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Lui & Lei

Pasquetta 2026 Io e mia moglie. Cap2


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
07.04.2026    |    893    |    1 8.3
"Il mio cazzettino, dimenticato, è di nuovo duro, pulsante e schiacciato contro il materasso..."

Pasquetta 2026. IO E MIA MOGLIE cap2
Storia vera




Valentina si muove accanto a me, un fluido di energia e soddisfazione. Il mio respiro è ancora affannoso, il mio cazzo piccolo e molle ora riposa sul mio ventre, umido e appiccicoso. La sento scivolare via dal letto, il materasso che si solleva leggermente. Apro gli occhi. La sua silhouette è contro la luce del primo mattino, perfetta. I glutei sodi, la schiena curva. Si piega per raccogliere qualcosa dal pavimento. Il telecomando.

La guardo mentre si avvicina alla TV, il suo passo sicuro. La sborra, la mia, comincia a colarle fuori dal suo culetto, una piccola perla bianca che scende lungo la sua coscia interna. La vista mi fa contrarre lo stomaco. È così bella, così posseduta.

Premendo un tasto, lo schermo si illumina di nuovo. Non ha spento la piattaforma. Scorre veloce, ignorando i suggeriti. Trova quello che cerca. Clicca.

Un nuovo video inizia. Una stanza luminosa, forse un loft. Due ragazze. Giovani, sì. Una mora dai capelli corti, l’altra bionda con una coda di cavallo. Hanno fisici asciutti, atletici. Tette piccole e sode. Sono completamente nude, depilate. La loro pelle sembra seta. Si baciano, lentamente all’inizio, poi con una passione crescente. Le mani scorrono su schiene curve, su natiche sode.

Valentina torna verso il letto, ma non si sdraia. Va verso l’armadio, il grande cassetto in basso. Lo apre. So cosa c’è lì. Un freddo mi percorre la schiena, ma non è paura. È anticipazione. Un brivido elettrico.

Estrae il suo strapon preferito. Il nostro. È un modello realistico, di un colore carne scuro, di dimensioni non eccessive ma impressionanti. Lo tiene in mano, il peso evidente. Mi guarda sopra la spalla. I suoi occhi brillano di un’intenzione precisa, divertita. Quello che la mia amante Claudia le ha regalato. Il pensiero è rapido, tagliente. Un segreto che lei non conosce. Ma ora quell’oggetto è qui, tra noi, carico di un significato diverso.

“Ti ricordi il primo giorno che l’abbiamo usato?” chiede, la voce bassa e roca.

Annuisco, senza parole. Lo ricordo. Era stata lei a chiedermelo. Un gioco. Una sorpresa.

Si avvicina al bordo del letto. Il video continua alle sue spalle. Le due ragazze ora sono su un grande tappeto. La mora è sdraiata, le gambe aperte. La bionda le è sopra, il viso tra le sue cosce. La lingua scivola sulla figa perfettamente glabra, lenta, esplorativa. Un gemito basso esce dall’altoparlante.

Valentina fissa quella scena. La sua mano libera scivola sul suo pube, sul ciuffetto nero bagnato. Si tocca, distrattamente, mentre con l’altra mano regge lo strapon. Lo sta lubrificando. Prende una bottiglia di gel dal comodino. Ne spreme una quantità generosa sulla punta, poi la stende lungo tutta la lunghezza, con movimenti lenti, deliberati. La lucidità del gel cattura la luce.

Il mio cazzo, molle un attimo prima, inizia a rispondere. Una lieve tensione. Non diventerà completamente duro, lo so. Non subito. È il mio corpo che si prepara, che accetta quello che sta per succedere.

Nel video, la situazione cambia. La bionda si alza, va verso una borsa. Ne tira fuori uno strapon simile al nostro. Lo indossa, fissando le cinghie intorno ai fianchi stretti. La mora la guarda, gli occhi pieni di desiderio. La bionda si avvicina, si mette in ginocchio tra le gambe della mora. Con una mano guida la punta artificiale verso l’ingresso bagnato dell’altra. E spinge.

Valentina emette un sospiro. “Guarda,” dice, anche se io già sto guardando. “Guarda come le piace.”

Sulla TV, la mora geme, le braccia tese sopra la testa, le dita che si arricciano sul tappeto. La bionda inizia a muoversi, a scoparla con lo strapon con una forza ritmata.

“Marco,” dice Valentina. La sua voce non ammette repliche. È un tono che conosco bene. Il tono che prende quando decide di spingere un confine, di guidarmi in un territorio che desideriamo entrambi esplorare. “A pecorina. Ora.”

Il mio corpo obbedisce prima che la mia mente possa formulare un pensiero completo. Mi giro, lentamente, sentendo ogni muscolo dolorante per l’attività precedente. Mi metto a quattro zampe sul letto, il viso rivolto verso la testiera. Il mio culo è esposto a lei, vulnerabile. Sento l’aria fresca della stanza sulla pelle nuda.

Lei si avvicina. Sento il peso del materasso spostarsi dietro di me. Le sue mani, calde e unte di gel, mi toccano i glutei. Le sue dita si aprono, massaggiando la carne. Poi una sola punta del dito trova il mio ano, ancora stretto, vergine per quel tipo di penetrazione. Fa un cerchio lento, premendo appena.

“Così,” mormora. “Rilassati.”

Inspiro profondamente. Espiro. I miei muscoli cedono. La sua punta del dito entra, appena. Una sensazione di pressione strana, intrusiva ma non dolorosa. Luba l’interno con delicatezza, preparando il passaggio. Il gel è fresco.

