SOTTO LE LUCI DELLE GIOSTRE
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SOTTO LE LUCI DELLE GIOSTRE
ATTRAZIONI E GIRI DELLA MORTE
Prefazione
Ci sono serate estive in cui l'aria diventa densa, carica dell'odore dolce e quasi stordente dello zucchero filato, del profumo acre di benzina dei motori e del ritmo sordo, pulsante, delle casse del lunapark che fanno vibrare la cassa toracica.
Un lunapark di provincia, con i suoi neon abbaglianti e l'atmosfera cacofonica, smette di essere un semplice luogo di svago per trasformarsi nel palcoscenico perfetto di un'esplorazione sensoriale ed erotica.
Due coppie — Dario e Matteo, ironici, vanitosi e legati da un'intesa profonda e vibrante; Beatrice e Gaia, determinate, passionali e indissolubili — decidono di immergersi in questo percorso a ostacoli. Tra le oscillazioni violente delle attrazioni, l'oscurità dei tunnel e la vertigine dell'altezza, la forza centrifuga non si limita a mettere alla prova il loro equilibrio fisico, ma agisce come un catalizzatore di desiderio. La vicinanza forzata degli abitacoli, la pelle che scotta per il caldo della notte, i respiri mozzi e il contatto continuo delle mani e dei corpi trasformano ogni giostra in un preludio di preliminari.
Questo racconto celebra la leggerezza della comicità, l'autoironia e la complicità disinibita di chi sa lasciarsi travolgere dall'adrenalina, riscoprendo nell'imprevedibilità del gioco la chiave per accendere una passione senza filtri né pudori.
*******
I quattro si ritrovarono davanti alle luci al neon del Luna Park cittadino in un venerdì sera estivo che prometteva scintille, sudore e inevitabili disastri.
L'aria era afosa, appiccicosa, impregnata del profumo di frittura e di caramello.
Dario e Matteo stavano litigando da venti minuti sul gel per capelli da usare contro l'umidità del bruco mela, mentre Beatrice e Gaia avevano già catalogato il 90% della fauna presente sotto la categoria "soggetti da evitare per non perdere la sanità mentale".
«Comunque ti sta benissimo, amo» disse Matteo, sistemando il colletto della camicia di Dario con un gesto fin troppo teatrale per il parcheggio di un luna park di provincia.
Le sue dita sfiorarono "per errore" la pelle calda del collo di Dario, soffermandosi per un secondo di troppo dove le pulsazioni erano più forti.
«Anche se con questo vento sembrerai un cacatua tra dieci minuti.»
«Zitto tu, che hai messo i pantaloni talmente stretti che se saliamo sulle montagne russe dobbiamo chiamare i vigili del fuoco per estrarre le tue gambe» replicò Dario, spingendolo leggermente e scoccandogli un bacio rapido ma deciso sulla guancia, assaporando la pelle calda e profumata di colonia da uomo del compagno prima di girarsi verso le amiche.
Beatrice, braccia conserte e giacca di pelle d'ordinanza nonostante i ventotto gradi all'ombra, scosse la testa ridendo. «Siete una coppia insopportabile. Gaia, per favore, ricordami perché siamo uscite con i due uomini più vanitosi della Lombardia invece di andare nel solito locale gay a bere gin tonic in pace.»
Gaia, che stava finendo di intrecciare i capelli rossi della compagna con estrema cura, facendo scivolare le dita tra i ciuffi della nuca di Beatrice e provocandole un brivido impercettibile, sorrise sorniona.
«Perché l'ultima volta al club hai fatto scappare tre ragazze dicendo che la loro playlist faceva schifo. Stasera ci divertiamo come due coppie normali... o meglio, come quattro omosessuali fuori sede che cercano di sopravvivere alla forza centrifuga.»
I quattro si avviarono verso le casse, formando un quartetto decisamente appariscente: Dario e Matteo, braccio sotto braccio, battibeccavano su quale fosse la giostra con la pendenza più fotogenica, mentre la mano di Dario ogni tanto scivolava con intenzione verso la tasca posteriore di Matteo, dandogli una leggera pizzicata ridendo; Beatrice e Gaia si tenevano per mano, con le dita saldamente intrecciate e le nocche che si spingevano a vicenda in un codice silenzioso di complicità.
