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​La mia donna 2


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
08.06.2026    |    31    |    0 6.0
""Troia, ti piace così? Guardati come sei ridotta, 5 maschi tutti per te!" la schernivo, e lei rispondeva urlando: "Sì, porco, ti eccita vedermi con altri uomini? Sono una troia,..."
​L’Azimut era immobile all’ancora, un’isola di lusso nel turchese limpido delle acque di Zanzibar. Lo scafo, pesante e perfettamente bilanciato, restava fermo, solido come una roccia sotto il sole equatoriale. Non c'era oscillazione, solo il silenzio dell'oceano che faceva da cornice a un rito di carne e desiderio.
​Dalla prua, osservavo la spiaggia. Sapevo che Luciana cercava emozioni forti, e io ero pronto a offrirgliele. Presi il tender e raggiunsi la riva. Bastarono pochi sguardi e un gesto per convincere tre giovani locali, imponenti, muscolosi e con la pelle d’ebano che emanava un magnetismo ancestrale, a seguirmi. Una volta a bordo, chiamai anche due membri del mio equipaggio, giovani e atletici, i cui muscoli tesi fremevano per la stessa fame.
​L'aria sul ponte cambiò istantaneamente. Luciana era al centro, in un bikini che sembrava sul punto di cedere, una bambola di porcellana circondata da colonne di pura virilità. Il gioco iniziò con una lentezza torturante: le loro lingue, calde e insistenti, esplorarono ogni anfratto, leccando la sua figa e il suo ano con una maestria che la faceva fremere.
​Lei andò subito a cercare i loro cazzi. "Mmm, sono enormi, non mi stanno in mano... ho difficoltà a prenderli in bocca, amore. Sono più grossi del tuo che è 19cm, e più larghi. Questi oggi ti sfondano la moglie..." sussurrò lei, guardandomi con una lussuria febbrile. "Sì, è quello che voglio, amore: vederti piena di cazzi."
​La situazione precipitò in una frenesia senza controllo. Luciana rimase attonita davanti a quelle misure mostruose, ampiamente superiori ai ventidue centimetri. La scena divenne brutale: uno dei locali la costrinse a mettersi carponi sul ponte di teak. Il primo la reclamò da dietro, penetrando il suo ano con una lentezza brutale; il secondo le impose la sua lunghezza in bocca, mentre il terzo le occupava la figa. Gli altri due dell'equipaggio non stettero a guardare: uno la circondava leccandole il seno con ferocia, l'altro si aggiunse all'assalto, rendendo la penetrazione totale.
​I ragazzi parlavano tra loro in swahili, un ritmo gutturale che scandiva il possesso. "Mwenye nguvu... mbuzi yako ndogo, imeshindwa na mimi," ringhiava quello che la penetrava da dietro. Il capo equipaggio, avvicinandosi al suo orecchio, sibilò sprezzante: "Guarda come ti riducono, Luciana. Sei solo buchi per tutti noi, un giocattolo che si scassa sotto questi cazzi enormi."
​Lei, con la bocca occupata e il corpo stretto in quella morsa, riusciva solo ad ansimare: "Guardali... sono mostruosi. Più di ventidue centimetri, giuro... mi spaccano ogni volta che spingono. Sono troppo grossi, anche in larghezza... faccio fatica a respirare nel prenderli."
​Il ponte era diventato un campo di battaglia di piacere carnale. Luciana, completamente sottomessa, urlava come una troia, inarcandosi sotto le spinte brutali: "Godo! Venite! Porci! Sfondatemi! Sì, prendetemi, distruggetemi, sfondatemi il ventre, sono la vostra puttana... non fermatevi mai!"
​A pochi centimetri da lei, ero in trance. Mi masturbavo con una furia inedita. "Troia, ti piace così? Guardati come sei ridotta, 5 maschi tutti per te!" la schernivo, e lei rispondeva urlando: "Sì, porco, ti eccita vedermi con altri uomini? Sono una troia, come mi vuoi tu! Godo, porco, sto godendo, sì... guardami mentre godo, amore, guarda la tua donna che gode!"
​Mentre il loro climax esplodeva, inondandola del loro seme, lei delirava: "Sì, sborrate tutti, maiali! Datemi la vostra sborra, io vivo e mi nutro di sborra!"
Il mio corpo si contrasse in un orgasmo violento. Le due donne dell'equipaggio, che avevano assistito alla scena, si lanciarono verso di me. Inginocchiate, si contesero ogni goccia del mio seme, ricevendo il fluido direttamente in bocca e pulendomi con una dedizione ossessiva.
​Luciana, stesa sul ponte, si voltò a fatica verso di me. I suoi occhi erano appannati, il viso stravolto da un piacere che superava ogni confine. Mi guardò con una devozione malata e, con un ultimo sforzo, urlò verso di me, facendosi sentire da tutti sul ponte: "Amore... sei stato incredibile! Ma per la prossima volta... ti prego, cercami il più dotato del villaggio! Ne voglio uno ancora più grosso!"
​Ero al centro di tutto: il regista, il padrone, l'uomo che aveva appena orchestrato il più proibito degli eccessi. Sotto il sole di Zanzibar, eravamo anime perdute in un piacere senza confini. L'Azimut restava fermo, solido testimone di una giornata che aveva ridefinito ogni nostro limite. Sapevo che, prima di salpare per un'altra destinazione, nei prossimi giorni dovevo trovare i più dotati del villaggio.
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