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Lui & Lei

LIBERTANGO


di La-mandria
28.08.2026    |    107    |    5 8.0
"I suoi occhi nocciola erano lucidi, carichi di una luce nuova, profonda, smarrita e consapevole al tempo stesso..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria STRONG

PREMESSA
Il tango non è semplicemente una danza; è una grammatica dei corpi, un rito contraddistinto da eleganza aristocratica, in cui la tensione erotica si fa arte e la carne si trasforma in pura geometria dell'anima.
Nelle sue movenze non vi è posto per la banalità: ogni passo è un'audace provocazione, ogni sospiro una tacita capitolazione, e l'abbraccio non rappresenta un semplice contatto, bensì la fusione molecolare di due volontà che si affrontano e si cercano nel buio.
È in questa penombra carica di aspettative — dove l'aroma del legno stagionato, della cera e del profumo di nuca si fonde all'aria densa della milonga — che si consuma il mistero del ballo.
Il tango vive nella vertigine del cabeceo, in quel gioco di sguardi ad alta tensione dove il desiderio impara l'arte dell'attesa prima ancora di trasformarsi in movimento.
Quando le gambe si intrecciano come lame d'acciaio flessibili e i corpi si incollano cancellando ogni spazio residuo, il tempo scompare: resta soltanto l'istinto, il calore della pelle d'oca, la resa consapevole all'altrui guida.
«Il tango non comincia quando la musica si accende; comincia nell'attesa, nella tensione accumulata prima ancora del primo contatto, nel desiderio che si nutre della distanza.»

PREFAZIONE DEGLI AUTORI
Nel dare vita alla narrazione dell'incontro tra Tommaso e Adriana, ci siamo trovati di fronte all'esigenza di trovare una voce musicale che potesse non soltanto accompagnare, ma scatenare, sostenere e guidare l'incendio emotivo della loro danza.
La nostra scelta non poteva che cadere su un capolavoro assoluto della storia della musica universale: Libertango di Astor Piazzolla.
Libertango non è un brano qualunque; è una rivoluzione concettuale, una cavalcata trionfale di energia incontrollabile che ha spezzato le catene del tango tradizionale per proiettarlo verso la modernità.
Fin dal primo strappo del bandoneón e dalla pulsione magnetica del contrabbasso, la composizione di Piazzolla aggredisce i sensi con una grazia quasi violenta.
Ha la forza di un fulmine che squarcia la notte e la precisione di una ferita d'amore.
La meraviglia di questa pagina musicale risiede nella sua struttura drammatica perfetta: il ritmo sincopato e incalzante spinge i ballerini verso una frenesia vertiginosa di ganci e boleos, per poi spalancarsi improvvisamente in sospensioni melodiche di struggente bellezza, laddove il bandoneón sembra sciogliersi in un lamento lungo e nostalgico. È proprio in questa dialettica tra accelerazione e stasi — tra il vortice di un giro ad alta velocità e l'abbandono estatico di una volcada — che la musica si fa carne.
Scrivere la scena del Club de los Deseos ha significato per noi sincronizzare la penna su ogni singola battuta di Piazzolla: sentire il peso dei petti che si uniscono sul battere della misura, percepire la tensione muscolare nell'arresto secco del bacino, e cogliere la poesia d'un bacio sfiorato nel silenzio che segue l'ultima nota, secca e definitiva.
Vi invitiamo a immergervi in queste pagine lasciandovi travolgere dallo stesso fuoco che brucia sul parquet, all'ascolto di una musica che non si limita ad accompagnare il ballo, ma ne scolpisce l'immortalità.
— Gli Autori

*******

La sala da ballo del Club de los Deseos non era un luogo qualunque. Era uno santuario consacrato all'arte sottile, quasi crudele, del tango argentino.
Situata nei sotterranei di un antico palazzo nel cuore della città, la stanza conservava tra le sue mura di mattoni a vista l'eco di decenni di passi, di sospiri trattenuti, di sguardi incandescenti e di promesse nate nell'oscurità e dissolte al primo bagliore dell'alba.
L’aria era densa, pesante, satura di un aroma inebriante: un miscuglio inconfondibile di legno di rosa stagionato, cera per pavimenti, cuoio lavorato, il profumo amaro di tabacco pregiato e le note dolci, penetranti, dei profumi indossati dai frequentatori della milonga.
