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Prime Esperienze

Una doppia per Maria


di ringo00
17.03.2024    |    7.935    |    4 9.3
"Il liquido candido sgorgava come un fiume in piena, anche senza stimolare i capezzoli: gocciolavano allegramente, due piccoli rubinetti rosa scuro..."
-ATTENZIONE- QUESTO RACCONTO È UN’OPERA DI FANTASIA

Dopo aver partorito una bella femminuccia in salute, Maria si godeva finalmente una serena vita coniugale: Ringo era sempre al suo fianco, la sosteneva e non le faceva mai mancare nulla, si sentiva appagata e protetta. La sua rinnovata carica sessuale andava sfogata con delle sontuose scopate, era impossibile da frenare: per fortuna Ringo era all’altezza della situazione! Dopo aver fatto sesso Maria offriva il seno alla neonata, mentre lui occupava l'altra tetta: avere i capezzoli succhiati contemporaneamente a due diverse intensità provocava a Maria un inaspettato piacere erotico: infatti, dopo avere rimesso la bimba nella culla si gettava su Ringo per una seconda dose. Lui era sempre più innamorato, la sua amata era diventata ancora più bella e maiala di prima, le sue forme già abbondanti erano ingentilite dalla gravidanza, le sue tette già enormi erano ulteriormente lievitate per la montata lattea, i capezzoli scuri erano diventati enormi e super sensibili, desiderosi di una bocca vorace che liberasse le mammelle dal loro carico. Sembrava di vivere una favola, il classico per sempre felici e contenti, ma c’era qualcosa… Una cosa che Maria non aveva il coraggio di confessare al suo uomo. Accade una tarda serata, la piccola dormiva profondamente dopo la poppata ed erano a letto, dopo aver scopato; Ringo succhiava avidamente il latte che gocciolava abbondante dalle tettone di Maria, che pur soddisfatta si sentiva inquieta: devo dirglielo, si convinse.
“Amore, c’è una cosa che devi sapere…” disse, incerta. Lui si fermò, incuriosito: “Io… ecco… “ Maria deglutii e finalmente riuscì a dire “io ho avuto una relazione con un altro, mentre non c’eri.” Ecco, ce l’aveva fatta: ora però come avrebbe reagito lui? Aveva paura, una paura folle di essere abbandonata nuovamente. Ringo taceva, un silenzio pesante; dopo un po’ disse “Racconta.”
Rossa viso, Maria chiuse gli occhi, è con la mente visualizzó tutto…
Era successo un paio di mesi prima, quando era all’ottavo mese: era perennemente arrapata, Ringo non c’era e ditalini e toys non riuscivano a placare la voglia: voleva un cazzo vero! Al lavoro, mentre era in archivio per recuperare delle pratiche, si imbattè nel magazziniere, Bruno, un tipo brusco, taciturno, un orso dalle mani callose e pesanti. Fu tutto molto rapido: senza quasi rendersi conto, Maria era in ginocchio a succhiarlo come una troia, e quando il cazzo di Bruno, duro e venoso come legno d’ulivo fu pronto si mise a pecorina, allargando le chiappe offrendo il buchino. Bruno le passò la cappella sul taglio della figa bagnata, umettandola, per poi infilarla tutta di un colpo. Maria cacciò un grido di piacere misto a dolore, frenato dalla mano di lui: “Non urlare, vacca, o ti sentiranno!” mormorò. Incominciò ad incularla senza pietà, era aggressivo, brusco, le faceva male, ma non riusciva a smettere di venire, sotto di lei una pozza di umori andava via via allargandosi. Il tutto duró pochi minuti: senza dire beh Bruno le sborró dentro, pulendosi il cazzo con le mutandine di Maria, gettate lì accanto. Si allacció i pantaloni e andò via, lasciandola sola: Maria pianse in silenzio, piena di vergogna: come aveva potuto? Aveva tradito Ringo, si sentiva