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Gay & Bisex

ATTRAZIONE


di La-mandria
01.08.2026    |    1.029    |    1 8.2
"Abbiamo appena distrutto ogni regola di questo posto e tu pensi all'esame di Anatomia..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

Le pareti della biblioteca centrale di Medicina erano formate da decine di metri di volumi rilegati in pelle scura, manuali di anatomia patologica, trattati di neurochirurgia e raccolte storiche di riviste scientifiche.
L’aria odorava di carta vecchia, ozono dei condizionatori e di quel leggero velo di polvere che sembra depositarsi soltanto dove la conoscenza si accumula da decenni.
Era una notte di mezza estate e la biblioteca, rimasta aperta eccezionalmente per la sessione straordinaria, era ormai quasi del tutto deserta.
Il silenzio non era una semplice assenza di rumore; era una sostanza densa, quasi palpabile, interrotta soltanto dal ronzio monotono delle lampade a soffitto e dal fruscio ritmico di alcune pagine voltate.
In fondo alla navata centrale, nascosto dietro la sezione di Anatomia Comparata, c'era un grande tavolo di quercia scura.
Julian era seduto lì da più di cinque ore.
Davanti a lui, un’edizione monumentale di un antico trattato di anatomia era aperta sulla sezione del sistema nervoso autonomo.
Le sue dita, lunghe e affusolate, accarezzavano distrattamente il bordo della pagina.
Julian era al quinto anno: lucido, meticoloso fino all'ossessione, con un profilo affilato e occhi di una sfumatura fredda, tra il grigio e il verde, che sembravano sempre analizzare ciò che lo circondava come se stesse preparando un referto.
Dall'altro lato della scaffalatura, il suono di passi leggeri e felpati annunciò l'arrivo di Valerio.
Valerio era l'esatto opposto.
Al quarto anno, brillante, ma indisciplinato, portava sempre con sé una sorta di calore irrequieto.
I capelli scuri erano costantemente scompigliati, la camicia sbottonata sul collo rivelava la clavicola ben definita e la giacca di lino stropicciata tradiva una giornata passata tra le corsie dell'ospedale e le aule di anatomia.
Valerio si avvicinò al tavolo, scivolando sulla sedia di fronte a Julian senza fare il minimo rumore. Appoggiò i gomiti sul legno lucido e rimase a guardarlo in silenzio per diversi secondi, con un sorriso sottile e sfacciato che gli increspava gli angoli della bocca.
«Ancora sul simpatico e parasimpatico?» sussurrò Valerio.
La sua voce era una frequenza bassa, morbida, calda, che parve vibrare direttamente nella pelle di Julian anziché nell'aria della stanza.
Julian non sollevò subito lo sguardo, ma le sue dita si fermarono sull'illustrazione del plesso solare. «Qualcuno deve pur sapere come risponde il corpo agli stimoli involontari prima dell'esame di domattina.»
«Io so già perfettamente come risponde il corpo agli stimoli,» rispose Valerio, inclinando leggermente la testa e lasciando che il suo sguardo scivolasse lento sulle labbra di Julian. «E non ho bisogno di un diagramma per dimostartelo.»
Il confine tra studio scientifico e pura tensione sensoriale cominciò a dissolversi con una lentezza calcolata.
Valerio allungò una mano verso il libro di Julian.
Non per girare pagina, ma per posare i polpastrelli sopra il suo polso, proprio dove il radio incontra il carpo.
Un gesto apparentemente clinico, la ricerca di un punto di repere, ma eseguito con una lentezza e una pressione intenzionali che trasformarono la superficie della pelle in un circuito elettrico.
«Tachicardia» mormorò Valerio, premendo leggermente con il pollice sul solco arterioso.
«Il tuo pulsante radiale è accelerato. Circa novantacinque battiti al minuto. E siamo a riposo.»
Julian contrasse impercettibilmente la mascella, ma non ritirò il braccio.
Sotto i polpastrelli di Valerio, la sua pelle iniziò a tingersi di un calore improvviso.
