orge
Mini corso tantra -storia vera 20/10/25
cazzobonsai69
21.10.2025 |
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"Lucia, invece, fu attratta da Tommaso, che l’afferrò per un fianco e l’attirò a sé, schiacciandole le labbra con un bacio possessivo..."
STORIA VERA MINI CORSO TANTRA DEL 20/10/25 A VIAREGGIOIl cuore mi batteva forte contro le costole mentre salivo le scale in legno che portavano alla mansarda. L’odore di incenso al sandalo mi avvolse per primo, caldo e speziato. Poi, la musica: un basso profondo e ritmato, quasi un battito cardiaco amplificato, che faceva vibrare l’aria. Erano le sei di sera, ma lassù, con le finestre coperte da pesanti tende, era già notte.
Lucia, la padrona di casa, mi venne incontro con un sorriso nervoso. “Marco, benvenuto. Ti presento Erica e Tommaso.”
Li osservai mentre ci scambiavamo convenevoli. Roberto, robusto e pelato, sembrava a suo agio. Lucia, minuta e con occhi vivaci, irradiava un’energia elettrica. Tommaso, alto e atletico, si muoveva con una sicurezza da ex atleta. Erica, bionda e formosa, mi fissò con uno sguardo intenso, diretto, che sembrava vedere oltre le mie insicurezze. La mia età, la mia corporatura… e quello che nascondevo nei pantaloni.
“Tutto è pronto, come da tua richiesta,” disse Roberto, indicando la stanza.
Due grandi plaid di lana spessa erano stesi sul pavimento, circondati da cuscini morbidi. L’atmosfera era perfetta, intima. Eravamo tutti adulti, consenzienti, lì per esplorare. Lo avevamo stabilito chiaramente online su Annunci69, confermato più volte. Ognuno di noi sapeva esattamente cosa sarebbe accaduto.
Ci sedemmo in cerchio, ascoltando la musica che scorreva nelle nostre ossa. Il ghiaccio si ruppe con risate soffocate e battute a doppio senso. Poi, come da protocollo, iniziammo. “Lasciate che la musica vi porti via,” dissi, la mia voce un po’ più roca del solito. “E ora, spogliate il vostro partner. Fatelo con lentezza. Con venerazione.”
Vederli fu la prima scossa. Roberto sbottonò la camicia di Lucia con una concentrazione commovente, baciandole l’incavo del collo mentre la stoffe scivolava via. Tommaso, più diretto, sollevò delicatamente il top di Erica, rivelando un seno generoso e pesante che sembrò sussurrare nell’aria umida. Lei chiuse gli occhi, un leggero sussurro di piacere le sfuggì dalle labbra. Dio, erano già così coinvolti.
Poi toccò a noi uomini distenderci sui plaid. La sensazione della lana ruvida sulla schiena nuda fu un brusco contrasto con quello che stava per succedere. “Ora, ragazze,” guidai, cercando di mantenere un tono professionale. “Iniziate con il massaggio generale. Riscaldate i palmi delle vostre mani e sfiorate tutto il corpo. Non è prestazione. È ascolto.”
Lucia si chinò su Roberto, le sue mani piccole che tracciavano cerchi ampi sul suo torace villoso. Erica si mise a cavalcioni delle gambe di Tommaso, massaggiandogli i muscoli delle cosce con una forza inaspettata. L’aria si riempì del suono dei respiri che si facevano più profondi, dei gemiti soffocati, dello scricchiolio del legno sotto i loro movimenti.
Mi alzai e mi alternai a loro, posando le mie mani prima sulle spalle tese di Roberto, poi sulla schiena sudaticcia di Tommaso. La loro potenza muscolare sotto le mie dita mi eccitava e mi intimidiva allo stesso tempo. Ma era quando mi chinavo su di loro che sentivo il mio sangue pulsare altrove. Sia Roberto che Tommaso erano… ben dotati. Il loro lingam, anche a riposo, prometteva una stazza notevole. Un’ondata di auto-consapevolezza mi travolse, ma la scena era troppo magnetica per fermarmi.
