Il grande “malinteso” di Springfield
A Springfield il sole tramontava sempre con una puntualità quasi sospetta, come se la città aspettasse soltanto quel momento per togliersi la maschera da sobrio quartiere di provincia e trasformarsi in un gigantesco teatro dell'assurdo.
Di giorno c'erano le mamme davanti alla scuola, Apu dietro la cassa del minimarket, il commissario Winchester impegnato a fingere di avere tutto sotto controllo e Homer Simpson alla centrale nucleare, intento a dimostrare che la gravità e la sicurezza nucleare fossero opinioni meramente personali.
Di notte, però, Springfield diventava un gigantesco alveare di sussurri. Le luci si abbassavano, le tende si chiudevano, le chiacchiere iniziavano e le voci correvano più veloci di Bart quando aveva appena distrutto la vetrata del Direttore Skinner.
Quella settimana, il copione del pettegolezzo cittadino aveva trovato due protagonisti assoluti: Homer e Marge Simpson.
Tutto era nato durante un'apparentemente innocua grigliata domenicale organizzata nel giardino dei Flanders.
L'aria era satura dell'odore di carne arrostita, salsa dolce e del profumo dell'erba appena tagliata da Ned con precisione meticolosa.
Homer, con la maglietta già macchiata di senape, aveva fatto scivolare lo sguardo su Marge.
Lei indossava un abito estivo verde chiaro, di una stoffa leggera che le fasciava le curve in modo sorprendentemente attraente.
Nonostante gli anni, tre figli e i disastri quotidiani, Marge conservava un fascino capace di paralizzare Homer anche nei momenti meno opportuni.
Marge sapeva intrigare Homer coinvolgendolo in giochi erotici di alto livello.
Durante la notte, la loro stanza da letto si trasformava in un set a luci rosse, ma questo era un segreto tutto loro.
Trafficando con una salsiccia e rapito da un'improvvisa vampata di desiderio misto ad una goffa audacia, Homer le aveva fatto un occhiolino smaliziato, prima di alzare il bicchiere di birra d'inizio serata davanti ai vicini.
«Sapete cos'è che tiene davvero viva una coppia dopo tutto questo tempo?» aveva chiesto Homer, fissando Marge con uno sguardo carico, quasi rovente, privo della solita opacità intellettiva.
Ned Flanders si era fermato con le pinze da barbecue a mezz'aria, un sorriso ingenuo stampato in faccia. «La fede nel Signore e una sana lettura dei Salmi prima di andare a dormire, Homerino?» «La comunicazione e il rispetto reciproco?» aveva suggerito Marge, restituendo a suo marito un'occhiata complice, divertita e vagamente arrossita per l'attenzione.
«Le ciambelle?» aveva tentato Homer per un riflesso incondizionato. Poi, vedendo Marge mordersi leggermente il labbro inferiore con un sorriso complice, s’era affrettato ad aggiungere con un tono fin troppo allusivo e un ammiccamento marcato: «No... volevo dire un pizzico di follia serale! Bisognerebbe spezzare la solita routine con un bel gruppo, scambiarsi un po' di cose tra vicini ed esplorare nuove posizioni!».
In realtà, nella mente nebbiosa di Homer, che custodiva gelosamente il suo segreto domestico, il concetto era chiarissimo: voleva proporre a Ned e Maude di formare un gruppo per il torneo di bowling del quartiere, scambiarsi le posizioni di tiro in pista per fare più punti e scambiarsi i dolci della domenica.
Purtroppo per lui, non fece in tempo a spiegare la faccenda delle bocce e dei pinoli, perché mandò giù di colpo una braciola d'agnello intera, cominciando a soffocare violentemente mentre Ned gli praticava la manovra di Heimlich tra i cespugli.
La frase rimase così sospesa nell'aria. "Un bel gruppo", "scambiarsi cose tra vicini", "nuove posizioni".
Bastò quello.
La mente maliziosa, repressa e perennemente paranoica degli abitanti di Springfield fece il resto.
Ned Flanders rimase a bocca aperta per tre minuti sfilando le salsicce dalla griglia, convincendosi di aver appena ascoltato una proposta di perversione pagana.
Maude si portò le mani al petto, palesemente sconvolta, ma stranamente curiosa di capire quali fossero le nuove posizioni.
Il mattino seguente, il germe del pettegolezzo si diffuse per le strade di Springfield come un incendio alimentato dal vento.
