L'idraulico: una storia comune, ma non troppo
Azzurra amava il silenzio delle dieci del mattino.
Era il momento in cui la casa, una villa luminosa disposta su due livelli ai margini della città, sembrava rilassarsi dopo il trambusto delle prime ore. I raggi del sole attraversavano le ampie vetrate del soggiorno, proiettando lame di luce dorata sui pavimenti in parquet di rovere chiaro e sulle pareti color crema.
A trentotto anni, Azzurra possedeva una bellezza matura, composta ed elegante.
Aveva lunghi capelli castano scuro che le ricadevano sulle spalle in onde morbide, una pelle chiara e liscia come porcellana e due occhi verdastri capaci di esprimere al contempo dolcezza e un'inaspettata intensità.
Quel mattino indossava un abito leggero da casa in cotone verde oliva: un capo morbido che scivolava sui suoi fianchi generosi, accarezzando la linea delle gambe e lasciando scoperte le clavicole e l'inizio del prosperoso décolleté.
Mentre sorseggiava un tè verde in cucina, un rumore ritmico e sommesso catturò la sua attenzione. Un gocciolio costante, metallico, proveniente dal bagno padronale al piano superiore.
Azzurra salì le scale in marmo e varcò la soglia della stanza.
Il bagno era il suo regno: un ambiente spazioso, dominato da un grande ripiano in marmo di Carrara, uno specchio a tutta parete e una vasca d'epoca.
Dalla base del rubinetto a cascata stilizzato, tuttavia, un sottile filo d'acqua continuava a trasudare, raccogliendosi in una chiazza lucida prima di cadere nel lavabo.
Provò a stringere la manopola con le dita affusolate, ma la guarnizione interna sembrava cedere sotto la pressione.
Sospirando con lieve frustrazione, afferrò lo smartphone e compose il numero di un servizio d'assistenza idraulica d'emergenza.
“Assistenza tecnica, buongiorno” rispose una voce professionale.
“Buongiorno. Ho una perdita importante nel bagno principale” spiegò Azzurra con la sua solita voce pacata e ben impostata.
“Ho un tecnico in zona che ha appena terminato un intervento. Si chiama Alberto. Può essere da lei tra venti minuti.”
“Perfetto, la ringrazio. Lo attendo.”
Azzurra riagganciò.
Si guardò allo specchio, sistemandosi i capelli con un gesto lento. Non sapeva ancora che quel banale guasto domestico stava per spezzare la monotonia di una giornata apparentemente uguale a tutte le altre.
Puntuale come promesso, il campanello suonò esattamente venti minuti dopo.
Azzurra attraversò il corridoio d'ingresso e aprì la porta in legno massiccio.
Sulla soglia stava un uomo alto, imponente, con una corporatura atletica plasmata da anni di lavoro fisico.
Alberto aveva circa trentacinque anni, capelli corti e scuri scompigliati dal casco che aveva appena tolto, e lineamenti decisi: mascella scolpita, barba incolta di due giorni e due occhi marroni, caldi, capaci di sostenere uno sguardo con sfacciata sicurezza.
Indossava una t-shirt scura aderente che fasciava un petto ampio e braccia muscolose segnate da vene in rilievo, unite a un paio di pantaloni da lavoro in tessuto tecnico scuro, cinti da una targa in cuoio. In mano stringeva una pesante cassetta degli attrezzi in acciaio satinato.
“Buongiorno. Sono Alberto, l'idraulico” disse lui.
La sua voce era profonda, cavernosa, con un timbro caldo che fece vibrare l'aria nell'ingresso.
“Buongiorno, Alberto. Prego, entri” rispose Azzurra, facendosi da parte.
Nel momento in cui l'uomo varcò la soglia, l'atmosfera della casa cambiò.
Alberto portava con sé un profumo maschile inconfondibile: una miscela di dopobarba legnoso, freschezza dell'aria aperta e quel sottile, quasi impercettibile odore di metallo e grasso tecnico che tradiva la sua professione.
