Gay & Bisex
Last 1° Maggio con coppia La Spezia
cazzobonsai69
03.05.2026 |
2.819 |
7
"L’orgasmo arriva, non come una grande onda, ma come una scarica concentrata, intensa..."
Last Primo maggio 2026Storia vera.
Coppia la Spezia
Il primo maggio. Mia moglie lavora. L’aria era tiepida, un sole pallido filtrava attraverso i pini lungo la strada che portava a Sarzana. Il B&B era una costruzione bassa, color ocra, con un piccolo parcheggio privato nascosto dietro una siepe di oleandri. Il motore della mia auto si è spento con un rumore sordo. Mi sentivo ridicolo, un uomo di più di cinquanta anni, robusto, con questa ansia che mi strizzava lo stomaco. Avevo risposto a un annuncio online. I dettagli erano espliciti, una lista di desideri scritta con una precisione quasi chirurgica. Mi avevano detto tutto ciò che volevano fare e farsi fare. E ora, qui.
Dall’ombra del portico emerge un uomo. Gianni. Trentacinque anni, forse. Fisico atletico e asciutto, come un nuotatore. Capelli scuri corti, un sorriso che era più un’increspatura delle labbra. “Marco?” chiede, la voce bassa, sicura.
“Sì,” rispondo. La mia voce sembra strana, come se provenisse da un altro corpo.
“Benvenuto.” Non fa una stretta di mano, semplicemente indica la porta aperta. “Siamo al piano di sopra.”
La scalinata è stretta, le pareti bianche. Sento il mio respiro accelerare. Saliamo. La porta dell’appartamento è già aperta.
L’interno è piccolo, ordinato. Un salotto con un divano grigio, una poltroncina. E poi, lei. Lucia.
Si alza dalla poltroncina quando entro. Una stupenda mora di quaranta anni. Alta, fisico asciutto, elegante come un ramo di olivo. Una camicia bianca aperta, sotto intravedo un top nero. Tette piccole, rifatte, la forma perfetta e artificiale che creava un’ombra netta sotto la luce del lampadario. I suoi jeans erano stretti, bassi. E quando si gira, mentre Gianni mi indica la stanza, vedo il bordo di un tanga nero che taglia i suoi glutei tonici. E sopra, attraverso il tessuto leggero del top, si intravedeva una fighetta con un ciuffetto nero, una promessa di pelle e pelo che mi fece pulsare il sangue nelle orecchie.
“Lucia,” dice Gianni, presentandola.
Lei mi sorride, un sorriso calcolato, professionale. “Finalmente. Abbiamo letto il tuo profilo. Sembra che tu sia pronto.”
I patti erano chiari. Lo avevano scritto. Ora erano solo azioni. Gianni indica la doccia. “Fatti una doccia. Vogliamo tutto pulito.”
Non dico nulla. Mi dirigio verso la piccola stanza della doccia. L’acqua è calda, mi lava la pelle, ma non l’agitazione dentro. Mi guardo allo specchio opaco. Il mio corpo robusto, la pancetta che si incurva sopra il pube. Il mio cazzettino, mollo, flaccido, appena visibile. Un piccolo, innocuo appendice di carne. L’ansia lo aveva reso così. Mi asciugo rapidamente, mi infilo l’accappatoio che avevano lasciato per me, un bianco semplice.
Quando torno nella camera, la scena è già composta.
Gianni è nudo sul letto, un grande lettone con una coperta grigia. È sdraiato supino, le gambe leggermente aperte. Il suo corpo è asciutto, muscoloso senza essere enorme. Il suo cazzo è lungo, pendente lungo il suo fianco, non completamente eretto ma già una presenza importante. È rilassato, gli occhi fissi su Lucia.
Lucia, invece, è seduta sulla poltroncina in camera. Ha tolto la camicia e i jeans. Ora è in solo quel tanga nero, che sembra una sottile striscia di pittura sul suo corpo pallido. Le sue tette rifatte sono ferme, due piccole cupole perfette. Le sue mani sono appoggiate sulle sue ginocchia, le gambe divaricate. Il ciuffetto nero della sua figa è ora completamente visibile, un piccolo triangolo di peli scuri che emerge dalla striscia del tanga.