Il bar di Moe Szyslak, di solito un mausoleo di tristezza e birra stantia frequentato da anime perse, divenne il centro nevralgico della disinformazione a luci rosse.
Erano appena le nove del mattino quando Moe ricevette la prima telefonata anonima.
«Pronto, Bar di Moe» rispose l'oste, strofinando un bicchiere sporco con uno straccio ancora più sporco.
«È vero?» chiese una voce camuffata attraverso un fazzoletto, che ricordava in modo sospetto quella di Agnes Skinner.
«Che cosa dovrebbe essere vero?» ringhiò Moe.
«Quello che organizzano i Simpson questo fine settimana. Si parla di inviti riservati, cose estreme tra vicini di casa...»
«I Simpson organizzano feste di compleanno?»
«No, non compleanni... quello. Cose roventi. Scambi di coppia, olio da massaggio e perversioni di gruppo.»
Moe sbatté le palpebre. Non aveva capito assolutamente nulla delle dinamiche reali, ma da oste navigato e disperatamente solo conosceva una regola fondamentale della vita sociale di Springfield: quando qualcuno ti parla di un segreto scabroso, bisogna annuire e fingersi informati per sembrare interessati.
«Ah... sì... certo... proprio quello» mormorò Moe con un tono basso, viscido e complice. «Roba da far sciogliere l'asfalto di Evergreen Terrace. Ma io non vi ho detto niente.»
Tre parole bastarono a trasformare un'inesistente serata bowling in uno scandalo di proporzioni bibliche.
Nel giro di un'ora, il bar si riempì.
Carl Carlson era arrivato armato di taccuino per prendere appunti strategici.
Lenny Leonard era seduto su uno sgabello a mangiare popcorn come se stesse guardando un film al cinema.
Barney Gumble si era presentato con una maschera da sub in testa e un flacone di crema solare, convinto che la festa prevedesse una vasca idromassaggio gigante riempita di panna liquida.
Quando Homer varcò la soglia del bar per prendersi la solita Duff delle undici, notò immediatamente che l'atmosfera era cambiata. I suoi amici non lo guardavano con il consueto disprezzo o disinteresse: lo fissavano con sguardi carichi di una venerazione quasi carnale, mista a un terrore reverenziale.
«Ehi, ragazzi» disse Homer, grattandosi la pancia sotto la camicia bianca. «Che avete da guardare? C'è della maionese sul mio mento?»
Lenny si sporse in avanti, facendo danzare le sopracciglia con una malizia senza precedenti. «Homer... vecchia volpe. Gira una voce in città. Dicci la verità: chi fa la prima mossa nell'oscurità a casa tua?»
Homer, convinto che nulla di ciò che accadeva in casa sua potesse essere trapelato e che Lenny si riferisse al fatto che Marge avesse finalmente accettato di fargli da partner per il bowling, rispose con un'occhiata furbesca e smaniosa, accompagnata da un gesto della mano: «Beh, ragazzi, di solito parto io con un bell'affondo deciso da dietro per dare la spinta, ma quando Marge prende in mano la situazione, si piega in avanti e usa tutte e due le mani... beh, si va avanti fino all'alba e vi assicuro che tremano i muri di casa!».
Un silenzio carico di tensione erotica, shock e pura prostrazione calò sul bar.
Carl fece cadere la penna, Lenny si coprì gli occhi per la troppa immaginazione e Moe, travolto da un'ondata di gelosia e immagini mentali troppo forti per la sua mente deviata, svenne direttamente dietro il bancone, colpendo con la testa una cassa di birra vuota.
«Wow» mormorò Carl, tremando. «Quel Simpson è un animale selvaggio.»
Mentre Homer diffondeva involontariamente panico e lussuria al bar, Marge stava semplicemente facendo la spesa al Kwik-E-Mart, del tutto ignara del fatto che la sua reputazione stesse venendo riscritta da una città di maniaci.
Indossando il suo solito abito verde, Marge spingeva il carrello tra le corsie, scegliendo con cura la verdura.
Tuttavia, notò fin da subito che c'era uno strano fermento.
