trio
Coppia a Pisa 12/11/2025 Storia vera
cazzobonsai69
14.11.2025 |
602 |
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"La sento urlare, i suoi spasmi che mi stringono, mi stimolano, mi spingono sempre più vicino al limite..."
Storia vera.Mercoledì 12 Novembre mi salta un appuntamento all'ultimo già concordato.
Fortuna vuole che trovo un last di una coppia con lui bsx a Pisa....
Il telefono vibrava sul marmo del tavolo da bar come un insetto impazzito. La terza chiamata. L’appuntamento in Versilia era saltato. Un groppo di delusione e frustrazione mi serrò lo stomaco. Cinquantatré anni, un fisico robusto che iniziava a mostrare gli anni di troppo vino buono, e un’ansia di piacere che mi bruciava sotto la pelle. E quel dannato, piccolo difetto di fabbrica tra le gambe che, come sempre, alimentava le mie insicurezze.
Ma la fortuna a volte gira. Un messaggio lampeggiò sullo schermo. Un contatto d’emergenza. Pisa. Una coppia. Risposi fulmineo, le dita goffe sulla tastiera. Sì. Subito. Arrivo.
Il viaggio fu un lampo, un ronzio di nervi e aspettative. La loro casa era un appartamento moderno, pulito, con grandi finestre che affacciavano su un cielo toscano che stava virando all’indaco. Ad aprirmi lui, Andrea: quarantacinque anni abbondanti, stempiato, ma con un torace largo e le spalle da nuotatore strette in una maglietta bianca. Una stretta di mano ferma.
“Marco, giusto? Entra, entra.”
E poi, come un’apparizione, lei. Sofia. Dio mio. Trentaquattro anni che le stavano tutti benissimo. Capelli corvini raccolti in una coda di cavallo alta che metteva in risalto la linea elegante del collo. Occhi grandi, color miele. E un corpo, Cristo, un corpo da urlo: curve sinuose eppure toniche, un seno prosperoso sotto la semplice canottiera di seta, fianchi che promettevano un peso dolce tra le mani.
“Piacere, Marco,” disse, con una voce roca, calda come il brandy.
“Il piacere è tutto mio,” riuscii a biascicare, sentendomi improvvisamente goffo, troppo vecchio, troppo… tutto.
“Andiamo in camera da letto, è più comoda,” propose Andrea, guidandomi con un gesto. La stanza era ampia, dominata da un letto matrimonial enorme, con un matterasso che sembrava una nuvola. L’aria profumava di agrumi e sandalo.
“Dove vuoi che cominciamo?” chiesi, posando la mia borsa dei massaggi.
Lui sorrise, uno sguardo complicito alla moglie. “Da me. Così Sofia si rilassa guardando.”
Mi diede le spalle, si sfilò la maglietta con un gesto sciolto. I muscoli della sua schiena si contraevano sotto la pelle abbronzata. Spinsi via i pensieri, concentrandomi sul lavoro. L’olio caldo tra le mie mani, la pressione decisa sui trapezii tesi. Lui gemeva di piacere, un suono basso e vibrante. Scendetti con le mani lungo la colonna vertebrale.
Si girò su un fianco, poi a pancia in su. I pantaloni del pigiama di seta cedevano facilmente. E lì, sul suo pube, riposava il suo sex. Normale. Proprio nella media. Ma, come avevi detto, reattivo. Al mio tocco, al massaggio lento e circolare che praticai sulle sue cosce interne, il suo cazzo iniziò a stirarsi, a riempirsi con una rapidità impressionante, diventando un’asta dura e pulsante contro il suo ventre. Lui non aveva nessuna insicurezza da nascondere.
“Sei bravissimo,” mormorò lui, con gli occhi chiusi. “Una mano d’oro.”
“Grazie,” sussurrai, la mia eccitazione che cresceva a dismisura, mischiata a un’invidia bruciante.
Poi toccò a lei. Andrea si sedette su una poltrona nell’angolo, osservando con uno sguardo intenso, la sua erezione ancora evidente. Sofia si sdraiò a pancia in sul letto, gli occhi su di me che scaldavo l’olio tra i palmi. Toccarla fu un’esperienza religiosa. La sua pelle era seta pura, calda, viva sotto le mie dita. Scivolai lungo le sue spalle, i suoi fianchi, evitando, per ora, i territori più sacri. Sentivo il suo respiro farsi più profondo, più regolare.