Guardò finalmente negli occhi l'altro ragazzo, incontrando uno sguardo scuro, denso di un'intenzione sfacciata. «È il terzo caffè della serata.»
«Non credi a quello che dici» replicò Valerio con una risata sommessa.
L'indice scivolò lentamente lungo l'interno dell'avambraccio di Julian, risalendo oltre la manica arrotolata della camicia.
Il contatto era minimo, appena la pressione di una piuma, ma la percezione di quelle dita ruvide sul confine della propria carne inviò una scarica lungo la spina dorsale di Julian.
«Sei un futuro medico. Riconosci la vasodilatazione periferica quando la vedi. La tua pelle sta bruciando.»
Julian trasse un respiro profondo, cercando di ancorarsi alla sua solita razionalità, ma l'isolamento della biblioteca, l'ombra alta proiettata dai grandi volumi e il profumo mascolino di Valerio rendevano ogni difesa un castello di carte.
«Sei fuori strada, Valerio» disse Julian, anche se la sua voce perse la solita fermezza, inclinandosi verso una tonalità più cupa, roca.
«Dimostramelo» provocò Valerio a bassa voce.
Si alzò lentamente.
Con passi felpati girò intorno al grande tavolo di quercia, fino a posizionarsi esattamente alle spalle di Julian.
La presenza di Valerio alle sue spalle era come una sorgente termica.
Julian poteva sentire il calore irradiato dal corpo dell'altro ragazzo senza che ci fosse ancora un vero contatto. Poi, le mani calde di Valerio si posarono con fermezza sulle spalle di Julian.
Le dita di Valerio trovarono subito i fasci del trapezio, esercitando una pressione sapiente, sciogliendo la rigidità accumulata in ore di studio.
Ma l'intento sfociò subito nell'erotismo puro.
La pressione cedette il passo a una carezza lenta che risalì lungo i muscoli del collo, sfiorando l'attaccatura dei capelli, per poi scendere lungo la clavicola, infilandosi sotto il colletto aperto della camicia.
Julian inclinò all'indietro la testa, cedendo per un istante.
Il suo sguardo incontrò il soffitto a cassettoni, mentre il respiro caldo di Valerio gli sfiorava la tempia, scendendo lungo la linea della mascella.
«Frequenza respiratoria alterata» sussurrò Valerio, inclinandosi al punto da far combaciare le labbra con il lobo dell'orecchio di Julian, mordicchiandolo appena.
Un brivido corse lungo i reni di Julian.
«Il respiro si fa breve, toracico superficiale. È la fisiologia del desiderio, Julian. E tu stai tremando.»
«Valerio... le guardie potrebbero fare il giro di chiusura» provò a protestare Julian, ma la sua voce era un sussurro roco e le sue dita si erano strette ai bordi del tavolo, con le nocche bianche per il contrasto tra il controllo e la spinta viscerale.
«I corridoi di questo piano sono chiusi da venti minuti» rispose Valerio contro la sua pelle, lasciando una scia di baci umidi lungo il collo.
«Siamo soli. Tra diecimila volumi e nessun limite.»
Valerio aprì lentamente i bottoni della camicia di Julian, uno dopo l'altro.
Le sue dita scesero sul torace nudo, esplorando la linea dei muscoli pettorali ben definiti.
I polpastrelli si soffermarono sui capezzoli di Julian, già rigidi per il contrasto tra l'aria condizionata e il calore del sangue che pulsava sotto la pelle.
Valerio li pizzicò e li accarezzò con una lentezza esasperante, facendo sfuggire a Julian un lungo sospiro che spezzò il silenzio della sala.
Julian si voltò sulla sedia con un movimento improvviso, afferrando Valerio per i fianchi e tirandolo a sé. La maschera del freddo accademico crollò del tutto.
«Vuoi davvero giocare a questo gioco?» mormorò Julian, gli occhi grigio-verdi scuri per la passione, la voce ridotta a una vibrazione profonda.
«Sto solo aspettando che tu smetta di analizzare e inizi a sentire» rispose Valerio con un sorriso provocatorio.
