Prime Esperienze
La mia donna, il piacere di un altro
Lucienk
08.06.2026 |
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"Lei urlava una richiesta ossessiva: "Sfondami, porco, usami come la tua troia!" e poi, rivolta a me: "Guardami amore, guarda come mi scopa, ho il cazzo di un altro..."
Il furgone era parcheggiato in un angolo buio della zona industriale, lontano dai lampioni. All'interno, avevamo allestito il nostro piccolo santuario di perdizione: luci soffuse, cuoio e un’aria pesante, satura di un’attesa che faceva tremare entrambi. Era la nostra prima volta, il debutto di un gioco che avevamo solo osato sussurrare tra le lenzuola di casa.Lei era seduta sul bordo del portellone laterale spalancato, le gambe che penzolavano nel vuoto. Il suo outfit era un richiamo irresistibile: indossava un body in pizzo nero con lacci intrecciati lungo i fianchi, reggicalze a fascia alta, calze velate 20 denari con la riga posteriore e décolleté a punta in vernice nera con tacco da dodici centimetri. Il trench in vinile nero era aperto, pronto a rivelare ogni dettaglio.
Io ero nell'ombra profonda del retro, il regista silenzioso di quella messa in scena, il cuore che batteva contro le costole come un tamburo. "Sei sicura di volerlo fare?" sussurrai dal buio, quasi per avere un'ultima conferma di quel patto scellerato.
Lei si voltò appena, il profilo illuminato dai riflessi notturni, e mi rispose con un sorriso di sfida mista a tensione: "Sì. Voglio che mi vedano. Voglio che qualcuno si fermi e mi prenda qui, proprio mentre tu guardi e riprendi tutto."
Il rumore di un motore ruppe il silenzio. Un uomo scese dal proprio veicolo, avvicinandosi lentamente, lo sguardo inchiodato su di lei. Lei non si mosse, ma iniziò il suo rituale. Con una lentezza esasperante, fece scivolare via il trench, lasciandolo ricadere ai lati. Le sue mani iniziarono a esplorare il proprio corpo, risalendo lungo le gambe fasciate, accarezzando le cosce fino a stringere con forza le tette, sollevandole per mostrarle meglio all'estraneo. Poi, con un gesto deciso, spostò il perizoma nero, rivelando la sua intimità completamente rasata. Le sue dita affondarono tra le labbra, mentre lei si apriva, invitando lo sguardo dell'uomo. Voltandosi leggermente, inclinò il bacino per mostrare il buco del culo, dove un plug in acciaio brillava, riflettendo la luce fioca.
L'uomo era immobile, ipnotizzato dalla visione. Lei mi lanciò uno sguardo veloce verso l'oscurità del furgone: "Ha il cazzo fuori dai pantaloni," mormorò eccitata.
L’uomo si avvicinò e le afferrò i capelli, costringendola a inginocchiarsi. Lei obbedì, accovacciandosi sull'asfalto freddo tra le sue gambe. Iniziò a succhiare con una dedizione da schiava, prendendolo fin quasi in gola. Io, dall'ombra, godevo nel vedere la mia donna ridotta a quell'atto, mentre lui le imprimeva spinte secche e umilianti sulla nuca. "Così, troia, riempiti bene la bocca!" ringhiò lui.
Poi, con uno strattone, la sollevò e la sbatté sul pianale, sollevandole le gambe per penetrarla da davanti con una furia animalesca. Il rumore dei corpi che si scontravano riempiva il silenzio. Lei urlava una richiesta ossessiva: "Sfondami, porco, usami come la tua troia!" e poi, rivolta a me: "Guardami amore, guarda come mi scopa, ho il cazzo di un altro dentro!"
Io le risposi con voce ferma: "Sì, mi eccita vederti usata da un altro. Ora fatti inculare!"
Non ebbe pietà nemmeno per il buco. La mise girata a pecora e, con una spinta brutale dopo aver tolto il plug, entrò nell'ano. La travolse con una serie di affondi profondi. Ero lì, a godere della scena filmando tutto; avevo il primo piano del suo viso, le sue smorfie di piacere, la lingua fuori mentre si mordeva le labbra. "Godo amore, sto godendo! Sì, sì, così, riempimi tutta! Non ti fermare, sì, ancora, ancora!" lei gli piantava le unghie rosse nella carne, gridando: "Ah! Ah! È immenso! Mi spacchi in due, porco!". Lui rispondeva con furia: "Sei mia, troia, solo mia!". "Vengoooo, godo, sì, ora sì, non fermarti, mi svuoti il cervello!" urlava lei tra un orgasmo e l'altro.
Il finale fu una violenta esplosione di sesso sporco. Quando lui la sentì arrivare al culmine, la tenne bloccata contro la lamiera, spingendo con forza sovrumana finché lei non finì di vibrare dal piacere, urlando: "Sì! Sì! Sto venendo, ti prego, vieni dentro!". Poi anche l'uomo raggiunse il climax: "Godo! Godo da morire, sborro!" gridò. Alcuni schizzi li prese dentro, poi estrasse il cazzo dalla figa di Luciana — che ancora schizzava — e sborrò, inondandola completamente. "Prenditi tutto, troia!" esclamò lui. Le svuotò addosso tutto, sborrandole ovunque: le coprì la schiena, le natiche, le cosce, lasciando che il liquido denso e bianco le colasse fuori dalla figa, lungo le gambe lucide di calze nere, mentre lei continuava a tremare, ansimando, ricoperta di quella crema calda che sanciva la sua completa sottomissione. La mia donna era lì, trasformata in un trofeo di sesso puro, lorda del piacere di un altro sotto i miei occhi. Ero tornato a casa con la mia donna, ma sapevo che da quella notte quella non sarebbe stata l'ultima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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