I riflettori, posizionati strategicamente sul perimetro del soffitto a volta, scagliavano sulla pista di parquet lucidato a specchio un cono di luce ambrata, soffusa, creando un contrasto netto con le ombre profonde che avvolgevano i tavolini rotondi sistemati lungo le pareti.
Adriana era seduta a uno di quei tavolini, posizionato nell'angolo più discreto della sala.
La sua figura era ricamata nell'ombra.
Indossava un abito di seta nera di una sartoria d'alta moda, tagliato di sbieco, che aderiva come una seconda pelle alle sue forme sinuose. La scollatura posteriore scendeva profonda lungo la spina dorsale, lasciando scoperta la pelle vellutata e candida della schiena, mentre uno spacco generoso sul lato sinistro della gonna rivelava, a ogni minimo spostamento, la linea flessuosa della gamba, inguantata in una calza velata che scompariva dentro una scarpa dal tacco a spillo vertiginoso.
Tra le dita affusolate, Adriana teneva un calice di vino rosso scuro. Il cristallo rifletteva i bagliori dorati della pista, ma i suoi occhi — due gemme di un nocciola cangiante, velate da un velo di calcolata indifferenza — erano fissi sulla porta d'ingresso della milonga.
L'attesa era una parte fondamentale del rituale.
Il tango non comincia quando la musica si accende; comincia nell'attesa, nella tensione accumulata prima ancora del primo contatto, nel desiderio che si nutre della distanza.
In quel momento, la porta si aprì leggermente, lasciando entrare una folata d'aria fresca dall'esterno e la figura imponente di Tommaso.
Tommaso non camminava semplicemente: si muoveva nell'ambiente con la grazia misurata e la presenza magnetica di un predatore o di un maestro d'armi.
Alto, dalle spalle ampie e la postura impeccabile, indossava un completo sartoriale grigio antracite, scuro come la notte senza luna. La camicia nera, sbottonata sul collo appena quanto bastava per rivelare la tensione dei muscoli della gola, si adatta perfino al suo portamento austero. I suoi capelli scuri erano pettinati all'indietro con cura, lasciando scoperti i tratti spigolosi del volto: una mascella squadrata, labbra sottili ma cariche di espressione e due occhi intensi, capaci di scavare nella mente di chiunque incrociasse il suo sguardo.
Tommaso attraversò la sala con passo lento e aggraziato, senza guardare direttamente nessuno, ma percependo chiaramente l'attenzione che la sua presenza generava.
Molti nella sala conoscevano la sua fama: un ballerino straordinario, un uomo la cui guida non ammetteva incertezze, capace di trasformare ogni tango in una narrazione drammatica e viscerale. Ma stasera, Tommaso non era lì per ballare con chiunque.
Era lì per una sola ragione.
I suoi occhi vagarono sulla penombra fino a fermarsi sul tavolino di Adriana. Un impercettibile cambio nella sua postura rivelò che la ricerca era terminata.
Nello spietato e affascinante codice del tango tradizionale, la richiesta di ballare non avviene mai attraverso la parola detta.
Parlare interromperebbe l'incantesimo, ridurrebbe la tensione metafisica che si crea tra due corpi.
Il desiderio si esprime attraverso il cabeceo: un'arte antica fatta di sguardi, di piccolissimi movimenti della testa, di intesa silenziosa.
Tommaso si fermò a diversi metri dal tavolino di Adriana, rimanendo al confine tra la luce del parquet e l'ombra del perimetro.
Si appoggiò con eleganza discreta a una colonna di ghisa, incrociando le braccia.
I suoi occhi cercarono quelli della donna.
Non c'era fretta nel suo sguardo; c'era la consapevolezza assoluta di ciò che stava per accadere, unita a una provocazione sottile, quasi un guanto di sfida lanciato nell'aria densa della milonga.
Adriana avvertì lo sguardo di Tommaso prima ancora di vederlo.
Un brivido sottile le corse lungo la spina dorsale, facendo sussultare per un istante il suo respiro. Sollevò lentamente il capo dal calice di vino. I loro sguardi si agganciarono nell'aria come due fili ad alta tensione.
