Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > IL PROFUMO AMARO DEL VERMENTINO
Lui & Lei

IL PROFUMO AMARO DEL VERMENTINO


di La-mandria
31.07.2026    |    151    |    1 8.0
"Lui si posizionò tra le sue gambe, si liberò dei pantaloni con una spinta secca del bacino ed entrò in lei con un unico, profondo spinta..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

Il profumo del basilico fresco spezzato tra le dita non è mai solo un aroma verbale o un dettaglio culinario. Ha quella consistenza resinosa, d'olio essenziale e umore verde, che rimane appiccicata sui polpastrelli per ore, sfidando l'acqua corrente e il sapone al limone.
La cucina in quella serata di fine estate era un regno sospeso, saturato da una luce calda e bassissima, quella che si infila tra le fessure delle persiane in metallo e trasforma il vapore in una nebbia dorata e carnale.
L’aria era spessa, pesante, satura dell’odore acido e dolce del pomodoro datterino che sobbolliva lentamente nella ghisa smaltata, mescolandosi al burro chiarificato che sfrigolava dolce, quasi a un soffio dal bruciare, liberando un aroma di nocciola e peccato.
Lei indossava una camicia di lino grezzo, sbottonata fin quasi all'ombelico, senza nulla sotto.
Ogni volta che si muoveva tra il lavello e la spianatoia, il tessuto leggero sfiorava la pelle scoperta delle cosce e dei capezzoli inturgiditi dal calore e dall'attesa, rivelando la linea scura di una spalla nuda ogni volta che la scollatura scivolava via.
Lui era poco dietro di lei, un'ombra alta e pulsante, intento a tritare le erbe aromatiche su un tagliere di noce massiccio.
Il ritmo del coltello era sordo, cadenzato, una musica di fondo liquida e costante: ciak, ciak, ciak.
«Non così forte,» disse lei senza voltarsi, mentre versava un filo d'olio extravergine d'oliva sulla spianatoia.
L'olio era denso, verde cupo, e scivolava lento creando piccoli cerchi lucidi sul legno.
«L'erba cipollina si ammacca se la colpisci d'incudine. Devi accarezzarla con la lama... come faresti con me.»
Lui smise di tritare.
Fece un passo in avanti, annullando ogni distanza di sicurezza.
La pancia di lui e la parte più rigida e gonfia del suo bacino aderirono perfettamente ai glutei di lei attraverso la tela sottile del lino. Senza toccarla con le mani, sporse il viso in avanti, spingendo le labbra a un millimetro dal suo collo profumato di sudore e vaniglia.
L’aria che usciva dal suo naso era calda, intrisa del profumo di pepe nero e farina.
«Mostrami come» mormorò lui.
La sua voce era una frequenza bassa che fece vibrare istantaneamente la pelle di lei, accendendo un brivido acuto che dalle spalle scese fino all'interno delle cosce.
Lei non si girò, ma fece un piccolo movimento con il bacino all'indietro, premendosi contro di lui, soffocando un sospiro. Prese la mano di lui, quella che impugnava il manico di legno del coltello. Le sue dita erano bollenti, segnate da un sottile velo di farina.
Guidò il movimento del polso.
La lama d'acciaio ora scivolava appena, inclinata a quarantacinque gradi, tagliando gli steli sottili senza schiacciarli, liberando un'essenza pungente che si scontrò con la dolcezza del pomodoro.
Durante quel movimento, la mano libera di lui scivolò sotto la camicia di lei.
Il palmo ruvido risalì la gamba, sfiorò la pelle nuda dell'interno coscia fino a raggiungere la seta sottile dello slip, già intrisa di una umidità densa e bollente.
Lui affondò le dita lì dove il calore era più forte, strappandole un anelito rauco.
«Senti l'odore?» disse lei, la voce spezzata, le ginocchia che minacciavano di cedere mentre lui continuava a strofinare il pollice attraverso la stoffa bagnata.
«Sento tutto» rispose lui, azzannando delicatamente la pelle morbida tra il collo e la spalla.
