Gay & Bisex
-Io Paola e due ragazzini. Torre del lago
cazzobonsai69
16.04.2026 |
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"Paola, sotto me, iniziò a muovere le sue labbra su Andrea con maggiore intensità, prendendo ora più della punta nella sua bocca, mentre con la mano libera continuava a masturbare Luca, che si..."
LAST DEL 15/04/26Torre del lago
Io,Paola e i due ragazzini
Il sole di metà aprile batteva gentile sulla pelle, filtrando attraverso i pini marittimi che bordavano il sentiero. La brezza del mare portava un fresco salmastro, mescolato all'odore della terra umida e della resina. Camminavo con Paola, il nostro passo sincronizzato da una complicità che aveva radici profonde, invisibili a tutti, soprattutto a mia moglie. Paola, la mia amica inglese di quarantadue anni, era un vulcano in quiete. Mora, con occhi che sembravano raccogliere tutta la luce del giorno, un seno abbondante che muoveva con una disinvoltura che era arte, e un culo che, anche vestito, prometteva paradisi. Quel giorno, il paradiso era il nostro obiettivo.
Avevo messo un annuncio sul sito di incontri A69,una chiamata discreta verso l’esibizionismo, verso l’idea di condividere Paola, e me, con qualche coppia. La risposta? Zero. Niente messaggi, nessuna prospettiva. Così, dopo una breve passeggiata tra le dune della spiaggia nudista di Torre del Lago, dove l’aria era troppo tranquilla e i corpi troppo dispersi, abbiamo virato verso la pineta, risalendo poi sul Viale dei Tigli. Il silenzio era quasi totale, solo il nostro respiro e il fruscio delle foglie.
E poi, quel rumore.
Un movimento leggero, dietro noi. Non un passo, più uno scricchiolio. Paola mi guardò, un sorriso che trasformava il suo volto in un’opera di malizia. Io le risposi con lo stesso sorriso. Non parlammo. Non c’era bisogno. La decisione fu simultanea, istintiva, animale. Ci allontanammo di qualche metro dal sentiero principale, verso un piccolo avvallamento tra gli arbusti, non proprio nascosto, ma sufficientemente appartato per essere un teatro privato.
“Mi scappa,” disse Paola, la sua voce un soffio caldo.
“Anche a me,” risposi.
Non ci voltammo verso i rumori. Ci fidammo del nostro istinto. Lei si abbassò, slacciando i jeans, e si mise in ginocchio. Io feci lo stesso, distanziandomi un poco. Il gesto era deliberatamente provocante. Eravamo due adulti che, con una tranquilla naturalezza, si mettevano a pisciare in un bosco pubblico, semi-esposti. Il flusso di Paola fu un sussurro liquido sulla terra secca; il mio, più forte. Guardai verso lei, in quel momento di vulnerabilità totale eppure di potere. La sua schiena era arcuata, i jeans scesi fino alle ginocchia, la carne delle sue natiche, magnifica e tesa, quasi completamente esposta. Il mio cuore batteva più veloce, non per l’atto in sé, ma per l’audacia, per la promessa di ciò che sarebbe seguito.
E poi, come se fosse parte dello stesso balletto, due figure emersero dalle ombre dei pini. Due ragazzi. Giovanissimi.Uno moro, con un fisico atletico che si intravedeva sotto la maglietta sportiva, addominali scolpiti che disegnavano una mappa di desiderio. L’altro, più chiaro, con una corporatura robusta. Avevano pantaloncini corti e sembravano un po’ impacciati, ma gli occhi erano fissi su noi, luminosi di curiosità e di un desiderio nascente.
Io feci un gesto semplice. Un cenno della mano, un invito silenzioso. Si avvicinarono, senza parole, i loro passi cauti sulla terra.
Paola, ancora in ginocchio dopo aver finito, non si rialzò. Si voltò semplicemente verso loro, un movimento fluido che esibiva il suo splendore. I jeans erano ancora abbassati, la sua biancheria intima, una semplice mutandina di cotone nero, era visibile, umida in parte. Lei non si coprì. Si guardò i ragazzi, uno dopo l’altro, e poi me. Il suo sorriso era diventato un’espressione di possesso, di disponibilità totale.
