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Lui & Lei

VISITA DI CONTROLLO


di La-mandria
01.08.2026    |    681    |    3 8.0
"Dario le afferrò le cosce rivestite di seta, sollevandole e divaricandole ancora di più per affondare senza riserve..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

Il silenzio dello studio medico al terzo piano del palazzo d'epoca in centro era denso, interrotto soltanto dal ticchettio cadenzato di un pendolo in radice di noce e dal brusio ovattato del traffico della città.
L’aria nella sala d'attesa era condizionata a una temperatura costantemente fresca, permeata da quell'aroma inconfondibile e austero di disinfettante alcolico, carta patinata, legno antico e una discreta nota speziata.
Elenore era seduta su una poltroncina in pelle verde bosco.
A trentaquattro anni, con una carriera avviata nell'editoria, possedeva una bellezza sobria, consapevole e profondamente magnetica.
Aveva un taglio di capelli castani molto lucidi che le incorniciava la linea della mascella, una pelle chiarissima e opaca, quasi di porcellana, e due occhi nocciola sfumati d'oro che sapevano essere incredibilmente espressivi.
Quel pomeriggio aveva scelto con cura il proprio abbigliamento: un completo elegante composto da una blusa in satin color avorio, dal tessuto morbido e scivoloso che aderiva alla curva dei suoi seni senza costringerli, e una gonna a tubino grigio antracite che le fasciava strettamente la linea dei fianchi e dei glutei, spaccata delicatamente sul retro e terminante appena sotto il ginocchio. Sotto, calze di seta velata nero fumo con una riga posteriore sottile e scarpe con tacco a spillo da otto centimetri.
Il motivo formale della sua presenza era un controllo cardiologico e vascolare di routine.
Nelle ultime settimane d'intenso lavoro, Elenore aveva avvertito frequenti episodi di tachicardia improvvisa, un senso di oppressione al petto e una pervasiva vampata di calore lungo il collo. Tuttavia, mentre aspettava sulla poltrona di pelle, sapeva che la vera causa del suo nervosismo non era la preoccupazione per la salute, ma la prospettiva della visita in sé.
Non era la prima volta che si recava dallo specialista in medicina interna, il Dottor Dario Resta.
Dario aveva quarantadue anni, una fama d'eccellenza e un rigore impeccabile. Era un uomo alto, dalla corporatura asciutta, muscolosa e ben proporzionata, con spalle ampie accentuate dai tagli dei suoi abiti sartoriali.
Aveva capelli scuri spruzzati d'argento sulle tempie, una mascella netta, labbra carnose, ma rigorose e un paio di mani dalle dita lunghe, forti e curatissime.
Il suo sguardo, di un grigio-azzurro freddo e analitico, possedeva una sconcertante capacità di penetrare la sicurezza di chiunque gli stesse di fronte.
La porta massiccia in noce con la targa in ottone inciso si aprì con uno scatto sommesso.
“Signora Elenore. Prego” pronunciò la voce del medico.
Era un timbro basso, cavernoso, perfettamente modulato, che sembrò vibrare istantaneamente nella parte inferiore dell'addome di Elenore.
Elenore si alzò, lisciandosi la gonna sui fianchi con un gesto lento e misurato. Sostenne lo sguardo di Dario e gli rivolse un leggero cenno del capo. “Buonasera, Dottore.”
“Si accomodi pure” rispose lui, facendosi da parte per farla passare. Nell'istante in cui Elenore gli sfilò accanto, il profumo fiorito e caldo della sua pelle si sovrappose per un attimo al pulito e alla nota di vetiver dell'uomo, creando un'immediata alchimia nell'aria.
Dario chiuse la porta dietro di loro, tirando la serratura in ottone.
Quel banale gesto isolò completamente la stanza da ogni rumore esterno, chiudendoli in una dimensione privata e sospesa.
Lo studio di Dario era una perfetta cattedrale del rigore medico e dell'eleganza classica.