Julian non rispose con le parole. Afferrò Valerio per la nuca e lo tirò giù in un bacio avido, profondo, prepotente. Le loro bocche si incastrarono con una fame trattenuta per mesi.
Le lingue si cercarono con ferocia e sensualità, assaporando il gusto dell'altro, mentre i respiri affannosi si confondevano nell'oscurità.
Con gesti rapidi e impazienti, Julian strappò quasi la maglietta di Valerio, liberandolo dal tessuto e facendo scivolare la giacca a terra.
La pelle di Valerio sotto le dita di Julian era bollente, levigata, un corpo giovane e tonico che rispondeva a ogni tocco inarcandosi.
Julian fece salire Valerio direttamente sul grande tavolo di quercia, facendolo sedere sul bordo tra i libri messi da parte e aprendogli ampiamente le gambe per posizionarsi tra di esse.
Valerio avvolse le gambe attorno alla vita di Julian, attirandolo a sé.
Il contatto tra i loro bacini, ancora separati dalle stoffe dei pantaloni, rivelò un'erezione reciproca, dura, imponente, che premette con forza a ogni movimento.
Valerio emise un gemito soffocato contro la bocca di Julian, strofinando il proprio pube contro quello dell'altro con un ritmo lento e tormentoso.
«Sganciali... ti prego» ansimò Valerio, le dita piantate tra i capelli di Julian.
Julian aprì la cintura di Valerio, abbassando la cerniera con un suono metallico che risuonò nitido nella stanza.
Fece scivolare la mano nell'intimo dell’amante, avvolgendo con il palmo caldo e asciutto il suo membro già eretto, teso e bagnato sulla punta da gocce di umore seminale.
Valerio inarcò la schiena, facendo scivolare la testa all'indietro sul legno del tavolo, mentre Julian cominciava a scorrere la mano lungo la sua lunghezza, alternando carezze fluide a pressioni decise sulla corona sensibile.
Nel frattempo, Julian si liberò a sua volta dei pantaloni, lasciando che la propria carne, imponente e pulsante di sangue caldo, venisse a contatto diretto con quella di Valerio. Lo sfregamento pelle contro pelle fece salire la tensione a un livello quasi insopportabile.
Julian si chinò sul corpo di Valerio, le labbra che scendevano voraci dal collo al petto, soffermandosi a succhiare e mordere delicatamente i capezzoli di Valerio, facendolo fremere ed erompere in piccoli gemiti soffocati.
Con la mano bagnata dai fluidi naturali dei loro corpi, Julian fece scivolare due dita verso il basso, esplorando l'interno coscia di Valerio fino a raggiungere il suo centro più intimo e caldissimo.
Iniziò a prepararlo con estrema cura ma con un'intensità bruciante, introducendo prima un dito e poi un secondo, muovendoli dentro di lui con un ritmo cadenzato e profondo.
Valerio si strinse a Julian, le mani che affondavano nelle spalle dell'altro, la pelle coperta da un velo sottile di sudore che brillava sotto la luce della luna. «Julian... sì... proprio lì... Dio, muoviti...»
Julian piegò le dita per stimolare la parete anteriore, il punto esatto che scatenò in Valerio una scossa sismica.
Il ragazzo sul tavolo sussultò, aprendo del tutto le gambe e offrendosi senza più alcuna difesa o vergogna, travolto dal piacere puro.
Quando la tensione divenne un'esigenza fisica, Julian si posizionò.
Impugnò il proprio membro guidandone la testa contro l'ingresso contratto e accogliente di Valerio.
Julian affondò lo sguardo in quello di Valerio. «Guardami» pretese con voce roca.
Valerio aprì gli occhi, densi di desiderio e resa.
Julian spinse con decisione e lentezza, penetrandolo fino in fondo in un unico, fluido movimento.
Un brivido simultaneo li lacerò.
Valerio emise un sospiro spezzato, affondando le unghie nella schiena nuda di Julian mentre il suo corpo si adattava alla pienezza di quella penetrazione.
Le pareti calde e vellutate di Valerio avvolsero Julian in una morsa serrata, quasi spietata, scatenando in Julian un impulso senza precedenti.
Julian cominciò a muoversi.
