trio
Massaggio lingam e Yoni a la Spezia
cazzobonsai69
30.09.2025 |
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"Era così piccolo confronto a quello di Luca, ma lei lo guardava come se fosse un tesoro..."
STORIA VERAMASSAGGIO A COPPIA IN PROV. DI LA SPEZIA (25/09/2025)
La porta si aprì prima ancora che avessi premuto il campanello, come se mi stessero aspettando dietro di essa. Luca mi sorrise, un uomo sulla cinquantina, con i capelli salati e un fisico da nuotatore, stretto in una maglietta bianca che ne delineava ogni muscolo.
“Marco, benvenuto. Entra pure.” La sua voce era calda, accogliente. Oltre la sua spalla, intravedevo un interno luminoso, moderno, con grandi vetrate che affacciavano su un giardino curato.
Attraversammo un corridoio spazioso e arrivammo in un soggiorno aperto. Ed è lì che la vidi. Patrizia. Era seduta su un ampio divano bianco, un calice di prosecco in mano. Il suo vestito estivo, color ocra, le cadeva su una spalla, rivelando un décolleté abbronzato e promettente. I suoi capelli castani erano raccolti in modo disordinato, e i suoi occhi, grandi e scuri, mi scrutarono con una curiosità che mi fece immediatamente accelerare il battito.
“Ecco nostro ospite, amore,” disse Luca presentandomi.
Patrizia sorrise, un’espressione languida e consapevole. “Finalmente. Il famoso massaggiatore.” Mi porse il calice che teneva in mano, il suo tocco fu una piccola scossa elettrica sulla mia pelle. “Prendi. Mettiti a tuo agio.”
Bevemmo. I miei occhi non riuscivano a staccarsi da lei, dalla curva del suo seno, dalla luce che giocava sulla sua clavicola. Parlammo di poco, chiacchiere vuote che servivano solo a riempire il tempo, a costruire una tensione che già riempiva la stanza come un profumo denso. Luca osservava, silenzioso, un sorriso ambiguo sulle labbra. Sapevano entrambi perché ero lì. E lo sapevo anch'io.
Dopo il secondo calice, Luca si alzò. “Allora, iniziamo?” Disse mentre si toglieva la maglietta senza alcuna esitazione, rivelando un torso tonico e abbronzato. “Il futon è pronto.”
Lo seguii in una stanza adiacente, più intima, illuminata da luci soffuse e profumata di sandalo. Patrizia ci seguì, sedendosi su una poltrona bassa per osservare. Luca si stese a pancia in giù sul futon, nudo, i muscoli della schiena che si tendevano sotto la pelle. E poi si girò.
Il mio respiro si incagliò in gola. Era magnifico. Un addome scolpito, cosce potenti. E tra di esse, il suo cazzo. Era già semi-eretto, enorme, un'asta spessa e lunga che poggiava sulla sua coscia come un'arma. Dio, è enorme. Un fremito di inferiorità, ma anche di eccitazione brutale, mi percorse.
Versai l'olio caldo tra le mie mani e iniziai. Le mie dita lavorarono sulla sua schiena, sulle spalle, cercando di essere professionale nonostante lo sguardo di Patrizia sulla mia nuca e la vista di quel corpo maschile così perfetto. Sentivo il suo respiro farsi più profondo, più regolare. Dopo un'infinità, feci scivolare le mani più in basso, sui glutei sodi, lungo l'interno delle sue cosce.
Mi inginocchiai accanto al futon. La mia mano, unta e tremante, avvolse finalmente la sua erezione. Era caldo, incredibilmente duro, la pelle morbidissima che scivolava sul ferro che c'era sotto. Iniziai a massaggiarlo con movimenti lenti, deliberati, una pratica di massaggio lingam che conoscevo bene. Lo sentivo pulsare nel mio palmo, crescere ancora di più, diventare un'ossessione tattile sotto le mie dita. Stava gemendo piano, il bacino che cercava impercettibilmente il mio movimento. Mi morsi il labbro, concentrandomi per non farlo venire, per mantenere la promessa.
Quando mi fermai, lui era un vulcano trattenuto a stento. Si mise a sedere, gli occhi vitrei, e si spostò sul divano, lasciando il futon libero. Si prese il suo cazzo ancora grondante d'olio e durissimo in una mano, guardandomi fissamente.