A sinistra, una parete era interamente coperta da una libreria in legno scuro carica di enciclopedie, trattati di anatomia umana, volumi rilegati e fascicoli clinici.
Dall'altro lato, sotto un'ampia finestra con tende a pacchetto in lino ecru che filtravano una luce morbida e rosata, troneggiva una scrivania in ciliegio spazzolato. Sopra di essa regnava un ordine impeccabile: uno schermo piatto ultra-sottile, una penna stilografica d'argento, un blocchetto di ricette timbrato e un negatoscopio retroilluminato spento.
Separata dal resto dello studio mediante un paravento alto tre ante in vetro satinato e struttura in ottone brunito, si trovava la zona clinica vera e propria. Lì dominava un lettino medico snodabile rivestito in ecopelle nera lucida, illuminato dall'alto da una lampada scialitica a braccio snodabile.
Di fianco, un carrello in acciaio inossidabile tirato a specchio sosteneva un vassoio chirurgico con siringhe, flaconi di disinfettante, uno sfigmomanometro aneroide di precisione con fonendoscopio, sonde da esplorazione, guanti in lattice e nitrile e confezioni di gel conduttore sterile.
“Si accomodi”la invitò Dario, indicando la poltroncina in pelle di fronte alla sua scrivania.
Elenore si sedette con eleganza, accavallando le gambe.
Il fruscio morbido della seta delle sue calze che sfregavano l'una contro l'altra ruppe il silenzio con una carica di erotismo involontario.
La gonna si sollevò di qualche centimetro sopra il ginocchio, scoprendo la curva della coscia ben tornita.
Dario si accomodò di fronte a lei, appoggiando i gomiti sul piano di ciliegio e intrecciando le dita lunghe. Il suo camice bianco, immacolato e ben inamidato, aderiva alle sue spalle larghe, lasciando intravedere dal colletto la cravatta scura in seta e il primo bottone della camicia azzurra.
“Dunque, Elenore” esordì lui, mantenendo quel tono professionale che oscillava pericolosamente tra la formale distanza medica e un'intimità profonda. “Come si sono evoluti i sintomi dopo l'ultima terapia? Ha notato ancora quegli sbalzi improvvisi nella pressione e nel battito?”
Elenore fece un respiro leggero, avvertendo il satin della blusa tendersi sui capezzoli che, per il freddo dello studio e per la tensione, avevano iniziato a irrigidirsi sotto la stoffa.
“Ho cercato di seguire le sue raccomandazioni, Dottore” rispose con voce vellutata. “Ma la sensazione di calore improvviso e l'accelerazione del battito non sono scomparse. Si verificano in contesti specifici... quando sono sotto stress, o quando mi trovo in situazioni d'attesa. Sento il cuore battere proprio qui, alla base della gola.”
Dario inclinò leggermente la testa.
I suoi occhi grigio-azzurri scesero per un secondo sulla scollatura di Elenore, dove la pelle candida della clavicola pulsava visibilmente.
“Il sistema cardiovascolare e il sistema nervoso autonomo sono strettamente legati alle emozioni e alla percezione degli stimoli esterni” spiegò il medico, con la lentezza di chi sta impostando una diagnosi complessa.
“Bisogna fare un esame obiettivo sistematico. Voglio valutare la reattività dei vasi, i toni cardiaci e la sensibilità periferica. Passiamo nell'area clinica.”
Elenore si alzò dalla poltrona e varcò la soglia del paravento in vetro satinato. L'aria in quel punto dello studio era ancora più fresca, rendendo il contatto con il proprio corpo e con i vestiti un'esperienza estremamente sensibile.
Dario si avvicinò al lavello in ceramica.
Si lavò le mani con un sapone disinfettante dal profumo balsamico, lavando ogni dito con cura e asciugandosi con un panno di lino.
Dopodiché, con un gesto secco e misurato, aprì una confezione monouso ed estrasse un paio di guanti in nitrile nero estremamente sottili.
