho detto, e lo era. Un piacere strano, elettrico.

Il rumore dell'acqua della doccia si fermò. Un silenzio breve, poi il suono di una porta che si apriva. Passi leggeri sul pavimento di legno.

Francesca.

Entrò nel salotto avvolta in un accappatoio bianco, semplice. La capigliatura era scura, lunga, ancora umida e raccolta in modo disordinato. Una bella mora, come avevo immaginato. Ma l'immagine non aveva preparato alla luminosità dei suoi occhi, grandi, di un colore indefinito tra il verde e il grigio. Sorrideva, timidamente prima, poi più apertamente quando mi ha visto. “Marco,” ha detto. La voce era morbida, con un accento che non era italiano perfetto, ma quasi. “Luca ti ha detto che mi piacciono molto i tuoi racconti.”

“Lui mi ha detto che sei ucraina,” ho risposto, cercando un terreno neutro. “Parli molto bene.”

“Ho studiato qui,” ha detto, avvicinandosi. L'accappatoio era legato, ma la forma del suo corpo sotto il tessuto era evidente: snella, sinuosa. Si sedette sul divano, non vicino a me, ma su un altro bracciolo, lasciando spazio. Luca osservava, il suo sorriso diventava più… intimo. Ha preso il suo bicchiere di prosecco e ha bevuto un lungo sorso.

“Io vado a lavare la salsedine,” ha annunciato Luca, alzandosi. “Francesca, intratteni Marco.”

Francesca mi ha guardato, i suoi occhi hanno percorso il mio corpo, la mia faccia. “Tu sei più… fisico, di quanto mi aspettassi dai tuoi scritti,” ha detto. “Robusto.”

“Il peso degli anni,” ho detto, con una leggera ironia che non sentivo.

“Non è peso,” ha risposto, e il suo tono era gentile. “È presenza.”

La conversazione ha fluttuato: sul mare, su Milano, su ciò che scrivo. Lei era curiosa, intelligente, e la sua giovinezza era vibrante ma non prepotente. Io cercava di non pensare a ciò che potrebbe succedere, ma il sangue si muoveva già verso il centro del mio corpo, una lenta, vergognosa preparazione.

Il rumore della doccia si fermò nuovamente. Luca riapparì.

E questa volta, l'accappatoio era assente.

È entrato nel salotto con uno slip bianco, semplice, di cotone. Lo slip era modesto, ma il corpo che conteneva… non lo era.

Il mio cervello ha registrato la forma prima di comprendere la scala. Il mio occhio ha visto la linea dei suoi addominali, i quadrati perfetti, le gambe muscolose. E poi… lo slip bianco. Tessuto leggero, quasi trasparente per la luce. E sotto, la massa. Un rilievo enorme, pesante, che distorceva la forma dello slip, creando una protuberanza che sembrava impossibile. Lungo. Lunghissimo. Grosso. Venoso, si vedeva il pattern delle vene attraverso il tessuto bianco, una rete di potere bluastro sotto la pelle dorata. Era un cazzo mostruoso. Mai visto. Mai immaginato così, nemmeno nei film più esagerati. Era un monumento alla virilità, una dichiarazione di possesso fisico che mi fece sentire, istantaneamente, ridotto a zero.

Luca non sembrava imbarazzato. Si è fermato al centro della stanza, come se fosse normale. Ha sorriso, guardando Francesca, poi me. “Ti piace Francesca, Marco?” ha chiesto, la voce tranquilla.

Ho ingoiato. “È molto bella,” ho detto, la verità semplice.

“Francesca,” ha detto Luca, girando la testa verso lei. “Mostra a Marco quanto sei bella.”

Francesca mi ha guardato. Un secondo di indecisione nei suoi occhi? No. Era un fuoco, una curiosità che diventava azione. Senza parole, si è alzata. L'accappatoio era legato con un nodo semplice. Ha preso le due estremità della corda e ha tirato lentamente. Il nodo si è sciolto. L'accappatoio si è aperto, prima una fessura, poi una cascata di tessuto bianco che cadeva dalle sue spalle, scivolando lungo il corpo fino a posarsi sul pavimento.

E lei era nuda.

Piena, completa nudità. Il corpo era giovane, liscio, la pelle di un colorito latteo con un'ombra dorata dal sole. Il seno era piccolo, come avevo intravisto, due perfette coppe armoniose, con capezzoli scuri e puntuti, già apparentemente stimolati dall'aria o dall'attenzione. La linea della vita era sottile, i fianchi arrotondati con delicatezza. E poi, tra le gambe… una figa completamente depilata. Una superficie liscia, setosa, con la fessura pulita, le labbra chiuse ma definite. Era un corpo di vent'anni, esposto senza vergogna, per me.