“Venite,” disse, la sua voce bassa e invitante. “Non fate i timidi.”
Il moro, che chiameremo Luca per comodità, fece un passo avanti. L’altro, Andrea, rimase un attimo più indietro, ma gli occhi erano già catturati dal corpo di Paola.
Io mi rialzò, slacciando completamente i jeans e abbassandoli insieme alle mutande. Il mio cazzo, piccolo come sempre, era moscio, ma l’adrenalina e il voyeurismo lo stavano già risvegliando. Non mi vergognavo mai con Paola. Lei lo conosceva, lo aveva accarezzato, riso con me della sua dimensione, ma sempre con un rispetto che trasformava quel piccolo attributo in una fonte di intimità diversa. Un potere diverso.
Paola allungò una mano verso me, prendendo delicatamente il mio membro tra le sue dita, iniziando una carezza leggera. Con l’altra mano, fece un gesto verso Luca. “Vieni qui, bellissimo.”
Luca, apparentemente il più disinibito dei due, scese i pantaloncini senza esitazione. Il suo cazzo era già parzialmente eretto, lungo e sottile, una forma elegante che si sollevava dalla sua pubescenza curata. Andrea, più timido, seguì l’esempio. Il suo membro era diverso: tozzo, corto e molto largo, una presenza massiccia che sembrava promettere una sensazione di pienezza totale.
Paola ora aveva tre uomini intorno a lei, tutti con il simbolo del loro desiderio esposto. Lei era il centro, l’artefice. Con una mano continuava a carezzarmi, con l’altra iniziò a toccare Luca, poi Andrea, alternandosi. Le sue dita erano esperte, leggere sulle punte, più ferme sulle basi. Lei non parlava, ma i suoi occhi comunicavano tutto: apprezzamento, curiosità, un desiderio carnale di conoscere quelle differenze.
“Marco,” disse poi, rivolgendosi a me. “Vuoi iniziare?”
La sua domanda era un codice. Io sapevo cosa significava. Mi posizionai dietro lei, mentre lei rimase in ginocchio, rivolta verso i ragazzi. Lei continuava a masturbare Luca e Andrea, mentre io, dietro, mi preparavo.
Il mio cazzo era ora completamente duro, una piccola, intensa erezione. La vista della schiena di Paola, delle sue natiche magnificamente esposte, della sua biancherina nera che copriva solo il centro del suo mistero, mi diede una frenesia. Lei, senza bisogno di istruzioni, si abbassò ulteriormente, appoggiando le mani a terra, offrendo il suo culo in una posizione di totale accessibilità. Con una mano, tirò aside la sua mutandina, solo sul lato, esponendo l’ombra della sua fessura.
Io non usai parole. Mi posizionai, il mio piccolo membro trovando facilmente l’ingresso, grazie alla lubrificazione naturale di Paola e alla sua posizione. La penetrazione fu immediata, profondamente intima. Il mio cazzo piccolo si insinuò completamente dentro lei con un singolo movimento, riempendo quel spazio con una pressione intensa, concentrata. Lei emise un piccolo gemito, un sospiro di piacere che era sia genuino sia performativo per i ragazzi che guardavano.
“Oh, Marco… così,” murmurò, e la sua mano che masturbava Luca si fermò un attimo, per poi riprendere con maggiore vigore.
Io iniziai a muovermi. Il ritmo era veloce, intenso. Il mio cazzo piccolo permetteva movimenti rapidi, una frizione interna che era tutta su un punto preciso, profondo. Ogni mio affondo era accompagnato dal suono della nostra pelle che si sbatteva, leggero ma presente. Paola iniziò a muovere la sua testa, avvicinandosi ora al cazzo di Luca, che era completamente eretto, lungo e scintillante di desiderio.