Li infilò uno alla volta; il materiale aderì alla pelle delle sue mani con uno schiocco morbido e nitido.
“Per un'ispezione toracica e addominale completa, ho bisogno che rimuova la blusa e il reggiseno, ed allenti la gonna in modo da scoprire l'addome” istruì il medico con voce professionale, neutra, che rendeva l'ordine spietatamente erotico.
“Può sistemarsi sul lettino. Le metto a disposizione questo telo igienico.”
Dario le diede le spalle, concentrandosi sul carrello degli strumenti.
Elenore avvertì un'ondata di calore salirle al viso.
Con dita leggermente tremanti, portò le mani ai piccoli bottoni in madreperla della blusa avorio. Li sbottonò uno a uno dall'alto verso il basso, aprì la seta e la fece scivolare giù lungo le braccia, appoggiandola sullo schienale di una sedia. Rimase in un reggiseno a balconcino in pizzo nero, che sollevava e scopriva quasi interamente le calotte dei suoi seni sodi e morbidi.
Sganciò la cerniera lampo sul retro della gonna e la bottone della cintura, facendola scendere sui fianchi fin sopra le cosce. Infine, si sganciò la chiusura posteriore del reggiseno, facendolo scivolare via.
Nuda dalla vita in su, la pelle di Elenore reagì subito all'aria condizionata dello studio: i suoi seni, pieni e con le aureole scure contratte dal freddo, si sollevavano al ritmo del suo respiro accelerato.
Si sdraiò a pancia in su sul lettino in ecopelle nera, il cui contatto iniziale fu una lama di ghiaccio contro la schiena.
Posò la testa sul cuscino rigido e si coprì il bacino con il telo sterile di carta.
Quando Dario si voltò e fece un passo oltre il paravento, la vista di Elenore così esposta sul lettino clinico non smosse il suo rigore apparente, ma lo sguardo del medico divenne improvvisamente più cupo e denso.
“Cominciamo dai parametri vitali” mormorò, avvicinandosi al lato destro del lettino.
Prese lo sfigmomanometro. Avvolse il manicotto in tessuto scuro attorno al braccio sinistro di Elenore, facendolo aderire sulla pelle nuda dell'omero. La sua mano guantata di nero era fredda, liscia, priva di attrito. Con la pompetta di gomma in mano, cominciò a sgonfiare e gonfiate il manicotto.
Elenore sentì la fascia di nylon stringerle il braccio con forza crescente, una morsa controllata che le bloccò momentaneamente il flusso sanguigno.
Dario applicò la membrana del fonendoscopio sulla piega del suo gomito, piegandosi leggermente su di lei. Il profumo del medico,una miscela di pulito, maschile e pelle, la avvolse completamente.
“Centoventi su ottantacinque, ma la frequenza arteriosa al polso è molto alta” disse Dario, rilasciando gradualmente la valvola dell'aria con un leggero sibilo. “ Ha novantotto battiti al minuto. La sua pelle è visibilmente dermografica e reattiva.”
“È la... pressione della fascia, Dottore” tentò di giustificarsi Elenore, la cui cassa toracica saliva e scendeva visibilmente di fronte agli occhi del medico.
“Non è solo la fascia, Elenore” rispose lui con voce bassissima.
“La sua pelle sta reagendo alla mia vicinanza.”
Dario infilò le olive del fonendoscopio alle orecchie.
Il tubo di gomma nera pendeva dal suo collo, mentre la capsula in acciaio lucido brillava sotto la luce della lampada scialitica.
“Adesso effettuerò l'auscultazione polmonare e cardiaca nei vari focolai anatomici” disse Dario con calma.
“Faccia dei respiri profondi attraverso la bocca. Espiri lentamente.”
Si sporse sul corpo di Elenore. Poggiò il disco metallico del fonendoscopio direttamente sul quadrante superiore del petto della donna, appena sotto la clavicola destra. Il contatto con il metallo gelato fece trasalire Elenore, che trattenne il fiato prima di lasciarlo andare in un lungo sospiro tremante.