“Siediti sul letto,” dice Gianni, senza alzarsi. La sua voce è un ordine morbido.
Mi tolgo l’accappatoio. Sento l’aria fresca sulla mia pelle. Mi siedo sul bordo del letto, a fianco di Gianni. Il mio cazzo è ancora mollo, una piccola piega di pelle che si affaccia timidamente tra le mie gambe robuste.
Gianni gira la testa verso me. “Dobbiamo iniziare,” dice. Non c’è romantico, non c’è cortesia. È solo procedura.
La sua mano raggiunge il mio cazzo. La sua pelle è più calda della mia. La sua mano è grande, le dita lunghe. Afferra il mio cazzettino con una presa delicata ma ferma. Comincia a muovere la mano, una masturbazione lenta, ritmata. Non è una carezza, è un lavoro. Una stimolazione tecnica.
Il suo pollice passa sul glande, ancora piccolo e molle. Le sue dita stringono delicatamente il glande. Io guardo, incapace di muovermi. Il mio respiro si approfondisce. Sento la sua mano, la pressione, il movimento circolare. Non è una sensazione di piacere immediato, è una sensazione di attesa. Di essere manovrato.
“Guarda Lucia,” dice Gianni mentre masturba. “Guarda come si prepara.”
Lucia, sulla poltroncina, ha portato una mano sul suo seno. Le sue dita si stringono delicatamente sulla sua tetta rifatta, tracciando il contorno della protesi. L’altra mano scivola lungo il suo ventre, fino al tanga. Con due dita, sposta delicatamente il tessuto nero, esponendo completamente la sua figa. Il ciuffetto nero è ora un piccolo, curato triangolo sopra il suo clitoride. Le sue labbra sono strette, pallide.
Le sue dita iniziano a toccarsi. Non con frenesia, ma con una precisione studiata. Una dita traccia il contorno delle sue labbra, poi si infila delicatamente dentro, solo un poco. Lei si muove sulla poltroncina, un piccolo movimento delle sue natiche.
Io guardo. Gianni masturba il mio cazzo. La combinazione delle visioni, della sua mano su me, delle sue dita su lei, crea una corrente di calore nel mio basso ventre. Lentamente, lentamente, il mio cazzettino comincia a rispondere.
Non diventa enorme. Non diventa mai grande. Ma diventa duro. Una piccola, tesa colonna di carne che emerge dalla mia base. Gianni sente il cambiamento. La sua mano si adatta, la pressione aumenta. Ora masturba con più vigore, le dita che stringono il mio shaft completamente eretto, il pollice che stimola il glande con movimenti circolari rapidi.
“Bene,” dice Gianni, come se fosse una valutazione. “Ora è pronto.”
Lui si alza dal letto, si posiziona tra le mie gambe. Io sono ancora seduto sul bordo, le gambe divaricate. Gianni si abbassa, la sua faccia vicina al mio cazzo. Non c’è preliminare. Non c’è bacio. La sua bocca si apre e abbraccia il mio glande.
Il suo pompino comincia.
La sua bocca è calda, umida. Le sue labbra si stringono sul mio shaft, una pressione perfetta. La sua lingua si muove sotto il glande, tracciando il contorno, poi si infila nell’uretra. Sento il suo movimento, la sua testa che si muove avanti e indietro con un ritmo costante.
Io mi sdraio sulla schiena sul letto, le gambe ancora divaricate. Gianni si sposta sopra me, le sue mani che ora afferrano le mie cosce robuste mentre la sua bocca lavora sul mio cazzo. Il suo pompino è tecnico, preciso. Ogni movimento è calibrato per massimizzare la stimolazione sulla mia piccola erezione.
Guardo il suo corpo atletico mentre si muove, i suoi muscoli dorsali che si contraggono. Lucia, dalla poltroncina, continua a toccarsi. Ora ha aumentato il ritmo. Una delle sue dita è dentro la sua figa, muovendosi in un movimento di entrata e uscita piccolo ma veloce. La sua altra mano è sul suo seno, stringendo la tetta con più forza. Il suo respiro è più profondo, i suoi occhi fissi su Gianni che mi succhia.