“Okay?” le chiesi, la voce un po’ roca.
“Molto,” sussurrò lei. “Non aver paura.”
Quella frase mi diede il permesso, il coraggio. Le mie mani iniziarono un viaggio più intimo. Scivolarono lungo l’interno delle sue cosce, facendole aprire le gambe con un sospiro. L’aroma del suo piacere iniziò a mescolarsi a quello dell’olio, un profumo muschiato e dolce che mi mandò in tilt i sensi. Mi posizionai tra le sue gambe, i pollici che iniziarono a massaggiare delicatamente le sue labbra, sentendole gonfiarsi, aprirsi sotto la mia pressione.
Il massaggio yoni fu lento, ipnotico. Ogni movimento era studiato per costruire, per suscitare. Le mie dita trovarono il suo clitoride, un bottone duro e gonfio di desiderio. Le fece un giro completo, poi un altro. Lei arcuò la schiena, un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra.
“Sì… proprio lì… non smettere…”
La guardai. I suoi occhi erano socchiusi, la bocca semiaperta. Era completamente abbandonata al piacere. Andrea, dalla poltrona, si era avvicinato. Stava accarezzando la sua erezione, lo sguardo fisso su di noi, su di me. L’atmosfera era carica, elettrica. Non servivano più parole.
La mia eccitazione era un fabbro dentro i miei pantaloni. Sofia aprì gli occhi, mi guardò con un’intensità bruciante. “Voglio sentirti,” ansimò. “Tutto.”
Quello fu il segnale. Mi spogliai in pochi secondi goffi, la mia piccola vergogna esposta all’aria, al loro sguardo. Ma nei loro occhi non c’era giudizio, solo una curiosità feroce, un desiderio brutale.
Lei si girò su se stessa, presentandosi a me in una posa da dea pagana: a quattro zampe, la schiena insolitamente arcuata, i glutei alti e tesi, la fessura umida e lucida che mi invitava. Una vista da togliere il fiato. Mi inginocchiai dietro di lei, la punta del mio cazzo, piccolo ma durissimo, che cercò e trovò il suo ingresso. Un sospiro tremendo mi scuote mentre spingo. Un centimetro, poi un altro. È una stretta incredibile, bollente, un abbraccio di velluto che mi succhia dentro.
“Cazzo, sei così stretto,” gemo, affondando completamente, sentendo il suo corpo accogliermi, stringermi in un modo che non credevo possibile.
Lei urlò, un suono di puro piacere, spingendo indietro i fianchi per prendermi tutto. “Sì… riempimi…”
Fu in quel momento che Andrea si avvicinò. Era nudo, il suo cazzo normale, anzi, più che normale, bello grosso e diritto, era a livello della mia faccia. Mi posizionò una mano sulla nuca, non con forza, ma con una ferma dolcezza. Lo sguardo che incrociava il mio era serio, complicito, eccitato.
“Apri la bocca, Marco,” ordinò, la voce un basso ringhio.
Obbedii. Spalancai le labbra. Lui guidò la punta del suo cazzo sulla mia lingua. Il sapore era salato, maschile, reale. E poi spinse. Sentii la mia bocca riempirsi di lui, la testa del suo cazzo che premeva contro il mio palato molle. Un doppia penetrazione di pura, animalesca complicità. Io che penetravo sua moglie, lui che penetrava me.
Il ritmo fu devastante. Il mio bacino sbatteva contro il culo di Sofia, un otturarsi bagnato e sonoro. La mia bocca si muoveva sul cazzo di Andrea, succhiando, leccando, prendendo ogni centimetro che lui mi dava. I gemiti di lei, i rugiti di lui, i miei lamenti soffocati si mischiavano in un’unica, primordiale sinfonia di piacere. Ero un ponte, un collegamento, la parte mancante del loro gioco. La mia piccola taglia non era più un limite, era un dettaglio in un quadro molto, molto più grande. Ero completamente perso in loro, in questa strana, perfetta trinità di carne e desiderio. Il mondo si era ridotto a questo: il calore che mi stringeva il cazzo, la lunghezza che mi riempiva la gola, e l’incredibile, travolgente sensazione di essere esattamente dove dovevo essere.
