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Storia vera - Roberta e Johan


di ringo00
01.05.2025    |    5.328    |    6 9.5
"La vostra Roberta vi saluta con un bacio sui vostri splendidi cazzi e una leccata alle vostre fighette bagnate, a presto! Vi è piaciuto? Aspetto I Vs commenti..."
Storia vera, un po’ romanzata, gentilmente offerta da una lei di coppia.

Salve a tutti, sono Roberta, splendida (modestia, saltami addosso!) milf 55enne. Felicemente sposata con Franco, formiamo una affiatata coppia bisex, con varie ed eccitanti esperienze ambosessi da parte di entrambi. Voglio raccontarvi di quella volta in cui sverginai un pivello appena maggiorenne, spero di intrigarvi, buona lettura.

Fu qualche anno fa, eravamo in vacanza al mare, in un villaggio turistico composto da una manciata di bungalow; una settimana di relax, ravvivata dalla presenza di una coppia olandese supergiú sulla quarantina, con la quale legammo quasi subito. C’era solo una spina nel fianco: Johan, il figlio diciottenne. Biondo, occhi azzurri, pallido come una mozzarella ed imbranato, praticamente la rèclame vivente del nerd; era palesemente attratto da me, non mi levava mai lo sguardo di dosso, sentivo il suo sguardo serpeggiare sul mio corpo, giù per la scollatura e sul sedere. Mio marito era appassionato di immersioni, andava praticamente ogni giorno assieme alla coppia in canotto, lasciandomi sola con il nerd, che mi seguiva silenzioso come un’ombra. Ero incazzata nera con Franco: avevamo deciso per un ultimo giretto noi due soli, e invece ero bloccata lì con quella specie di mozzarella vivente sempre a sbavarmi dietro. Adesso ti faccio vedere io, pensai stizzita; sì, avete capito bene, per vendicarmi avrei fatto le corna a mio marito con quel pischello. Lo chiamai e lui arrivò prontamente, gli occhi obbedienti da cagnolino; gli dissi di aspettarmi un attimo, giusto il tempo di cambiarmi. Entrai nel nostro bungalow, lasciando la porta accostata; feci scivolare giù il vestito che indossavo, sentivo Johan guardarmi attento, ma era solo l’inizio: il reggiseno voló via, e quando fu il turni delle mutandine ebbi la premura di chinarmi quasi a 90, offrendo al piccolo pervertito una visione della mercanzia al completo. Lo vedevo bene, riflesso nello specchio dell’armadio: bocca spalancata, occhi da pesce lesso e ovviamente cazzo duro. Era solo questione di non esagerare, Johan aveva scritto “verginello” scritto in fronte a caratteri cubitali, se lo avessi provocato troppo rischiava di sborrarsi le mutande. Aggirandomi nuda per la stanza arrivai al cassetto dei vestiti, scegliendo con calma il costume da indossare, e la scelta ricadde su un bikini nero, sottilissimo e volutamente striminzito, volevo farlo impazzire, il pisquano! Indossato il costume uscii fuori, facendo cenno a Johan di seguirmi; raggiungemmo una spiaggetta isolata, poco distante dai bungalow, e steso il salviettone mi sdraia comoda, lui accanto a me, che cercava maldestramente di mascherare il durello. Era ora di entrare in azione: slacciai il laccetto del reggiseno, comprendomi le tette con le mani; “Johan, mi metti la crema sulla schiena, gentilmente?” sorrisi. Lui subito afferrò il flacone, con mani tremanti; mi misi comoda a pancia in giù, per farmi spalmare. Le sue mani inesperte accarezzavano impacciate la mia schiena, sentivo chiaramente la sua erezione occasionalmente sfiorarmi la coscia. Un altro po’, pensai: con le dita tirai lo slip fino a far scivolare il filiforme tessuto tra le chiappe. “Anche qui, per favore. Non mi piace il segno dell’abbronzatura sul sedere…”
Un attimo di panico da parte sua, ma fu breve: un’altra dose di crema e le sue mani atterrarono sul mio culetto sodo, la pelle si stava scaldando sotto il suo tocco. Dopo qualche minuto decisi di fare sul serio: di scatto mi girai, mettendomi seduta; lui fece un rumorino comico da topo, ero praticamente nuda! Portai le mani ai capelli, lasciando le tette in piena vista: “Già che ci siamo, me me metti un altro po’ sulle braccia e sul collo? I capelli mi impicciato…”
Parlai con tono caldo e suadente, il fesso stava per cadere nella trappola; spalmava la crema ma lo fa faceva alla cieca, il sguardo era fisso sul mio seno. Sorrisi tra me: “Bravo, verginello, continua così…”