Gli occhi di Alberto corsero per un istante sulla figura di Azzurra.
Sotto la luce del corridoio, l’abito leggero evidenziava le forme morbide del suo seno e il profilo affusolato della vita.
Un lampo di apprezzamento maschile passò nei suoi occhi, subito mascherato da un sorriso professionale.
“Il problema è al piano di sopra” indicò Azzurra, facendogli strada lungo la scalinata.
Alberto la seguì a breve distanza.
Il passo leggero e il movimento naturale dei fianchi di lei, accentuato dalla stoffa della veste, catturarono la sua attenzione.
Ogni gradino che salivano sembrava accrescere una sottile tensione, invisibile, ma tangibile.
Arrivati nel bagno padronale, Alberto posò la pesante cassetta degli attrezzi sul tappeto con un tonfo metallico.
Si guardò intorno, notando l'eleganza dell'ambiente, per poi concentrarsi subito sul lavabo in marmo di Carrara.
“Vediamo da dove proviene questo guasto” mormorò, inginocchiandosi con disinvoltura davanti al mobiletto sotto il lavabo.
Azzurra rimase a poca distanza, appoggiata con la schiena al telaio della porta, le braccia conserte sotto il seno.
Osservava ogni suo movimento.
C'era un'innegabile attrattiva nella gestualità di Alberto: la sicurezza con cui aprì la cassetta, la precisione nell'estrarre una torcia a LED e una chiave a pappagallo dal manico gommato.
Alberto sfilò la torcia e si sporse dentro il vano sotto il marmo.
La maglietta si sollevò leggermente sulla schiena, rivelando muscoli dorsali ben definiti e la pelle abbronzata.
“La guarnizione di fondo è andata” disse la sua voce rimbalzando nel mobiletto. “Ma il problema vero è la valvola di pressione principale. È bloccata dal calcare ed è sforzata. Se non la sblocco, rischia di spaccare il raccordo in rame dentro il muro.”
“È una cosa grave?” chiese Azzurra, muovendo un paio di passi verso di lui.
Alberto uscì da sotto il lavabo e si rialzò con un movimento fluido.
Si trovò improvvisamente a meno di mezzo metro da lei.
La differenza d'altezza era notevole; Azzurra dovette alzare leggermente il capo per fissarlo negli occhi. Il contrasto tra la sua eleganza delicata e la presenza massiccia e terrena di Alberto era quasi elettrizzante.
“Niente che non si possa risolvere se si sa dove mettere le mani” rispose lui, guardandola fissa.
Il suo sguardo scese per un secondo sulle labbra di Azzurra, prima di tornare ai suoi occhi verdi.
“Richiederà un po' di lavoro di forza. Spero non le dispiaccia se mi metto comodo.”
“Fai pure ciò che è necessario” rispose lei, avvertendo un improvviso picco di calore lungo il collo per l'uso involontario del "tu".
Alberto sorrise con malizia, si sfilò la t-shirt scura dalla testa e la appoggiò sulla spalla della cassetta degli attrezzi. Sotto, indossava una canottiera grigio scuro che fasciava perfettamente i pettorali scolpiti e un addome tirato.
Le sue braccia, forti e segnate dal lavoro, mostravano una leggera pellicola di sudore che luccicava sotto i faretti alogeni del soffitto.
Azzurra trattenne il respiro per un frazione di secondo.
La carica erotica dell'ambiente era aumentata a dismisura.
“Ti preparo un caffè” disse Azzurra, sentendo il bisogno di ritrovare un momento di distacco per riordinare i pensieri.
“Accetto volentieri. Nero, grazie” rispose Alberto con voce bassa.
Azzurra scese in cucina.
Le sue mani tremavano leggermente mentre riempiva la moka d'acqua e pressava la polvere di caffè.