Il mio respiro è un raschio roco, il corpo un unico, fuso nervo di piacere. Ogni mio muscolo è teso in questa perfetta, incredibile triangolazione di desiderio. Sento Sofia fremere sotto di me, il suo orgasmo che sembra non finire mai, stringendomi in una morsa bollente. La mia bocca è ancora piena di Andrea, del suo sapore salato e maschile, della sua lunghezza che mi preme in gola.
È Andrea a rompere l’incantesimo, la sua voce è un comando roco che taglia l’aria carica. “Cambiamo.”
Si ritira da me con un lento, madido scivolio che mi fa sentire improvvisamente vuoto. Sofia si abbassa, girandosi sotto di me con una agilità da gatta, i suoi occhi di miele sono annebbiati dalla lussuria ma pieni di intenzione. Le sue mani mi guidano, mi spingono dolcemente all’indietro mentre lei si sistema.
“Voglio il tuo sapore,” mi sussurra, la voce un’invocazione carnale. “Voglio sentirti tutto mentre lui ti prende.”
Il significato delle sue parole mi colpisce come un pugno nello stomaco, mescolando un’ondata di eccitazione pura a un brivido di trepidazione. Mi ritrovo a scivolare, a rotolare, finché non sono io quello sdraiato sulla schiena, il mio cazzo piccolo e diritto che punta verso il soffitto, pulsante. E poi lei, Sofia, si solleva sopra di me, le sue cosce che mi affiancano, il suo viso furbo e bellissimo che scende verso la mia erezione.
Contemporaneamente, sento il materasso cedere sotto il peso di Andrea. Le sue mani, forti e sicure, mi afferrano i fianchi, sollevandomi, sistemandomi. Sento la punta del suo cazzo, ancora bagnata della mia saliva, premere contro un altro ingresso, molto più stretto, più intimo. Quello mio.
“Piano,” gli dico, e la mia voce suona stranita, non spaventata, ma piena di una nuova, travolgente consapevolezza.
“Solo all’inizio,” promette lui, la voce soffocata dalla concentrazione. E poi spinge.
È un’onda di pressione bruciante, un confine che viene superato. Ahi, cazzo. Trasalgo, ma le sue mani mi tengono fermo, gentili ma inamovibili. Sofia, percependo la mia tensione, non esita. La sua bocca calda e abilissima mi inghiotte tutto, e un gemito profondo mi strappa dal petto, un suono di pura, incontrollabile estasi. La sua lingua danza sulla mia punta, succhia, lecca, mentre la pressione di Andrea dentro di me diventa più profonda, più piena, trasformando il bruciore iniziale in un calore dilatato, in un fiotto di piacere proibito che si espande nel mio addome.
Sono schiacciato tra due sensazioni primordiali. La bocca umida e avida di Sofia che mi divora. Il cazzo potente di Andrea che mi riempie, che mi possiede. Chiudo gli occhi, abbandonandomi alla corrente. Il mio corpo non è più solo mio. È il loro strumento, il loro gioco.
“Sei così… stretto,” grugnisce Andrea, il suo respiro caldo sulla mia schiena. Ogni sua spinta mi scivola più dentro, più liscia ora, accolta dal mio corpo che, incredibilmente, inizia a rispondere, ad accoglierlo. È una resa. Una completa, totale resa.
È Sofia ad accelerare il ritmo, i suoi movimenti diventano più frenetici, più disperati. Affonda la faccia contro il mio pube, le sue dita mi stringono le cosce, e il suono che fa, quel glu glu umido e vorace, è la cosa più eccitante che io abbia mai sentito. La sento gemere contro la mia pelle, il suo vibratore di piacere che mi fa impazzire.
Il ritmo di Andrea diventa più regolare, più insistente. Non è più piano. Ogni sua spinta mi sbatte più a fondo contro il viso di Sofia, ogni sua ritirata è una deliziosa, crudele tortura. Sono impalato tra di loro, un ponte vivente di piacere. La mia mente esplode. Sto per venire. Sto per venire così forte.
“Ci sei quasi, amico?” ringhia Andrea, le dita che mi affondano nella carne dei fianchi.
Riesco solo a annuire, un lamento incomprensibile che si perde nell’umidità dei capelli di Sofia. Il bisogno di rilasciare, di esplodere dentro di lei è un impulso animalesco, impossibile da controllare.
Andrea lo sente, lo sente nel tremore che mi percorre. “Allora facciamolo il trenino,” dice, la voce roca di un piacere selvaggio.