“Ora tocca a mia moglie,” disse, la voce roca.
Patrizia si stese al posto di suo marito, con una lentezza da diva. Il suo vestito scivolò via come per magia, rivelando un corpo da sogno: seni pieni e sodi, un ventre piatto, fianchi rotondi. Chiuse gli occhi mentre iniziavo a spalmare l'olio sul suo stomaco. Il suo profumo mi avvolse, fiorito e muschiato, l'odore stesso del desiderio.
Le mie mani tremarono mentre le accarezzavo i fianchi, scendevo lungo le gambe, risalivo all'interno delle cosce. Il calore che emanava era una calamita. Quando le mie dita sfiorarono per la prima volta il suo sesso, liscio e gonfio, lei emise un sospiro strozzato. Era bollente, e già incredibilmente bagnata.
Iniziai il massaggio yoni, i polpastrelli che disegnavano cerchi lenti, delicati, prima attorno alle sue labbra, sentendole fremere sotto il mio tocco. Poi entrai in lei, un dito, poi due, incontrando una resistenza calda e avvolgente che mi tolse il respiro. Lei si inarcò, un gemito profondo le uscì dalla gola, e le sue mani si aggrapparono al futon. La sentivo contrarsi intorno alle mie dita, un ritmo primordiale che rispondeva a ogni mio movimento. L'atmosfera non era più solo riscaldata, era incandescente.
Luca, dal divano, si masturbava con movimenti lenti e misurati, i suoi occhi inchiodati su dove le mie dita sprofondavano in sua moglie.
“Venite qui,” ansimò all'improvviso Patrizia, aprendo gli occhi. Non erano più languidi, ma pieni di una brama animalesca. “Tutti e due. Adesso.”
Non ci fu bisogno di altro. Ci muovemmo come in un trance collettiva. Io mi stesi sul futon, la schiena appoggiata ai cuscini. Luca mi si mise a cavalcioni, il suo cazzo enorme e luccicante d'olio a pochi centimetri dalla mia faccia. L'odore di lui, muschiato e maschile, mi invase le narici. Senza nemmeno pensarci, aprii la bocca.
Allo stesso tempo, Patrizia si insinuò tra le mie gambe, afferrando il mio piccolo cazzo con una mano esperta. Era così piccolo confronto a quello di Luca, ma lei lo guardava come se fosse un tesoro. Si chinò e la sua bocca, caldissima e abilissima, mi avvolse tutto.
Il mondo si ridusse a sensazioni pure. La mia bocca era piena di lui, del suo sapore salato, della texture vellutata della sua pelle che scivolava sulle mie labbra, della punta dura che premeva contro il mio palato. Cercai di prenderne il più possibile, usai la lingua, le mani sui suoi glutei sodi per spingerlo più a fondo. I suoi gemiti erano bassi, continui.
E sotto, la sua bocca su di me era un inferno di piacere. La sua lingua era ovunque, uno strumento del diavolo che succhiava, leccava, puntava proprio quel minuscolo punto sotto la punta che mi faceva vedere le stelle. Le mie anche si mossero incontrollate, spingendo il mio piccolo cazzo più a fondo nella sua gola accogliente. La guardai, i suoi occhi socchiusi fissi sui miei mentre succhiava con una devozione che mi annientò.
Luca iniziò a muoversi più velocemente, il suo respiro diventò un rantolo. “Sto per venire,” ringhiò, una mano sulla mia nuca non per spingere, ma per tenersi, per ancorarsi.
Il suo sapore cambiò, divenne più acre, intenso, e io sapevo che stava arrivando. Aprii la gola, accogliendo l’ondata calda e densa che esplose dentro di me, riempiendomi la bocca. Ingoiai tutto, ogni singola pulsazione, mentre lui tremava sopra di me sopraffatto dall'orgasmo.
Il mio corpo, già al limite, esplose. Strappai la mia bocca da lui e un grido mi sfuggì mentre la mia orgasmo mi scuoteva, i miei fianchi che si bloccavano per un istante infinito contro il viso di Patrizia. Senti il getto caldo della mia sborra schizzare sul suo viso, sul suo collo, scorrere sul suo seno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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