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Marinella di Sarzana estate 2025 cap.2
cazzobonsai69
31.03.2026 |
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Con un movimento repentino, prima che potessi reagire, allungò la mano e spostò lei il tessuto del mio boxer..."
MARINELLA DI SARZANA ESTATE 2025Capitolo 2 - Storia Vera
“Allora, sei bagnata?” le chiesi, la voce un po’ più bassa del solito, mentre il sole di settembre scaldava la mia schiena nuda sulla sdraia.
Sonia si mise a ridere, un suono pieno e libero che si perse nel fruscio del mare. “Fradicia, Marco. E non è colpa del mare.” I suoi occhi scuri, strizzati contro il sole, scivolarono giù, verso il mio costume. “E tu? Moscio o già in pensiero?”
Era così che era cominciata, quella mattina. Una mattina di fine estate a Marinella di Sarzana, con l’aria già più leggera e la spiaggia quasi deserta. Mia moglie era al lavoro, come sempre. Io, Marco, cinquant’anni e un corpo robusto da ex sportivo, ero al mio solito ombrellone, in pace con me stesso e con il mio piccolo segreto, ben nascosto nel boxer a pantaloncino.
Sonia era arrivata verso le dieci e mezzo, diretta al suo ombrellone accanto al mio. Un saluto con la mano, poi una sosta al bar. Era riemersa con due caffè, il suo corpo rotondo e generoso racchiuso in un bikini verde che lottava per contenere un seno prosperoso. Ci eravamo seduti, bevendo il caffè, parlando del più e del meno.
Poi lei aveva detto, casualmente, che quella mattina non era andata al lavoro ma dall’estetista. “A depilarmi,” aveva aggiunto, sorseggiando il caffè.
La battuta mi era uscita senza pensarci. “Tutta?”
Mi aveva guardato, un lampo di sfida in quegli occhi scuri. “Sì. Tutta.” E poi, con un movimento così naturale da sembrare involontario, aveva spostato di lato il sottile tessuto dello slip. Per due, tre secondi al massimo.
Il mio respiro si era fermato. Un monte di Venere liscio, perfetto, di una pelle vellutata e color ambra. E sotto, le piccole labbra, aderenti e ben definite, un disegno di una bellezza semplice e potente. Ma a colpirmi, a farmi quasi girare la testa, era stata la struttura ossea sottostante, l’osso pubico pronunciato che creava una curva decisa, una collina sensuale che invitava la mano a seguirne il profilo. Dio, era splendida.
Lei aveva riaggiustato lo slip, un sorriso appena accennato sulle labbra. “E tua moglie? Si depila tutta?”
“A volte,” avevo risposto, la voce un po’ roca. “Io preferisco un ciuffetto, ben curato.”
Era stato allora che il suo sguardo si era fatto indagatore, scendendo su di me, sul mio costume. “Tu sei sempre così… coperto. Con quelli slip che sembrano pantaloncini. Quando esci dall’acqua e si appiccicano, non si vede un gran pacco. Sei mini-dotato, Marco?”
L’onestà, in quel paradiso vuoto, sembrava l’unica opzione. Avevo annuito. “Sì. Come hai capito?”
“Perché le donne guardano, Marco. Tutte. Guardiamo.” Una pausa carica di elettricità. “Me lo fai vedere?”
Non c’erano che quattro ombrelloni davanti a noi, occupati da una famiglia lontana. Nessuno ci guardava. Nessuno poteva sentire. Senza esitare, con un gesto che mi sorprese per la sua mancanza di esitazione, allargai l’elastico del boxer.
Sonia chinò leggermente la testa. Il mio cazzo, moscio, non superava i sei centimetri. Un piccolo, innocuo batuffolo di carne.
Sorrise, non in modo crudele, ma con curiosità. “Sei gay? Bisessuale? Straniero?”
“Bisessuale,” dissi, sentendo un insolito senso di liberazione. “Preferisco le donne, ma se la situazione è giusta… non ho problemi con gli uomini, specialmente se in coppia con una donna, o se hanno tratti molto femminili.”
Le sue sopracciglia si alzarono. “Mai preso in culo?”
“Sì. Con mia moglie, con altre amanti che usavano lo strapon… e con uomini, in giochi di coppia.” Stavamo parlando come si parla del tempo, eppure l’aria tra noi era densa, satura.