Kirk Van Houten, che stava scegliendo una scatola di cracker, la guardò da sopra gli occhiali, arrossì violentemente, lasciò cadere l'intera confezione e scappò dal negozio inciampando nei suoi stessi piedi. Il Signor Moleman, poco più in là, teneva in mano un barattolo di gelato alla stracciatella e degli omogeneizzati per bambini, fissando Marge con due occhi sbarrati dietro le lenti spesse come fondi di bottiglia.
Marge arrivò alla cassa, dove Apu la attendeva.
Il gestore del minimarket non la salutò con il solito e squillante “Grazie, torni di nuovo a trovarci!”. Si piegò invece lentamente sul bancone, abbassando la voce e facendo lampeggiare uno sguardo ammiccante.
«Signora Simpson...» disse Apu con tono gutturale e sensuale. «Noto acquisti particolari oggi: pane di segale, spezie piccanti, panna da montare e... olio da massaggio al sesamo. Devo forse dedurre che la voce che circola sull'invito di questo fine settimana sia fondata?»
Marge aggrottò la fronte, palesemente confusa.
«Quale invito, Apu? Homer ha solo detto che voleva provare una salsa barbecue diversa per la carne e che voleva invitare i vicini per fare un po' di movimento insieme!»
Apu si portò un dito alle labbra con fare teatrale, lanciando un'occhiata d'intesa verso Moleman. «Ah! La riservatezza! La comprensibilissima e misteriosa riservatezza della padrona di casa! Non tema, il Kwik-E-Mart sa mantenere i segreti dei suoi clienti più... devastanti. Se le servono altre candele aromatiche o delle manette di plastica per la festa, sono nel reparto promozioni.»
Marge sgranò gli occhi nocciola, sentendo una vampata di calore salirle alle guance. «Manette?! Apu, ma cosa stai dicendo?!» Cominciò a temere che qualcosa fosse diventato di pubblico dominio.
Afferrò le sue buste della spesa ed uscì di corsa dal negozio, preoccupata.
La tortura non era finita.
Sul marciapiede incrociò il Reverendo Lovejoy, che alla sua vista abbassò lo sguardo mormorando una preghiera di esorcismo e stringendo la Bibbia al petto come uno scudo. Accanto a lui, Helen Lovejoy la squadrò dalla testa ai piedi con una smorfia di puro disgusto condita da un' invidia bruciante: «Oh, Marge... non avrei mai pensato che dietro quel mucchio di capelli blu si nascondesse una tale... libertina».
Marge si bloccò in mezzo al marciapiede, toccandosi l'acconciatura con mani tremanti e pensando alle barre radioattive con cui si masturbava.
«Ma insomma!» esclamò, cercando di allontanare quel pensiero.
«Ho del prezzemolo tra i denti? Ho la gonna infilata nelle calze? Che cosa sta succedendo in questa città?!»
Non sapeva che, nel giro di ventiquattro ore, la sua vita matrimoniale era diventata il mito erotico più chiacchierato di tutta la contea.
Mentre la voce si diffondeva come un virus benefico per le menti frustrate degli abitanti di Springfield, casa Simpson era diventata il teatro di due operazioni di intelligence del tutto contrapposte.
Al piano superiore, Lisa Simpson si era barricata nella sua stanza.
Aveva trasformato le pareti in un gigantesco tabellone da detective: mappe della città, fotografie degli abitanti, spilli colorati e chilometri di filo rosso che collegavano il bar di Moe al minimarket, passata per la casa dei Flanders fino alla centrale nucleare.
Lisa osservava la lavagna con le braccia incrociate e un'espressione sbigottita.
«È una cascata informativa di proporzioni storiche!» esclamò rivolta a Palla di Neve, che la fissava annoiato dal letto. «Un classico fenomeno di isteria collettiva a sfondo libidico! Papà ha pronunciato un'innocua frase fatta al barbecue, priva di qualunque struttura sintattica complessa e l'intera comunità socio-culturale di Springfield è regredita ad uno stato pulsionale primordiale!»
Lisa, tuttavia, non si limitava all'analisi sociologica. Tra un grafico e l'altro, sul suo scrittoio spiccavano spessi volumi di anatomia comparata, trattati sulla flessibilità muscolare e vecchi manuali illustrati di ginnastica svedese. Non lo faceva per prepararsi a un'interrogazione di scienze, ma per una sua personale, puntigliosa e riservatissima curiosità scientifico-personale: comprendere fino a che punto il corpo umano potesse piegarsi per raggiungere il massimo appagamento sensoriale. Aveva tanto materiale da poter riscrivere l’intero libro del Kamasutra rendendolo ancora più esplicito ed accattivante.