“Ora,” sussurrai, il rumore della musica copriva quasi la mia voce. “Il massaggio lingam. Non è per l’orgasmo. È per l’energia.” Mi inginocchiai accanto a Roberto. Lucia mi osservava, affascinata. Applicai dell’olio caldo sul mio palmo e, con un movimento sicuro, avvolsi la mia mano attorno alla sua erezione. Era caldo, duro come marmo, e pulsante. “Si parte dalla radice,” dissi, guardando Lucia negli occhi, “e si sale lentamente, con una pressione decisa ma non invasiva. Come se steste accarezzando l’energia stessa.”
La mia mano si mosse su e giù, un ritmo lento e ipnotico. Roberto gemette, la testa che rotolò all’indietro sul cuscino. “Cazzo, sì…”
Feci un cenno a Lucia. Lei sostituì la sua mano alla mia, imitando il movimento alla perfezione. Poi fu il turno di Tommaso. Erica lo stava già guardando con uno sguardo famelico. Quando le mostrai la tecnica, la mia mano che stringeva la colonna lunga e spessa di Tommaso, sentii un brivido percorrermi la schiena. Lui ansimò, i suoi addominali si contrassero. “Erica… fallo tu, per favore,” gemette lui.
E fu allora che la diga si ruppe. Mentre le due donne massaggiavano i loro uomini con rinnovata passione, Tommaso guardò Roberto. Uno sguardo carico di intesa. Senza bisogno di parole, un semplice cenno del capo.
“Scambiatevi,” propose Tommaso, la voce roca dal piacere.
Lucia sbarrò gli occhi, poi un sorriso malizioso le increspò le labbra. Erica annuì, eccitata. In un attimo, Lucia si spostò tra le gambe di Tommaso, le sue dita esperte che riprendevano il lavoro sulla sua asta, mentre Erica si chinava sul marito di un’altra, la sua mano che afferrava Roberto con una sicurezza che fece sobbalzare lui e, indirettamente, me.
L’atmosfera divenne incandescente. I gemiti non furono più soffocati. Erano lamenti pieni, liberi, che si mescolavano alla musica. Io restai in disparte, in ginocchio su un cuscino, il mio sangue che martellava nelle orecchie e in un’altra parte del mio corpo, piccola e insignificante rispetto allo spettacolo davanti a me. Ero l’architetto di quella tempesta, ma ne ero solo lo spettatore.
Poi toccò alle donne. Si sdraiarono a loro volta, occhi lucidi di anticipazione. Guidai i loro uomini nel massaggio yoni. “Il principio è lo stesso,” dissi, la voce un filo di seta. “Lentezza. Scoperta. Non è una corsa verso il traguardo.”
Roberto si mise all’opera su Erica, le sue dita larghe che esploravano il suo sex con una delicatezza sorprendente. Tommaso, più audace, si chinò tra le cosce di Lucia e la sua lingua tracciò una lunga, lenta passata sulla sua fessura già luccicante. Lucia urlò, un suono puro e liberatorio, le sue dita che si conficcarono nei capelli di lui.
La stanza era un groviglio di corpi, di sudore e olio, di gemiti e lamenti. L’odore del sesso, muschiato e dolce, soppiantò completamente l’incenso. Non c’era più alcun bisogno della mia guida. Ero invisibile. Eccitato oltre ogni dire, ma invisibile.
Fu Erica a parlare per prima, sollevando il bacino per incontrare la faccia di Tommaso, che ora la leccava con feroce determinazione mentre le sue dita le pizzicavano i capezzoli. “Non reggo più… Roberto… voglio il tuo cazzo. Adesso.”
Quella frase fu il via libera. Roberto, che massaggiava ancora Erica con le dita, si fermò. Con un ringhio basso, si posizionò sopra di lei, le sue anche potenti che si incastrarono tra le sue cosce. Li vidi fondersi, un unico movimento fluido, e il grido che uscì dalla gola di Erica fu di pura, assoluta soddisfazione. Lui era dentro di lei, profondo, e il suono della loro unione era umido e primordiale.