L'immagine del corpo di Alberto, la forza trattenuta nei suoi muscoli e l'odore della sua pelle dominavano i suoi pensieri.
Era un'attrazione improvvisa, che travolgeva la sua solita riservatezza.
Quando la moka cominciò a salire, riempì due tazzine in ceramica bianca, le dispose su un piccolo vassoio e risalì le scale con passo felpato.
Rientrando nel bagno, vide Alberto inginocchiato di nuovo davanti al lavabo.
Stava sforzando con la chiave metallica su un bullone arrugginito.
I muscoli delle sue braccia e della schiena erano tesi al massimo, le vene in evidenza.
Con un colpo deciso e un piccolo scatto metallico, il pezzo cedette.
“Ecco fatto” mormorò lui, asciugandosi la fronte con il dorso del braccio.
“Il tuo caffè” disse Azzurra, avvicinandosi e porgendogli la tazzina.
Alberto si alzò in piedi.
Invece di prendere la tazzina dal vassoio, allungò la mano grande e calda, sfiorando le dita di Azzurra.
Il contatto fu prolungato, intenzionale. Una scossa elettrica sembrò correre lungo il braccio della donna, facendola sussultare lievemente.
“Grazie, Azzurra” disse lui, pronunciando il suo nome per la prima volta.
La sua voce era una carezza profonda.
“Come sai il mio nome?” mormorò lei, senza togliere le dita dalle sue.
“L'ho letto sul cartellino della porta, ma ti sta a pennello. Fresco, pulito... denso.”
Alberto prese la tazzina e ne sorseggiò il contenuto senza smettere di fissarla.
Azzurra sentiva il battito del proprio cuore rimbombarle nelle orecchie.
Il bagno era diventato piccolo, saturo del loro respiro e di una tensione erotica che attendeva solo una scintilla per esplodere.
“Hai riparato il guasto?” chiese lei, tentennando con la voce.
Alberto ripose la tazzina sul ripiano in marmo con un rumore secco.
Fece un passo fondamentale verso di lei, annullando ogni distanza residua.
Ora i loro corpi quasi si toccavano.
“La valvola è sbloccata” disse lui, scendendo con lo sguardo sul décolleté che saliva e scendeva rapidamente.
“Ma c'è ancora molta pressione qui dentro. E non parlo dei tubi.”
Azzurra alzò lo sguardo, incontrando gli occhi incandescenti di Alberto.
Non c'era più traccia di formalità; rimase solo la nuda verità di due corpi che si desideravano intensamente.
“E tu... sai come gestire questa pressione?” mormorò Azzurra, spinta da un'audacia che non sapeva di avere.
“È il mio lavoro” rispose Alberto a voce bassissima.
“Bisogna trovare il punto di rottura e sciogliere il blocco.”
Allungò la mano grande, calda e leggermente ruvida, appoggiandola sulla guancia di Azzurra.
Le sue dita risalirono con lentezza fino a sfiorare il suo labbro inferiore, per poi scivolare lungo il collo candido, tracciando una linea di fuoco sulla pelle d’oca della donna.
Azzurra chiuse gli occhi ed emise un soffio leggero, lasciando cadere la testa all'indietro.
Quel tocco maschile, forte, sicuro svegliava in lei un caldo desiderio .
Alberto non aspettò oltre.
Le afferrò delicatamente la nuca con una mano e la tirò a sé, piantando le sue labbra su quelle di lei in un bacio profondo e travolgente.
Azzurra rispose con immediata foga, aprendo le labbra e intrecciando la sua lingua con quella di lui. Le sue mani salirono d'istinto sulle spalle muscolose di Alberto, sentendo la compattezza dei suoi muscoli sotto la canottiera.
L'uomo la strinse a sé per i fianchi, premendo la morbidezza del corpo di Azzurra contro la propria imponenza.
Il bacio divenne sempre più desideroso, affamato.
Le mani di Alberto scesero lungo la schiena di lei, afferrando i lembi della veste e facendola scivolare giù per le spalle.