“Continui a respirare. Così” mormorò Dario.
La mano del medico, fasciata nel guanto di nitrile nero, manteneva la capsula pressata con decisione sulla pelle morbida di Elenore. Lo strumento si muoveva con una lentezza scientifica: dalla clavicola scese verso il centro del petto, tra le coppe dei seni nude, per poi spostarsi sul lato sinistro, esattamente sopra la punta del cuore.
Dario rimase inclinato sopra di lei per lunghi secondi, in un silenzio in cui si udiva solo il respiro di entrambi.
La capsula si spostò proprio sotto la piega del seno sinistro di Elenore; con la mano guantata, Dario sollevò delicatamente la polpa morbida del seno della donna per posizionare lo strumento più in profondità, a contatto con la parete toracica.
Il tocco della gomma del guanto e della mano forte di Dario che sosteneva il peso del suo seno fece sfuggire ad Elenore un debole gemito ricucito a stento tra le labbra.
“Il primo e il secondo tono cardiaco sono forti, nettamente udibili, ma c'è un galoppo sintomatico di forte eccitazione neurovegetativa” spiegò Dario, senza togliere la mano da sotto il suo seno.
Gli occhi del medico fissavano la bocca socchiusa di Elenore, le sue labbra carnose e il colorito rosato che si stava spandendo sul suo décolleté.
“Sente il freddo dello strumento, o sente la mia mano?”
“Sento... tutto, Dottore” rispose lei in un soffio, incapace di mentire.
Dario spostò lo strumento sul dorso.
“Si tiri su a sedere, per favore. Spalle avanti.”
Elenore si sollevò sul lettino, rimanendo seduta a gambe incrociate, completamente nuda dal bacino in su.
Dario si portò dietro le sue spalle.
Posò la mano sinistra, ampia e calda nonostante il guanto, sulla spalla scoperta di Elenore per stabilizzarla, mentre con la destra faceva scorrere la capsula del fonendoscopio lungo la colonna vertebrale e sui campi polmonari posteriori.
Ogni volta che la capsula toccava la pelle della schiena, Elenore avvertiva una scossa che dalle vertebre scendeva fino al bacino.
La mano di Dario sulla sua spalla non era più una presa clinica: le sue dita si muovevano lentamente, accarezzando la pelle di seta della spalla e la linea del collo.
“Può rimettersi stesa” ordinò Dario, tornando di fronte a lei.
Elenore si ridistese sul lettino.
Dario abbassò leggermente il telo di carta igienica, scoprendo completamente la pancia piatta, la pelle liscia dell'addome e la curva dei fianchi fino all'attacco delle calze e dell'intimo di pizzo.
“Passiamo alla palpazione superficiale e profonda dei visceri addominali” disse il medico.
Si sporse sul lettino e posò entrambe le mani guantate sulla pancia di Elenore. Le sue dita lunghe affondarono con delicatezza ma con fermezza nella carne morbida dell'ipocondrio destro, per poi scendere verso l'ombelico e la fossa iliaca.
“Rilassi la parete addominale, Elenore. Non opponga resistenza” disse con quel suo tono imperioso e calmo.
La combinazione tra la pressione delle sue dita forti e la scivolosità del guanto in nitrile creava un effetto devastante sulla sensibilità di Elenore.
La donna chiuse gli occhi, contraendo e rilasciando la pancia mentre le dita di Dario scendevano sempre più in basso, sfiorando ripetutamente il bordo elastico dello slip nero e la pelle sensibile dell'interno coscia.
“Non c'è epatomegalia, i punti dolorosi ureterali sono negativi” commentò il medico, ma il ritmo del suo discorso stava rallentando.