Dall’altro plaid, Lucia, vedendoli, perse completamente il controllo. “Tommaso, non voglio la lingua. Voglio tutto te.” Lui obbedì, sollevandosi sopra di lei. La sua mano guidò il suo lingam, lungo e imponente, verso il centro bagnato di Lucia. Lei alzò le anche per incontrarlo, e quando lui entrò, un oh di stupore e piacere le sfuggì. Era uno spettacolo di potenza e bellezza, due coppie che si muovevano all’unisono, perse in un mondo di sensazioni.
Li osservai, il mio respiro irregolare. Le schiene muscolose che si inarcavano, i seni che rimbalzavano ritmicamente, le natiche che si contraevano con ogni spinta. I loro corpi erano un vocabolario di piacere, ogni movimento una lettera, ogni gemito una parola di una lingua che io comprendevo perfettamente. Ero lì, sul limite, il mio corpo che reclamava attenzione mentre la mia mente registrava ogni dettaglio, ogni singolo, magnifico, esplicito dettaglio. Il loro ritmo aumentava, la musica ormai del tutto sommersa dai loro suoni.
La vista mi tolse il respiro. Erica e Lucia, due energie così diverse, si fusero in un bacio che era più di un semplice contatto. Era una conversazione, una sfida, una promessa. I loro corpi si avvinghiarono, le mani che si intrecciarono tra capelli biondi e scuri. Il rumore umido delle loro labbra che si cercavano, si succhiavano, si mordicchiavano lievemente era amplificato nella stanza carica di eccitazione. Vedere la piccola e vivace Lucia affondare le dita nelle generose curve di Erica fu un’immagine potentissima.
Fu Tommaso, il suo corpo atletico lucido di sudore, a rompere l’incantesimo con una voce roca e piena di autorità. “Cambiamo,” ringhiò, non come una proposta ma come un fatto compiuto.
L’accordo era chiaro, istantaneo. Con uno scambio di sguardi carichi di intesa, i corpi si riorganizzarono. Erica si staccò dal bacio con Lucia, un filo di saliva che le teneva ancora unite per un attimo, e si diresse con passo felino verso Roberto, che la attese con un ghigno da predatore. Lucia, invece, fu attratta da Tommaso, che l’afferrò per un fianco e l’attirò a sé, schiacciandole le labbra con un bacio possessivo.
E io? Io rimasi lì, in ginocchio sul mio cuscino, il mio cuore che batteva all’impazzata in un petto che sembrava troppo piccolo per contenerlo. Ero lo spettatore, l’architetto dimenticato della propria creazione. La mia erezione, modesta ma intensa, pulsava inascoltata dentro ai miei pantaloni.
Fu allora che gli occhi di Erica, lucidi e un po’ fuori fuoco per il piacere, si posarono su di me. Mi fissò mentre Roberto le mordeva il collo da dietro, le sue mani possenti che le stringevano i seni. Un sorriso languido e crudele le increspò le labbra.
“Marco,” sussurrò, la voce un filo spezzato dal piacere. “Non puoi restare lì a guardare. Vieni qui.”
Il mio stomaco si contorse in un nodo di desiderio e paura. Ecco. Il momento. Mi alzai, le gambe tremanti. Mi avvicinai al groviglio di corpi, sentendo l’odore intenso del sesso e del sudore avvolgermi. Mi sentivo esposto, più nudo di loro nonostante i vestiti.
Roberto, col volto sepolto tra i capelli di Erica, grugnì. “Sì, maestro. Mostraci come si fa.”
Tommaso, che stava guidando Lucia verso il plaid disteso, si girò. I suoi occhi scuri mi scrutarono, valutando. “Vuoi unirti a noi, Marco? C’è spazio per tutti.”
Non attesi altro. Con le dita che tremavano leggermente, mi sbottonai i pantaloni. La stoffa cadde, rivelando la mia piccola, umile verità. Un silenzio carico di attesa calò per una frazione di secondo, poi fu riempito dal respiro affannoso di Erica.
“Toglili tutti,” ordinò lei, la sua voce ora ferma.
Obbedii, spingendo giù i pantaloni e le mutande. Mi sentii infinitesimale di fronte alla loro statuaria magnificenza. Ma i loro sguardi non erano di derisione. Erano di pura, cruda curiosità. E eccitazione.
“Inginocchiati,” disse Tommaso, indicando lo spazio tra Roberto e me. “Tu a lui. Noi a te.”
