Sexy shop con mia moglie -storia vera 08/09/2
Tutto era iniziato quando Sara, la sorella minore di Valentina, ci aveva chiesto in prestito lo strap-on. “La mia nuova amica svizzera è… curiosa,” aveva detto con un sorriso complice. “E a lei piace comandare.”
Valentina aveva riso, io avevo annuito. Tra noi tre il rapporto era di quelli senza filtri. Non c’erano segreti, non c’era imbarazzo. E così quella mattina, davanti al caffè, mi era uscita la proposta: “Perché non ne regaliamo uno a Sara? Uno suo, dico. Che possa usare quando vuole.”
Valentina mi aveva guardato con quel sorriso obliquo che conoscevo bene. “Sei un uomo pratico, Marco. E anche un po’ porcello.”
“Sono un uomo pratico che vuole bene a tua sorella,” avevo ribattuto, ridendo.
E così, dopo una visita veloce all’Ikea – lampadine, un tappeto, candele alla vaniglia che Valentina insisteva a comprare – ci eravamo ritrovati nel parcheggio del sexy shop. La vetrina era sobria, anonima ma quasi elegante. “Sensualità e Benessere,” recitava un cartello.
“Entriamo,” disse Valentina con disinvoltura. “Sembra un negozio di profumi.”
Dentro, l’aria sapeva di latex e incenso leggero. Luci calde, scaffali ordinati. E dietro il bancone c’era lei: giovane, capelli castani raccolti, camicia nera che lasciava intuire un fisico asciutto. Il nome sul cartellino diceva Roberta.
“Buonasera,” disse con una voce limpida e professionale. “Cercate qualcosa in particolare?”
Valentina si fece avanti. “Vorremmo vedere degli strap-on.”
Roberta non batté ciglio. “Accomodatevi, allora.”
Ci accompagnò verso una vetrina chiusa da un lucchetto, la aprì con una chiave che teneva al collo. Dentro, un assortimento di strap-on e dildo fedelmente realistici. Alcuni erano viola acceso, altri neri, altri color carne con venature scolpite.
“Questo qui,” disse Roberta prendendo un strap-on viola con una curva decisa verso l’alto, “è in silicone medicale, anallergico. La curvatura serve a stimolare la prostata. Le dimensioni sono compatte, ideali per chi inizia.”
Valentina lo prese, lo soppesò. “Che ne dici, Marco?”
La mia bocca era secca. Il mio cazzetto, dentro gli slip, dava già segni di vita. Non me l’aspettavo, non così. Ma il modo in cui Roberta descriveva i materiali, le curve, le vene… e il modo in cui Valentina stava là, tranquilla, a testare la consistenza del silicone, mi stavano mandando in cortocircuito.
“B-bello,” bofonchiai. “Il viola mi piace.”
Roberta sorrideva, professionale, ma nei suoi occhi c’era una scintilla. Ci mostrò altri modelli, uno più grande, uno con la base doppia, uno con un nastro di cuoio regolabile.
“Questo è in TPE,” spiegò. “Più morbido al tatto, ma assorbe gli odori.”
Valentina lo accarezzò. “Meglio il silicone, allora.”
“Sicuramente,” disse Roberta. “Soprattutto per l’uso anale.”
Il mio cazzo pulsava. Strusciava contro il cotone degli slip, caldo e impaziente.
Poi Roberta aprì un’altra sezione della vetrina. Dildo realistici, enormi, venosi, minacciosi e bellissimi. Ne prese uno: oltre venticinque centimetri di silicone color carne, con vene in rilievo e una testa lucida e pronunciata.
“Questo è uno dei nostri best seller,” disse. “Fedelmente modellato su un calco reale. Guardate la consistenza del glande, la rete venosa… è pensato per essere il più realistico possibile.”
Lo porse a Valentina.
Lei lo prese. Lo soppesò. Poi lo strinse alla base, facendo scorrere le dita lungo il fusto. Le sue unghie laccate sfioravano le vene in rilievo con una lentezza quasi indecente.
