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Racconti Erotici > Lui & Lei > Coppia di Aulla 26/3/26 storia vera
Lui & Lei

Coppia di Aulla 26/3/26 storia vera


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
27.03.2026    |    904    |    0 9.2
"Io sentivo il mio orgasmo arrivare, non come un’esplosione, ma come una liberazione silenziosa..."
Incontro con coppia di Aulla del 26/3/26
Storia vera


Il messaggio arrivò ieri sera, mentre stavo sistemando la mia ultima storia su Claudia. “Siamo Marzia e Piero. Leggiamo i tuoi racconti e siamo molto curiosi di conoscere l'autore. Anticipiamo che escludiamo il sesso, ma se ti va, ci incontriamo?”. Non ci pensai due volte. Un invito, in una casa, da una coppia che apprezzava ciò che scrivo? Accettai.

Ad Aulla, la loro casa era moderna, luminosa. Marzia e Piero, come me, sui cinquanta, ma in gran forma lei, slanciata, con un sorriso che sapeva di malizia; lui, atletico, con una calma che emanava sicurezza. In salotto, il vino rosso scuro nella nostra copia, l’aria satura di un’attesa che non nominavamo.

“Abbiamo letto tutto,” disse Marzia, fissandola. “Soprattutto quelli su Claudia. L'idea di un amante che ti racconta le sue avventure... è elettrizzante.” Prese il mio tablet, scorse le pagine. “Questo passaggio... quando descrivi come lei ti ha guidato sul suo seno, prima di qualsiasi penetrazione. È così... viscerale.”

La mia voce diventò un sottofondo narrativo. “Claudia era una donna che amava il controllo,” comincio, guardando Marzia mentre lei osservava il testo. “Quella sera, era lei che mi disse dove mettere le mani. Non sul mio cazzo, non ancora. Sulle sue costole, poi sui fianchi, poi, finalmente, sulle curve dei suoi seni. Il calore che emanava... era un bagno di piacere anticipato.”

Piero scivolo sulla sua copia, vicino alla moglie. “La psicologia,” osservò lui. “Tu scrivi quello che pensano i personaggi, non solo quello che fanno.”

“Esatto,” dissi, sentendo un riscaldo familiare nel petto. “È la mente che guida il corpo. La fantasia che precede il contatto.” Continuarono, Marzia scegliendo nuovi passaggi, io aggiungendo i dettagli che non avevo scritto: il modo in cui Claudia aveva inarcato la schiena, il suono del suo respiro quando aveva finalmente preso il mio membro, piccolo e moscio, nella sua mano, dicendo, “È perfetto così, Marco. Non devi essere grande per essere intenso.”

Dopo più di un'ora, il vino era finito, l’atmosfera densa come l’aria prima di un temporale. Marzia posò il tablet. “Saremmo curiosi,” disse, la voce un filo più bassa, “di vedere... di vedere il tuo ‘cazzetto’, come Claudia lo chiamava nei racconti.”

Non ho problemi. La modestia, in queste cose, è una finzione. Mi alzo, slaccio i pantaloni, li abbasso insieme agli slip. Il mio cazzo, flaccido, piccolo, si presenta come è sempre stato: un ciliegio poco sviluppato, innocente. Mi guardo con calma.

“Ecco,” dissi. “Il protagonista di molte storie, ma mai il centro dell'attenzione fisica.”

Marzia studiò, gli occhi scuri che analizzavano ogni dettaglio senza vergogna. Piero sembrava interessato, non sorpreso. “È... honest,” disse lui. “Niente esagerazioni.”

“È la verità,” risposi. “E sul fatto che ciò che provo a raccontare... è il potere della narrazione stessa. Dare forma al desiderio con parole, non con dimensioni.”

Marzia si spostò, si sedette più vicino a Piero. La sua mano andò sulla sua spalla. “Siamo... eccitati,” confessò, guardando prima me, poi il suo marito. “Le tue parole, i dettagli che hai aggiunto... hanno creato un'energia.”

Il mio cazzo, moscio, non reagì. Ma la mia mente, eccitata. “Se vuoi fare sesso ora, davanti a me,” dissi, buttando la proposta come una pietra in un lago stagnante, “puoi fare. Io sarei un osservatore... un narratore in carne e ossa.”

Ci fu un silenzio. Piero guardò Marzia. Lei rispose con un piccolo, deciso nodo. “Sì,” sussurrò.