sporca, contaminata, qualcosa di infetto da eliminare. Faticosamente si alzò, impacciata dalla pancia; il culo le bruciava, fece una smorfia. Raccolse le mutandine, macchiate della sua broda e imbrattate di sborra: con un fremito di disgusto le gettò nel cassonetto dei rifiuti, sperando che nessuno le trovasse. Passò il resto della giornata tenendo la gonna con la mano, per non far vedere che era senza mutandine, tenendo le gambe ermeticamente chiuse; una volta a casa si fece un bidet, sciacquandosi accuratamente più e più volte per eliminare ogni traccia del passaggio di Bruno. Ripromise a sé stessa di non cascarci più, per nulla al mondo. Promessa che venne infranta pochi giorni dopo: sempre nell’archivio, Bruno la scopó, brutale e inarrestabile, sempre nel culo, sembrava disdegnare la figa, preferendo quell’anfratto che diventava sempre più largo. Maria era disperata, non sapeva come uscire da quella spirale di depravazione: dopo avere riflettuto a lungo, optó per una drastica risoluzione: parlò con il capoufficio e si fece trasferire, lontano da Bruno e da ogni tentazione. La cosa funzionò, riprese il controllo della propria dignità e trovò la pace. Da lì a poco sarebbe diventata mamma, non poteva certo farsi scopare come una troia dal primo che passa. Grazie al cielo Ringo fece ritorno, e la serenità tornò a regnare, solo la macchia del tradimento tormentava Maria, che aveva trovato il coraggio di confessare.
Terminò il racconto, ad occhi bassi, vergognosa come una bambina che confessare una marachella ad un severo genitore. Ringo taceva; Maria si morse il labbro: se avesse urlato, se si fosse infuriato sarebbe stato meglio, quel silenzio le faceva ancora più male. Finalmente parlò: “Ti ringrazio per la tua sincerità, Mary.” Dal tono non sembrava arrabbiato, e lei si tranquillizzó lievemente. Si fece vicina, abbraccindolo timidamente: lui la circondó con un braccio, la mano dalla spalla scese languidamente lungo la schiena per fermarsi su una natica, che strinse con desiderio.
“Solo nel culo?” chiese. Arrossisco, Maria annuì: “Si… Solo nel culo, la mia figa appartiene solo a te. “
Ringo rimase in silenzio qualche istante, guardando pensieroso il soffitto. “Mary, ti andrebbe una doppia?” chiese ad un tratto. Lei fece tanto d’occhi: “Come dici?”
Ringo la guardó serio: “Vuoi provare a prenderne due in un colpo solo?”
Maria rimase spiazzata da quella domanda: riflettè per qualche minuto e poi mormorò un timido assenso: “Sí… Però non voglio ripetere lo stesso errore, quindi di cazzo ci sarà solo il tuo, userò il dildo come secondo. Scegli tu il buco che preferisci, amore…”
Ringo sorrise eccitato, il cazzo stava prendendo vigore. “La figa, ovviamente. Mi appartiene, giusto?” disse con uno sguardo eloquente. Maria sorrise dolcemente: era suo dovere acconsentire a questa richiesta, dopo ciò che aveva fatto era il minimo. Si preparò a prendere il grosso dildo su per il culo: lo recuperó dal comodino assieme al lubrificante, sotto lo sguardo attento di lui. Si versò una bella dose di lubrificante sulla mano sinistra, andando a bagnare il buchino nascosto fra le burrose natiche, mentre con la mano libera impugnó il toy portandoselo alle labbra: lanciò uno sguardo rovente a Ringo e lo prese in bocca, facendogli un rumoroso pompino. Le dita intanto ravanavano lo sfintere: all’indice si aggiunse presto il medio, ammorbidendo l’apertura. Si tolse il dildo di bocca, e con mano resa esperta lo puntò all’imbocco del culo: una leggera pressione e via, l’oggetto affondò rapidamente nel suo retto. Ringo non si perdeva una