«Sento che sei già pronta. Che stai bruciando.»
«Dobbiamo... dobbiamo sfumare la salsa» sussurrò lei, appoggiando la testa all'indietro sulla sua spalla, muovendo i fianchi contro la sua mano in un ritmo lento e disperato.
Si girò lentamente nel suo abbraccio, le pupille totalmente dilatate.
Prese la bottiglia di Vermentino ligure, freddo di frigorifero, interamente coperta da una fitta condensa d'acqua.
Con dita tremanti per l'eccitazione, fece scivolare un polpastrello lungo il vetro umido, raccogliendo una goccia d'acqua gelida.
Poi, guardando lui dritto negli occhi, portò quel dito bagnato sulla clavicola di lui, lasciando che la goccia scivolasse lentamente verso il basso, tracciando una linea d'acqua fredda sulla pelle bollente del suo petto.
Lui contrasse i muscoli con un ringhio soffocato.
Versò il vino direttamente nella pentola di ghisa rovente.
Il liquido a contatto con il metallo generò una nuvola d'intenso vapore che risalì di colpo, avvolgendo i loro visi. L'aroma dell'alcol che evaporava, misto alle note fruttate e al grasso del burro, s'impastò con il profumo del loro desiderio.
Lui allungò la mano e prese un pezzetto di scorza di limone non trattato. Lo piegò tra le dita sopra la bocca di lei, spruzzando un velo di oli essenziali sulle sue labbra rosse e gonfie. Poi si chinò e le succhiò il labbro superiore, catturando l'amaro dell'agrume insieme al sapore della sua saliva, in un bacio profondo, bagnato, viscerale, in cui le lingue si cercavano con la stessa fame di chi non mangia da giorni.
La pasta fu scolata, ma la mantecatura diventò un gioco di tentazioni insopportabili.
Mentre lui girava gli spaghetti nella padella creando una crema vellutata e lucida, lei si posizionò dietro di lui, sbottonandogli completamente i pantaloni e infilando la mano per stringere la sua erezione dura, calda, pulsante.
Lui dovette fermarsi, appoggiando le nocche al piano cottura e imprecando a bassa voce mentre lei lo accarezzava con ritmo lento, sapiente, bagnando la cima della sua asta con il suo stesso umore filamentoso.
Portarono i piatti e il vino al grande tavolo di legno grezzo al centro della stanza.
Non avevano acceso le luci; c'erano solo due candele che colavano cera ambrata e la luce profonda della notte estiva.
Sedettero uno di fronte all'altra.
Il vapore saliva dai piatti come un velo.
Lei arrotolò una piccola quantità di pasta con la forchetta, lucida di crema e olio. Portò il boccone alla bocca, chiudendo gli occhi.
Il rumore della masticazione, la sapidità del formaggio, il pepe sgranato che scoppiava sotto i denti: tutto era amplificato.
Lui la osservava, con la mano posizionata sotto il tavolo che già cercava la caviglia di lei, risalendo lungo il polpaccio fino a spalancarle le gambe.
«Assaggialo,» disse lei con lo sguardo velato di libidine.
Lei arrotolò un altro boccone, si sporse sul tavolo lasciando che la camicia svelasse interamente le aureole scure dei suoi seni turgidi.
Lui si inclinò in avanti e inghiottì la pasta dalla forchetta di lei, senza staccare gli occhi dai suoi capezzoli marmorei.
Masticò lentamente, sentendo la carica di spezie e grasso ricoprirgli il palato, mentre con la mano sotto il tavolo strappava letteralmente lo slip di lei, liberando la sua vulva umida.
Infilò due dita nell'insenatura calda di lei, proprio mentre lei finiva di mandare giù il vino. Lei trasalì, portandosi una mano alla bocca per non urlare, il calice di Vermentino che tremò sul tavolo rischiando di rovesciarsi.
«È buono?» mormorò lui, muovendo le dita dentro di lei con lentezza calcolata, sentendo la carne morbida di lei stringersi famelica attorno alle sue nocche.