«Io su quell'affare non ci salgo neanche morta» sentenziò Beatrice, indicando il Tagadà, il famoso disco volante imbottito che girava a ritmo di musica dance anni Novanta mentre un giostraio urlava al microfono con spiccato accento locale.
«Paura, Bea?» la stuzzicò Matteo, facendole l'occhiolino. «Guarda che non c'è niente da temere. Io e Dario siamo esperti di equilibrio. Vero, amó?»
«Ero esperto finché non hai deciso di indossare quelle scarpe con la suola liscia» borbottò Dario. «Ma va bene, dimostriamo a queste due lesbiche di città come si domina la pista.»
«Punto primo: non sfidare mai due donne che fanno crossfit» rispose Gaia, posando le mani sui fianchi saporiti di Beatrice e spingendola giocosamente verso l'ingresso.
«Punto secondo: stasera vi facciamo mangiare la polvere.»
Una volta all'interno della gabbia circolare, il gruppo si sedette sui divanetti perimetrali.
Il giostraio, notando la fauna variopinta, fece partire un pezzo pop ossessivo e aumentò la velocità.
«Tenetevi forti!» urlò il DJ al microfono.
«Vediamo chi resta in piedi stasera!»
Il disco iniziò a saltare violentemente.
La forza centrifuga fu implacabile. Matteo, che aveva tentato di mettersi in posa plastica per un selfie, si ritrovò istantaneamente con le gambe all'aria, finendo con la testa sulle ginocchia di un malcapitato ragazzino dodicenne.
«Matteo, ricomponi la tua dignità!» gridò Dario, cercando di afferrarlo per la giacca, ma un contraccolpo secco fece scivolare anche lui lungo il divanetto, facendolo franare pesante e accaldato addosso a Beatrice.
«Toglimi la tua scarpa firmata dalla faccia, Dario!» ruggì Beatrice, cercando l'appoggio sul corpo muscoloso di Gaia per non scivolare al centro del disco.
«Non posso, la forza di gravità ce l'ha con il mio outfit!» urlò Dario di rimando, mentre nel tentativo di riaggrapparsi scivolò ancora, finendo per premere involontariamente l'addome contro il fianco di Matteo che tentava di risalire.
Nel frattempo Gaia, che stava cercando di salvare la compagna, scivolò rovinosamente a pancia in giù, finendo per agganciarsi ai pantaloni aderenti di Matteo.
«Gaia, fermati! Mi stai tirando giù le mutande davanti a mezza provincia!» strillò Matteo con una voce acutissima che sovrastò persino la cassa da mille watt del DJ.
«Allora smettila di dimenarti come un capitone!» replicò lei, mentre i quattro finirono irrimediabilmente ammucchiati al centro del Tagadà in un groviglio ridicolo e bollente di braccia, gambe, respiro affannato e pelle contro pelle.
In mezzo al caos, la mano di Matteo finì accidentalmente all'interno della coscia di Dario, che sussultò per la sorpresa e il calore improvviso, mentre il corpo di Gaia si adagiò completamente sopra quello di Beatrice, pettorale contro pettorale, con i loro sguardi che si incrociarono a pochi centimetri di distanza in un lampo di puro divertimento e intesa sensuale.
Quando la giostra finalmente si fermò, l'intero pubblico attonito osservò la scena: Dario era avvinghiato a una spalliera con un'espressione di puro terrore e i vestiti mezzo fuori posto, Matteo cercava di tirarsi su i pantaloni con aria offesa e la maglia alzata che mostrava gli addominali reattivi, mentre Beatrice e Gaia erano stese a terra a ridere a crepapelle, l'una sopra l'altra. Gaia era ancora a cavalcioni su Beatrice, con i capelli rossi sparsi sulle sue spalle e i petti che salivano e scendevano all'unisono.
«Bene» disse Beatrice con la voce incrinata dal fiato corto, riprendendo fiato e fissando Gaia negli occhi. Gaia le si sporse sul viso e le diede un bacio a fior di labbra, umido e prolungato, assaporando il sapore salato del sudore prima di aiutarla a rialzarsi.
«Direi che come primo round abbiamo mostrato un'eleganza impareggiabile.»
«La mia reputazione è rovinata» piagnucolò Matteo, spolverandosi i pantaloni sul sedere con gesti teatrali e riagganciandosi con foga al braccio di Dario, che lo strinse a sé per il fianco accaldato. «La prossima volta andiamo al Bruco Mela. Lì almeno si va dritti.»