Gli afferrai le mani portandomele sulle tette, scoccandogli uno sguardo maliardo. Non gli uscì un suono, ma le sue mani unte cominciarono in automatico a toccarmi le tette. Tolsi le mani, lasciandolo fare; a quel punto stavo iniziando a divertirmi, e così la mia mano si posò sul suo petto candido, l’indice scivolò lentamente sempre più giù fino al cazzo, ma appena il mio polpastrello sfiorò la punta, Johan gemette e si sborró addosso, esattamente come avevo pensato. Vedevo il cazzo pulsare a vuoto sotto il costume, una macchia di sborra stava allargandosi sull’inguine. Da bianco era diventato scarlatto, imbarazzato a morte; finta indifferenza da parte mia, lo feci alzare e lo portai nel bungalow, dicendogli di levare il costume, che misi in ammollo nel lavandino, lasciandolo nudo e prossimo a morire dalla vergogna. Gli cinsi le spalle, attirandolo a me, un fremito da parte sua, il contatto del mio corpo stava facendo effetto, e pochi istanti dopo eccolo nuovamente duro e pronto all’uso. Lo misi sdraiato sul letto, per poi levarmi lo slip; Johan deglutii rumorosamente, mentre mi portai lentamente accanto a lui, accarezzavo la sua pelle liscia e bianca come il latte, succhiando languidamente i capezzoli rosa, lui gemeva, il cazzo pulsava disperatamente, quasi implorava di ricevere attenzioni. Gli montai sopra a cavalcioni, mostrandogli culo e figa contemporaneamente, mentre il suo cazzo trovò rifugio tra le mie labbra: non era grandissimo ma durissimo e bagnato. Si stava evidentemente trattenendo, ma ormai mi era salita la voglia: con una mano allargai le labbra della figa, ormai bagnata, e voilà, il familiare sapore salato della sborra invase la mia bocca; lo strizzai fino all’ultima goccia, finché non fu moscio. Me lo leva di bocca con uno schiocco sonoro, da pompinara professionista. Johan sembrava più di là che di qua, guardava il soffitto con aria persa. Ne approfittai per una veloce sciacquata alla bocca, e tornai a coricarmi accanto a lui; ero girata sul fianco, le tette belle esposte: lui le guardava famelico, e io gettai benzina sul fuoco: “Beh, che fai? Le guardi tutto il tempo e ora che le hai qui non ne approfitti?”
In un secondo me lo trovai attaccato al seno, le toccava infoiato, le labbra succhiavano i capezzoli duri, il cazzo stava rapidamente alzando la testa. Tanto valeva andare fino in fondo: lo misi a pancia in su e gli sedetti sopra, strofinando il culo su di lui, che fremeva al contatto. Era il momento: il suo cazzo sparí dentro la mia figa bagnata, e lo cavalcai furiosamente, Johan stringeva le mani sul copriletto, era in mia completa balía.
Ero talmente presa che mi chinai per baciarlo in bocca, la lingua si intecciò alla sua, gemiti soffocati da parte di entrambi. A quel punto Johan mi sborró dentro, doveva essere stato un po’troppo per un verginello come lui. Era decisamente sazio e appagato, ma io no: continuai a montarlo fino a quando non mi uscì dalla figa, completamente esausto. Dannato ragazzino, proprio sul più bello! Ero troppo arrapata per farmi bastare un semplice ditale, perciò gli sbattei la figa in faccia: “Lecca” ordinai, e lui zitto si limonó la mia figa, compresa la sua sborra, io ad occhi chiusi mentre scopavo la sua faccia per poi fargli un mega schizzo dritto in gola. Negli ultimi spasmi dell’orgasmo raggiunsi l’apice del godimento strizzandomi contemporaneamente un capezzolo e il clitoride infuocato, rallentando sempre più fino a trovarmi con la figa asciutta e sazia. Calmata la foga mi tornò l’antipatia per quel nerd appiccicoso, perciò lo tirai in piedi, gli infilai il costume bagnato sulla testa e gli ringhiai in faccia “Racconta a qualcuno una sola parola di quello che è successo e ti strappo quel cazzo ridicolo che ti ritrovi, hai capito???”
Lui fece cenno di sì, terrorizzato, e lo sbattei fuori nudo e sottosopra. L’indomani io e Franco partimmo per tornare a casa, ma prima chiamai a me il mozzarellico ragazzino, lo afferrai per il cazzo e gli ripetei ciò che gli avevo detto il giorno prima, e lui tutto spaventato annuì convulsamente. Aveva capito, non avrebbe mai parlato, glielo si leggeva in faccia, perciò decisi di fargli un regalino di addio: lo portai dietro il bungalow, gli abbassai in un colpo pantaloni e mutande e gli sparai un mega pompino di congedo, duró nemmeno due minuti, era proprio un nerd eiaculatore precoce. Lo ricomposi, e tornai alla macchina, salutando la coppia è facendo un cenno di saluto a Johan, che rispose con un cenno inebetito. Chissà se si sarebbe ricordato della bella milf che lo rese un po’ meno imbranato, a volte spero di poterlo rivedere e farmi un altro giro, non vedevo l’ora che arrivassero le ferie dell’anno seguente!
Spero di avervi fatto eccitare con la mia avventura. La vostra Roberta vi saluta con un bacio sui vostri splendidi cazzi e una leccata alle vostre fighette bagnate, a presto!

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