«Sei... sei tremendo,» ansimò lei, spingendo il bacino in avanti per affondare ancora di più sulle dita di lui.
«Togli tutto dal tavolo. Ora.»
Lui si alzò con la furia di un demone. Con un unico braccio sweepò la superficie del legno massiccio, spingendo piatti, posate e cestino del pane verso il bordo opposto. Un calice risuonò forte sul legno, il vino rosso e il bianco si mescolarono in una piccola macchia profumata sulla spianatoia.
Il centro del tavolo era un altare scuro, caldo e sgombro.
Lui la afferrò per i fianchi e la sollevò di peso.
Lei si lasciò tirare su, atterrando sul bordo del tavolo con le cosce completamente aperte, la camicia spalancata come due ali corte. I piedi di lei si piantarono sul legno, offrendo il suo sesso completamente scoperto, lucido e reattivo al calore della stanza.
Lui si posizionò tra le sue gambe, si liberò dei pantaloni con una spinta secca del bacino ed entrò in lei con un unico, profondo spinta.
Un grido acuto scappò dalla gola di lei, subito soffocato dalla bocca di lui che si posò sulla sua. Il contatto fu devastante: la carne rovente di lui trovò l'umidità perfetta di lei, creata da ore di attesa, profumi e carezze rubate tra i fornelli.
Il tavolo di noce emise uno scricchiolio sordo sotto l'impatto dei loro corpi che si scontravano.
Il ritmo fu subito violento.
Lui la manteneva sollevata per le natiche, spingendosi dentro fino in fondo, sentendo ogni piega interna di lei contrarsi ad ogni colpo. Lei avvolse le gambe attorno alla schiena di lui, incrociando le caviglie, stringendolo con una forza insospettabile, mentre le sue mani cercavano disperatamente presa sul legno bagnato di vino e olio.
L'odore della cucina ,il basilico, il limone, il pepe e la salsa, si fuse completamente con l'odore forte, acido e dolce del loro sesso.
Ogni spinta produceva un suono umido, ritmico, che risuonava nella stanza insieme ai loro respiri spezzati e ai colpi secchi del tavolo contro la parete di piastrelle.
«Guardami,» pretese lui con voce rauca, afferrandola per i capelli e tirandole leggermente la testa indietro.
Lei aprì gli occhi, completamente persa nel piacere, la pelle del petto arrossata e coperta di un velo di sudore lucido.
Vedere lui che la possedeva sopra il tavolo dove avevano appena mangiato la spinse oltre il limite. La contrazione del suo sesso fu improvvisa e violentissima: la carne di lei si strinse attorno all'asta di lui in una morsa pulsante che lo fece quasi svenire dal godimento.
Lui accentuò le spinte, rapide, corte, profonde, cercando il punto esatto che la faceva urlare.
Lei inarcò la schiena in modo sconsiderato, offrendo il collo alle labbra di lui, mentre le sue dita segnavano la pelle delle sue spalle con solchi rossi.
L'orgasmo li travolse insieme, come un'onda di calore rovente che prosciugò l'aria dai loro polmoni. Lui affondò fino all'impugnatura e si bloccò lì, tremando, eiaculando dentro di lei con piccoli scatti involontari del bacino, mentre lei continuava a contrarsi e a gemere contro la sua spalla, la pelle contro la pelle, in una fusione totale e vischiosa.
Rimasero avvinghiati per un tempo indefinito, la testa di lei appoggiata sul petto di lui che saliva e scendeva freneticamente.
L'umidità del loro atto colava lenta sul legno scuro del tavolo, mescolandosi al filo d'olio e alle gocce di Vermentino rovesciate.
L'ultima candela si spense con un piccolo frizz, affogata nella propria cera calda.
Nella penombra, mentre il respiro di entrambi ritornava lentamente a ritmi umani, restava soltanto il profumo indelebile di una cena consumata non con la bocca, ma con la pelle, con la carne e con la fame più antica del mondo.

Vacca 24
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per IL PROFUMO AMARO DEL VERMENTINO:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni