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Io Paola e i due ragazzini- Cap.3


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
18.04.2026    |    2.159    |    1 9.6
"Un getto più piccolo, più controllato, che raggiunse il viso di Paola, aggiungendo alla sborra di Andrea..."
IO PAOLA E I DUE RAGAZZINI A TORRE DEL LAGO CAP. 3


Il calore del sole era ancora filtrato tra le fronde degli alberi, ma un vento leggero aveva iniziato a muovere le foglie, portando una frescura che contrastava con il sudore che copiava i nostri corpi. Il silenzio dopo gli ultimi orgasmi era denso, carico di una soddisfazione profonda ma anche di una energia latente che non si era ancora dissipata. Tutti noi, io, Luca, Andrea e Paola, eravamo seduti o sdraiati sulla terra, respirando a fondo, osservando il cielo attraverso il tetto di rami.

Paola era sdraiata a pancia in su, le gambe ancora leggermente aperte. Il suo corpo splendente era segnato dalle nostre passioni, dai nostri liquidi. Da quella posizione, si poteva vedere chiaramente. Dalla sua figa e dal suo culo, lentamente, scivolava la nostra sborra. Una miscela di fluidi bianchi e traslucidi, miei e dei ragazzi, che si muovevano lungo le curve del suo corpo, seguendo il percorso delle sue labbra e della sua apertura posteriore. Un flusso caldo, viscoso, che sembrava una dichiarazione di possesso collettivo.

Luca e Andrea erano seduti vicino a lei, i loro fisici giovani ancora rilassati ma con una tensione residua nei muscoli. Il loro cazzo, ora moscio, erano coperti di una patina bianca, il risultato delle loro sborrate e del mio piccolo intervento. La mia piccola erezione era completamente scomparsa, e io stesso sentivo la mia pelle sensibile, coperta di sudore e di tracce della nostra attività.

Andrea guardava Paola con un’attenzione nuova, un’attenzione che era meno timida ora, più esplorativa. Luca aveva un sorriso rilassato, soddisfatto, ma anche curioso.

Paola, dopo qualche momento di silenzio, si mosse. Non si alzò completamente, ma si girò un poco, cambiando posizione. Il suo movimento era fluido, come quello di un animale che si riposa ma è pronto per una nuova azione. Si appoggiò sui gomiti, e il suo viso era rivolto verso Luca.

“Luca,” disse, la sua voce era bassa, calma, ma con un’intenzione chiara. “Vieni qui.”

Luca si spostò, avvicinandosi a lei. Paola gli indicò il suo corpo, la zona tra le sue gambe. “Guarda,” disse semplicemente. “È tutto vostro. Tutta sborra vostra.”

Luca osservò. La sborra che scivolava dalla figa di Paola era una vista che sembrava stimolare immediatamente il suo interesse. Il suo cazzo, ancora moscio, iniziò a muoversi un poco, come rispondendo a un richiamo involontario.

Paola guardò Andrea, poi me. “Andrea,” disse, “tu guarda. Marco… tu partecipi.”

Io capivo cosa stava suggerendo. Era un’evoluzione naturale, una continuazione della nostra connessione. Non solo penetrazione, ma anche pulizia, anche consumo. Il desiderio di Paola era infinito, e ora si manifestava in una forma più delicata, più ritualistica.

Luca si abbassò, posando il suo corpo vicino a Paola. Il suo viso era ora a livello delle sue gambe. Paola si sistemò, offrendo meglio l’accesso. Luca, senza alcuna esitazione, iniziò.

Il primo contatto della sua lingua sulla pelle di Paola fu un sussulto per lei. Un piccolo, involontario movimento delle sue gambe. Luca era metodico, quasi scientifico. La sua lingua, lunga e agile, iniziò a raccogliere la sborra che scivolava dalla figa di Paola. Non era un movimento rapido, ma un’esplorazione lenta, attenta. Ogni passaggio della sua lingua sulla pelle di Paola era accompagnato da un piccolo gemito di lei, un suono di piacere che era diverso dai gemiti precedenti.

Andrea osservava, il suo respiro diventava più rapido. Il suo cazzo, anch’esso moscio, iniziò a mostrare segni di reazione. Paola, sotto l’attenzione di Luca, si rilassò completamente, offrendo il suo corpo come un’offerta totale.

Io, mentre osservavo Luca pulire Paola con la sua lingua, sentivo un nuovo desiderio crescere. Non era un desiderio di penetrazione, ma un desiderio di partecipare a questa nuova fase. Guardai Andrea, che era ancora seduto, osservando con un’attenzione intensa.

