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Gay & Bisex

ROGATORIA NOTTURNA


di La-mandria
08.09.2026    |    471    |    2 7.6
"La camicia di Marco fu sfilata di dosso in pochi secondi, gettata via insieme alla giacca su una sedia vicina..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

PREMESSA
La presente opera è un racconto di fantasia. I personaggi, i nomi e le vicende descritti sono puramente casuali e frutto dell'immaginazione. Il testo non intende in alcun modo sminuire, ledere o mancare di rispetto alla dignità, all'etica e alla professionalità del mondo forense e legale, ma si muove unicamente nell'ambito della narrazione romantica.

***********
Il distretto legale di Milano respirava attraverso il ticchettio sordo della pioggia battente contro le vetrate blindate del ventiquattresimo piano. All’interno dello studio De Santis & Partners, l’aria profumava di carta pesante, cera d’api per i mobili in noce canaletto e del caffè ormai freddo.
Per Marco, quel profumo era sinonimo di controllo.
Avvocato senior di quarantaquattro anni, con le spalle larghe fasciate da un abito grigio piombo che non ammetteva pieghe, aveva fatto del rigore la sua armatura. Ogni fascicolo sulla sua scrivania rappresentava un problema da sezionare, ogni causa un puzzle da risolvere con la precisione di un chirurgo. O almeno, così era stato fino a sei mesi prima, quando il nome di Lorenzo Moretti era comparso nel registro dei nuovi clienti.
Le lancette dell'orologio segnavano le ventuno e trenta.
Lo studio era deserto: i praticanti erano stati congedati ore prima e persino la segretaria aveva spento il computer.
C'erano solo loro due, chiusi in quell'ufficio che sembrava essersi ristretto fino a diventare un bozzolo isolato dal resto del mondo.
Lorenzo sedeva di fronte alla massiccia scrivania, con una camicia azzurra dai polsini sbottonati e le maniche arrotolate fino ai gomiti — un dettaglio che tradiva la corporatura atletica di chi, prima di dedicarsi ai progetti di design industriale, amava nuotare o correre all'alba. I capelli castani leggermente scompigliati completavano un quadro di elegante disinfezione che stonava con la tensione elettrica vibrante nella stanza.
«Se continui a guardare quel contratto con quell'espressione, Lorenzo, finirai per bruciarlo», esordì Marco con la sua voce baritonale, roca dopo ore di silenzio.
Lorenzo sollevò lentamente il capo. I suoi occhi scuri si fissarono sui suoi con una sfrontatezza sottile, mista a una stanchezza che non faceva che accentuarne il fascino.
«Non sto guardando il documento, Marco. Sto guardando la firma che dovrei apporre per chiudere questo capitolo», rispose, con un tono vellutato che accarezzava lo spazio angusto tra di loro. «Un capitolo che, devo ammettere, mi dispiace quasi veder finire.»
Marco avvertì un sobbalzo impercettibile nel petto, un corto circuito che cercò subito di arginare. Abbassò il suo sguardo sulle righe fitte di clausole che avevano richiesto decine di incontri notturni.
Quel suono diede il via a un conto alla rovescia silenzioso.
Marco rimase piantato dietro la scrivania, ma la vicinanza di Lorenzo rendeva ogni difesa vana.
Lorenzo superò la linea invisibile, colmando lo spazio. Il suo profumo — legno di cedro, tabacco biondo e calore pulito — avvolse l'avvocato.
«Sei sempre così rigoroso? Anche quando non ci sono fascicoli da firmare?» mormorò Lorenzo, a un soffio da lui.
«Fuori di qui non esagero mai con il controllo», rispose Marco con un filo di voce. «È qui dentro che mi costringo a farlo. Perché con te ogni regola smette di avere senso.»