Il mio respiro si fermò. Il mio cuore martellò. Il mio piccolo cazzo, nascosto nei pantaloni, iniziò un movimento imbarazzante, una tensione minuscola.

“Bella, vero?” ha detto Luca, ancora in piedi, il suo mostro sotto lo slip bianco che sembrava pulsare.

Francesca non ha parlato. Ha fatto un passo verso me. I suoi occhi erano fissi sui miei. Poi ha sorridere, un sorriso caldo, invitante. Ha raggiunto le mie mani, che erano ancora appoggiate sulle mie ginocchia, e ha iniziato a tirarle. “Vieni,” ha detto dolcemente.

Io mi sono alzato, come un automa. Lei ha iniziato a spogliarmi. La mia camicia, i pantaloni. Ogni movimento era metodico, gentile, ma determinato. Luca osservava, immobile, il suo sorriso diventava più intenso. Quando i miei pantaloni sono caduti, e lo slip è stato tirato giù, la mia nudità è stata esposta al confronto diretto con quella di Francesca, e con la potenza nascosta di Luca.

Francesca ha guardato il mio cazzo. Piccolo. Minuscolo. Un rigonfiamento modesto, eretto ma insignificante rispetto alla monumentalità di Luca. Ha sorridere, non in modo crudele, ma con una specie di curiosità affettuata. “È piccolo,” ha detto, la voce un mormorio. “Ma è carino.”

Luca ha fatto una breve risata, un suono amichevole. “Un cazzetto,” ha commentato, ma non con derisione. Era un fatto.

Francesca allora ha fatto ciò che non avevo anticipato. Ha avvicinato la sua faccia alla mia. Le sue labbra hanno trovato le mie. E il bacio non era timido o esplorativo. Era profondo, intenso, limonare come si dice. La sua lingua è entrata nella mia bocca, calda, agile, cercando la mia con una passione immediata. Il suo corpo nudo si è premuto contro il mio, la sua pelle calda contro la mia più vecchia, più rugosa. Le sue mani sono sulle mie spalle, poi sul mio petto. Il mio piccolo cazzo, schiacciato contro il suo stomaco liscio, si è raddrizzato completamente, una minuscola colonna di desiderio.

Ho baciato lei con tutta la forza che avevo, la sorpresa trasformata in desiderio, la vergogna trasformata in urgenza. Le mie mani sono sulle sue piccole spalle, poi sulla sua schiena, poi, timidamente, sui suoi seni piccoli. I capezzoli erano duri sotto i miei polpastrelli.

Luca si è mosso. Non più osservatore statico. Ha fatto un passo verso noi, il suo corpo muscoloso si è avvicinato. La sua mano ha raggiunto Francesca, toccando la sua spalla, poi scivolando lungo la schiena fino alla sua natica. L'altra mano… si è posata sul mio fianco. Una pressione ferma, guidante.

“Sul divano,” ha detto Luca, la voce bassa, autoritaria ma non crudele.

Francesca ha interrotto il bacio, ha preso la mia mano e ha guidato me verso il divano bianco. Io mi sono seduto, la mia nudità completamente esposta, il mio piccolo cazzo eretto e pulsante. Francesca si è posizionata sopra di me, le sue gambe hanno aperto, si è seduta sulle mie ginocchia, il suo corpo si è abbassato fino a che la sua figa liscia, depilata, era a contatto diretto con il mio cazzo. La sensazione della sua pelle setosa contro la mia pelle più ruvida era elettrica.

Luca si è posizionato di fronte a noi, ancora in piedi. Ha finalmente tirato giù lo slip bianco. Il tessuto è caduto, e il suo cazzo è stato liberato.

È stato uno shock visivo.

La lunghezza era… improbabile. Venticinque centimetri? Più? Il diametro era vasto, la circonferenza era quella di un polso robusto. La pelle era dorata, le vene erano prominenti, bluastre, che si intrecciavano lungo tutta la lunghezza, fino alla testa enorme, bulbosa, di un colorito più scuro. Era un organo che sembrava avere una vita propria, pesante, pulsante lentamente. Luca non lo ha toccato, ma semplicemente lo ha lasciato stare, eretto e maestoso, mentre osservava noi.

Francesca si è mosse sopra di me. Le sue labbra hanno trovato le mie nuovamente, il bacio è diventato più vorace. La sua mano ha guidato il mio cazzo, piccolo e rigido, verso la sua apertura. La punta ha toccato la fessura liscia. Un attimo di pressione, poi… è entrato.