Lasciato il Tagadà con le ginocchia ancora tremanti e la pelle ricoperta da una sottile pellicola di sudore e adrenalina, il quartetto si avviò verso l'attrazione successiva, un corridoio luccicante di vetri riflettenti e vicoli ciechi: la celebre Casa degli Specchi.
«Qui è tutta una questione di prospettiva e sensibilità» affermò Gaia, passandosi una mano tra i capelli rossi per liberare il collo e scoccando un'occhiata carica di promesse a Beatrice.
«Bisogna saper toccare i punti giusti per trovare la via d'uscita.»
«Speriamo solo che i punti giusti non siano le pareti riflettenti con la mia faccia sopra, altrimenti mi distraggo» ribatté Matteo, aggiustandosi la maglia leggermente fuori posto e stringendosi a Dario, che tenacemente gli avvolgeva i fianchi con un braccio, facendo sentire tutta la pressione del proprio corpo.
Varcata la soglia, la luce esterna lasciò il posto a una penombra colorata di blu e rosa neon.
Il percorso era stretto e soffocante, obbligando i quattro a procedere a stretto contatto, mentre l'aria divenne d'un tratto più fresca ma densa di aspettativa.
«Amo, stai attento a come ti muovi lì dietro» sussurrò Dario a Matteo con voce profonda, sentendo la pressione calda del bacino del compagno contro le sue natiche mentre cercavano di orientarsi. «Sento una certa... tensione nell'aria. O sei tu che ti stai sporgendo troppo?»
«È solo che la superficie qui è incredibilmente liscia e scivolosa» rispose Matteo con un sorriso malizioso, lasciando scorrere le mani lunghe e affusolate lungo i fianchi di Dario per poi appoggiarle sulle pareti riflettenti, aderendo completamente con tutto il petto alla schiena di Dario. Ogni suo respiro caldo impattava sulla nuca di Dario, facendogli rizzare i peli sulle braccia.
«Ogni volta che spingo un po' di più, trovo una resistenza improvvisa. Bisogna trovare l'angolazione perfetta per entrare nella stanza successiva.»
Dario si voltò di scatto nell'angolo buio, spingendo Matteo con la schiena contro uno degli specchi. Il contatto con il vetro freddo fece fare a Matteo un piccolo sospiro d'aria, subito soffocato dalle labbra di Dario che si piantarono sulle sue in un bacio avido e improvviso.
Dario infilò le dita sotto la maglietta di Matteo, cercando la pelle nuda della schiena e premendolo ancora più a fondo contro di sé, mentre l'erezione accennata di entrambi premeva attraverso i tessuti leggeri dei pantaloni.
Nel frattempo, qualche passo più avanti, Beatrice e Gaia stavano esplorando un vicolo cieco particolarmente stretto. Il gioco di riflessi moltiplicava le loro figure, creando dozzine di corpi che si sfioravano nell'ombra.
«Beatrice, vieni qui, ti mostro una cosa...» disse Gaia a bassa voce, la voce ridotta a un soffio rauco.
Attirò la compagna verso di sé con forza, prendendola per i risvolti della giacca di pelle e spingendola dolcemente ma con fermezza contro una parete di vetro.
Beatrice si avvicinò fino a sentire l'incredibile calore emanato dal corpo di Gaia.
«Sei sicura che sia la direzione giusta?» mormorò Beatrice, mentre il suo respiro si faceva affannato.
«Sento che ci stiamo incastrando in un punto morto.»
«Un punto morto non è mai un problema se sai come muoverti nell'oscurità» mormorò Gaia, avvicinando il viso a quello di Beatrice finché le loro labbra sfiorarono il collo nudo dell'altra.
Gaia aprì la bocca, depositando un bacio umido e lento proprio sulla giugulare di Beatrice, succhiando delicatamente la pelle e facendo sfuggire alla compagna un gemito soffocato che rimbombò tra i vetri.
Con le mani, Gaia saggiava la superficie di vetro ai lati di Beatrice, ma presto quelle dita scivolarono giù, accarezzando la vita di Beatrice e infilandosi sotto la cintura, stringendola a sé in modo che non ci fosse un millimetro di spazio tra i loro addomi.