Un sorriso sottile si delineò sulle labbra di Lorenzo, che allungò una mano per sfiorare con lentezza esasperante il dorso della mano di Marco.
Il contatto fu un cortocircuito immediato.
«Allora smetti di farlo», sussurrò, intrecciando saldamente le proprie dita a quelle dell'avvocato.
Marco si alzò di scatto. La differenza di altezza svanì mentre i loro corpi si trovavano pericolosamente vicini. Lorenzo sollevò una mano, risalendo dal polso all'avambraccio, fermandosi un istante sulla spalla.
«Sai quante volte ho desiderato farlo?» disse Lorenzo, con una promessa che non aveva più bisogno di nascondersi.
«Ogni volta che mi passavi un documento, pensavo solo a quanto volessi stringerti così.»
I loro volti erano così vicini che l'aria sembrò svanire. Lorenzo chiuse gli occhi per una frazione di secondo prima di riaprirli, scuri e lucidi.
Le sue dita scivolarono sul risvolto della giacca, sfiorando la cravatta scura perfettamente annodata per poi fermarsi sul petto, dove i battiti tradivano l'esatto momento del crollo.
Marco avvertì il calore di quel tocco attraverso il tessuto sartoriale. Le sue labbra si schiusero in un sospiro strozzato mentre la mano scendeva lungo il collo, stringendosi con fermezza sulla spalla per attirarlo ancora più a sé.
«Se avessi voluto mantenere le distanze, non ti avrei fatto restare qui tutte queste sere», rispose Marco, la voce ridotta a un soffio ruvido.
Un sorriso complice precedette il primo bacio: non cauto, ma l'esplosione naturale di settimane di attesa. Le labbra di Lorenzo incontrarono quelle di Marco con avidità, e la risposta fu immediata, con un intreccio bagnato che cancellò ogni esitazione.
La scrivania massiccia divenne un ostacolo inutile quando Lorenzo premette con forza contro il fianco di Marco, spingendolo dolcemente ma con decisione a sedersi sul bordo del legno lucido. Le gambe dell'avvocato si aprirono istintivamente per accoglierlo nel mezzo, accorciando ogni minima frazione di spazio rimasta tra di loro.
Le mani di Lorenzo non persero un solo secondo: afferrarono i passanti dei pantaloni di Marco, tirandolo a sé con una possessività famelica, mentre le labbra scendevano avide dal bacio sulle labbra per tracciare una scia infuocata lungo la linea della mandibola, mordicchiando il lobo dell'orecchio e facendo emettere a Marco un gemito profondo, strozzato in gola.
«Ti amo, Marco», sussurrò Lorenzo contro la sua pelle, una dichiarazione cruda, inaspettata nella sua urgenza, ma radicata in mesi di silenziosa dedizione.
«Ti amo da quel giorno in cui sei entrato in quest'aula con il tuo fascicolo sotto braccio e hai difeso il mio sogno come se fosse il tuo.»
Marco spalancò gli occhi, e in quel istante tutto il controllo accumulato in una vita di rigore professionale evaporò per sempre.
Le sue braccia si strinsero con forza feroce attorno alle spalle larghe di Lorenzo, le dita che affondavano nella stoffa della camicia strappandola quasi dai bottoni pur di sentire la pelle nuda sotto i palmi.
«Ti amo anch'io, Lorenzo», rispose Marco, la voce rotta da un'emozione così violenta da fargli quasi male al petto. «Ti ho amato in ogni istante in cui ho finto di guardare i codici mentre in realtà contavo i secondi prima del tuo arrivo.»
Senza più freni, i loro corpi si fusero in un abbraccio travolgente e carnale.
La camicia di Marco fu sfilata di dosso in pochi secondi, gettata via insieme alla giacca su una sedia vicina. Lorenzo premette il suo torace nudo contro quello dell'avvocato, e il contatto dei capezzoli che si sfregavano fece sussultare entrambi in un brivido comune. Le mani di Marco percorsero avidamente la schiena di Lorenzo, tracciando ogni muscolo teso, ogni curva della colonna vertebrale, stringendolo a sé come se volesse fonderlo dentro il proprio corpo.