“È pesante,” disse.
“È denso,” rispose Roberta. “Il silicone di fascia alta ha una resa tattile che inganna persino il corpo.”
Valentina lo accarezzò ancora. Un gesto malizioso, la punta delle dita che seguiva il profilo di una vena. Io non riuscivo a distogliere lo sguardo.
“Che ne pensi, Marco?” chiese Valentina senza guardarmi. “Troppo grande?”
No. Non era troppo grande. Era mostruoso. E il modo in cui lei lo stava toccando, con quei polpastrelli che indugiavano, mi stava squarciando il torace. Il mio cazzetto era ormai una barra di ferro compressa contro la cerniera dei pantaloni. Una goccia di sborra mi stava incollando il tessuto alla pelle.
“È… notevole,” dissi, con una voce che speravo non tremasse troppo.
Roberta mi osservò. Poi abbassò lo sguardo, per un attimo, esattamente lì dove i miei pantaloni formavano una piega sospetta. Non disse nulla, ma le sue labbra si piegarono in un sorriso appena percettibile.
“Posso mostrare a sua moglie una cosa?” chiese Roberta.
“Certo,” risposi.
Roberta si avvicinò a Valentina. Prese il dildo e lo sollevò all’altezza del viso. “Guardi qui,” disse, indicando la base. “La ventosa permette di fissarlo a qualunque superficie liscia. Molte clienti lo usano per il pegging, altre per il solitario. Ma il vero spettacolo è il movimento.”
Con un gesto rapido, lo fece aderire al bancone in vetro. Il dildo rimase là, ritto, verticale, minaccioso come un siluro.
“Così può muoversi senza mani,” disse Roberta. “O può farlo muovere qualcun altro.”
Valentina rise. Una risata bassa, divertita. “Interessante.”
Io ero pietrificato. La mia sborra aveva ormai formato una chiazza tiepida che sentivo estendersi.
Poi Valentina tornò allo strap-on viola. “Prendiamo questo,” disse. “La curva è perfetta per noi.”
Roberta annuì. “Ottima scelta,” commentò con una voce vellutata. “È l’ideale per la prostata.”
Le parole rimbalzarono nella stanza. La prostata. Il dildo. Il cazzetto. Tutto mi pulsava.
Andammo alla cassa. Roberta incartò il regalo con una carta velina nera e un nastro argento. Le sue mani erano rapide, sicure. Ogni tanto alzava lo sguardo verso di me, senza sorridere, ma con una fissità che mi faceva sentire esposto.
“Ecco a voi,” disse porgendo il pacco a Valentina.
“Grazie, Roberta,” rispose Valentina.
“Grazie a voi,” disse Roberta. Poi si sporse appena oltre il banco. La sua voce scese di un tono. “Se mai voleste tornare, ci sono sempre nuovi prodotti e sarei lieta di mostrarvi i nuovi arrivi.”
Valentina le sorrise. “Potremmo tornare.”
Io non dissi nulla. Avevo il cazzo duro e macchiato, il cuore a mille e la sensazione che Roberta sapesse esattamente cosa mi era successo.
Uscimmo nel parcheggio. Il sole del tardo pomeriggio era basso e arancione. Valentina camminava con il sacchetto elegante nella mano, dondolandolo.
“Ti sei eccitato, vero?” mi chiese all’improvviso, senza guardarmi.
Non risposi subito. Poi, con un filo di voce: “Un po’.”
Lei si fermò accanto alla macchina. Spostò il sacchetto da una mano all’altra. E solo allora mi guardò, con quel sorriso che conoscevo troppo bene.
“Roberta ha detto che possiamo tornare per vedere i nuovi prodotti,” disse, aprendo la porta.
Rimasi là, immobile, con il sole addosso e il culo ancora incollato allo slip.
“Sali, Marco,” disse Valentina.
E io, obbediente come sempre, rimasi in piedi a pensare a quella testa enorme, alle vene, alle dita di mia moglie che le accarezzava.
E a Roberta, che aveva già capito tutto....
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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