Il tessuto cadde a terra con un fruscio impercettibile.
Azzurra rimase in un completo intimo di pizzo nero che risaltava contro la pelle chiarissima: un reggiseno balconcino che sosteneva il seno colmo e uno slip abbinato che segnava la curva dei fianchi.
Alberto interruppe il bacio per un istante, arretrando di pochi centimetri per ammirarla.
Il suo sguardo era pura fame erotica.
“Sei una visione, Azzurra... meravigliosa” mormorò con voce rauca.
“Non guardare e basta... “ rispose lei, prendendogli le mani e guidandole sul proprio seno.
Alberto le coprì i seni con le mani ampie, spingendo la polpa morbida verso l'alto prima di chinarsi a baciare la concavità tra le sue clavicole.
Le sue labbra scesero con morsi leggeri e baci caldi lungo il décolleté, fino a raggiungere il pizzo del reggiseno.
Con un gesto abile delle dita sganciò la chiusura posteriore, liberando le forme floride di Azzurra.
Azzurra emise un gemito sommesso quando la bocca calda di Alberto avvolse uno dei suoi capezzoli turgidi, succhiando con ritmo lento e profondo mentre la mano libera le accarezzava la schiena e scendeva verso la curva dei natiche.
Incapace di stare ancora in piedi per la debolezza alle ginocchia, Azzurra venne sollevata di peso da Alberto.
L'uomo la fece sedere direttamente sul grande e freddo ripiano in marmo di Carrara del lavabo.
Il contrasto tra il marmo gelato sotto le sue cosce nude e il calore bruciante del corpo di Alberto le fece emettere un piccolo grido di piacere.
Azzurra aprì d'istinto le gambe, accogliendo l'uomo tra di esse, e stringendo i suoi fianchi con le cosce.
Alberto si liberò della canottiera con un gesto rapido, mostrando il torace scolpito. Poi le sue mani scesero al bordo dello slip di pizzo di Azzurra, sfilandolo con lentezza lungo le sue gambe affusolate fino a farlo cadere sul pavimento.
Le sue dita cercarono subito l'intimità di Azzurra, trovandola già calda, umida, pronta per lui. Azzurra arcuò la schiena, affondando le dita nei capelli corti di Alberto mentre lui le accarezzava il centro del piacere con movimenti circolari e sapienti, facendola tremare ad ogni passaggio.
“Guarda cosa mi fai, Alberto... guarda come mi fai sentire” ansimò lei, la voce spezzata dalla passione.
“Voglio prenderti ora, Azzurra” rispose lui, sbottonandosi i pantaloni da lavoro con gesti svelti e decisi, liberando la sua virilità eretta e possente.
Alberto si posizionò tra le sue cosce spalancate sul marmo.
Guardò Azzurra negli occhi, cercando il suo consenso finale. La donna gli sorrise con uno sguardo carico di desiderio puro e spinse i fianchi in avanti.
Alberto si spinse dentro di lei con un unico movimento fluido, profondo e deciso.
Azzurra spalancò la bocca in un gemito acuto di puro godimento, stringendosi forte alle sue spalle muscolose.
La sensazione di pienezza e di forza era totale.
Alberto iniziò a muoversi con un ritmo costante, profondo, che faceva vibrare l'intero ripiano in marmo.
Ad ogni spinta, i loro corpi impattavano con un suono caldo e bagnato che risuonava nel bagno.
Le mani di Alberto stringevano i fianchi di Azzurra, guidando le sue oscillazioni, mentre la bocca di lui cercava continuamente quella di lei in baci umidi e appassionati.
“Sei stretta... perfetta” ansimava Alberto contro il suo collo, aumentando il ritmo delle sue spinte, spingendosi sempre più a fondo.
“Di più, Alberto... non fermarti!” gridava Azzurra in un sussurro disperato, persa nell'estasi del momento.