La passione divenne un crescendo ininterrotto di tocchi bagnati, respiri affannati e baci che non cercavano più alcuna tregua. Lorenzo sollevò di peso i fianchi di Marco, facendolo avanzare sul bordo della scrivania mentre le loro bocche si cercavano con disperazione e tenerezza insieme. Ogni carezza era una promessa, ogni spinta un'affermazione d'amore puro, viscerale, lontano da qualsiasi regola o schema del mondo esterno.
Mentre la pioggia continuava a flagellare le vetrate del grattacielo, i loro gemiti si fusero in un unico canto di resa e gratificazione totale, un'esplosione di calore e piacere che li lasciò ansimanti, abbracciati strettamente sul legno freddo ora riscaldato dai loro corpi uniti.
Il mondo oltre le pareti di vetro era solo un brusio lontano.
Adesso, in quell'ufficio ridotto a tempio privato, c'era soltanto il respiro pesante e sincronizzato di due uomini che si tenevano stretti, incapaci di allontanarsi anche di un solo centimetro.
Marco aveva la testa affondata nell'incavo del collo di Lorenzo, inalando il profumo inebriante del suo sudore mescolato al cedro, mentre le dita di Lorenzo accarezzavano con una dolcezza infinita la schiena nuda dell'avvocato, tracciando cerchi lenti per calmare i brividi residui della passione.
«Non me ne andrò mai più da qui», sussurrò Lorenzo, baciandogli i capelli scuri con una tenerezza che disarmava. «Questa stanza non è più il tuo ufficio, Marco. È casa nostra.»
Marco sorrise contro la sua pelle, stringendo le braccia attorno alla sua vita robusta con un possesso dolce e definitivo. «E pensare che per mesi ho creduto che il mio unico amore fossero i codici e le sentenze», mormorò con voce roca.
«Non sapevo cosa significasse davvero vivere finché non ho iniziato a desiderarti sopra questa scrivania.»
Il chiarore delle luci cittadine dipingeva riflessi argentei sui loro corpi ancora sdraiati e abbracciati sul mogano. Il silenzio tra di loro non era vuoto, ma colmo di quella pace profonda che solo l'amore vero sa regalare dopo la tempesta.
Lorenzo sollevò una mano per accarezzare lo zigomo di Marco, fissandolo con occhi colmi di una devozione totale.
«Pensavo che questo ufficio mi avrebbe sempre fatto paura», disse Lorenzo dolcemente. «Invece è il posto più sicuro del mondo.»
«Perché adesso ci apparteniamo», rispose Marco, catturando la sua mano e baciandogli il palmo con infinita delicatezza.
Il silenzio della notte milanese scivolava lentamente verso le prime luci del mattino. Marco si mosse appena, aiutando Lorenzo a rimettersi in piedi, mentre le loro mani continuavano a cercarsi, aggrappate l'una all'altra come se lasciarsi andare anche solo per un istante potesse spezzare quell'incantesimo.
La lampada da tavolo illuminava appena i fascicoli sparsi, ormai irrilevanti.
«È l'alba», mormorò Marco, guardando fuori dalle grandi vetrate dove il cielo di Milano cominciava a tingersi di un azzurro chiaro e terso. «Fuori i tram stanno iniziando a muoversi. Il mondo si risveglia.»
Lorenzo gli si avvicinò, stringendolo di nuovo a sé e posando un bacio leggero e colmo d'amore sulle sue labbra.
«Lascia che si risvegli», sorrise Lorenzo. «Noi abbiamo già trovato tutto ciò di cui avevamo bisogno.»
In quell'ufficio che aveva visto nascere la loro storia, entrambi sapevano che nessun contratto avrebbe mai potuto sigillare un legame così profondo: il capitolo più bello della loro vita era appena iniziato, e lo avrebbero scritto insieme, giorno dopo giorno, amandosi senza riserve.

Vacca 24
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