«Se l'angolo d'inclinazione del bacino supera i quarantacinque gradi...» mormorò Lisa prendendo appunti con una matita, prima di scuotere la testa arrossendo leggermente. «No, concentrati Lisa! Qui si tratta di salvare la reputazione della famiglia!»
In quel momento la porta si spalancò con un colpo secco.
Bart fece il suo ingresso trionfale.
Indossava una giacca di pelle nera di tre taglie più grande, occhiali da sole da aviatore e si muoveva con il passo felpato di un piccolo gangster di provincia.
Aveva appena finito di accarezzarsi e di trarre piacere dal farlo, guardando uno dei film porno, sottratto al padre, sempre convinto che tutti i suoi cd fossero al sicuro.
Era adrenalinico ed ulteriormente eccitato dai suoi taffici.
Teneva in mano una mazzetta stropicciata di biglietti colorati stampati in casa con la stampante di Lisa e un fascio di banconote da dieci dollari.
«Rilassati, sorellina» disse Bart, sventolando i soldi sotto il naso di Lisa con un sorriso da canaglia. Aveva uno sguardo particolarmente vispo e soddisfatto dopo un pomeriggio passato a combinare guai e vendere illusioni.
Lisa sgranò gli occhi. «Bart! Dove hai preso quei soldi? E cosa sono quei biglietti?»
«Questi, mia cara secchiona, sono i pass VIP esclusivi per la Misteriosa, Proibita ed Enigmatica Serata Simpson» rispose Bart con tono teatrale.
«Mentre tu perdi tempo con i tuoi grafici da sociologa fallita, io applico la prima regola del capitalismo selvaggio: trasforma la paranoia sessuale altrui in contanti sonanti.»
«Bart! È immorale! Che cosa hai detto ai tuoi amici?»
«Ho detto a Milhouse che se mi dava la sua paghetta del mese e la collezione completa di fumetti dell'Uomo Radioattivo, gli avrei garantito l'accesso al privé delle tentazioni dietro il garage.»
Lisa sgranò gli occhi, inorridita. «Ma dietro il garage c'è soltanto il bidone del compostaggio e il tagliaerba rotto!»
«E un'atmosfera incredibilmente suggestiva se ci accendi due candele alla citronella e metti un tappeto vecchio!» ribatté Bart con orgoglio. «Nelson mi ha già dato la sua fionda di riserva e tre merendine solo per avere la parola d'ordine segreta per entrare nel club!»
«E qual è la parola d'ordine?»
Bart le si avvicino e sussurrò con tono grave: «Ciccione. Funziona sempre.»
Fuori dalla finestra, nascosto tra i cespugli della siepe dei Simpson, Milhouse Van Houten era accucciato con un periscopio giocattolo puntato verso il soggiorno. Aveva la fronte perla di sudore e impugnava un walkie-talkie.
«Ore 19:42» mormorava Milhouse con la voce tremante per l'emozione.
«Il bersaglio blu, ripeto, il bersaglio con l'acconciatura alta ha appena chiuso le tende. Il felino domestico sa qualcosa. Sento nell'aria un forte odore di peccato... o forse è il compostaggio.»
Nel frattempo, la notizia era arrivata ai piani alti della società di Springfield.
Alla centrale nucleare, Montgomery Burns se ne stava seduto dietro la sua immensa scrivania di mogano, con le mani giunte a forma di cupola. Di fronte a lui, Waylon Smithers sfogliava una cartella piena di ritagli di giornale e foglietti anonimi.
«Smithers.»
«Sì, signore?»
«Gira voce che nel settore 7-G ci sia un dipendente che gestisce un club d'intrattenimento... eccezionalmente focoso.»
«Si riferisce a Homer Simpson, signore, ma sono certo che si tratti solo di becere calunnie di provincia.»
«Calunnie?» Burns fece un ghigno malefico, facendo scricchiolare le articolazioni delle dita. «Smithers, la gente pagherebbe cifre astronomiche per partecipare a serate di sregolatezza assoluta! Se quel Simpson ha scoperto un modo per risvegliare gli ormoni intorpiditi di questa miserabile città, io voglio una percentuale sui profitti! Vada a spiare, Smithers! Voglio dettagli, posizioni, nomi! E porti delle fotografie... a scopo puramente contabile, s'intende.»