Dapprima con stoccate lente e profonde, ritirandosi quasi del tutto per poi affondare di nuovo fino all'origine del piacere. Il tavolo di quercia scricchiolava a ogni impatto, un suono sommerso che amplificava la sensazione di violare un luogo sacro con un atto di pura passione.
Il ritmo accelerò.
Julian afferrò le cosce di Valerio, sollevandole per penetrarlo ancora più a fondo, colpendo con precisione minuziosa il punto di massimo piacere.
Valerio era del tutto in balia dei movimenti di Julian: si inarcava a ogni spinta, la bocca spalancata in gemiti continui che Julian soffocava con baci bagnati e profondi, fondendo i loro sapori.
L'erotismo toccò il suo punto di non ritorno: la vista dei loro corpi nudi intrecciati sul legno scuro, il suono umido e ritmico della carne che sbatteva contro la carne, la sensazione del membro di Valerio che si strofinava contro l'addome scolpito di Julian a ogni spinta.
Julian afferrò con la mano il membro rigido di Valerio, strofinandolo in perfetta sincronia con i suoi colpi da dietro.
La combinazione della penetrazione profonda e della stimolazione frontale portò Valerio a un passo dall'estasi totale.
«Julian! Non ce la faccio più... sto per venire!» gridò Valerio in un sussurro disperato, la schiena completamente staccata dal tavolo, i muscoli addominali contratti nello spasmo finale.
Julian aumentò il ritmo, spingendo con forza e velocità selvaggia, sentendo le pareti intime di Valerio stringerlo in morsi involontari di piacere.
Pochi secondi dopo, con un gemito soffocato contro la spalla di Julian, Valerio eiaculò violentemente, rilasciando abbondanti fiotti di seme caldo e denso tra i loro petti incastrati.
Le contrazioni dell'orgasmo di Valerio furono la scintilla finale per Julian.
Con un'ultima spinta profonda, penetrando fino al limite, Julian si lasciò andare del tutto, eiaculando all'interno di Valerio con lunghi spruzzi caldi mentre un brivido catartico gli svuotava la mente da ogni pensiero, lasciando solo la sensazione pura del possesso e dell'unione.
La luce dell’alba non fu una semplice transizione cronologica, ma un'infiltrazione lenta e impietosa. Tagliava le vetrate ad arco in fasci azzurrognoli, spessi come lame d'oro freddo, illuminando i granelli di polvere sospesi nell'aria che danzavano con una lentezza quasi solenne.
Il calore sui loro corpi aveva iniziato a cedere alla frescura dell'aria condizionata, un ronzio metallico che ora sembrava molto più presente rispetto alla notte, ma nessuno dei due accennò a muoversi.
Valerio era ancora sdraiato con la schiena contro lo zoccolo della scaffalatura, un braccio piegato sotto la nuca e l'altro disteso lungo la coscia di Julian.
La sua pelle, di norma bronzea e reattiva, era segnata da piccoli arrossamenti lungo i fianchi, le impronte nitide delle dita di Julian lasciate durante l'acme dell'amplesso.
Il suo respiro non era più affannoso, ma manteneva una profondità calma, viscerale, come se ogni inspirazione servisse a metabolizzare la densità di quello che era appena accaduto.
Julian, accanto a lui, si era tirato leggermente su, appoggiando un gomito al pavimento di parquet lucidato a cera.
Il suo profilo, di solito affilato e distante, era ammorbidito da una stanchezza luminosa. Le sue dita, ancora segnate dalla traccia invisibile della pelle dell'altro, non riuscivano a staccarsi da Valerio. Sfioravano senza fretta la cavità tra le costole, salendo lungo lo sterno, ascoltando la risposta muscolare di ogni minima pressione.
«Pensi che se ne accorgeranno?» mormorò Valerio.
La sua voce, non usata da ore se non per rilasciare gemiti soffocati, era una frequenza persino più bassa del solito, grattata al fondo, intima.
«Di cosa?» chiese Julian.
Le sue labbra sfiorarono la spinta nuda di Valerio, assaporando ancora quel pizzico di sale lasciatovi dal sudore asciugato.