«Stai andando molto a fondo con questa esplorazione» disse Beatrice con un filo di voce, rabbrividendo quando la lingua di Gaia risalì verso il suo lobo.
Le mani di Beatrice trovarono i fianchi pieni di Gaia, afferrandoli con foga per darsi stabilità nell'illusione ottica e tirandola ancora più vicina.
«Se continui così, non usciamo più da questo labirinto.»
«E chi ha detto che voglio uscire subito?» replicò Gaia con tono sornione, spingendo la coscia destra in mezzo alle gambe di Beatrice e creando una pressione costante ed erogena che fece serrare gli occhi alla compagna.
Gaia portò un dito bagnato sulle labbra di Beatrice proprio mentre un forte rumore di passi e risate soffocate annunciò l'arrivo imminente di Dario e Matteo.
«Ragazzi! Abbiamo trovato una rientranza sospetta!» esclamò Matteo, spuntando dall'angolo con i capelli leggermente arruffati e le labbra visibilmente gonfie, interrompendo la traiettoria delle due con un'entrata ad effetto.
«È un passaggio strettissimo, bisogna infilarsi con estrema cautela. Dario sostiene che non ci entriamo tutti e due insieme, ma io sono convinto che lavorando di bacino e coordinazione ce la possiamo fare.»
«Matteo, per favore, modera i termini e il ritmo» ridacchiò Dario, con le guance completamente rosse e il collo segnato da un piccolo alone rosato, mentre cercava di posizionarsi esattamente dietro di lui per farsi strada nella strettoia, lasciando che la propria mano scivolasse bassa sul ventre di Matteo.
«C'è una pressione notevole qui dentro, e se continui a muoverti così finiremo per rimanere bloccati sul più bello!»
«L'importante è mantenere la cadenza giusta e non avere fretta» concluse Gaia, staccandosi a malincuore dal corpo tremante di Beatrice, ma tenendola saldamente per la mano, facendo scivolare il pollice sul palmo sudato dell'altra mentre guidava il gruppo verso la luce abbagliante dell'uscita.
Quando finalmente riemersero all'aria aperta sotto le luci sfolgoranti del piazzale, tutti e quattro avevano il fiato corto, le guance accaldate, lo sguardo lucido e un'espressione decisamente appagata. Qualcuno ipotizzò come tappa successiva il Bruco Mela.
«Il Bruco Mela?» esclamò Beatrice, riordinandosi la maglietta e alzando un sopracciglio con fare critico mentre osservava il vagone verde sgangherato che arrancava su un binario rialzato. «Ragazzi, ha un'andatura così lenta che potrebbero superarlo anche delle lumache in pensione.»
«Non sottovalutare la lentezza, Bea» disse Matteo con un sorriso malizioso, passandosi lentamente un dito bagnato sulle labbra e scoccando un'occhiata di puro fuoco a Dario.
«Certi percorsi rendono al meglio proprio quando ti prendi tutto il tempo necessario per assaporare ogni singolo metro.»
«Soprattutto quando si entra nella galleria oscura a forma di mela» aggiunse Dario, allungando una mano e accarezzando la schiena di Matteo con un movimento lento e deliberato che scese fino all'inizio dei glutei, facendo sobbalzare leggermente quest'ultimo.
«Lì dentro la visibilità si azzera.
Ed è proprio al buio che si capisce la vera qualità della trazione.»
Dopo un breve battibecco alla cassa, i quattro si accomodarono sui vagoncini in coppia.
Dario e Matteo si stiparono nel primo vagone disponibile: lo spazio era ridicolo, studiato per dei bambini, e costringeva le loro cosce ad aderire perfettamente, comprimendo le muscolature l'una contro l'altra senza lasciare un millimetro d'aria. Beatrice e Gaia si accomodarono nel vagoncino subito dietro, strette in un abbraccio inevitabile per far entrare le loro gambe lunghe nello stretto abitacolo.
«Mamma mia, che strettoia» mormorò Gaia, allungando le braccia per attirare Beatrice a sé dal cinturino dei pantaloni e facendola scivolare direttamente nel suo grembo, tra le sue cosce aperte. «Sento ogni singolo movimento del tuo corpo. Se la giostra parte con uno scatto, rischiamo un contatto ancora più intimo.»