Il piacere saliva come una marea incandescente.
Azzurra sentiva il centro del suo corpo contrarsi attorno a lui in spasmi sempre più frequenti. L'intensità del movimento di Alberto, unita alla sua imponenza fisica, la portò rapidamente oltre il limite.
Con un ultimo brivido violentissimo, Azzurra venne travolta da un orgasmo devastante: arcuò la schiena, serrò i muscoli intimi attorno a lui e gridò il nome di Alberto nel bagno.
Sentendo le contrazioni di lei che lo avvolgevano, Alberto perse ogni controllo: aumentò le ultime spinte con forza brutale ed esplose dentro di lei con un profondo ruggito di liberazione, riversando tutto il suo seme nel profondo della donna.
Rimasero immobili per lunghi minuti, allacciati l'uno all'altra sul ripiano di marmo.
Il respiro di entrambi era affannoso, sibilante nel silenzio ritornato nel bagno.
Il sudore bagnava la pelle dei loro petti a contatto.
Alberto teneva il viso affondato nel collo di Azzurra, baciandole dolcemente la pelle ogni volta che recuperava un po' d'aria.
Le mani di Azzurra accarezzavano con lentezza la schiena muscolosa dell'uomo, godendosi la sensazione del suo peso e della sua protezione.
Lentamente, Alberto si sfilò da lei con delicatezza, strappando ad Azzurra un piccolo sospiro di nostalgia.
L'uomo prese un asciugamano morbido dal portasalviette e pulì con cura sia lei che se stesso, dimostrando una dolcezza premurosa che contrastava affascinantemente con la forza mostrata poco prima.
Azzurra si rivestì con il solo abito di cotone.
Si guardò allo specchio: le sue guance erano arrossate, i capelli scompigliati e gli occhi brillavano di una luce nuova, viva, appagata.
Alberto si infilò i pantaloni e la canottiera, poi si chinò sotto il lavabo per un ultimo controllo tecnico.
Afferrò la chiave, diede un'ultima stretta di sicurezza ai dadi e aprì il rubinetto principale.
L'acqua scorreva ora con un getto forte, fluido e perfetto. Nemmeno una goccia trasudava più dalle giunture.
“Lavoro eseguito a regola d'arte, signora” disse Alberto rialzandosi, con un sorriso divertito e malizioso che gli illuminava il volto.
Azzurra ridacchiò, avvicinandosi e dandogli un rapido bacio sulle labbra.
“Non avevo dubbi sulla tua competenza, Alberto.”
Scesero insieme le scale.
Alberto riprese la sua cassetta degli attrezzi dall'ingresso e si avviò verso la porta principale.
Prima di uscire, si voltò a guardarla.
La luce del mattino era ora più alta, e l'atmosfera tra loro era carica di un'intesa segreta, intima e indistruttibile.
“La garanzia sulla riparazione è a vita” disse Alberto, abbassando il tono di voce.
“Se la pressione dovesse salire di nuovo... sai dove trovarmi.”
Azzurra si appoggiò allo stipite della porta, facendo scivolare uno sguardo lento e provocante sul suo corpo.
“Farò in modo che le tubature abbiano bisogno di frequenti controlli di manutenzione, Alberto. Non farmi attendere troppo per la prossima ispezione.”
“Sarò qui prima che tu te ne accorga” rispose lui con un cenno del capo.
Alberto varcò la soglia, scese i gradini e si avviò verso il suo furgone da lavoro.
Azzurra rimase sulla porta finché il veicolo non scomparve in fondo alla via.
Quando chiuse la porta e si appoggiò con le spalle al legno, lasciò andare un lungo respiro felice.
La sua casa era tornata silenziosa, ma sotto quella superficie tranquilla, ora scorreva una corrente calda, viva ed elettrizzante che non si sarebbe spenta facilmente.
Nota dell’autore: non ho mai trovato un idraulico così...
Vacca 24
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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