Nel settore 7-G, Homer era del tutto ignaro di essere diventato un guru del sesso. Seduto sulla sua sedia girevole, stava parlando amorevolmente con una barra di combustibile radioattivo incandescente infilata in un tubo di vetro.
«Sai qual è il vero problema della vita?» diceva Homer alla barra verde. «Se metti troppa salsa, la fetta di pomodoro scivola fuori dal panino. Ma se ne metti troppo poca, il pane diventa secco. È una questione di equilibrio universale.»
La barra brillò di una luce violacea. «Esatto» concluse Homer, addentando una ciambella.
Dall'altra parte della stanza, Lenny e Carl lo spiavano da dietro una colonna, tremando per l'eccitazione.
«Guarda!» bisbigliò Lenny con gli occhi sgranati. «Sta usando messaggi in codice sensuali con la materia fissile! Guarda come muove le labbra! Sta chiaramente descrivendo una tecnica di seduzione erotica!» «Quel Simpson è un maestro» sospirò Carl, prendendo altri appunti. «Dobbiamo assolutamente farci invitare questo weekend.»
La sera stessa, la febbre toccò il suo picco massimo su Canale 6.
Kent Brockman apparve sullo schermo televisivo con un'espressione di solenne gravità sensazionalistica. Le luci dello studio erano soffuse, una musica di contrabbasso suonava in sottofondo.
«Buonasera, sono Kent Brockman» esordì il giornalista, aggiustandosi la cravatta rosso fuoco. «Questa sera parliamo di moralità di provincia, desideri inespressi e... sregolatezza tra le mura domestiche.
Una misteriosa ombra di passione e scandalo si aggira per le idilliche strade di Springfield. Ciò che era iniziato come un semplice barbecue tra vicini si è trasformato in un fenomeno che sta infiammando i corpi e le menti della nostra comunità. I Simpson stanno forse gestendo una setta erotica? O si tratta di un club d'intrattenimento estremo riservato a pochi eletti? Il nostro inviato ha indagato per voi.»
Il servizio mostrò una serie di interviste registrate nel pomeriggio.
La prima immagine fu quella del Commissario Winchester, intento a tentare di aprire un barattolo di maionese sparandogli con la pistola d'ordinanza.
«Sentite, come forze dell'ordine noi non confermiamo né smentiamo nulla» dichiarò Winchester, pulendosi i baffi unti.
«Tutto quello che posso dire è che abbiamo aumentato la vigilanza attorno a casa Simpson.
Ho persino mandato l'agente Lou sotto copertura vestito da cespuglio fiorito nel loro giardino, ma il cane dei Simpson gli ha pisciato sui pantaloni e gli ha rubato la ricetrasmittente. Non demordiamo,stiamo vigilando. Se c'è una festa scandalosa in città, il sottoscritto pretenderà un invito d'onore!»
La telecamera passò poi al Dottor Hibbert, che si puliva gli occhiali ridacchiando sommessamente. «Eh,eh... eh,eh! Come medico, posso dirvi che l'isteria di massa è un fenomeno affascinante! La pressione sanguigna media di Springfield è salita del venticinque percento da quando Homer Simpson ha parlato al barbecue. Ho prescritto pillole di zucchero a metà città spacciandole per potenti afrodisiaci orientali, ed eh,eh... sembra che le coppie stiano demolendo i letti di casa!»
Infine, apparve Krusty il Clown, visibilmente agitato mentre fumava un sigaro dietro le quinte del suo show. «Ascoltate bene! Se c'è di mezzo un nuovo tipo di intrattenimento serale senza il mio marchio registrato, i miei avvocati distruggeranno quei due! Springfield appartiene a Krusty, chiaro?! Anche le cose sconce!»
Mentre la voce correva implacabile, nei corridoi e nei locali della città si consumavano scambi di sguardi ad altissima tensione.
La gente di Springfield, ormai del tutto suggestionata, vedeva malizia e seduzione in ogni minimo movimento dei Simpson.
Moe Szyslak, ad esempio, osservava Marge al minimarket mentre cercava di pulire la camicia di Homer. Marge si era piegata leggermente, le labbra socchiuse per la concentrazione, mentre le sue mani sfilavano con decisione la cravatta del marito per smacchiarla.