Le sue dita si fermarono sulla fossa iliaca sinistra, sfiorando con il pollice la cresta iliaca di Elenore con un movimento circolare, lento, deliziosamente provocatorio. “Ma i muscoli del suo bacino sono estremamente tesi, contratti. C'è una stagnazione di energia vascolare in questa zona” aggiunse con tono severo.
Dario staccò le mani dal suo addome, lasciando un vuoto improvviso.
Si avvicinò al carrello, prese un flacone e ne versò una generosa quantità di gel trasparente e denso sulle proprie dita guantate.
“Utilizzerò una tecnica di palpazione conduttiva per valutare il tono muscolare e i riflessi vascolari profondo” annunciò.
Tornato al lettino, applicò il gel freddo e viscoso direttamente al centro dell'addome di Elenore e sopra la linea dei fianchi.
La sensazione del fluido freddo combinato con la pelle calda di Elenore fece trasalire la donna con un sussulto visibile.
Dario cominciò a massaggiare il gel sulla pancia di lei, stendendolo con palmi aperti e movimenti lunghi, continui, che scendevano dai seni fino al pube e ai fianchi.
Il gel eliminava ogni attrito: la mano del medico scivolava con una fluidità erotica inaudita, accarezzando la pelle nuda di Elenore con una perizia sensuale che travalicava qualsiasi confine medico.
Elenore affondò le mani nei bordi del lettino in ecopelle, gli occhi serrati, il respiro ridotto a piccoli colpi d'aria veloci.
Le dita di Dario, coperte di gel, tracciavano cerchi sempre più stretti attorno al suo ombelico, per poi scendere risolutamente sotto il bordo dell'intimo, sfiorando la pelle ipersensibile dell'inguine.
“Il suo corpo risponde in modo straordinario alla stimolazione tattile, Elenore” mormorò Dario, inclinandosi su di lei finché il suo viso non fu a pochi centimetri dal suo.
“Sente come la pelle si è scaldata? Il gel ha già raggiunto la temperatura corporea.”
“Dottore... la prego...” mormorò Elenore, la voce rauca, incapace di formulare una frase compiuta.
Dario si fermò.
Si sfilò i guanti in nitrile con uno schiocco netto e li gettò nel contenitore per i rifiuti biologici.
Per la prima volta durante la visita, le sue mani nude erano libere.
Prese dal carrello un piccolo martelletto neurologico con la testa in gomma morbida e una torcia a penna ad alta intensità.
“Si metta seduta sul bordo del lettino, con le gambe a ciondoloni” ordinò.
Elenore si mise a sedere.
Essere nuda dalla vita in su, con la pancia lucida di gel e le gambe scoperte di fronte al medico vestito di tutto punto con cravatta e camicia, accentuava una sensazione di vulnerabilità ed eccitazione travolgente.
Dario si posizionò in piedi esattamente tra le sue ginocchia aperte.
Appoggiò la mano sinistra nuda, calda, forte, con le dita leggermente ruvide, sulla coscia nuda di Elenore, appena sopra il ginocchio.
Il contatto diretto pelle contro pelle dopo la freddezza del nitrile fu come una scarica elettrica.
Con il martelletto nella mano destra, picchiettò delicatamente sul tendine rotuleo.
La gamba di Elenore scattò in avanti, sfiorando la coscia del medico.
“Risposta rotulea vivace” disse lui.
Spostò la mano calda più in alto lungo la coscia di Elenore, infilando le dita sotto l'orlo della gonna ripiegata. La sua mano risalì lentamente la seta della calza, accarezzando la pelle nuda dell'interno coscia dove la calza finiva con una fascia di pizzo.
Elenore divaricò leggermente e d'istinto le gambe, offrendosi al suo tocco.
Il martelletto cadde sul lettino con un rumore sordo.
La mano di Dario risalì con decisione fino ad avvolgere i fianchi di Elenore, tirandola leggermente verso di sé sul bordo del lettino.
“Ora controlliamo la risposta pupillare e l'allineamento” disse Dario con voce che aveva perso ogni traccia di distacco clinico.
