Mia moglie con lo strapon. Parte 2
Storia vera
Lunedì mattina, inizio settembre. L’ufficio è pieno di carte e nok ho voglia di far nulla, l’aria condizionata sa di polvere e caffè bruciato. Sono Marco, cinquantadue anni, robusto, con un cazzo che non ha mai fatto notizia. E va bene così. A volte.
Sto cazzeggiando al pc, come sempre . Apro un sito, lo chiudo, guardo le previsioni. La noia di fine estate mi si è appiccicata addosso come una camicia sudata. Poi il telefono vibra. Notifica di una videocamera di sicurezza, quella del vialetto.
Tocco l’icona. Il video parte. Due donne entrano in casa. Mia moglie Valentina e sua sorella Sara.
Le riconosco subito, anche da lontano, anche da un pixel sgranato. Valentina ha quel passo lento, da regina. Sara le sta dietro, con una borsa di tela sulla spalla. La porta si chiude. Io resto lì, col dito sospeso, e il cuore che accelera senza motivo. O forse il motivo lo conosco bene.
Passo alla telecamera del salotto. Loro sono già sedute sul divano. Valentina versa il caffè. Sara si toglie le scarpe, accavalla le gambe. La gonna le sale un po’ sopra il ginocchio. Niente di speciale. Eppure.
"Allora? Com’è andato il weekend?"
La voce di Valentina esce dalle casse del pc, leggermente metallica, ma chiara. Ho alzato il volume senza pensarci.
Sara sorride. Un sorriso largo, soddisfatto.
"La Svizzera?" chiede Valentina.
"Meravigliosa."
Sara si sposta sul divano. Si sistema un cuscino dietro la schiena. Il tono della conversazione è intimo, da sorelle. Ma c’è qualcosa sotto. Un’ombra complice.
"Diciannove anni," dice Sara. "Bella da togliere il fiato. Capelli scuri, bocca grande. E una lingua..."
Ridono. Valentina porta la tazzina alle labbra. Io smetto di respirare per un secondo.
"Una lingua che sa leccare la figa come poche," dice Sara, senza abbassare la voce.
Il caffè mi va di traverso, anche se non sto bevendo. Guardo lo schermo, immobile. Sara racconta. Non tralascia nulla. La ragazza svizzera, conosciuta in un locale a Forte dei Marmi, casa sua , la doccia insieme. Il sesso saffico.
"Diceva che voleva imparare da me. Così l’ho fatta sdraiare sul letto, le ho aperto le gambe e l’ho guardata. Era già bagnata, Vale. Senza che l’avessi ancora toccata."
Valentina ascolta, un gomito sul bracciolo. Il suo viso è calmo, ma gli occhi brillano.
"Le ho leccato l’interno coscia," continua Sara. "Piano. Poi con due dita le ho aperto le labbra. Aveva un clitoride gonfio, rosa scuro. Sembrava una caramella."
"E lei?" chiede Valentina.
"Lei mi afferrava i capelli. Diceva 'bitte, bitte' con quella voce da ragazzina. Quando ho affondato la lingua, ha sollevato il bacino dal materasso. Così. Come un ponte."
Sara accompagna le parole con un gesto. La mano aperta, il polso che ruota. Io sto seduto alla scrivania, il cazzo duro come un chiodo.
Cazzetto. Lo chiamo così, senza pietà, da sempre. Ma adesso spinge contro i pantaloni come un prigioniero che vuole uscire.
"Mi sono inginocchiata sul pavimento, l’ho tirata per le cosce fino al bordo del letto. Le ho appoggiato le gambe sulle spalle. Leccavo e succhiavo. Sentivo il suo sapore dappertutto, sulla bocca, sul mento. Lei urlava, Vale. Urlava come una matta."
Valentina ride, scuotendo la testa.
"Poi mi ha fatto mettere a pancia sotto. Ha cominciato a leccarmi da dietro, senza fretta. Quando mi ha infilato due dita dentro, ho capito che voleva farmi venire così, con la bocca sulla mia figa e le dita in culo."
Sara pronuncia "culo" senza abbassare lo sguardo. Come se parlasse del traffico.
Io mi passo una mano sul cazzo, sopra i pantaloni. Un gesto meccanico, quasi involontario. Il tessuto è diventato stretto.
"E tu?" chiede Sara all’improvviso. "Sabato pomeriggio, quando ti ho chiamata, stavi davvero scopando con Marco?"
Ecco. Il cuore mi dà uno scossone. Valentina posa la tazzina. Sorride. Un sorriso che conosco. Un sorriso che mi ha fatto sempre paura e voglia.
"Sì," dice. "Ma non stavo scopando."
"No?"
"Lo stavo inculando."