«Guardala...» bisbigliò Moe a Lenny, asciugandosi il sudore dalla fronte con la manica. «Guardala come gli toglie la cravatta! Quello è un segnale in codice! Significa che la fase di riscaldamento è finita e si passa all'azione pesante!»
«E guarda Homer!» aggiunse Lenny con un brivido. «Ha quel respiro affannoso e gli occhi sbarrati! È travolto dalla brama!» (In realtà Homer stava solo lottando contro un principio di congestione dovuto a sei uova sode ingoiate intere).
Ancora più in là, il Dottor Hibbert e il Reverendo Lovejoy stavano analizzando i movimenti di Marge. Quando Marge, infastidita dal calore estivo, si fece vento con un volantino lasciando scivolare una spallina del vestito verde, il Reverendo lasciò cadere il suo bicchiere d'acqua, paonazzo in volto.
«Signore pietoso...» mormorò Lovejoy, pulendosi gli occhiali appannati. «La tentazione si veste di verde stasera! Quella donna emana un'aura di pura insaziabilità!»
«Eheh... eheh!» ridacchiò Hibbert, aggiustandosi il colletto della camicia. «La frequenza cardiaca di tutti i presenti è a livelli da sforzo agonistico! Marge Simpson sta letteralmente ipnotizzando la popolazione maschile di questa città con un solo movimento di spalle!»
Intanto, la signora Lovejoy si era avvicinata furtivamente a Maude Flanders dietro una siepe.
«Maude...» bisbigliò Helen Lovejoy, gli occhi sgranati da una curiosità morbosa. «Dimmi la verità. Durante la famosa grigliata... cosa ha fatto esattamente Homer quando ha guardato Marge? È vero che le ha sfiorato la schiena con la spatola rovente dicendole che stasera l'avrebbe arrostita a puntino?»
Maude arrossì fino alla punta delle orecchie, mettendosi le mani sulle guance calde. «Oh, Helen! Io... io non dovrei dirlo, ma quando Homer la guardava... aveva negli occhi una luce così... selvaggia! E Marge non si è minimamente tirata indietro! Ha morso una salsiccia guardandolo dritto negli occhi! È stato... divinamente scandaloso!»
Vedendo che l'intera città era sul punto di esplodere e che il nome dei Simpson era sulla bocca di tutti, Mister Burns fiutò l'affare definitivo.
Per non essere da meno e per riaffermare la sua supremazia sociale, decise di organizzare un evento esclusivo nella sua immensa villa.
Gli inviti comparvero misteriosamente nelle cassette della posta di tutta Springfield. Il testo era scritto in lettere dorate ed era volutamente ambiguo e malizioso:
“Abbigliamento da sera audace. Nessuna domanda. Lasciate i vostri tabù fuori dal cancello. La Verità verrà svelata.”
La sera dell'evento, la villa di Mister Burns sembrava il red carpet della Notte degli Oscar, ma con un tocco di perversione e grottesco unico nel suo genere.
Moe Szyslak si era presentato indossando una giacca bianca da smoking consunta e priva di maniche, sfoggiando un pettine infilato nel taschino.
Ned Flanders era arrivato stringendo un rosario tra le mani tremanti, dopo aver pregato tre volte per la salvezza della sua anima, ma spinto da una morbosa curiosità di vedere fino a che punto si spingesse il peccato.
Il Sindaco Quimby sfoggiava un sorriso di plastica, accompagnato da tre ragazze in abiti succinti, pronto a giurare che si trovasse lì solo per "verifiche istituzionali".
Il Commissario Winchester si era persino lucidato il distintivo sulla pancia.
Tutti varcarono la soglia della villa con il cuore in gola.
Le luci erano soffuse, una musica jazz calda e avvolgente riempiva le sale. Camerieri in livrea servivano calici di champagne. Gli ospiti si guardavano l'un l'altro con sguardi carichi di una tensione quasi insopportabile, ognuno convinto che gli altri fossero lì per dare inizio a una notte di orge romane.
Mister Burns salì sul palco dorato al centro della sala, illuminato da un faro segnapasso.
Un silenzio di tomba calò sulla sala.
Moe trattenne il fiato. Ned si coprì gli occhi.
«Benvenuti...» esordì Burns con voce stridula. «Questa sera... parteciperete alla più prestigiosa ed esclusiva... ASTA DI BENEFICENZA per restaurare il Museo delle vecchie centrali termiche a carbone del 1902!»