«Dell'aria.» rispose Valerio, girando il capo verso di lui.
I suoi occhi scuri, di solito scintillanti di un'ironia provocatoria, erano ora trasparenti, privi di schermature.
«L'aria in questa stanza non è più la stessa. Abbiamo alterato l'equilibrio chimico dell'intero reparto di Anatomia comparata. C'è più testosterone e ossitocina qui dentro che nell'intero reparto di endocrinologia.»
Julian lasciò sfuggire un sorriso breve, una contrazione dell'angolo della bocca che in condizioni normali non avrebbe mai concesso.
«Stai delirando, Valerio. È l'ipossia da privazione del sonno.»
«No.» rispose Valerio, allungando una mano per stringere il mento di Julian, costringendolo a guardarlo dritto negli occhi.
Il contatto era fermo, quasi possessivo, uno spostamento di peso tra chi guidava e chi subiva che sfumava continuamente i ruoli.
«È che tu vuoi spiegare tutto con una formula, perché la formula ti protegge. Ma adesso la tua pelle sta toccando la mia, e il tuo battito non è affatto quello di un uomo che sta facendo un'analisi fredda.»
Per tutta risposta, Julian si chinò su di lui.
Non fu un bacio frettoloso né un tentativo di riaccendere il fuoco immediato dell'atto carnale, ma un'esplorazione lenta, un riappropriarsi dei contorni.
Le labbra di Julian trovarono quelle di Valerio, socchiuse, ancora gonfie e sensibili. Fu un bacio lungo, profondo, umido, in cui le lingue si intrecciarono con una lentezza quasi straziante, riassaporando la sostanza liquida del loro desiderio.
Valerio aprì leggermente le cosce, accogliendo il corpo di Julian che tornava a fare pressione su di lui. La sensazione del torso nudo di Julian, solido e caldo, che si schiacciava contro il proprio, scatenò una reazione istintiva: una contrazione involontaria dei muscoli addominali, un brivido che risalì lungo la spina dorsale fino alla radice dei capelli.
«Sei insaziabile.» mormorò Julian contro l'angolo della bocca di Valerio, mentre la sua mano scivolava con decisione verso la curva del fianco dell'altro, affondando i polpastrelli nella carne morbida sopra il bacino.
«Sei tu che non riesci a staccarti da me.» ribatté Valerio con un respiro spezzato, inarcando la schiena verso l'alto per cercare un contatto più intimo, avvertendo nettamente come il membro di Julian, a contatto con la sua coscia, starebbe di nuovo ridestandosi, ingrossandosi con una lentezza pesante e inesorabile.
Non c'era più la frenesia d'emergenza della prima volta, la paura di essere scoperti dai custodi o la necessità di rompere il ghiaccio di mesi di sguardi trattenuti.
Adesso c'era la consapevolezza dell'accesso, la padronanza della geografia dell'altro.
Julian si alzò sulle ginocchia, sovrastando Valerio.
La luce dell'alba disegnava con precisione chirurgica le linee del suo addome scolpito, il solco profondo che scendeva verso il pube, e la superficie tirata della sua pelle. Valerio rimase a guardarlo dal basso, gli occhi sbarrati dal desiderio, mentre la propria eruzione carnale rispondeva all'istante, tesa e pulsante di sangue, ritta contro la pancia.
«Guarda cosa mi fai.» ansimò Valerio, afferrando il proprio membro con le dita affusolate, accarezzandosi da solo lungo la tesa estensione bagnata dalla goccia trasparente del pre-cum, un gesto di un'impudicizia calcolata per far impazzire Julian.
Julian emise un suono gutturale, profondo, quasi sordo. Afferrò il polso di Valerio e gli bloccò la mano sopra la testa, premendola contro il pavimento di legno.
«Non toccarti. Lo faccio io.»
Julian si chinò e avvolse la lunghezza di Valerio con la bocca.
Fu un movimento deliberato.