«E ti stai lamentando?» mormorò Beatrice, appoggiando la schiena direttamente contro il petto caldo di Gaia e sentendo il ritmo accelerato e sordo del cuore della compagna proprio tra le sue scapole. Beatrice inclinò la testa all'indietro, sfiorando con la punta del naso la linea della mascella di Gaia, rilasciando un respiro caldo che fece venire la pelle d'oca a entrambe. «A me sembra che la posizione sia perfettibile... ma estremamente interessante.»
Nel frattempo, nel vagone davanti, la situazione era altrettanto incandescente. La barra di sicurezza in metallo si abbassò con un colpo secco, bloccando Matteo e Dario in una morsa claustrofobica ed eccitante.
«Dario, la sbarra mi spinge proprio contro di te» sussurrò Matteo con voce bassa e felpata, facendo scivolare la mano destra lungo la coscia del compagno, infilando le dita nell'incavo dell'interno coscia fino a trovare una presa salda e bruciante.
«Se continui a muoverti così, finisci per accendere motori che non dovresti toccare in pubblico.»
«Non sono io che mi muovo, è il motore del bruco che vibra» rispose Dario, il cui respiro si era fatto d'un tratto corto e irregolare. Si piegò leggermente verso sinistra, posando le labbra a un millimetro dall'orecchio di Matteo mentre la giostra iniziava la sua lenta, scricchiolante salita verso la grande mela di plastica.
«Ma devo ammettere che questa frequenza ha dei risvolti decisamente stuzzicanti.»
La giostra entrò finalmente all'interno del tunnel.
L'oscurità fu totale, profonda, interrotta soltanto da fioche e intermittenti luci strobo rosse che dipingevano i contorni dei loro corpi di sfumature scarlatte, creando un'atmosfera ovattata e clandestina.
Nel vagone posteriore, Gaia non perse un solo secondo: approfittando del buio pesto, fece scorrere entrambe le mani sotto la maglietta di Beatrice, risalendo lungo l'addome piatto fino a circondarle il petto.
Beatrice emise un piccolo sospiro acuto e sorpreso quando le dita di Gaia pizzicarono con delicatezza la sua pelle ipersensibile. Gaia la girò con forza verso di sé, cavalcandola a metà nello spazio stretto e piantando le labbra sulle sue in un bacio profondo, umido, carnale, scandito dal ritmo sussultante del trenino. Le lingue si cercarono con urgenza e rabbia sensuale; le mani di Beatrice si immersero nei capelli rossi di Gaia, tirandoli leggermente per farla aderire ancora di più, mentre la forza centrifuga di una curva al buio le spingeva l'una contro l'altra, facendo combaciare perfettamente i loro bacini in un movimento ritmico e involontario.
«Sei un pericolo pubblico...» mormorò Beatrice con le labbra gonfie e il fiato spezzato non appena il vagone intravvide una prima fessura di luce, staccandosi a fatica ma mantenendo lo sguardo immerso in quello di Gaia, luccicante di pura brama.
Nel vagone davanti, Matteo aveva sfruttato l'oscurità del tunnel per cogliere Dario completamente di sorpresa.
Con un gesto deciso, avvolse la mano dietro la nuca di Dario, tirandolo giù verso di sé.
Il bacio che si scambiarono fu lungo, impetuoso, privo di freni: le loro bocche si aprirono l'una nell'altra, assaporandosi con fame, mentre la mano libera di Matteo scivolava con decisione sul cavallo dei pantaloni di Dario, stringendo con il palmo rigido la forma evidente che si era creata. Dario lasciò sfuggire un gemito sordo e profondo, che andò a perdersi nel rimbombo del tunnel, proprio mentre il vagonetto affrontava l'ultima curva a gomito e la vibrazione del metallo amplificava la sensazione di godimento.
Quando il Bruco Mela riemerse completamente alla luce del sole ormai tramontato, tra i palloncini colorati e le luci intermittenti, tutti e quattro avevano le guance arrossate dal calore, i vestiti visibilmente sgualciti, i capelli arruffati e uno sguardo denso, carico della promessa di ciò che sarebbe successo più tardi.
«Ragazzi, io continuo a pensare che questa sia un'idea pessima» disse Dario, cercando di ricomporsi la camicia ma alzando lo sguardo intimorito verso la struttura in acciaio che svettava contro il cielo notturno.
La Torre del Terrore si ergeva per oltre quaranta metri, un monolito nero illuminato da neon viola e strobo bianchi che lampeggiavano sinistramente a ritmo cardiaco.