mossa, segandosi lentamente. Tenendo con una mano la base del dildo, Maria si avvicinò a lui, montandogli a cavalcioni: avvolse la mano sul cazzo di Ringo, durissimo e bollente, strofinandolo sulla fuga già fradicia, quasi stesse cercando il punto migliore per inserirlo nella tana. Dopo un breve indugio, Maria si caló, il membro eretto scivolò morbidamente dentro di lei; si fermò solo quando sentii la pancia di lui sotto le cosce e la presenza delle sue palle gonfie sul sedere. Ringo le prese le mani, intrecciando le dita con le sue: eccitato, ma sempre romantico, pensò lei. Prese l’iniziativa, muovendosi lentamente, come un ballo lento: i movimenti sinuosi, il suo deretano ondeggiava, bianco e pieno come una piccola luna. Maria si lasciò sfuggire un gemito: che bella sensazione avere tutti e due i buchi pieni! Dimenticò tutto, Bruno e i suoi modi bruschi svanirono come fantasmi dalla sua mente, ora c’era spazio solo per Ringo e nessun’altro. Aumentò il ritmo: ora si sentiva come in groppa ad uno stallone, la cavalcata procedeva a meraviglia. Ringo guardava la sua bella maialona rimbalzare sul suo cazzo, e il pensiero che fosse solo sua lo faceva sentire l’uomo più fortunato del mondo. Lasciò le mani di Maria, portando le sue alle morbide natiche che afferrò famelico, strappandole un brivido: le dita giocherellavano con la base del dildo, muovendolo ritmicamente. Maria stava godendo come una vacca; anzi, ora faccio un po’ la vacca, pensò maliziosa: si afferrò saldamente le tettone e strizzó, schizzando latte ovunque, sul petto di Ringo persino sul suo viso. Il liquido candido sgorgava come un fiume in piena, anche senza stimolare i capezzoli: gocciolavano allegramente, due piccoli rubinetti rosa scuro. Maria si chinò, posando le mani sul petto di lui, baciandolo appassionatamente; quando, con voce soffocata dal bacio le disse che stava per venire, Maria decise di fargli provare un orgasmo potentissimo: lo cavalcó furiosamente, scopandosi nel frattempo il culo con foga animale. Fu troppo per Ringo, che con un verso rauco iniziò a sborrare, non finiva più! La stava riempiendo, ma ciò non rallentó Maria, che proseguì imperterrita la sua cavalcata; si fermò solo quando il cazzo andava ammosciandosi, sussultando a vuoto. Una volta completamente scaricato, Maria lo sfilò lentamente, ripulendolo con cura con la lingua, senza smettere di masturbarsi il culo. Ringo era esausto, abbandonato sui cuscini, un’espressione di chi ha raggiunto il Nirvana o qualcosa di simile. Era giusto anche per lei il momento del piacere: si sdraió sul fianco, una gamba ben alzata tipo posa da aerobica e con la figa sbrodolante e bianca di sborra continuò a trapanarsi il culo rapidissima, terminando con una schizzata di broda così intensa che alcune gocce arrivano quasi addosso a Ringo; Maria accolse l’orgasmo urlando a pieni polmoni la sua goduria, ansimando forte. Quando anche Leo si fu calmata, ansante e sottosopra, si raggomitoló accanto a Ringo, portandosi la sua testa al seno: “È stato magnifico… SEI stato magnifico, amore mio… Ti amo, ti amo da morire. Sarò per sempre solo tua. La tua porcella…”
Lui sorrise, esausto, succhiando lentamente il capezzolo che Maria gli offriva, fino ad addormentarsi come un bambino. Maria lo veglió a lungo, accarezzando i suoi capelli, coccolandolo dolcemente; mai più, si promise, non avrò mai più altri uomini al di fuori di lui. Lo bacio un’ultima volta sulla testa, prima di scivolare a sua volta nel sonno appagato della donna innamorata.

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