Il mio piacere cresce. Non è un’onda, è un accumulo. Ogni movimento della bocca di Gianni aggiunge una scintilla di sensazione al mio cazzo. Sento il suo palato che preme sul glande, la sua lingua che colpisce punti specifici. La sua mano che masturba la base del mio shaft mentre la sua bocca lavora la punta.
Lucia emette un piccolo gemito. “Gianni,” dice, la voce rotta. “Guardami mentre mi tocco.”
Gianni, senza fermare il suo pompino, gira la testa verso lei. La sua bocca continua a muoversi sul mio cazzo mentre guarda sua moglie che si masturba. È una visione che aumenta il mio piacere, il senso di essere parte di una performance.
Lucia si muove più velocemente ora. La sua dita dentro la sua figa si muove con più profondità. Il suo corpo si curva sulla poltroncina, i suoi glutei che si sollevano dal tessuto. I suoi gemiti diventano più frequenti, piccoli ah, ah che si mescolano con il suono del pompino.
Io chiudo gli occhi per un momento, concentrato sulla sensazione nella mia carne. Gianni aumenta la velocità. La sua bocca si muove più velocemente avanti e indietro, la sua testa che si abbassa e si solleva con un ritmo quasi meccanico. Le sue mani stringono le mie cosce, tenendole ferme. Sento il suo naso che tocca la mia pancia, il suo respiro che si mescola con il mio.
Il mio piacere si accumula verso un picco. Il mio cazzo, piccolo ma completamente duro, pulsa nella sua bocca. “Sto arrivando,” riesco a dire, la voce soffocata.
Gianni si ferma. Si alza dalla mia carne, la sua bocca si separa dal mio cazzo con un piccolo suono. “Non ancora,” dice. “Prima il prossimo passo.”
Come concordato. Mi giro sul letto, raggiungendo il lubrificante anale che era sul comodino, e il preservativo. Gianni si alza completamente, si posiziona sul letto, a quattro zampe. Le sue natiche sono esposte, muscolose e strette.
Io applico il lubrificante sul mio cazzo, ora coperto dal preservativo. Non ho applicato molto. Solo una piccola quantità. L’idea era di una penetrazione più selvaggia, come aveva scritto Lucia nei desideri.
Gianni guarda Lucia mentre si posiziona. “Pronto?” chiede a me.
“Sì,” rispondo.
Io mi avvicino a Gianni. Il mio cazzo è piccolo, ma completamente duro. Posiziono la punta contro il suo ano. Lui è rilassato, ma non completamente preparato. La quantità di lubrificante è minima.
Lucia, dalla poltroncina, ha fermato la sua masturbazione. Ora guarda intensamente. “Adesso,” dice. “Inculalo. È una puttanella. Scopalo di brutto.”
La sua voce è un incitamento, un ordine che mi spinge.
Io spingo.
La penetrazione è immediata, difficile. Il mio cazzo, piccolo, trova resistenza. Gianni emette un suono, un mix di dolore e sorpresa. Il suo corpo si contrae, i suoi muscoli dorsali si stringono. Io spingo più forte, usando il mio peso robusto per forzare l’entrata.
L’ano di Gianni si apre, stringendo il mio shaft. Il lubrificante minimo rende ogni millimetro una sensazione di attrito. Gianni urla. Non un urlo di puro dolore, ma un urlo di dolore e piacere, come aveva scritto nei desideri. Un suono che è quasi una liberazione.
“Più forte!” grida Lucia. “È una puttanella! Più selvaggio!”
Io obbedisco. Il mio corpo robusto si muove sopra Gianni. Le mie mani afferrano i suoi fianchi, stringendo la sua pelle. Comincio a muovere il mio cazzo dentro il suo ano, con movimenti corti, veloci, profondi. Ogni movimento è un attrito, una sensazione di carne che si stringe contro carne.
