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Lui & Lei

"Sexy shop con mia moglie". Part 2


di cazzobonsai69
10.09.2026    |    1.278    |    0 9.6
"Le sue anche si muovevano con un ritmo ipnotico, il fallo viola che scivolava dentro e fuori, più veloce adesso..."
SEXY SHOP CON MIA MOGLIE
PARTE 2


Il tragitto verso casa fu un supplizio silenzioso. Valentina guidava con una mano, l’altra appoggiata al sacchetto nero posato sul sedile tra noi. Ogni tanto lo sfiorava con le dita, distrattamente, come se accarezzasse un gatto. Io guardavo fuori dal finestrino, ma la mia attenzione era tutta lì, su quel nastro argentato che rifletteva i lampioni.

La cena fu rapida. Un’insalata, del pane, due bicchieri di vino. Valentina chiacchierava di mobili, di Ikea, di quanto fosse scomodo il divano nuovo di Sara. Io annuivo, masticavo, bevevo. Il cazzetto non si era ancora del tutto ammosciato. Stava lì, tra le gambe, umido e vigile.

Dopo i piatti, Valentina si alzò. Prese il sacchetto dal tavolo e si diresse in salotto. Le luci erano basse, il profumo delle candele alla vaniglia riempiva l’aria.

«Vieni qui, Marco,» disse, sedendosi sul tappeto.

Obbedii. Mi inginocchiai accanto a lei, il cuore che già batteva forte.

Valentina aprì il pacco con calma, facendo scivolare il nastro, sollevando la carta velina con due dita. Lo strap-on viola comparve, lucido, sinuoso. Lo prese in mano. Poi frugò nel sacchetto e ne tirò fuori una piccola bustina trasparente: il gel lubrificante che Roberta ci aveva omaggiato, senza che noi lo sapessimo.

«Guarda,» disse. «La commessa è stata gentile.»

La bustina aveva un’etichetta elegante, scritta in argento. Complimenti per l’acquisto. Alla prossima.

«Ce l’ha messa dentro mentre incartava il regalo,» commentò, con quel sorriso saputo. «Che donna attenta.»

Non risposi. La gola era stretta.

Valentina infilò la bustina nel sacchetto, poi si soffermò sullo strap-on. Le sue dita scorsero lungo il fusto viola, dalla base alla punta, in un gesto lento, quasi rituale.

«Ti piace, Marco?»

«Sì,» mormorai.

«Guardalo bene. Non è esagerato, vero? La curva serve per la prostata, lo ha detto Roberta. E i diametri sono studiati per non fare troppo male.»

Lo sollevò all’altezza dei miei occhi. La luce bassa della lampada ne accendeva i riflessi viola.

«Ha una base anatomica,» continuò. «Così si appoggia al pube senza ferire. È morbido, ma dentro si sente tutto.»

La sua voce era velluto e acciaio. Il mio cazzetto, adesso, era tornato duro.

Poi Valentina fece qualcosa che non mi aspettavo. Si alzò in piedi, si tolse la vestaglia in un unico movimento fluido. Nuda. Le sue cosce sode, i fianchi pieni, il seno che dondolava appena. Aprì le gambe quanto bastava e infilò lo strap-on, regolando i cinghioli intorno ai fianchi con la pratica di chi lo ha già usato, eccome se lo ha già usato.

Il fallo viola sporgeva dalla sua fica, ritto, minaccioso, bellissimo. Lei mi guardò fisso.

«Togliti i pantaloncini.»

Un brivido mi corse lungo la schiena. Le dita mi tremavano mentre abbassavo i pantaloncini e gli slip. Il mio cazzetto scattò fuori, piccolo e arrossato. Valentina sorrise.

«Ti farò sentire una vera troia»

Non risposi. Ero a quattro zampe sul pavimento del salotto prima di rendermene conto. Le ginocchia affondavano nella lana del tappeto. Il mio culo era esposto, le chiappe socchiuse per l’umiliazione e per l’attesa.

Sentii il clic del cellulare.

«Sorridi, Marco. Stasera fai il cinema.»

La voce era cambiata. Non più la moglie scherzosa, ma la padrona. Il mio cazzetto divenne mollo, penzolante tra le cosce. Il gel freddo colò sul mio buco senza preavviso. Sussultai.

«Fermo,» ordinò.

Le sue dita mi spalmarono il gel con movimenti lenti, circolari, poi premettero senza entrare. Sentivo il lubrificante colare lungo il perineo, freddo come acqua di ghiaccio. Sapevo già per chi era il video.

Poi la punta dello strap-on si posò sul mio buco. Spingeva con una pressione decisa, costante, inesorabile.

«È la prima volta con quello viola,» disse Valentina, spingendo appena. «Roberta te l’ha venduto per la prostata. Vuoi che ti trovi la prostata, Marco?»

Il suo tono era quello di chi fa una domanda retorica, perché tanto la risposta è già scritta nel modo in cui ansimo, nel modo in cui il mio buco si apre.

La testa dello strap-on entrò con uno scatto morbido. Il silicone caldo, scivoloso di gel, si fece strada. Gemetti. Un suono rotto, animale.