Accese la torcia a penna e la puntò verso gli occhi di Elenore.
Con l'altra mano le prese il mento, tenendola ferma, ma la luce durò solo un secondo.
Dario spense la torcia, la posò sul carrello e guardò Elenore negli occhi con una fame pura, controllata a stento.
“Non c'è alcun dubbio sulla diagnosi, Elenore” mormorò e la sua mano dal mento scese lungo il collo di lei, accarezzandole il petto nudo e fermandosi sul battito del suo cuore.

“Lei non ha alcun disturbo patologico. Lei ha un bisogno disperato di essere presa. Da me. Qui.”
Elenore non rispose con le parole.
Allungò le braccia nude e le avvolse attorno al collo di Dario, tirandolo a sé con una forza improvvisa.
Le loro labbra si scontrarono in un bacio affamato, profondo, esigente.
Dario la bloccò contro di sé con un braccio attorno alla schiena, mentre l'altra mano si affondava nei suoi capelli castani, tenendole la testa ferma per esplorare la sua bocca con la lingua.
Elenore emise un gemito soffocato nella bocca del medico, assaporando il gusto pulito e forte di lui, mentre le sue dita disperate cercavano i bottoni della cravatta e della camicia di Dario.
Dario interruppe il bacio per un secondo, il respiro pesante.
Si sfilò la cravatta di seta con un gesto rapido e la gettò sulla scrivania, poi sbottonò i primi bottoni della camicia azzurra, mostrando il petto ampio coperto di peli scuri e muscoli sodi.
Prese Elenore per i fianchi e la sollevò senza alcuno sforzo, rimettendola stesa al centro del lettino in ecopelle.
Le sfilò completamente la gonna a tubino e lo slip di pizzo nero con due gesti decisi e precisi, lasciandola vestita soltanto delle calze di seta velata nero fumo tirate fino a metà coscia.
La vista di Elenore, completamente nuda, la pelle ancora velata dal gel trasparente che brillava sotto la lampada scialitica, le gambe aperte e le calze di seta nere, strappò a Dario un sospiro profondo.
“Sei di una bellezza devastante... “ mormorò con voce rauca, abbandonando del tutto il registro formale.
Dario si liberò dei pantaloni e del proprio intimo con gesti svelti, rivelando la sua imponenza fisica, eretta e pronta.
Si posizionò tra le cosce di Elenore.
La donna allungò le mani, accarezzando i muscoli scolpiti dei suoi addominali e delle sue spalle, tirandolo giù su di sé.
Dario si inclinò, baciandole i seni con devozione, prendendo la polpa morbida tra le labbra e succhiando con ritmo lento, profondo, mentre le sue dita scendevano nell'intimità bagnata e calda di Elenore.
La donna arcuò la schiena sul lettino medico, lasciando andare ogni freno, gridando piano mentre le dita di Dario la preparavano con sapiente padronanza anatomica.
“Guarda dove siamo, Elenore... guarda cosa stiamo facendo” disse lui, alzando lo sguardo su di lei mentre si posizionava.
“Prendimi, Dario... ti prego, adesso!” implorò lei, affondando le unghie nelle sue spalle nude.
Dario si spinse dentro di lei con un movimento unico, lento, profondo e inarrestabile.
L'impatto fu così intenso che Elenore spalancò la bocca in un grido muto, serrando gli occhi mentre una sensazione di pienezza e calore assoluto la travolgeva.
Il lettino in ecopelle nera scricchiolò leggermente sotto il peso e il ritmo dei loro corpi.
Dario cominciò a muoversi con una cadenza calcolata, potente, profonda.
Ogni sua spinta raggiungeva il punto più intimo di Elenore, provocando contrazioni muscolari che avvolgevano la sua virilità.
Le calze di seta di Elenore sfregavano contro i pantaloni e il camice abbandonati sul bordo del lettino, creando un contrasto erotico irreale tra il contesto clinico e la violenza della loro passione.