Per diversi secondi — che sembrarono prolungarsi in un tempo sospeso ed eterno — nessuno dei due mosse un solo muscolo. Era un duello di volontà. Tommaso inclinò leggermente il mento verso la pista, un movimento impercettibile per chiunque altro, ma chiarissimo per lei: “Balli con me?”
Adriana non rispose subito.
Assaporò il potere di quel momento, lasciando che la tensione crescesse fin quasi a diventare insopportabile. Poi, con una lentezza studiata e incredibilmente sensuale, accennò un lievissimo inchino del capo e un sorriso appena accennato sulle labbra carminio: “Accetto.”
Tommaso si staccò dalla colonna e si avviò verso di lei con passi lenti e cadenzati.
Adriana si alzò dal tavolo.
Il movimento fu fluido; la seta del suo abito scivolò lungo le cosce, accarezzando la pelle e mettendo in risalto la linea impeccabile del suo corpo.
Quando si trovarono l'uno di fronte all'altra sul margine del parquet, la distanza fisica tra loro era di soli pochi centimetri, ma la carica elettrica accumulata rendeva quel piccolo spazio denso come piombo.
In quel preciso istante, sul palco in fondo alla sala, il quintetto di musicisti si preparò all'esecuzione. Il primo fisarmonicista sistemò il suo strumento sulle ginocchia, stese il mantice con un sospiro profondo, e poi, con la violenza e la grazia di un fulmine che squarcia la notte, attaccò le note d'apertura di Libertango di Astor Piazzolla.
La musica esplose nella sala con una forza dirompente.
Il ritmo incalzante, la linea melodica spezzata e drammatica, il pulsare del contrabbasso e il pianto struggente del bandoneón riempirono ogni angolo dello spazio, penetrando direttamente nelle fibre nervose dei presenti.
Tommaso fece un passo avanti, annullando la distanza.
Non ci fu alcuna esitazione.
La sua mano destra si posò al centro della schiena di Adriana, esattamente nell'incavo tra le scapole. Non era un tocco leggero o formale: era una presa salda, calda, possessiva, un'impronta di fuoco sulla pelle nuda scoperta dall'abito. Le dita di Tommaso si modellarono sulla struttura anatomica di lei, esercitando una pressione precisa che non serviva solo a sostenerla, ma a comunicarle ogni minimo impulso del proprio centro di gravità.
Adriana accorse a quell'invito con un respiro profondo.
Portò il braccio sinistro attorno al collo di Tommaso, adagiando la mano sulla sua spalla robusta.
Le sue dita sfiorarono il tessuto della giacca prima di arrampicarsi fino alla nuca di lui, dove i capelli scuri erano morbidi e caldi. Il suo petto si appoggiò a quello di Tommaso senza riserve.
L'abbraccio del tango si compì.
In quella posizione, la vicinanza era totale.
Non vi era aria tra i loro corpi dal busto fino al bacino.
Adriana poteva sentire il battito potente e cadenzato del cuore di Tommaso contro la sua cassa toracica, mentre Tommaso percepiva il calore irradiato dal corpo di lei, la morbidezza del suo seno oppresso contro il proprio torace e il ritmo accelerato del suo respiro caldo che le sfuggiva dalle labbra socchiuse, andandosi a posare sulla pelle del suo collo.
I loro volti si avvicinarono fino a quando le tempie e le guance si toccarono delicatamente.
Il profumo di Adriana — una miscela penetrante di gelsomino notturno, vaniglia e una nota selvatica di muschio — avvolse completamente i sensi di Tommaso, agendo come un intossicante chimico.
"Sei pronta, Adriana?" sussurrò Tommaso con una voce profonda, roca, che vibrava direttamente contro il padiglione auricolare di lei.
Lei chiuse gli occhi per un istante, assaporando la vibrazione di quella voce che le attraversava il corpo.
"Guidami." rispose con un filo di voce, un soffio carico di provocazione e di totale, consapevole resa.
"Guidami fino al limite."
La prima nota di contrabbasso segnò l'inizio della camminata.
Tommaso avanzò con un passo lungo, potente, scivolando sul parquet con assoluto controllo.
Non muoveva le gambe isolatamente: il movimento nasceva dal suo centro, dal bacino, e si trasmetteva al torso, spingendo Adriana a indietreggiare con la medesima grazia ed eleganza.
Adriana rispose all'impulso senza la minima resistenza.