Silenzio. Poi Sara scoppia a ridere. Una risata piena, sonora, che rimbomba nelle casse del pc. Valentina ride con lei.
"Stavo sul lettino in terrazza, quello per prendere il sole," dice mia moglie. "Mi sono messa lo strap-on. Marco era a pecorina, con la faccia contro il telo di spugna."
Sara si piega in avanti, le mani sulle ginocchia.
"Non riesco a immaginarlo, Vale. Marco, a pecorina, con te che lo inculi..."
"Te lo faccio vedere, se vuoi."
La gola mi si secca. Valentina prende il cellulare dalla borsa. Io slaccio i pantaloni. Non posso crederci. Le dita mi tremano sul bottone.
"Questo è della scorsa settimana. Lho inculato sul letto mentre si guardava un porno," dice Valentina, allungando il telefono a Sara.
Sara guarda lo schermo. La sua espressione cambia. La risata si spegne. Resta solo un sorriso diverso, più attento.
"Madonna, Vale. Guarda il tuo culo mentre lo scopi. E lui... è tutto rosso."
"E questo è più tardi. Quando ho iniziato a spingere più forte."
Sara allarga gli occhi. Si morde il labbro.
"Si sente anche l’audio?"
"Sì."
"E lui cosa dice?"
"Non dice granché," ride Valentina. "Ansima. Qualche volta mi chiama 'padrona'."
Sara sbatte le palpebre. Poi ride di nuovo, ma è una risata roca, bassa.
"Padrona... cazzo, Vale. Non pensavo aveste questo rapporto."
"Lui è il mio cazzetto. Lo sai."
Ecco. Lo dice. Cazzetto. Con la voce di mia moglie, registrata da una videocamera di sorveglianza dentro casa mia.
Io mi sono tirato fuori il cazzo. È lì, nella mia mano, corto e tozzo, duro come non lo era da settimane. Il glande è lucido di liquido. Lo stringo. Un brivido parte dal basso ventre e sale su, fino alla nuca.
Sara scorre altre foto. Poi un video. Sento un gemito provenire dal cellulare di Valentina. È la mia voce. Il mio respiro rotto.
"Ti prego, Vale..."
Sara alza lo sguardo verso la sorella.
"Ti prega pure?"
"Sempre."
"E tu?"
"Io continuo. Gli afferro i fianchi e lo riempio. Guarda questo, Sara. Qui si vede bene quando entra tutto il silicone."
Sara si sporge. Il suo viso è a pochi centimetri dallo schermo. Le sue labbra sono socchiuse. La mano libera è scesa sul proprio petto, distrattamente, come per assecondare qualcosa.
Io inizio a masturbarmi. Piano, per non far rumore, anche se in ufficio non c’è nessuno. Il cazzetto è caldo, umido. Ogni passata della mano mi fa sussultare.
Valentina e Sara continuano a parlare. E io sono lì, seduto alla scrivania, con i pantaloni abbassati, a guardarle mentre guardano me. Paradosso magnifico.
"Quanto lo hai scopato?" chiede Sara.
"Un’ora, forse più. Lui era già venuto due volte. Ma io no."
"Tu non vieni quando lo fai?"
"Mi piace che sia lui a soffrire un po’. Non troppo. Quanto basta."
Sara scuote la testa, ammirata.
"Sei una stronza, Vale."
"Lo so."
Un’altra foto. Valentina indica qualcosa sullo schermo.
"Qui avevo appena finito. Vedi la macchia sul telo? È la sua sborra."
Sara sgrana gli occhi.
"È venuto senza toccarsi?"
"Sì. Solo con il culo. E questa è la prova."
Io stringo il cazzetto alla base. Devo durare. Non voglio venire ancora. Non subito. Respiro col naso. Il petto mi si alza e si abbassa come dopo una corsa. Sullo schermo del pc, Valentina fa scorrere altre immagini. Sara guarda incantata.
Poi, all’improvviso, alza la testa. Guarda dritto verso la telecamera del salotto. Dritto verso di me.
"Vale," dice con un mezzo sorriso. "Ma Marco adesso è al lavoro, vero?"
Valentina si volta verso l’obbiettivo. Sorride. Un sorriso lento, speculativo.
"Sì. Perché?"
Sara si sistema i capelli dietro l’orecchio, senza smettere di fissare la camera.
"Non lo so. Ho come la sensazione che ci stia guardando."
Il cuore mi esplode nel petto. La mano si ferma sul cazzo, stretta come una morsa. Sul monitor, Valentina inclina la testa e alza un sopracciglio.
"Non lo escludo," dice.
E in quel preciso istante, il mio telefono vibra di nuovo. Questa volta è un messaggio.
Da mia moglie.
Amore, lo so che ci stai guardando e ti stai segando. Ti amo cazzetto mio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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