Un gelo glaciale, monumentale, quasi fisico, calò sulla sala.
Moe sbatté le palpebre, rimanendo a bocca aperta. Ned Flanders lasciò cadere il rosario. Quimby si guardò attorno smarrito e cercò disperatamente un'uscita di sicurezza. Non c'era nessun club segreto, nessun orgia di gruppo, nessuna perversione pagana.
Soltanto la spietata, noiosa e avida realtà di Mister Burns.
Burns aggiunse con indifferenza: «Il buffet di caviale e tartine al salmone è completamente gratuito per i partecipanti.»
Nello stesso identico istante, le doppie porte d'ingresso della villa vennero spalancate con un boato spaventoso.
Homer Simpson varcò la soglia. Aveva la cravatta allentata e gli occhi sbarrati.
“BUFFET GRATUITO?!” ruggì Homer con la forza di un bisonte in carica.
Homer si lanciò sui tavoli del buffet come una catapulta.
Travolse tre camerieri in livrea, abbatté una scultura di ghiaccio a forma di cigno trasformandola in granita e si mise a divorare quintali di panini al salmone.
Nel caos, mentre cercava di acchiappare un'oliva gigante rimbalzata su un vassoio, alzò la mano gridando «altro prosciutto!», finendo per vincere involontariamente l'asta per un vecchio manometro arrugginito del 1904 alla cifra di quattromila dollari.
Marge lo raggiunse tra le rovine del buffet, scuotendo la testa tra la vergogna e l'esasperazione.
«Homer...» disse Marge facendosi spazio tra la folla delusa.
«Ma ti rendi conto che tutta la città pensava che fossimo gli organizzatori di un circolo scandaloso? Avevo maledettamente paura di scoprire che sapessero davvero di noi.»
«Accidenti!» rispose Homer con la bocca piena di tre tartine al caviale e buttandola sul ridere, visto lo scampato pericolo.
«Fantastico! Così nessuno sospetterà che sono venuto qui soltanto per sfondarmi di cibo gratis!»
Homer la afferrò per la vita con braccio forte, tirandola a sé tra i piatti infranti e le stampò sulle labbra un bacio così rumoroso, unto di salsa e improvvisamente appassionato da lasciare Marge senza fiato e la folla ancora più confusa.
La folla iniziò infine a disperdersi, frustrata e con un tasso di ormoni deluso.
Moe tornò al suo bar imprecando, Ned corse a immergere la testa nell'acqua benedetta e Kent Brockman chiuse lo speciale in TV confermando la consueta e sconcertante idiozia cittadina.
A notte fonda, la tranquillità era finalmente ritornata al civico 742 di Evergreen Terrace.
In casa Simpson regnava un silenzio magico, quasi irreale.
Al piano di sopra, la tempesta si era placata.
Bart, crollato per la stanchezza “manuale” sul tappeto della sua stanza, dormiva profondamente contorcendosi sopra la mazzetta di banconote stropicciate sfilate a Milhouse.
Lisa, esausta dopo aver smontato le sue lavagne complottiste e riposto i manuali di anatomia, dormiva abbracciata a Palla di Neve.
Nella stanzetta accanto, la piccola Maggie ciancicava il suo ciuccio nel lettino, sognando battaglie pacifiche.
Tutta la casa era immersa nell'oscurità e nel silenzio.
Nel soggiorno al piano terra, illuminato soltanto dai raggi d'argento della luna che filtravano dalle tende della finestra, regnava un'atmosfera densa, calda, vibrante di un'elettricità del tutto diversa da quella del pettegolezzo cittadino.
Homer si lasciò cadere sul divano.
Non aveva più la cravatta, i primi bottoni della camicia erano sbottonati e il suo sguardo non era quello del solito pigrone stanco dopo una mangiata. I suoi occhi cercavano la porta del soggiorno con una brama e un'intensità da primato.
Marge scese lentamente i gradini della scala di legno.
Aveva tolto le scarpe da sera.
Indossava soltanto una vestaglia di seta verde scuro che le scivolava morbida sulle forme, lasciando scoperte le spalle e una generosa porzione di pelle dorata.
Con un gesto lento, deliberato e incredibilmente sensuale, Marge portò le mani alla testa e sciolse la sua iconica, altissima acconciatura blu.