La cavità orale caldissima e umida di Julian inghiottì la corona sensibile di Valerio, facendolo trasalire con una scossa che gli fece chiudere gli occhi d'istinto. Julian non si fermò: fece scivolare la testa sempre più in basso, inghiottendo centimetro dopo centimetro della carne rigida di Valerio, mentre la sua lingua lavorava con precisione esperta lungo il solco inferiore, accarezzando il frenulo e pompando con un ritmo lento, ritmico, quasi ipnotico.
«Ah... Julian... Dio mio...» Valerio piegò le ginocchia, tirando i talloni contro il parquet, mentre il bacino si sollevava da solo da terra per affondare ancora più a fondo nella gola dell'altro.
La sensazione della lingua ruvida di Julian che accarezzava la punta sensibile mentre la gola stretta lo avvolgeva del tutto era una tortura d'estasi pura.
Julian aspirava con forza, creando un vuoto d'aria intorno alla colonna tesa di Valerio, accompagnando il movimento con la mano libera che andava a massaggiare con lentezza i testicoli dell'altro, pesanti e contratti dall'eccitazione. Valerio tremava in tutto il corpo; le sue dita libere cercavano disperatamente una presa, trovandola nel bordo della camicia abbandonata di Julian, appallottolandola tra le nocche bianche.
Quando Valerio sembrò arrivare al limite, con il respiro che si trasformava in un fischio acuto e i muscoli della coscia rigidi come pietra, Julian si staccò con uno schiocco umido che rimbombò nel silenzio solenne delle corsie.
Valerio riaprì gli occhi, smarriti e lucidi di brama. «Perché ti sei fermato?»
«Perché non finisce qui,» rispose Julian, la voce ridotta a un sussurro graffiante, impregnata dal sapore di Valerio.
Julian afferrò Valerio per le caviglie, tirandolo verso di sé lungo il pavimento levigato, fino a posizionarlo a pancia in giù.
Il movimento fu rapido, dominante.
Valerio non oppose alcuna resistenza; si lasciò piegare, appoggiando i gomiti e la fronte sul parquet freddo, alzando istintivamente il bacino per offrirsi di nuovo.
La vista della schiena di Valerio, la scanalatura profonda della colonna vertebrale che terminava nella curva piena e tesa dei glutei, accese in Julian un fuoco primordiale.
Julian si chinò sulla sua schiena, facendogli sentire tutto il proprio peso. Le sue labbra percorsero la colonna di Valerio vertebra per vertebra, rilasciando morsi leggeri che lasciavano piccoli segni rossi sulla carne chiara, mentre le dita scendevano a cercare l'ingresso intimo dell'altro, già bagnato e ammorbidito dalla sessione precedente.
Senza bisogno di altre parole, Julian usò il proprio fluido e quello di Valerio per lubrificare la punta del proprio membro, enorme e arroventato. Posizionò la cima contro la fessura calda e si spinse all'interno con una pressione unica, profonda e inesorabile.
«Nngh!» Valerio affondò il viso tra le braccia, soffocando un lamento di puro piacere corporale. Le pareti interne del suo corpo, ipersensibilizzate dall'atto di poche ore prima, si strinsero attorno a Julian come una guaina bollente.
Julian non aspettò.
Afferrò i fianchi di Valerio con entrambe le mani, piantando i pollici nelle fossette lombari, e cominciò a battere con un ritmo serrato, profondo, implacabile. Ogni stoccata faceva avanzare la testa di Valerio sul parquet, ogni impatto della carne contro la carne produceva un suono bagnato, denso, viscerale che riempiva l'aria della navata.
L'angolazione rendeva la penetrazione ancora più profonda.
Julian toccava ogni volta il centro esatto delle terminazioni nervose di Valerio, facendolo vibrare ad ogni colpo.
Valerio non riusciva più a trattenersi: i gemiti uscivano liberi, acuti, spezzati, echi di un abbandono totale sopra il pavimento del luogo dove per mesi aveva finto di pensare solo agli esami e alla carriera.
«Guarda... guarda dove siamo.» ansimò Julian, piegandosi in avanti per parlare direttamente nell'orecchio di Valerio, mentre il suo bacino continuava a spingere con una forza brutale e precisa. «Sotto la Sezione di Anatomia. Pensi che i tuoi professori abbiano mai visto un'anatomia del genere?»