La sensazione è stata di un'immediatezza totale, un'invasione di calore, di morbidezza, di corpo. La sua figa era stretta, giovane, elastica. Ha accolto il mio cazzo piccolo con una presa perfetta, avvolgente. Lei ha fatto un piccolo movimento, abbassando il suo corpo più profondamente, fino a che io era completamente dentro lei. Il mio piccolo cazzo era immerso nella sua giovinezza, nella sua nudità.

Francesca ha iniziato a muoversi. Lentamente prima, poi con un ritmo crescente. Il suo corpo si alzava e si abbassava sopra di me, le sue natiche si contraevano con ogni movimento. Le sue labbra erano ancora sulle mie, la sua lingua era nella mia bocca, il suo respiro diventava più affannoso. Le sue mani erano sulle mie spalle, i suoi capezzoli duri si premavano contro il mio petto. Io ho afferrato i suoi fianchi, guidando il movimento, sentendo la contrazione dei suoi muscoli interni ogni volta che lei si abbassava.

Luca osservava. La sua mano finalmente si è posata sul suo cazzo enorme. Ha iniziato a toccarsi, una mano grande che si muoveva lungo la lunghezza venosa, con movimenti lenti, deliberati. Il suo occhio era fissato su noi, sul movimento di Francesca sopra di me, sul mio cazzo piccolo che entrava e usciva dalla sua figa.

Il ritmo è cresciuto. Francesca ha accelerato, i suoi movimenti diventavano più selvaggi, più urgenti. Il suo respiro diventava grida soffocate, i suoi occhi si chiudevano, poi si aprivano, fissi sui miei. La mia erezione, piccolo ma potente nella sua determinazione, era stimolata da ogni contrazione, da ogni profondità. Sento il piacere che si accumula, una pressione che cresce nel mio centro.

Luca si è avvicinato. Il suo corpo muscoloso si è posizionato dietro Francesca, ma non dietro lei… dietro me. La sua enorme presenza è dietro la mia testa, il suo cazzo gigante è pendente, vicino alla mia faccia. Io, disteso sul divano con Francesca sopra di me, ho visto l'ombra di lui sopra noi. Ho pensato, naturalmente, che lui si sarebbe unito a Francesca. Che il suo cazzo mostruoso sarebbe entrato nel suo culo, o nella sua bocca. La logica del desiderio, della triangolazione.

Ma Luca non ha fatto quello.

Si è abbassato. La sua mano ha posato sulla mia testa, non con forza, ma con una pressione guidante. Il suo cazzo enorme, venoso, pulsante, si è avvicinato alla mia faccia. La punta bulbosa, enorme, ha toccato la mia bocca.

Io ho spalancato gli occhi. Francesca, sopra di me, ha visto la cosa, e ha sorridere, un sorriso estatico, invitante. Ha continuato a muoversi sopra di me, il suo ritmo non si è fermato. Luca ha spinto.

La punta del suo cazzo è entrata nella mia bocca.

La sensazione è stata di improvvisa invasione, di spazio occupato, di massa. La punta era enorme, più grande di qualsiasi cosa che avevo mai avuto nella mia bocca. Il gusto era salato, maschile, il sentore del mare e del corpo. Luca ha spinto più profondamente. Io ho aperto la bocca più larga possibile, ho cercato di accomodare la circonferenza vasta. La mia lingua è stata schiacciata, la mia cavità orale è stata dilatata fino al limite. Il cazzo è avanzato, lentamente, ma con determinazione. Sento la lunghezza venosa che scivolava dentro, il peso che occupava tutto. Ogni movimento di Francesca sopra di me, il suo culo che si muoveva contro il mio corpo, il suo ritmo che accelerava, era contrastato da questa invasione orale monumentale.

Luca ha iniziato a muovere. Movimenti lenti, profondi. Il suo cazzo entrava e usciva dalla mia bocca, ogni volta penetrando più profondamente. Io ho cercato di non resistere, ho cercato di accogliere, di prendere tutto. La mia bocca è stata trasformata in un luogo di servizio, di subordinazione fisica totale. La sua mano sulla mia testa guidava il ritmo. Francesca sopra di me ha iniziato a baciare me nuovamente, ma non la mia bocca… baciare il cazzo di Luca che entrava e usciva dalla mia bocca. Lei si avvicinava, ogni volta che il cazzo di Luca usciva dalla mia bocca, lei lo baciava, lo leccava, poi tornava a baciare le mie labbra, trasferendo il gusto di lui a me.