Lei aprì la bocca e, senza cerimonie, prese la punta di Luca tra le labbra. Il suo movimento fu una cosa di perfezione carnale. Le sue labbra si avvolsero intorno alla corona, la sua lingua scivolò lungo la parte inferiore, mentre la sua testa si muoveva in un piccolo, succoso pompino. Luca emise un suono, un “oh” soffocato, e le sue mani si aggrapparono ai suoi fianchi, poi alla testa di Paola, non forzando ma guidando.
Io continuavo a scoparla da dietro, ogni mio movimento accelerato dalla vista di Paola che succhiava un altro uomo. La sensazione dentro lei era di un caldo, di un’opposizione muscolare che si adattava perfettamente alla mia dimensione. Mi sentivo profondamente dentro lei, ogni affondo una dichiarazione. La mia mano si posò sul suo culo, sentendo la carne tremare sotto il mio impatto.
Paola, dopo qualche momento di concentrazione su Luca, si voltò verso Andrea, lasciando Luca con la punta ancora umida e desiderante. Andrea, con il suo cazzo tozzo e largo, sembrava quasi intimidito dalla maestria di Paola. Lei non gli diede tempo di pensare. Prese il suo membro massiccio nella sua mano, dando una stretta ferma, poi portò la sua bocca verso la base, iniziando a leccare lungo la parte laterale, con un’attenzione che era sia esplorativa sia vorace.
“È forte,” disse Paola, guardando Andrea. “Mi piace.”
Andrea arrossì, ma un sorriso di piacere si stampò sul suo volto. La sua mano si posò sulla testa di Paola, accarezzando i suoi capelli mentre lei continuava a lavorare su lui, alternando leccate e piccole prese con le labbra sulla punta.
Io, nel mio ritmo accelerato, sentivo l’orgasmo costruire. La combinazione della vista, della sensazione fisica, dell’audacia della situazione, mi stava portando al limite. Paola lo sentì. Senza smettere di occuparsi di Andrea, lei parlò, la sua voce rotta dal mio movimento.
“Non fermarti, Marco… voglio sentirla tutta.”
E io non mi fermai. I miei affondo diventarono più profondi, più rapidi, la mia respirazione accelerata. Paola, sotto me, iniziò a muovere le sue labbra su Andrea con maggiore intensità, prendendo ora più della punta nella sua bocca, mentre con la mano libera continuava a masturbare Luca, che si era spostato più vicino, osservando con occhi ardenti.
La sborrata per me arrivò come un’esplosione silenziosa ma totale. Un’onda di piacere che partì dalla base del mio cazzo piccolo e si diffuse attraverso tutto il mio corpo. Sborrai dentro lei, un getto intenso e concentrato che sentivo rilasciarsi con ogni pulsazione. Rimanendo dentro lei per un momento, completamente immobile, sentendo il mio liquido mescolarsi con il suo interno, fu un momento di possesso totale, di intimità brutale.
Paola emise un lungo, soddisfatto gemito quando sentì la mia eiaculazione. “Bravo…,” sussurrò, e poi si voltò completamente, lasciando Andrea e Luca, e si sdraiò sulla terra, sul suo fianco, guardando me con occhi luminosi e soddisfatti. Il mio cazzo, ora morbido, si ritirò, lasciando un piccolo residuo visibile sulla sua apertura.
“Ora,” disse Paola, con un tono di comando gentile. “Voglio uno di voi due dentro me.”
Luca sembrava il più pronto. Il suo cazzo lungo era ancora completamente eretto, quasi pulsante. Si avvicinò a Paola, che si era posizionata completamente supina, le gambe aperte, la sua bellezza completamente esposta agli occhi dei giovani e a me. Luca si mise tra le sue gambe, guardando quel corpo con una mistura di adorazione e desiderio.
Io, mentre Luca si preparava, mi spostai verso Andrea. Andrea guardava Luca e Paola, ma il suo membro tozzo era ancora semi-eretto, probabilmente per la sorpresa e l’intensità della situazione. Io feci un gesto, e Andrea mi guardò, un po’ confuso.
“Vuoi?” chiesi semplicemente, indicando il suo cazzo.