“Andrea,” disse Paola, mentre Luca continuava la sua pulizia, “tu… vuoi?”

Andrea si spostò, avvicinandosi. “Vuoi… cosa?”

Paola sorrise, un sorriso che era malizioso ma anche gentile. “Vuoi leccare? Vuoi partecipare?”

Andrea sembrava indeciso, ma la vista di Luca, completamente immerso nell’atto di leccare Paola, sembrava stimolare il suo interesse. “Io… non so,” disse, la sua voce era bassa.

“Non devi sapere,” rispose Paola. “Devi solo… provare.”

allora io , decisi di facilitare. Mi avvicinai ad Andrea, posando una mano sul suo braccio. “Andrea,” dissi, “vieni con me.”

Andrea guardò me, poi Luca, poi Paola. La sua indecisione era evidente, ma anche il suo desiderio. Era giovane, aveva ancora molte esperienze da fare. Questa era una di quelle.

Io lo guidai portandolo vicino a Luca e Paola. Luca, ora, aveva quasi completato la pulizia della figa di Paola, ma aveva iniziato a concentrarsi sul suo culo, dove la sborra era ancora visibile, ancora fresca. La sua lingua era diventata più insistente, più profonda.

Andrea osservava Luca, poi guardava la mia mano che lo guidava. allora, decisi di iniziare. Mi abbassai, non verso Paola, ma verso Andrea. Andrea era ancora seduto, il suo cazzo moscio era coperto di sborra, una miscela di sua e mia. La vista di quel cazzo, tozzo e largo, coperto di liquidi bianchi, era stimolante.

Iniziai a leccare il suo cazzo. Il primo contatto della mia lingua sulla sua pelle fu per Andrea un sussulto di sorpresa. La sua respirazione si interruppe per un momento, poi diventò più rapida. La mia lingua era piccola, non come quella di Luca, ma era attenta, metodica. Iniziai a pulire il suo cazzo dalla sborra, ogni passaggio della mia lingua sulla sua pelle era accompagnato da un piccolo movimento del suo corpo.

Andrea reagì. Non verbalmente, ma fisicamente. Il suo cazzo, sotto l’attenzione della mia lingua, iniziò a reagire. Lentamente, ma inesorabilmente, iniziò a diventare duro. La mia lingua, mentre leccava, sentiva il cambiamento. La pelle, inizialmente morbida e coperta di fluidi, diventava più tesa, più calda.

Andrea, dopo qualche momento, iniziò a muoversi. Non per allontanarsi, ma per partecipare. Si abbassò un poco, aiutando il mio accesso. La sua mano posò sulla mia schiena, un gesto di accettazione, di complicità.

Io continuavo a leccare, pulendo ogni traccia di sborra. La sensazione era strana, ma profondamente stimolante. Sentire Andrea diventare duro sotto la mia lingua era un piacere che era sia voyeuristico sia diretto. Era un piacere di servizio, di partecipazione a un rituale di pulizia che era anche un rituale di riattivazione.

Luca, mentre io leccavo Andrea, continuava a leccare Paola. Ora aveva iniziato a concentrarsi sul suo culo, la sua lingua era penetrata nell’apertura, raccogliendo ogni residuo di sborra. Paola reagiva con gemiti continui, con movimenti delle sue gambe che erano di piacere totale.

Andrea, sotto la mia attenzione, diventò completamente duro. Il suo cazzo tozzo e largo era ora una presenza massiccia, eretta, coperta solo dalla saliva della mia lingua. Io, sentendo la sua erezione completa, cambiai il mio approccio. Non solo leccare per pulire, ma leccare per stimolare. La mia lingua iniziò a concentrarsi sulla punta del suo cazzo, sui punti più sensibili.

Andrea gemette, un suono basso, maschile. “Marco…” disse, la sua voce rotta.

Io risposi con un movimento più insistente della lingua, poi con l’introduzione della mia bocca. Non un pompino completo, ma un’esplorazione con la bocca, un’accoglienza del suo cazzo dentro il mio spazio. Andrea reagì con un movimento del corpo, con una pressione delle sue mani sulla mia schiena.

Nel frattempo, Luca aveva completato la pulizia di Paola, ma non si era fermato. Ora leccava anche la sua pelle, le sue gambe, ogni parte del suo corpo che era stata segnata dalla nostra passione. Paola, sotto questa attenzione totale, era completamente rilassata, completamente aperta.