Lei scosse la testa, una ciocca di capelli neri che le sfiorò la spalla. “Lo strapon… mi incuriosisce tantissimo. Vorrei provare a usarlo.” Fece una pausa, i suoi occhi persi per un attimo nel mare. “E vorrei provare a fare sesso con un’altra donna. O con due uomini.”
“Sarei molto contento di aiutarti a realizzare i tuoi sogni,” dissi, scherzando ma non del tutto.
Ridemmo entrambi, ma la risata di Sonia si trasformò in un sospiro. Mi si avvicinò, abbassando ancora di più la voce. “Sai, tutto questo parlare… mi ha fatta bagnare. Davvero. Non è il caso di continuare, o faccio una figuraccia.” I suoi occhi scrutarono i miei. “E tu? Sei eccitato?”
La risposta era ovvia. Sentivo il sangue pulsare, un formicolio familiare. “Sì.”
Con un movimento repentino, prima che potessi reagire, allungò la mano e spostò lei il tessuto del mio boxer. L’aria calda mi toccò la pelle. E lì, in mezzo al piccolo cazzo che cominciava lentamente a irrigidirsi, c’era una perlina di liquido pre-eiaculatorio, bianco e lucido, che tradiva ogni mio pensiero.
“Oh, guarda,” mormorò Sonia, il suo dito indice quasi sfiorando la punta sensibile. Non mi toccò. Si limitò a indicare, a osservare. La sua punta del dito era a un millimetro dalla mia pelle, e io potevo sentire il calore che emanava, l’energia di quel gesto proibito. Il mio cazzo sobbalzò, crescendo forse di un altro centimetro, teso e vulnerabile sotto il suo sguardo da collezionista. Il respiro mi si fece affannoso mentre guardavo il suo dito, quel dito che poco prima aveva tracciato il solco tra le sue labbra attraverso il tessuto, sospeso ora sopra la mia più intima verità. Una goccia più coraggiosa delle altre scivolò giù lungo l’asta, e il suo sguardo la seguì con intensità vorace.
Ridemmo di nuovo, ma era una risatina nervosa, strozzata. La tensione tra noi era un filo teso, pronto a vibrare. Poi, il rumore di una borsa che cadeva dall’ombrellone accanto. La famiglia si stava sistemando.
Il momento si ruppe. Come d’accordo, distolgemmo lo sguardo. Lei si risistemò sul suo asciugamano, io mi raddrizzai sulla sdraia, coprendomi di nuovo. La conversazione esplicita era finita.
Ma non la complicità. Sonia si sdraiò sulla schiena, chiudendo gli occhi al sole. Dopo un minuto, aprì leggermente le gambe. Non in modo osceno, ma in un abbandono rilassato. Poi, con l’indice della mano destra, cominciò a passare, lentissimamente, su e giù lungo la piega del suo bikini verde, in corrispondenza della sua figa. Il tessuto sottile si incuneava, modellandosi sotto la pressione del suo dito. Vedo la stoffa affondare nel solco, creare un’ombra umida, seguire il percorso che conosceva bene. Su e giù. Una carezza attraverso il velo. I suoi muscoli addominali si tendevano appena, un fremito quasi impercettibile. Un sospiro le sfuggì, soffocato dal rumore delle onde.
Io non potevo distogliere lo sguardo. Il mio cazzo, ora completamente duro nonostante le sue dimensioni modeste, premeva contro il tessuto del boxer, dolorosamente costretto. Ogni movimento del suo dito, ogni piccolo aggiustamento delle sue anche, era un colpo diretto alla mia eccitazione. Sembrava immersa in un suo mondo privato, ma sapevo che era consapevole del mio sguardo. Lo voleva. La punta del suo dito si fermò, premendo più a fondo proprio nel punto centrale, e le sue labbra si schiusero in un lieve, impercettibile oh silenzioso. La macchia di umidità sullo slip verde si era fatta più scura, più definita. Un’offerta muta. Un invito a guardare, a desiderare, a immaginare cosa quel dito stesse facendo sotto il tessuto, alla carne calda e bagnata che sapevo essere liscia come seta. Il mio cuore batteva all’impazzita. Il sole picchiava. E tra noi, in quel silenzio carico, non volavano più parole, ma solo immagini vividissime, proiezioni di corpi intrecciati, di giocattoli di gomma, di sguardi complici in una stanza buia. Tutto, mentre il suo dito continuava la sua lenta, ipnotica danza sul filo del desiderio.....
[CONTINUA...]
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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