Dario le afferrò le cosce rivestite di seta, sollevandole e divaricandole ancora di più per affondare senza riserve.
La lampada scialitica sopra di loro illuminava ogni dettaglio dei loro corpi uniti, il velo di sudore che li bagnava e i movimenti ritmici delle loro bacini.
“Il tuo cuore... senti come batte adesso?” ansimò Dario contro le sue labbra, spingendo con forza crescente.
“Batte... per te... solo per te!” rispose Elenore, persa in un vortice di piacere che cancellava ogni pensiero, ogni ruolo, ogni pudore.
Il ritmo diventò frenetico, travolgente.
Dario la possedeva con la sicurezza di chi conosce ogni fibra del suo corpo, alternando spinte lunghe e profonde a tocchi leggeri sul suo clitoride turgido. Elenore sentì il piacere salire dall'addome come un'ondata d'incendio; le sue pareti vaginali si contrassero con spasmi violenti e ripetuti attorno a lui.
Sotto l'urto di un orgasmo devastante, Elenore inarcò la schiena, gridando il nome del medico nello studio isolato.
Sentendo l'orgasmo di lei che lo stringeva in una morsa incandescente, Dario perse l'ultimo briciolo di autocontrollo: affondò un'ultima volta fino in fondo e con un ruggito sommesso si svuotò completamente dentro di lei, tremando sopra il suo corpo appagato.
Rimasero abbracciati sul lettino per lunghi minuti, immersi in un silenzio colmo di respiro e appagamento.
Dario la teneva stretta al suo petto nudo, baciandole dolcemente le tempie, le palpebre e i capelli disordinati.
La pelle di entrambi era calda, profumata e unita da un velo sottile di sudore e gel.
Lentamente, Dario si sfilò da lei.
Con la solita cura e delicatezza, prese un panno monouso morbido e asciugò con gesti attenti il corpo di Elenore, pulendola dal gel e dai fluidi dell'amore con una grazia che conservava il sapore di un'attenzione quasi medica.
Elenore si sollevò a sedere, rivestendosi lentamente.
Rimise la gonna a tubino, riallacciò la blusa avorio e si infilò le scarpe.
Ogni gesto, ora, era carico di un'eleganza consapevole e di una nuova energia rilassata.
Dario si riordinò a sua volta: calzò i pantaloni, infilò la camicia azzurra, riannodò la cravatta in seta con un nodo perfetto e indossò di nuovo il camice bianco inamidato.
In pochi istanti, l'inappuntabile e rigoroso Dottor Resta era tornato di fronte a lei.
Tornarono entrambi nella zona della scrivania.
Dario si sedette dietro il piano in ciliegio, aprì il cassetto e ne estrasse il blocco delle ricette.
Prese la penna d'argento e tracciò alcune righe con la sua scrittura fluida ed elegante.
Strappò il foglio con un gesto secco e lo tese a Elenore sopra la scrivania.
Elenore lo prese, leggendo quanto scritto:
“Trattamento intensivo completato con successo. Sintomatologia azzerata.
Richiesto richiamo terapeutico obbligatorio: giovedì prossimo, ore 18:00.”
Elenore alzò lo sguardo, incontrando gli occhi grigio-azzurri di Dario, che ora brillavano di una complicità calda e profonda.
“Le raccomando di non saltare la prossima seduta, Signora Elenore” disse il Dottore con tono serio e professionale, dietro il quale si nascondeva una promessa bruciante.
“La continuità delle cure è l'unica garanzia per il suo benessere.”
Elenore ripose la ricetta nella sua borsetta in pelle, si alzò e gli rivolse un sorriso magnetico.
“Sarò estremamente puntuale, Dottore. La sua terapia è l'unica che abbia mai funzionato.”
Varcò la porta dello studio e scese le scale del palazzo d'epoca con passo leggero, portando dentro di sé il calore indelebile di una visita di controllo indimenticabile.

Vacca 24
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