«Maledetto... Julian... continua... continua così!» urlò Valerio con la voce rotta, muovendo il bacino all'indietro ad ogni spinta per incontrare l'impatto con maggiore violenza.
Julian aumentò ancora la velocità. I suoi muscoli lavoravano in una sincronia perfetta; le gocce di sudore cadevano dal suo mento sulla schiena nuda di Valerio, creando un contrasto di calore. Con la mano destra, Julian scivolò sotto il ventre di Valerio, afferrandogli il membro eretto che sbatteva contro il pavimento ad ogni spinta.
La stimolazione fu devastante. La combinazione dei colpi profondi da dietro e del massaggio rapido e serrato sul davanti portò Valerio a un punto di sovraccarico sensoriale. Il suo corpo fu scosso da uno spasmo incontrollabile.
«Julian! Sto... sto venendo... adesso!»
Valerio si contrasse con una violenza inaudita. Il suo membro eruttò grandi fiotti di seme denso che schizzarono direttamente sul legno del pavimento e sulle sue stesse braccia. Le sue pareti intime si serrarono attorno al membro di Julian in una serie di morsi spasmodici e ritmici che travolsero le ultime difese del più grande.
Julian dette tre spinte finali, disperate, affondando la lama della sua carne fino alla radice, prima di fermarsi del tutto e rilasciare a sua volta il proprio seme all'interno di Valerio. Un gemito profondo gli squarciò il petto mentre il suo corpo veniva attraversato da scariche elettriche che gli azzeravano la vista.
Si accasciò sopra la schiena di Valerio, i petti che salivano e scendevano all'impazzata, i loro respiri confusi in un'unica, affannosa melodia nel silenzio ritrovato dell'aula.
Passarono lunghi minuti prima che uno dei due riuscisse a trovare la forza di muovere un muscolo.
L'aria intorno a loro si era fatta del tutto chiara.
Dalle vetrate superiori, il sole del mattino ormai alto proiettava rettangoli di luce dorata sulle corsie di libri, illuminando la polvere che fluttuava tranquilla e la scena del loro abbandono.
Julian si sfilò lentamente dal corpo di Valerio, provocando un lungo sospiro di appagamento da parte dell'altro.
Si girò a pancia in su, stendendosi accanto a lui sul parquet. I loro bracci si toccavano, le loro dita si intrecciarono quasi automaticamente sul pavimento, macchiato dai segni inconfutabili del loro incontro.
Valerio si voltò di lato, appoggiando il mento sul petto di Julian.
Guardò il viso dell'altro: le guance arrossate, i capelli intrisi di sudore, gli occhi grigio-verdi che fissavano il soffitto con un'espressione che non aveva più nulla della freddezza clinica dei giorni passati.
«E adesso?» chiese Valerio, facendo scivolare l'indice sul labbro inferiore di Julian, ancora umido.
Julian girò lentamente la testa verso di lui.
Per la prima volta da quando si conoscevano, il suo sguardo era privo di difese, aperto, quasi vulnerabile nella sua immensa intensità.
«Adesso riordiniamo i libri.» disse Julian con una voce roca ma pervasa da una dolcezza inaspettata. «E poi usciamo a fare colazione. L'esame è tra due ore.»
Valerio scoppiò in una risata sommessa, una vibrazione calda che si espanse contro il torace di Julian. «Sei incredibile. Abbiamo appena distrutto ogni regola di questo posto e tu pensi all'esame di Anatomia.»
«Non ci pensavo.» rispose Julian, sollevando la mano per accarezzare la guancia di Valerio, fermando i polpastrelli sulla sua pelle calda.
«Pensavo solo che d'ora in poi, ogni volta che entrerò in questa biblioteca, non vedrò più dei semplici libri. Vedrò questo momento. Vedrò te.»
Valerio si chinò e gli stampò un bacio morbido, profondo, sulle labbra, assaporando la certezza di qualcosa che era appena iniziato e che nessun manuale avrebbe mai potuto contenere.

Vacca 24
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