Andrea, sotto la mia attenzione, iniziò a muoversi con più insistenza. Il suo cazzo dentro la mia bocca era una presenza massiccia, ma la mia bocca era piccola, adattata. sentivo il suo movimento, la sua pressione. La sensazione era di una frizione interna che era diversa da quella con Paola, più concentrata, più diretta.

Paola, osservando la nostra interazione, parlò. “Marco… Andrea… ora,” disse, la sua voce era un soffio caldo.

capivao cosa voleva. Non solo la pulizia, ma farci sborrare nuovament. Andrea, sotto la mia attenzione, era ora pronto per una nuova fase. Mi ritirai lentamente dalla sua bocca, lasciando il suo cazzo completamente duro, pulito, pronto.

Andrea guardò me, poi guardò Paola. Paola si alzò lentamente, aiutata da Luca. Il suo corpo era ora pulito, ma ancora sensibile, ancora desiderante. Si sistemò, guardando Andrea e me.

“Ora,” disse Paola, “voglio vedere.”

Andrea e io ci guardammo. Andrea sembrava ancora un po’ incerto, ma la sua erezione era una dichiarazione chiara del suo desiderio. Io, con la mia piccola erezione che era iniziata durante l’atto di leccare Andrea, era anche pronto.

Paola indicò un punto davanti a lei. “In ginocchio,” disse. “Davanti a me.”

Andrea e io obbedimmo. Ci posizioniamo in ginocchio davanti a Paola, i nostri cazzi eretti puntando verso lei. Luca si posizionò vicino a Paola, osservando, pronto per partecipare se necessario.

Paola guardò i nostri cazzi, poi guardò il suo viso. “Voglio,” disse, “la vostra sborra. Sul mio viso.”

La sua richiesta era chiara, diretta. Andrea sembrava sorpreso, ma anche desideroso. Io, che aveva già sborrato dentro Paola e dentro Andrea, sentivo che la mia energia era ancora presente, che il mio corpo era pronto per un nuovo orgasmo.

Paola si abbassò un poco, posando il suo viso davanti a noi. Il suo viso era splendente, i suoi occhi erano luminosi, desideranti. “Iniziate,” disse, la sua voce era un comando gentile.

Andrea iniziò. Il suo cazzo tozzo e largo era completamente eretto, una colonna di desiderio. Iniziò a masturbarsi, lentamente, con movimenti della mano che erano metodici, concentrati. Io osservavo e poi iniziai. La mia piccola erezione era stimolata dalla vista di Andrea, dalla vista di Paola che ci osservava, dalla vista di Luca che osservava tutto.

Andrea si masturbava con un ritmo crescente. Il suo respiro diventava rapido, i suoi movimenti diventavano più insistenti. Io mi masturbavocon un ritmo più rapido, sentendo la tensione crescere nel mio corpo.

Paola osservava, i suoi occhi fissi sui nostri cazzi, sui nostri movimenti. Il suo respiro era anche rapido, il suo corpo tremava un poco, anticipando.

Andrea, dopo qualche momento, raggiunse un punto di tensione totale. Il suo movimento diventò frenetico, la sua mano stringeva il suo cazzo con una forza che sembrava quasi dolorosa. Io, sentendo la sua tensione, accelerai anche il mio movimento.

“Sono… pronto,” disse Andrea, la sua voce rotta.

Paola rispose con un gesto della mano. “Su me,” disse, semplicemente.

Andrea, allora, si posizionò meglio, puntando il suo cazzo verso il viso di Paola. La sua eiaculazione fu rapida, intensa. Un grido basso, seguito da un getto di sborra che partì dal suo cazzo e raggiunse il viso di Paola. Il primo getto fu diretto alla sua fronte, un bianco che si diffuse rapidamente sulla sua pelle.

Paola non si mosse, non evitò. Accolse la sborra di Andrea con un’espressione di piacere totale. Il suo viso era ora coperto di una parte del fluido di Andrea, bianco e caldo.

Io, stimolato dalla vista dell’eiaculazione di Andrea, accelerai il mio movimento. La mia piccola erezione era ora al punto di orgasmo. Sentivo la tensione crescere, la pressione interna diventare irresistibile. Andrea, dopo la sua eiaculazione, rimase in ginocchio, osservando il suo risultato sul viso di Paola.