«Tutto dentro,» disse Valentina. «Ti piace sentirtelo nel culo, piccolo marito?»

Non risposi. Non potevo. Il fallo mi riempiva con una precisione chirurgica, la curva che premeva dove non ero abituato a sentire pressione. Lei iniziò a muoversi. Colpi lenti, profondi, regolari. Il mio cazzetto dondolava a ogni spinta, flaccido e inutile.

Valentina mi afferrò per i fianchi, mi tenne fermo. Le sue cosce sbattevano contro le mie natiche con uno schiocco liquido.

«Guarda come ti apri,» disse, spostando il telefono più vicino. «A Sara piacerà moltissimo. Lei lo userà con la sua svizzera, ma prima voglio collaudarlo con te,come si addestra una troia vera.»

Mi spinse più a fondo. Un lamento mi uscì di gola, lungo, implorante. La punta viola toccava un punto che mi faceva vedere le stelle. Il mio cazzetto ebbe un sussulto involontario.

Poi Valentina la tirò quasi fuori del tutto, lasciando solo la punta agganciata allo sfintere. Mi voltò. «Girati, pancia in su. Voglio vedere la tua faccia da troia.»

Obbedii, rotolando sul tappeto, le gambe che già si alzavano, le ginocchia piegate, le cosce che si aprivano. Valentina si sistemò sopra di me, i cinghioli le stringevano i fianchi, il fallo viola puntato contro il mio buco.

«Apri,» disse.

La punta mi penetrò di nuovo, più facile, il buco ormai lubrificato e arreso. Mi inculava guardandomi, il telefono puntato sul mio viso distorto, sulle mie smorfie.

«Ti piace, vero? Dimmelo.»

«Mi piace,» gemetti. «Mi piace sentirti dentro.»

«Dentro dove, Marco?»

«Nel culo. Mi piace sentirti nel culo.»

Valentina sorrise, soddisfatta. Le sue anche si muovevano con un ritmo ipnotico, il fallo viola che scivolava dentro e fuori, più veloce adesso.

La sua mano scese sul mio cazzetto. Lo prese tra le dita, lo sollevò, lo strofinò con il pollice sulla punta.

«È ancora tutto bagnato,» disse. «Una vera troia. Guarda come ti piace essere inculato davanti alla tua stessa cagnetta.»

Il suo pollice descriveva cerchi lenti sul glande. Il mio cazzetto si contrasse, divenne duro, ma rimase piccolo, racchiuso nel suo pugno. Valentina lo strinse appena, come si fa con un giocattolo.

«Non ti permetto di sborrare,» disse. «Finché non te lo dico io, resto il mio culo.»

La spinta successiva mi colpì dritto alla prostata. Urlai. Il mio corpo si inarcò, i talloni slittarono sul tappeto, le mani artigliarono l’aria.

«Ecco, così. Adesso sei pronto.»

La sua voce era un sussurro roco, il cellulare continuava a registrare. Lei si chinò su di me, senza interrompere le spinte. Il suo seno sfiorava il mio petto, caldo, sudato.

«Ti faccio sborrare solo quando sento che ti contrai,» disse. «Dimmi quando, Marco. Dimmi quando sei alla fine.»

Ansimavo. Le parole non uscivano, solo suoni liquidi, lamenti strozzati. Il suo pollice massaggiava il mio glande, due dita stringevano la base. Ogni spinta era un colpo contro quel nervo antico, primitivo, che mi svuotava il cervello.

«Sono…» riuscii a dire. «Sono quasi…»

«Quasi cosa?»

«Sto per venire.»

«Allora vieni. Vieni sul tuo pancione, cazzetto inutile. Vieni per Sara, vieni per me.»

Il suo pugno accelerò. La spinta divenne disperata, violenta, il fallo viola che mi scopava con una intensità che non le avevo mai visto.

E io venni.

Sborrai a getti caldi, corti e densi, sul ventre. Il mio cazzetto pulsava tra le sue dita, umiliato e felice. Il piacere mi piegò in due, gli occhi serrati, un ruggito soffocato in gola.

Valentina non si fermò. Continuò a inculare il mio buco sfatto, anche mentre lo sperma mi colava di lato, anche mentre le mie gambe tremavano. Il telefono era ancora puntato, il video ancora in registrazione.

«Brava, brava piccola troia,» mormorò, rallentando finalmente i colpi.»

La testa viola uscì con un suono viscido. Un ultimo sussulto mi attraversò la schiena. Valentina si sollevò, slacciò i cinghioli, posò lo strap-on sul tappeto accanto a me, ancora lucido di gel.

Spense il telefono.

Io rimasi lì, a pancia in su, le cosce aperte, il culo che pulsava. Il soffitto girava. Il cazzetto, ormai flaccido, posava su un rivolo di sborra.

Valentina prese il pacchetto, ci infilò dentro lo strap-on e il lubrificante. Poi sorrise, guardandomi da sopra la spalla.

«Roberta aveva ragione. Quel coso è ideale per la prostata.»

E se ne andò in bagno, a piedi nudi, lasciando la porta aperta.
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