Piero si alzò, prese Marzia per mano. Si spostarono davanti a me, sul divano largo. Non parlammo più. Le loro azioni diventarono il testo vivente.

Piero iniziò a slacciare la camicia di Marzia. Lei aiutò, lasciando che il tessuto cadesse. Il suo seno era formoso, i capezzoli già duri, scuri. Piero li prese con le mani, massaggiando con una pressione che sembrava conoscitiva, non possessiva. Marzia lasciò uscire un respiro lungo, un “ah...” che era più dichiarazione di piacere che semplice espirazione.

Lei, poi, si spostò verso lui, slacciando la sua cintura, poi i suoi pantaloni. Li abbassò, e i suoi muscoli delle gambe si presentarono. Il suo cazzo era già eretto, di dimensioni normali, robusto. Marzia lo guardò, poi senza cerimonie, prese con la sua mano, massaggiando la lunghezza con un movimento che era chiaramente pratico, amorevole.

Io rimasi seduto, il mio piccolo membro ancora flaccido tra le mie gambe. Le mie mani, però, si muovevano. Presi il mio cazzo tra le dita, iniziando a masturbarmi lentamente. Non per diventare eretto, ma per accompagnare, per partecipare attraverso il mio corpo al loro rito.

Piero spinse Marzia sul divano, lei si sdraiò, le gambe aperte. Lui si posizionò tra di loro, le sue mani che aprono ulteriormente le sue cosce. La vista della sua vulva, già lucida, mi fece accelerare il movimento della mia mano. Piero non penetrò immediatamente. Invece, abbassò la sua faccia, e iniziò a leccare.

Il suono era umido, deliberato. Marzia inarcò la schiena, le sue mani che si aggrappavano ai capelli di Piero. “Lì... proprio lì...” istruì, la voce rotta. Piero obbedì, la sua lingua che si concentrava sul clitoride, visibilmente, facendolo pulsare sotto la sua attenzione.

Io continuai a masturbarmi, il mio cazzo ora un poco più turgido, ma non eretto. Il piacere che sentivo non era fisico, ma psicologico. Era il potere di essere testimone, di registrare ogni movimento, ogni gemito, ogni cambiamento di ritmo.

Piero, dopo minuti di questa stimolazione, si alzò. Il suo cazzo era bagnato dalla sua saliva e dal suo succo. Marzia lo guidò dentro di lei, con una mano che posò sul suo membro e lo direzionò verso l’entrata. L’inserimento fu graduale, pieno. Marzia gridò, un suono breve e pieno di soddisazione.

Il loro movimento iniziò: Piero che si muoveva dentro e fuori, con una profondità che sembrava cercare ogni angolo. Marzia lo accompagnava, le sue cosce che si stringevano intorno a lui, le sue mani che si aggrappavano ai suoi fianchi. Il ritmo era metodico, poi accelerato, poi rallentato per il piacere prolungato.

Io masturbavo più velocemente ora, il mio respiro che si sincronizzava con i loro respiri affannati. Guardavo la tensione nei muscoli di Piero, il modo in cui il suo cazzo si allungava e si ritraeva, visibile nella sua interezza ogni volta che si allontanava quasi completamente prima di rientrare. Guardavo il viso di Marzia, gli occhi chiusi, la bocca aperta in un'espressione di estasi concentrata.

“Voglio... voglio che tu lo senta... qui...” disse Piero, cambiando l’angolo, spingendo più profondamente. Marzia rispose con una serie di gemiti che diventarono un crescendo. “Sì... sì... proprio così...”

Il loro piacere si sentiva, visibile, tangibile. Io sentivo il mio, una costruzione parallela ma non fisica, un’onda di voyeuristico godimento che mi faceva masturbare con una ferocia quieta. La mia mano che si muoveva sul mio piccolo cazzo, la pelle che si stirava, la sensazione di un orgasmo che non sarebbe fisicamente grande, ma mentalmente devastante.

Piero aumentò la velocità, i suoi fianchi che diventavano un pistone ritmico. Marzia iniziò a urlare, non parole, ma vocalizzi di piacere incontrollato. Lui gridò, il suo corpo che si bloccava, poi si rilassava in una serie di spinte finali, profonde.

Io sentivo il mio orgasmo arrivare, non come un’esplosione, ma come una liberazione silenziosa.....

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