La sua gamba sinistra scivolò all'indietro, distendendosi in una linea perfetta, con la punta della scarpa che manteneva un contatto impercettibile ma costante con il legno lucidato. L'abito di seta si aprì sullo spacco, rivelando la coscia tornita e la linea sensuale della gamba in un movimento che catturò immediatamente gli sguardi degli spettatori disposti attorno alla pista.
Tommaso la guidò in una serie di otto indietro. Con una torsione impercettibile, ma decisa del proprio busto, Tommaso ruotò il bacino di Adriana , costringendola a snodare i fianchi in una sequenza di rotazioni fluide e sinuose.
Ad ogni cambio di direzione, il corpo di Adriana si fletteva come una lama d'acciaio flessibile. La rotazione del bacino creava una tensione erotica palpabile nel punto di contatto tra i loro addomi.
Sebbene i volti fossero spesso a contatto, nei momenti di snodo Tommaso arretrava leggermente il capo per fissare gli occhi di lei.
In quegli sguardi ravvicinati non c'era spazio per la timidezza: c'era una fame incontrollabile, un desiderio di possesso e di fusione.
Durante l'esecuzione degli otto, le gambe di Tommaso si insinuavano tra quelle di Adriana con studiata precisione.
Il tessuto dei pantaloni sfiorava la seta delle calze di lei, creando un attrito fisico che faceva salire la temperatura di entrambi.
Adriana sentiva la presa di Tommaso sulla schiena farsi sempre più intensa.
La mano dell'uomo non si limitava a guidarla; sembrava tracciare la mappa del suo corpo, rimarcando ogni curva, spingendola a inarcare leggermente la colonna vertebrale per accentuare il contatto dei petti.
Ogni passo era una provocazione, una domanda senza parole a cui lei rispondeva accentuando la sensualità del movimento, facendo oscillare i fianchi con un ritmo sensuale che seguiva perfettamente la linea spezzata del bandoneón.
La musica di Piazzolla subì un'accelerazione improvvisa.
Il fisarmonicista iniziò a picchiare sui tasti con una frenesia virtuosistica, trasformando il ritmo lento in un vortice di suoni sincopati e aggressivi.
Tommaso accolse la variazione musicale cambiando istantaneamente la dinamica del ballo.
La sua guida divenne più rapida, più netta, intrisa di una virile arroganza. Bloccò la camminata di Adriana con un arresto secco del bacino, creando un momento di stasi dinamica.
Poi, con un movimento fulmineo del busto, diede l'impulso per un gancio.
Adriana interpretò il segnale con la rapidità di un riflesso incondizionato.
Sollevò la gamba destra e, con un movimento flessuoso e violentemente sensuale, piegò il ginocchio avvolgendo con la coscia la gamba di Tommaso.
La parte posteriore del suo ginocchio si incastrò perfettamente contro la coscia di lui, una morsa di seta e muscoli che durò soltanto una frazione di secondo. La sensazione della gamba di Adriana serrata attorno alla sua scatenò in Tommaso una scarica d'adrenalina pura.
Prima che la nota finisse di risuonare, la donna sciolse la presa e frustò l'aria con la stessa gamba, eseguendo un boleo aereo.
La scarpa dal tacco a spillo disegnò un arco invisibile nell'aria prima di ricadere sul parquet con un suono secco, preciso, metallico.
"Troppo veloce per te, Tommaso?" mormorò lei provocatoria, inclinando la testa all'indietro e offrendo alla vista la linea scoperta del suo collo candido.
Tommaso sorrise, un sorriso oscuro e affascinante che le fece tremare le ginocchia.
Per tutta risposta, strinse l'abbraccio fino a cancellare ogni spazio residuo, incollando il proprio bacino a quello di lei con una fermezza che non ammetteva repliche.
"Non sottovalutarmi mai, Adriana." le disse a fior di labbra.
Con una rapida sequenza di passi incrociati, la portò al centro esatto della pista.
Lì, isolati sotto il cono di luce ambrata più intenso, i due scatenarono una tempesta di ganci incrociati.
Le gambe di Tommaso e Adriana si insinuavano, si avvolgevano e si liberavano a vicenda in una successione frenetica.
Era una scherma sensuale: ogni colpo di gamba sfiorava l'interno coscia dell'altro, un contatto fugace e caldissimo che lasciava la pelle d'oca e accendeva la fantasia.