Lei si ritrae. Sento il silenzio, rotto solo dai gemiti e dai respiri affannosi che provengono dalla TV. Poi sento la punta di gomma del dildo. È più larga, più fredda della sua punta del dito. Si posiziona contro il mio buco.

“Pronto?” chiede.

Annuisco, la faccia nascosta nel cuscino. “Sì.”

Non c’è altro preavviso. Spinge. Non con violenza, ma con una determinazione costante, inesorabile. La punta del dildo, lubrificata, incontra resistenza. Il mio corpo si contrae, istintivo. No, penso. Lascia entrare. Mi sforzo di rilassarmi, di spingere contro di lei invece che chiudermi.

E poi cede. La punta scivola dentro, superando lo sfintere esterno con un pop silenzioso, umido. Un’onda di sensazioni mi travolge. È pieno. Così pieno. Non è doloroso, è… opprimente. Un’invasione totale. Sento ogni centimetro di quella gomma realistica che entra in me, che allarga un passaggio che non è fatto per quello.

Valentina ferma la spinta quando è completamente dentro. Il pube finto è premuto contro le mie natiche. Sento le cinghie dell’imbracatura contro la mia pelle. Restiamo così, immobili, mentre io mi abituo alla sensazione. Il mio respiro è un rantolo. I miei occhi sono sbarrati, fissi sul legno della testiera.

Lei si piega in avanti. La sua bocca è vicino al mio orecchio. “Stai benissimo,” sussurra. Il suo alito è caldo. “Ora guarda. Guarda il video.”

Alzo lo sguardo. La TV è di fronte a me, in obliquo. La bionda con lo strapon sta scopando la mora con vigore, afferrandole i fianchi, le sue natiche che si contraggono con ogni spinta.

Valentina inizia a muoversi. Tira indietro i fianchi, lentamente, facendomi sentire ogni millimetro del dildo che esce. Poi spinge di nuovo dentro. Un movimento fluido, controllato. Un gemito mi sfugge. Non so se è di dolore o di piacere. È una cosa nuova, cruda. La sensazione di essere penetrato, di essere presa, mescola una vergogna antica con un’eccitazione brutale.

Il suo ritmo si stabilisce. Entra e esce. Ogni spinta mi scuote, mi spinge in avanti sul letto. Le mie braccia tremano. Dio, è così profondo. Sento la gomma strofinare contro qualcosa di interno che manda scosse di un piacere distorto attraverso il mio basso ventre. Il mio cazzettino, dimenticato, è di nuovo duro, pulsante e schiacciato contro il materasso.

Lei accelera. Le sue mani si stringono sui miei fianchi, le sue dita affondano nella mia carne. I suoi respiri diventano più pesanti. Guarda la TV mentre mi scopa. La vedo dal corner dell’occhio, il suo viso è concentrato, estatico. Sta vivendo due realtà: la penetrazione che sta infliggendo e la scena che sta guardando. La sua figa deve essere una fontana di piacere.

Il dolore iniziale si trasforma. Si ammorbidisce, diventa calore, pressione. Un piacere perverso che nasce dalla sottomissione totale. Gemito ad ogni sua spinta. Il suono della gomma che entra ed esce, umida, diventa il sottofondo della nostra stanza.

Dopo quello che sembra un’eternità, ma che probabilmente sono solo pochi minuti intensi, lei rallenta. Le sue mani mi lasciano i fianchi. Sento il movimento delle cinghie mentre lei le slaccia. Il dildo esce da me in un unico, lungo scivolamento, lasciandomi vuoto, stranamente aperto.

Mi giro, esausto, sudato. Lei è in piedi accanto al letto, si sta togliendo l’imbracatura. Il suo viso è arrossato, i suoi occhi selvaggi. Il suo corpo è lucido di sudore. La sua figa, tra le cosce, è gonfia, rosa e brillante di umido. Mi guarda. Non dice nulla.

Mi avvicino a lei. La spingo dolcemente sul letto, sulla schiena. Lei cede, le gambe che si aprono in un invito silenzioso. Mi metto sopra di lei, il mio corpo che si incastra tra le sue cosce. Il mio cazzo, piccolo ma durissimo, trova il suo ingresso senza cercare. È bagnato, caldo, familiare dopo la violazione straniera di prima.

Spingo. Entro nella sua figa con un solo, fluido movimento. È una stretta accogliente, viva, pulsante. Lei lancia un grido, un suono di puro sollievo. Le sue braccia mi circondano, le sue unghie mi scavano la schiena.

Inizio a muovermi. È un ritmo diverso, mio, più veloce, più disperato. Devo riaffermarmi, devo riempirla di me, della mia sborra. Lei si muove sotto di me, sincronizzata, i suoi fianchi che spingono incontro ai miei. I suoi occhi sono chiusi, la sua bocca aperta in un gemito continuo.

La mia testa è vuota, piena solo del senso del suo corpo, del suo calore, del suondo umido dei nostri corpi che si uniscono. La tensione sale, inesorabile, una molla che si carica nel mio bacino. È più veloce del previsto, un bisogno primordiale.

“Valentina,” grugnisco. “Sto per…”

“Dentro,” ansima lei, gli occhi che si spalancano per fissare i miei. “Sborrami dentro. Tutto.”

È l’ordine che mi manda oltre il limite. Con un urlo soffocato, spingo a fondo e esplodo. La mia sborra, non molta ma intensa, calda, si riversa dentro di lei in sprazzi convulsi. È un’onda di possesso, di riaffermazione. Lei grida, il suo corpo si inarca sotto il mio, i suoi muscoli vaginali si stringono intorno al mio cazzo in spasmi violenti. Sta venendo, la sua figa che pulsa e si contrae, succhiando ogni goccia di me...
Ecco la mia Pasquetta...

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