«Non fare il timido adesso, amó» lo provocò Matteo, cingendogli la vita da dietro con un abbraccio possessivo e lasciando scivolare le mani con lentezza calcolata fino alle tasche posteriori dei pantaloni di Dario. Con una pressione calcolata dei propri fianchi, si incollò completamente alla schiena di Dario, facendogli sentire l'impatto della sua presenza eretta e sussurrandogli sul collo, esattamente sotto l'orecchio: «Hai voluto la bicicletta? E adesso pedali. Anzi, adesso sali... e ti assicuro che la discesa sarà ancora più travolgente e profonda della salita.»
Dario avvertì un brivido violento corrergli lungo tutta la colonna vertebrale.
Si voltò con uno scatto, afferrando Matteo per i risvolti della camicia sbottonata e tirandolo a sé con foga finché i loro petti non arrivarono a scontrarsi, permettendo a entrambi di sentire i rispettivi cuori battere a mille. «Stai giocando con il fuoco, Matteo. Quando si va così in alto, poi la caduta è libera... e io non ho intenzione di mettermi i freni.»
Poco più in là, Beatrice osservava la scena divertita, ma la sua attenzione venne subito reclamata da Gaia. Con un movimento fluido e predatorio, Gaia si posizionò di fronte a lei, piantando saldamente le mani sui fianchi di Beatrice e spingendola dolcemente ma senza possibilità di fuga contro la balaustra in metallo della coda.
«Pensi di farcela, Bea?» mormorò Gaia con una voce incredibilmente calda, spessa di desiderio, inclinando la testa fino a sfiorare con le labbra carnose il lobo dell'orecchio della compagna. Il suo respiro leggero e bollente fece sobbalzare Beatrice, che d'istinto portò le mani sulle spalle di Gaia, infilando le dita sotto la pelle della giacca per darsi un contegno.
«Mettimi alla prova» sfidò Beatrice con il fiato corto, mentre le dita sapienti di Gaia scivolavano con millimetrica lentezza sotto l'orlo della sua maglietta, accarezzando la pelle nuda del fianco e risalendo verso le costole con una pressione ferma e bruciante. «Ma ti avverto: una volta arrivati in cima, non ci saranno vie di fuga.»
«Meglio così» rispose Gaia con un sorriso malizioso, sfiorandole il mento e stampandole un bacio umido, prolungato e profondo sulla clavicola scoperta, lasciando una traccia di saliva calda prima di staccarsi appena in tempo per far passare gli operatori della giostra.
L'operatore aprì i cancelletti e i quattro si accomodarono nei rispettivi sedili anatomici.
La configurazione della giostra li vedeva disposti a coppie, stretti all'interno di un guscio rigido in fibra di vetro. Le imbracature di sicurezza scesero dall'alto con un sibilo, bloccandoli al torace con un'aderenza stretta, quasi soffocante, che spingeva i loro petti in fuori.
Nel guscio di sinistra, Dario e Matteo erano letteralmente incastrati l'uno accanto all'altro.
La barra di pressione premeva sulle loro gabbie toraciche, costringendoli a un contatto fisico spalla-a-spalla e coscia-a-coscia inevitabile. Matteo cercò la mano di Dario sotto la protezione di plastica, intrecciando le dita con una forza tale da far sbiancare le nocche.
«Sento la tua presa, Matteo» disse Dario, il cui tono era una miscela esplosiva di adrenalina pura e tensione sensuale.
«Sei sicuro che sia solo paura dell'altezza?»
«È pura anticipazione, Dario» rispose Matteo, girando la testa verso di lui.
Sfruttando l'oscurità e la vicinanza forzata dell'imbracatura, Matteo sporse il viso e catturò le labbra di Dario in un bacio denso, affamato, d'impatto. Le loro bocche si aprirono con urgenza, mentre con la mano libera Matteo riuscì a premere le dita con forza sulla coscia di Dario, salendo verso l'interno. Dario rispose al bacio con un gemito soffocato e gutturale contro la bocca di Matteo, lasciandosi andare completamente a quel vortice di sensazioni prima ancora che la giostra partisse.
Nel guscio di destra, Beatrice e Gaia vivevano un momento di identica, bruciante intensità.