Il significato era chiaro, esplicito. Il sangue mi ruggì nelle orecchie. Mi inginocchiai sul morbido plaid, il legno del pavimento che premeva contro le mie ginocchia. Davanti a me, Roberto si era girato, la sua imponente erezione, lunga e spessa, a pochi centimetri dal mio viso. Era un monte di carne pulsante, vezzata dall’olio, con un profondo, muschiato odore di passione che mi stordiva.
Dovevo farlo. Dovevo superare ogni mia insicurezza, immergermi completamente in quel ruolo che avevo io stesso creato. Con un respiro tremulo, mi protesi in avanti.
Allungai la lingua e lambii la punta salata del suo cazzo. Roberto emise un gemito profondo, un suono che veniva dal profondo del suo petto. “Altrove,” ringhiò.
Presi coraggio. Aprii le labbra e inglobai quanto più potevo di lui. Era troppo per la mia bocca, una sfida impossibile che mi riempiva fino alla gola, ma era proprio quella impossibilità a eccitarmi follemente. Iniziai a muovermi, su e giù, una piccola, disperata oscenità.
Poi sentii le loro mani su di me. Erica si era posizionata a fianco di Roberto, e mentre io mi dedicavo a lui, lei si chinò e affondò la sua bocca calda e esperta sulle mie palle. Un singhiozzo di piacere mi sfuggì. La sua lingua era abile, vorticosa, avvolgeva e succhiava ogni singolo centimetro della mia saccula con una destrezza che mi fece vacillare. Chiudei gli occhi, perduto in quella doppia sensazione.
Dall’altro lato, Lucia si era unita alla festa. Scivolò dietro di me, le sue piccole mani che si posarono sui miei fianchi per stabilizzarmi, e poi… poi sentii la sua lingua affondare nel solco tra le mie natiche. Un brivido elettrico mi percorse tutta la spina dorsale. Leccava, esplorava, premeva contro il mio ano con una curiosità vorace. Era una sensazione così intima, così potentemente degradante e al tempo stesso estasiante, che un gemito strozzato mi uscì dalla gola, attutito dalla carne di Roberto che la riempiva.
Ero il centro. Il punto di congiunzione di tre corpi, tre desideri. La bocca piena di un uomo, le palle nella bocca calda di una donna, la sua lingua che mi scopriva nel posto più nascosto. Ero usato, venerato, completamente posseduto. Le mie insicurezze si dissolvevano in quel turbine di sensazioni, sostituite da un’ondata brulicante di puro piacere fisico.
I gemiti di Roberto divennero più acuti, il suo respiro più affannoso. Le sue mani si conficcarono nei miei capelli, non più con delicatezza, ma con un bisogno animalesco di guidare il mio movimento, di spingere più a fondo. “Sto per venire,” ansimò, la voce rotta. “Non fermarti.”
Erica ritirò la sua bocca dalle mie palle per mormorare, il suo alito caldo sulla mia pelle: “Prendila, Marco. Ingoia tutto.”
Quelle parole furono la goccia che fece traboccare il vaso. Sentii il suo cazzo pulsare violentemente nella mia bocca, poi un getto caldo e salato mi inondò la gola. Era densa, cremosa, un fiume in piena a cui non potevo sottrarmi. Deglutii istintivamente, a più riprese, mentre lui continuava a svuotarsi dentro di me, i suoi ultimi spasmi che gli strappavano gemiti rauchi di liberazione.
Mentre ero ancora lì, in ginocchio, con il sapore di lui in bocca e la testa che girava, sentii un nuovo movimento dietro di me. Tommaso aveva preso il posto di Lucia. Le sue mani, più grandi e ruvide, mi afferrarono i fianchi. Sentii la punta del suo cazzo, ancora bagnato dei succhi di Lucia, premere contro la stessa fessura che la lingua di lei aveva appena bagnato.
“Sei così aperto per noi, Marco,” mormorò Tommaso, la sua voce un basso brusio accanto al mio orecchio. “Così ricettivo.” Spinse leggermente, un’indagine, una promessa di una penetrazione che sarebbe stata completamente diversa da tutto il resto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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