I capelli, liberati dalla lacca, ricaddero in una cascata di morbide onde blu sulle sue spalle nude, incorniciandole il viso e il decolleté.
Homer trattenne il fiato. Il suo cuore diede un colpo sordo nel petto. Ogni pensiero sulle ciambelle, sul buffet o sulla centrale nucleare svanì all'istante, incenerito dalla visione di sua moglie.
«Marge...» mormorò Homer. La sua voce era diventata improvvisamente bassa, profonda, ruvida di un desiderio che non aveva nulla di comico.
Marge camminò verso di lui a piedi nudi sul tappeto. Il suo passo era lento, felino, i suoi occhi nocciola agganciati a quelli di Homer in un contatto visivo magnetico che bruciava l'aria tra di loro.
«Homer» disse Marge, fermandosi a un soffio dal divano, la voce ridotta a un bisbiglio caldo e vibrante.
«Hai idea di cosa hanno detto su di noi stasera? Tutta la città ci credeva due selvaggi... due insaziabili amanti senza freni né pudore. È vero che lo siamo, ma… »
Homer non rispose con le parole. Allungò le mani potenti, grandi e calde, e le afferrò i fianchi da sotto la seta della vestaglia. Con una presa decisa, travolgente e incredibilmente mascolina, la tirò verso di sé sul divano.
Marge lasciò sfuggire un piccolo e delizioso sospiro di sorpresa mentre si ritrovava a cavalcioni su di lui, con la gonna della vestaglia che si apriva sui suoi fianchi.
I loro volti erano a un millimetro di distanza. Il respiro caldo di Homer bruciava sulle labbra di Marge.
«Lasciali parlare, Marge...» mormorò Homer, fissandole prima la bocca e poi risalendo ai suoi occhi con una passione pura, antica e mai spenta. «Quegli stolti di Springfield hanno bisogno di inventarsi storie per sentirsi vivi. Ma non sanno... non possono nemmeno immaginare quanto posso essere selvaggio io... quando la porta di casa si chiude e rimango da solo con la mia donna.»
A Marge tremò il respiro. Un brivido caldo e delizioso le corse lungo tutta la spina dorsale. La complicità di una vita intera, fatta di disastri e perdoni, dolci e piccanti tentazioni, sensazioni e intrigo, si fuse in quell'istante con un'attrazione carnale e travolgente.
Marge fece scivolare le dita tra i pochi capelli di Homer, curvando la schiena verso di lui e aderendo al suo petto.
«Dimostramelo, Simpson» sussurrò Marge contro la sua bocca, sfiorandogli le labbra con le sue.
Homer non se lo fece repetere.
La catturò imprigionandola in un bacio profondo, lungo, devastante. Un bacio vero, fatto di mani che stringevano la seta, di sospiri rubati nell'oscurità del soggiorno e di quella passione viscerale che, dopo più di vent'anni, continuava a bruciare tra di loro più forte e feroce di qualunque pettegolezzo.
Marge si abbandonò completamente tra le sue braccia, lasciando che la vestaglia scivolasse leggermente dalle spalle, mentre le mani di Homer esploravano ogni curva con un'avidità dolcissima. Il suo piacere esplose in un lago che sommerse e travolse ogni cosa presente nella stanza.
Lisa, scesa per bere del latte, mezza addormentata com’era, credette di essere in piscina e di dover usare il suo materassino gonfiabile per non affogare.
Homer, dal canto suo, ancora nudo e vibrante, decise di coronare quel momento con una birra Duff ghiacciata.
Nulla di strano penserà chi legge, conoscendo questo personaggio! Invece… Invece Homer stupisce ancora, sapete perché?
Perché aprì quella bottiglia con la parte posteriore del suo corpo, percependo un dolore particolare, un dolore che accese nuovamente la sua voglia di trasgressione.
Fuori, la luna d'argento illuminava una Springfield frustrata, puritana e addormentata, ma dentro quel piccolo soggiorno di Evergreen Terrace, al riparo dagli sguardi del mondo, Homer e Marge si prendevano, come sempre, la loro notte, dimostrando che il vero, inarrivabile e scandaloso segreto della città era semplicemente il loro amore: selvaggio, complice, indomabile, incredibilmente reale e infinitamente appassionato.
Dimenticavo…
In casa Simpson anche cane e gatto avevano il loro segreto, ma questa sarà un’altra storia.
Vacca 24
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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