Io, allora, puntai il mio piccolo cazzo verso il viso di Paola. La mia sborra fu diversa, meno intensa ma più prolungata. Un getto più piccolo, più controllato, che raggiunse il viso di Paola, aggiungendo alla sborra di Andrea.

Paola, ora, aveva il viso coperto di una miscela di sborra, bianca e viscosa. Non si pulì, non si mosse. Rimase con il viso così, offrendolo a noi come un’offerta totale.

Luca, che aveva osservato tutto, si avvicinò. Il suo cazzo, durante l’osservazione, era diventato duro anche lui. Ora era completamente eretto, lungo e sottile, una colonna di desiderio che puntava verso Paola.

“Io,” disse Luca, la sua voce era calma ma determinata.

Paola guardò lui, sorrise. “Anche tu,” disse.

Luca iniziò a masturbarsi, con movimenti che erano eleganti, rapidi. Il suo cazzo lungo si muoveva sotto la sua mano, ogni movimento una preparazione per l’orgasmo. Paola osservava, il suo viso coperto di sborra era ancora fermo, ancora offrendo.

Luca, dopo qualche momento, raggiunse l’orgasmo. La sua eiaculazione fu rapida, intensa, un getto lungo che raggiunse il viso di Paola, aggiungendo alla miscela già presente. Il suo fluido bianco si mescolò con quello di Andrea e mio, creando una patina completa sul viso di Paola.

Paola, dopo l’eiaculazione di Luca, finalmente si mosse. Non per pulire il viso, ma per esplorare la sensazione. Le sue mani si posarono sul suo viso, toccando la sborra che ora copriva la sua pelle. Il suo tocco era delicato, esplorativo.

“È… caldo,” disse, la sua voce era un soffio.

Andrea osservava, Luca osservava. Il nostro gruppo era ora completamente rilassato, completamente soddisfatto. Paola, con il viso coperto di sborra, era il centro di questa soddisfazione.

Io, allora, decisi di partecipare ulteriormente. Mi avvicinai a Paola, posando le mie mani sul suo viso. “Paola,” disse, “vuoi che…”

Paola guardò me, sorrise. “Leccare,” disse. “Leccare la sborra sul mio viso.”.Non solo lasciare la sborra, ma leccarla, creare una connessione fisica tra noi e lei. Andrea si avvicinò, Luca si avvicinò. Le nostre mani, ora, iniziarono a muoversi sulla sborra sul viso di Paola.

Iniziarono a leccare la sborra sul suo viso. Non pulire, ma leccare, mescolare, creare un’unione fisica dei nostri fluidi sulla sua pelle. Le nostre mani erano delicate, attente. Ogni movimento era un rituale, un’affermazione della nostra connessione.

Paola si rilassò completamente sotto l’attenzione delle nostre mani. Il suo corpo era calmo, il suo respiro era regolare. I suoi occhi erano chiusi, permettendo a noi di lavorare sul suo viso senza interferenza.

Andrea, con le sue mani grandi, iniziò a mescolare la sborra sulla fronte di Paola, creando una patina uniforme. Luca, con le sue mani più agili, lavorò sulle sue guance, sulle sue labbra. Io lavorai sul suo collo, sulla zona sotto il suo viso.

La sborra, diventava una parte del suo viso. Non una copertura sporca, ma un’aggiunta, un’ornamento. Paola, sotto questa attenzione, sembrava trasformarsi. Il suo viso, coperto di sborra,diventava una maschera di desidero, di passione collettiva.

Il nostro lavoro fu lento, metodico. Ogni movimento delle nostre mani sulla sua pelle era accompagnato da un piccolo gemito di Paola, da un movimento del suo corpo. Era un piacere per lei, un piacere per noi.

Andrea, dopo qualche momento, parlò. “È… bello,” disse, la sua voce era bassa.

Luca rispose con un sorriso. “È fantastico.” Il viso di Paola era ora completamente coperto di una patina bianca, che sembrava quasi una maschera ritualistica. Era una vista che stimolava un nuovo desidero, un nuovo senso di possesso.

Paola, dopo che il nostro lavoro era completato, si alzò lentamente. Il suo viso era ora una dichiarazione, un simbolo della nostra connessione. Guardò noi, uno dopo l’altro.

“Grazie,” disse, la sua voce era calma, riflessiva.

Andrea guardò il suo viso, poi guardò me. Luca guardò il suo viso, poi guardò il mare.

Il silenzio che seguì era pieno, non vuoto. Pieno di una soddisfazione totale, di una connessione che era ora fisicamente manifestata sul viso di Paola....

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