Il movimento è diventato più rapido. Luca ha accelerato il ritmo della sua penetrazione orale. La sua mano sulla mia testa è diventata più ferma. Il suo respiro è diventato più profondo. Francesca sopra di me è diventata più frenetica, i suoi movimenti erano ora selvaggi, i suoi gemiti erano liberi, non più soffocati. Il suo corpo si contraeva sopra di me, la sua figa si stringeva sul mio cazzo piccolo, ogni contrazione mi spingeva più vicino al limite.

Luca ha spinto una volta finale, profondamente. Il suo cazzo è stato completamente dentro la mia bocca, la testa enorme ha toccato il fondo della mia cavità. Io ho sentito il suo corpo che si contraeva, il suo respiro che diventava un grido basso. E poi… l'esplosione.

Il primo getto di sborra è stato denso, caldo, abbondante. È uscito dal suo cazzo dentro la mia bocca, occupando ogni spazio. Il gusto era intenso, maschile, ricco. Luca ha continuato a spingere, altri getti hanno seguito, riempiendo la mia bocca fino al punto di traboccamento. Io ho cercato di ingoiare, ma la quantità era vasta. La sborra si è accumulata, poi è iniziata a scivolare lungo le mie labbra.

Francesca, sopra di me, ha raggiunto il suo orgasmo simultaneamente. Il suo corpo si è bloccato, poi ha spasimato violentemente. La sua figa si è contratta con forza estrema sul mio cazzo piccolo, e quella pressione, combinata con la sborra di Luca nella mia bocca, ha spinto me oltre il limite.

Ho sborrato dentro lei.

L'esplosione è stata piccola, modesta rispetto alla monumentale emissione di Luca, ma intensa, concentrata. Il mio corpo si è scosso, il mio cazzo piccolo ha pulsato dentro la sua figa, rilasciando ogni accumulo di desiderio, di vergogna, di sorpresa trasformata in piacere.

Per un momento, tutto è stato fermo. Francesca, sopra di me, tremava leggermente. Luca, dietro di me, ha estratto lentamente il suo cazzo dalla mia bocca, lasciando una traccia di sborra sulle mie labbra. Il suo respiro era profondo, soddisfatto.

Francesca si è abbassata completamente sopra di me, il suo corpo si è rilassato, il suo peso è su me. Le sue labbra hanno trovato le mie nuovamente. E questa volta, il bacio non era solo un bacio.

Le sue labbra hanno aperto, e la sua lingua è entrata nella mia bocca. Non per cercare la mia lingua… per cercare la sborra di Luca. Lei ha iniziato a assaporare la sborra di Luca dalla mia bocca. La sua lingua ha raccolto il liquido denso, lo ha mescolato con la mia saliva, lo ha trasferito nella sua bocca. Io ho sentito il gusto di Luca che si muoveva tra le nostre bocche, che diventava parte di un nuovo scambio.

Francesca si è tirata leggermente sopra, le sue labbra ancora sulle mie. “Mi piace,” ha mormorato, la voce rotta dal piacere. “Il suo gusto.”

E allora lei ha iniziato a passare la sborra di Luca dalla sua bocca alla mia. Un ciclo, un scambio. Lei mi baciava, trasferendo il liquido nella mia bocca, poi io lo passava a lei nuovamente. Le nostre bocche erano unite, il gusto di Luca si mescolava con il nostro, diventando un fluido comune.

Luca osservava, sedendosi ora sul divano vicino a noi. Il suo cazzo enorme, ancora semi-eretto, era visibile. Ma lui non osservava solo. Si è mosso verso Francesca, verso il suo corpo ancora sopra di me. La sua mano ha toccato la figa di Francesca, dove il mio cazzo piccolo era ancora dentro, dove la mia sborra era rilasciata. Le sue dita hanno toccato l'apertura, hanno raccolto il liquido che colava dalla figa di Francesca. E poi… ha portato le dita alla sua bocca, e ha iniziato a leccare.

Ha leccato la mia sborra.

Il gusto di me mescolato con il gusto di Francesca, raccolto dalle sue dita, portato alla sua bocca. Lui ha osservato noi, mentre noi scambiavamo la sua sborra nella nostra bocca, mentre lui leccava la mia dalla figa di Francesca.

Francesca ha iniziato a muoversi leggermente sopra di me nuovamente, il mio cazzo piccolo, ancora dentro lei, si è mosso con il movimento. Il bacio è diventato più profondo, più vorace. La sua lingua ha cercato ogni residuo di Luca nella mia bocca, poi ha cercato il mio gusto nella sua....

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