La sbarra di sicurezza stringeva le loro forme, ma Gaia trovò comunque il modo di far scivolare la mano libera lungo la coscia aperta di Beatrice, risalendo con lentezza calcolata fino a raggiungere l'interno coscia e applicando una pressione calda e costante.
«Gaia...» mormorò Beatrice, serrando la mascella mentre un'ondata di calore liquido la travolgeva.
«Guardami negli occhi, Bea» disse Gaia con tono imperioso e irresistibile.
Beatrice obbedì, incontrando uno sguardo scuro, privo di inibizioni. Gaia non le diede il tempo di pensare: inclinò il capo e la baciò con una passione travolgente, spingendo la lingua con determinazione all'interno della sua bocca, mentre la mano sulla coscia intensificava la presa, accarezzando la stoffa proprio dove la sensibilità era massima e modulando la pressione in un crescendo di sensazioni che tolse a Beatrice ogni residuo di fiato.
In quel preciso istante, un sibilo idraulico assordante squarciò l'aria.
CLACK.
Il carrello venne sparato verso l'alto a una velocità vertiginosa.
Quaranta metri in due secondi.
Il vento gelido della notte investì i quattro protagonisti, mentre un urlo corale di pura adrenalina esplose dai loro petti.
Arrivati al punto più alto, la giostra si bloccò per un secondo infinito.
Sotto di loro, le luci della fiera e della città brillavano come un tappeto incandescenti; sopra di loro, solo il cielo stellato e la sensazione imminente del vuoto.
In quell'attimo di sospensione totale, tra il cielo e la terra, i quattro si guardarono: Dario e Matteo, ancora con le labbra umide, gonfie e le mani saldamente allacciate; Beatrice e Gaia, con i respiri affannati, i petti che si sollevavano contratti e i corpi vibranti di tensione erotica.
Poi, la caduta libera.
La sensazione di assenza di gravità li travolse.
Lo stomaco salì in gola, i cuori accelerarono a ritmi parossistici e la vicinanza estrema dei loro corpi rese l'esperienza un'esplosione incontrollata di sensi. L'adrenalina della discesa si fuse indissolubilmente con l'eccitazione accumulata durante tutta la serata. Ogni oscillazione, ogni frenata magnetica risuonava nei loro muscoli tesi, trasformando la discesa in una cavalcata mozzafiato dove la paura e il piacere fisico si fondevano senza soluzione di continuità, strappando loro gemiti e grida che si perdevano nel vento.
Quando la giostra toccò finalmente terra e le imbracature si sollevarono con un soffio di aria compressa, il silenzio durò solo un istante prima di essere spezzato dalle loro risate liberatorie, calde e affannate.
I quattro scesero dalla piattaforma con le gambe ancora tremanti e le ginocchia deboli, completamente sopraffatti dall'adrenalina e da una complicità sensuale che non era mai stata così viva e palpabile.
Dario si passò una mano tra i capelli del tutto scompigliati, riordinandosi la camicia abbottonata male, mentre Matteo gli cinse le spalle con un braccio possessivo, attirandolo a sé e depositandogli un bacio affettuoso, profondo e deciso sulla tempia calda.
«Allora, amó? Direi che la discesa ha mantenuto tutte le promesse.»
«Anche troppe» ridacchiò Dario, riacquistando un colore acceso sulle guance e stringendosi a sua volta con forza al bacino del compagno.
«Ma devo ammettere che non la scambierei con nessun'altra esperienza.»
Accanto a loro, Gaia e Beatrice camminavano a braccetto nella notte, le dita saldamente intrecciate e i fianchi che sbattevano l'uno contro l'altro a ogni passo. Beatrice sfiorò la guancia accaldata di Gaia con un gesto carico di dolcezza e malizia, sussurrandole qualcosa a fior di labbra che fece arrossire persino la solitamente imperturbabile rossastra, la quale rispose stringendole con forza la natiche sopra la stoffa dei pantaloni.
Tra le luci al neon che iniziavano lentamente a spegnersi, l'odore residuo di zucchero filato e la musica in sottofondo che andava affievolendosi, il quartetto si avviò verso l'uscita del luna park. Sapevano tutti benissimo che la serata non si sarebbe affatto conclusa lì: le attrazioni e il buio delle giostre avevano solo scaldato i motori, spianando la strada per un seguito intimo che si preannunciava ancora più libero, caldo e indimenticabile.
Vacca 24
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