Gianni continua a urlare. Ogni mia spinta produce un nuovo urlo. Il suo corpo si muove con i miei movimenti, i suoi glutei che si contraggono e si rilassano. La sua faccia è premuta nel letto, i suoi occhi sono chiusi.
Io guardo Lucia mentre scop Gianni. Lei si è alzata dalla poltroncina, si è avvicinata al letto. Ora è vicina, il suo tanga nero ancora l’unico vestito. Le sue mani sono sul suo corpo, una sul seno, l’altra che ritorna alla sua figa, masturbandosi mentre guarda.
“Vedi?” dice a Gianni, la voce rotta. “Ti sta scopando come una puttanella. Ti ama così?”
Gianni, con la faccia nel letto, risponde con un altro urlo quando spingo più profondamente. Il mio cazzo piccolo raggiunge una profondità massima dentro lui. Il movimento diventa più veloce, il mio ritmo aumenta. Il mio corpo robusto si muove con un vigore che non avevo mai usato prima. Il mio peso sopra lui, la mia forza che lo domina.
Il piacere dentro me cresce. L’attrito del suo ano sul mio cazzo crea una sensazione di intensità concentrata. Ogni spinta è una scarica di sensazioni, dal dolore dell’attrito al piacere della dominazione.
Lucia masturba più velocemente. La sua dita dentro la sua figa si muove con un ritmo frenetico. Il suo gemito si mescola con gli urli di Gianni. “Sborra dentro lui!” grida. “Sborra nel culo della puttanella!”
L’ordine mi spinge al limite. Il mio cazzo pulsa dentro Gianni, il preservativo che si stringe sulla mia carne. L’orgasmo arriva, non come una grande onda, ma come una scarica concentrata, intensa. Io spingo più profondamente, fermo il mio movimento, e sborro.
Il preservativo raccoglie il mio sperma. Sento il rilascio, la contrazione dentro me. Gianni sente il mio movimento finale, il suo corpo che si rilassa sotto il mio peso. Gli urli si fermano, ora solo un respiro profondo, rotta.
Io mi fermo sopra lui, il mio cazzo ancora dentro. Poi, lentamente, mi ritiro. Il preservativo, pieno, si sfil dal mio cazzo.
Gianni si gira sul letto, supino. Il suo cazzo lungo è ancora pendente, non eretto. Lui lo guarda, poi raggiunge il mio cazzo, piccolo, ancora coperto dal preservativo pieno.
Lui sfil il preservativo dal mio cazzo, delicatamente. Poi, con le sue mani, inizia a pulire il mio cazzetto. La sua mano passa sulla mia carne, rimuovendo il lubrificante residuo, pulendo la pelle. È un’azione metodica, quasi clinica.
Io guardo, sdraiato sul letto, il mio corpo che si rilassa. Lucia, vicino al letto, ha finito di masturbarsi. Il suo corpo si è rilassato, il suo tanga nero ancora l’unico vestito. Il suo respiro è calmo ora, i suoi occhi fissi su Gianni che pulisce il mio cazzo.
“Bene,” dice Gianni, quando ha finito. La sua voce è calma, come dopo un lavoro completato.
Lucia sorride. “Come concordato,” dice. “Ora puoi fare la doccia.”
Io mi alzo dal letto. Il mio corpo è stanco, la mia mente vuota. Mi dirigio verso la doccia, senza parole. La doccia è rapida, l’acqua che lava il residuo del lubrificante, del contatto.
Quando finisco, esco dalla stanza della doccia. Gianni e Lucia sono sul lettone, nudi. Gianni è sdraiato supino, il suo cazzo lungo ancora non eretto. Lucia è seduta vicino a lui, il suo tanga nero ora tolto, completamente nuda. Il suo corpo è esposto, il ciuffetto nero della sua figa visibile, le sue tette rifatte ferme.
Non parlano. Solo guardano me mentre prendo l’accappatoio, mi vesto rapidamente con i miei vestiti.
“Grazie,” dice Gianni, finalmente.
Io non rispondo. Mi dirigio alla porta, lascio l’appartamento, torno alla mia auto nel parcheggio. Il primo maggio. Mia moglie lavora. Il sole è ancora pallido.
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