Andrea sorrise, un sorriso nervoso ma desiderante. “Sì,” disse.
mi misi di fronte a lui, prendendo il suo membro tozzo nella mia mano. La sensazione era diversa, massiccia, una presenza fisica che era potente. Portai la mia bocca verso la punta, iniziando un pompino che era per me un’esperienza eccitante. Il cazzo largo di Andrea richiese un adattamento delle mie labbra, una apertura maggiore. La sensazione della sua pelle, del suo calore, era intensa. Andrea emise un suono di piacere, e le sue mani si posarono sulla mia testa, non forzando ma guidando con una pressione gentile.
Mentre io lavoravo su Andrea, Luca iniziò a scopare Paola. La vista era sublime. Luca, con il suo fisico atletico, si muoveva sopra Paola con un ritmo iniziale cauteloso, poi crescente. Paola lo guidava con le mani sui suoi fianchi, con parole di incoraggiamento.
“Più forte… così, amore,” diceva lei, e Luca obbediva, i suoi affondo diventando più profondi, più rapidi. Il suo cazzo lungo penetrava Paola completamente, ogni movimento un’immersione totale. Paola rispondeva con gemiti crescenti, con movimenti delle sue gambe che si avvolgevano intorno alle sue, con la sua testa che si muoveva in un ritmo di piacere selvaggio.
Io, con Andrea, intensificò il mio pompino. Usò la mia lingua per stimolare la parte inferiore del suo membro largo, mentre le mie labbra si muovevano lungo la sua lunghezza. Andrea iniziò a respirare più veloce, le sue mani diventando più ferme sulla mia testa. Il suo piacere era evidente, la sua erezione diventando più dura, più pulsante sotto le mie attenzioni.
Paola, sotto Luca, raggiunse un orgasmo. Un lungo, melodioso grido che si mescolò con il suondo della frizione della loro pelle. Luca continuò a muoversi, evidentemente cercando il suo proprio climax. Paola, dopo il suo momento, si rilassò un attimo, poi guardò me e Andrea con occhi sfocati ma soddisfatti.
“Andrea,” disse, la sua voce rotta. “Voglio anche te… dopo.”
Andrea, stimolato dalle parole di Paola e dal mio pompino, iniziò a muoversi più rapidamente, la sua mano guidando il mio movimento. Io sentì che era vicino. Il suo respiro diventò un sibilo, il suo corpo teso.
Luca, sopra Paola, raggiunse il suo orgasmo. Un grido maschile, forte, seguito da un movimento finale, profondo. Si fermò, rimanendo dentro lei per un momento, prima di ritirarsi, lasciando un residuo di sua passione su Paola.
Andrea, quasi simultaneamente, raggiunse il suo climax sotto le mie attenzioni. Sentì il suo cazzo pulsare violentemente, poi un getto di sborra che iniziò a rilasciarsi. Io continuò a succhiare, prendendo il primo getto nella mia bocca, il gusto salato e intenso che mi invase. Andrea gemette, le sue mani stringendo la mia testa per un momento, poi rilasciando.
Paola, osservando tutto, si alzò lentamente, guardando i tre uomini ora in varie stati di soddisfazione e di rilassamento. Lei si avvicinò a me, carezzando il mio viso. “Marco… sei magnifico.”
Mi guardò, poi guardò Luca e Andrea. “E voi, ragazzi, siete splendidi.”
Luca sorrise, un sorriso giovane e soddisfatto. Andrea, ancora recuperando, fece un cenno di apprezzamento.
Il sole continuava a filtrare attraverso i pini, il momento di ardente passione si era trasformato in una calma, soddisfatta quiete. Paola si sedette sulla terra, guardando il mare che si intravedeva tra gli alberi. Luca e Andrea si sedettero vicino a lei, mentre io rimase in piedi, osservando il piccolo gruppo, il mio corpo ancora vibrante dalle esperienze.
La giornata era ancora lunga. L’aria era ancora fresca. E l’energia tra noi quattro era ancora palpabile, carica di possibilità non esplorate…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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