Si ritira da me in un unico, lungo scivolio che mi fa urlare per la perdita improvvisa. In un movimento fluido, Sofia si solleva da me, il mento lucido, gli occhi selvaggi. Mi fa girare, mi mette a quattro zampe. È lei ora davanti a me, che si presenta, offrendosi. E Andrea dietro, la sua ombra grande che mi copre.
Non c’è bisogno di parole. Guido il mio cazzo, durissimo, al suo ingresso bagnatissimo. Entro in lei con un unico, potente affondo, facendola urlare. E nello stesso, perfetto istante, sento Andrea rientrare in me, riempiendo quel vuoto con una spinta decisa che mi fa piegare la schiena in un arco di piacere. Dio. È… è tutto.
Il trenino. Il movimento è ipnotico, ipnotizzante. Io che spingo dentro Sofia, Andrea che spinge dentro me. Una catena di carne, un circuito chiuso di lussuria. Spingo, lui spinge. Mi lascio andare, mi abbandono al suo ritmo, diventando il suo strumento per piacere a sua moglie. La sento urlare, i suoi spasmi che mi stringono, mi stimolano, mi spingono sempre più vicino al limite.
Poi, una mano sulla mia spalla. Andrea mi ferma. “Il mio turno,” ansima, la voce rotta dalla fatica e dall’eccitazione.
Ci separiamo, tutti ansimanti, lucidi di sudore e piacere. Andrea si sdraia al mio posto dietro Sofia, guidando il suo cazzo dentro di lei con un gemito profondo. Poi mi guarda, e il suo sguardo non è una richiesta. È un’aspettativa. Un invito a completare il cerchio.
Mi metto dietro di lui. Le sue natiche sono sode, potenti. Guido la mia punta, piccolo ma determinato, contro la sua apertura. Lui geme, una vibrazione profonda che sento sotto le mie dita. “Fallo,” ordina, la voce soffocata dal piacere che sta provando con Sofia.
Spingo. È diverso, più resistente, ma lui si apre per me con un sospiro roco. Entro, completamente, sentendo le pareti del suo corpo stringermi in una morsa incredibile. Inculo Andrea mentre lui scopa sua moglie. La visione è surreale, eppure così dannatamente eccitante. Affondo le dita nei suoi fianchi, trovando il mio ritmo, un ritmo che è un’eco del suo. È una danza brutale, primitiva.
Sento il mio orgasmo montare, un tuono lontano che diventa un uragano. Lo trattengo, lo tratto, finché non posso più. “Sto per venire!” ringhio, il mio ritmo che diventa frenetico, disperato.
Andrea si gira la testa, il viso distorto dal piacere. “Dove?” ansima. “Dove vuoi sborrare?”
La mia mente, annebbiata, ha una sola, chiara immagine. “In faccia a lei,” gemo, le parole che mi escono come un istinto primordiale. “Voglio sborrarle in faccia.”
Sofia, che gemeva sotto le spinte di suo marito, apre gli occhi. Li ha pieni di un desiderio feroce, di un assenso totale. “Sì,” sibila, una sfida, un’invito. “Fallo. Voglio sentire il tuo calore.”
È la goccia che fa traboccare il vaso. Mi ritiro da Andrea, il mio cazzo che pulsa in modo quasi doloroso. Mi inginocchio davanti a Sofia, che mi fissa con quegli occhi da cerbiatta ubriaca di piacere. Le sue labbra sono semiaperte in un invito silenzioso. Afferro la base della mia asta, così piccola ma così piena di lui, di loro, di questa notte. La prima scossa mi attraversa come una scossa elettrica. “Aprì la bocca,” ansimo, la voce un ringhio.
E lei obbedisce, e io esplodo. Uno, due, tre potenti getti di seme caldo le schizzano sulla lingua, le labbra, il mento. Lei geme, accogliendo ogni singola goccia, le palpebre che sbattono per la forza dell’orgasmo che la sta ancora scuotendo. È la vista più sporca, più intensa, più bella della mia vita.
Esaurito, barcollo all’indietro, crollando sul materasso accanto a loro, il cuore che mi martella nel petto. Il respiro affannoso di Andrea si unisce al mio. Lui si è lasciato andare dentro di lei, il suo corpo che si abbassa su quello di Sofia in un abbraccio sudato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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