L'abito di Adriana, sollecitato dai movimenti ampi e continui, si apriva ripetutamente sullo spacco, mostrando la lunghezza delle gambe e la perfezione dei muscoli tesi nello sforzo.
Il calore nella sala sembrava essere aumentato di dieci gradi; il pubblico attorno alla pista osservava la scena in un silenzio quasi religioso, ipnotizzato dalla carica erotica e dalla perfezione tecnica di quella coppia.
Raggiunto il picco di frenesia ritmica, la composizione di Piazzolla scivolò improvvisamente in una sezione di stasi melodica.
Il bandoneón distese le sue note in un lamento lungo, nostalgico, vibrante di sofferenza e desiderio, sostenuto soltanto dai violinisti che strofinavano gli archetti sulle corde con una delicatezza quasi dolorosa.
Tommaso rallentò il passo fino quasi a fermarsi, ma la tensione non si dissolse; al contrario, si condensò, diventando ancora più densa.
I due ballerini si trovarono faccia a faccia, i petti che si sollevavano e si abbassavano in modo sincrono, agitati dal ritmo cardiaco accelerato.
Il volto di Tommaso era a pochissimi millimetri da quello di Adriana.
I loro sguardi erano piantati l'uno nell'altro. Potevano sentire il calore emanato dalla pelle altrui, vedere le gocce invisibili di sudore che imperlavano le tempie, assaporare il profumo del fiato che si mescolava nello spazio ridotto tra le loro labbra.
Tommaso staccò leggermente l'asse del proprio corpo all'indietro, mantenendo i piedi saldamente piantati a terra. Allo stesso tempo, con la mano sulla schiena di Adriana, le diede l'impulso per una volcada.
Adriana non esitò.
Si fidò ciecamente del suo compagno.
Lasciò cadere tutto il proprio peso corporeo verso l'avanti, appoggiando completamente la parte superiore del petto contro il torso rigido di Tommaso. I suoi piedi staccarono i tacchi dal suolo, rimanendo appoggiati soltanto sulle punte.
Sospesa nell'aria, sostenuta unicamente dalla forza delle braccia e del tronco di Tommaso, Adriana abbandonò la testa all'indietro. La sua schiena si inarcò in una curva accentuata e bellissima, mettendo in mostra la linea della gola e della cassa toracica. Le sue gambe, libere dal peso del corpo, si incrociarono nell'aria, tracciando figure lente e flessuose sul legno del parquet.
In quella posizione di vulnerabilità assoluta e di totale resa erotica, Adriana percepiva la potenza spaventosa del muscolo pettorale di Tommaso che sosteneva il suo peso senza un minimo cedimento.
La mano dell'uomo sulla sua schiena era caldissima, una piastra di ferro rovente che le impediva di cadere e le comunicava un senso di sicurezza così profondo da confondersi con l'estasi.
"Ti tengo io." le sussurrò Tommaso sul collo, mentre le sue labbra sfiorarono quasi casualmente la pelle sensibile sotto il lobo dell'orecchio di lei.
Un brivido violento attraversò il corpo di Adriana. Le sue dita si serrarono attorno ai muscoli delle spalle di Tommaso, affondando le unghie nel tessuto della giacca. Sospirò, un verso fioco e roco che tradiva tutta la sensualità di quel momento di abbandono.
La melodia nostalgica del bandoneón cominciò a trasformarsi.
Un contrabbasso battuto con il palmo della mano segnò la ripresa del ritmo, seguito dalle note acute e percussive del pianoforte.
Era l'inizio del crescendo finale di Libertango, una cavalcata trionfale di energia pura, incontrollabile, distruttiva.
Tommaso richiamò Adriana dall'asse della volcada con un movimento secco e controllato del busto, riportandola sui suoi piedi. Non ci fu tempo per riprendere il fiato: la musica li travolse come un'onda d'urto.
I passi si fecero vertiginosi.
Tommaso guidò Adriana in una serie di giri ad altissima velocità intorno al proprio asse. Adriana ruotava attorno a lui come un pianeta infuocato attorno al suo sole, incrociando i piedi in una sequenza impeccabile di ochos veloci, mentre il suo abito di seta volava all'indietro, rivelando completamente le gambe sensuali e toniche ad ogni rotazione.
La vicinanza tra i loro corpi era ormai fusione molecolare.
I petti si urtavano ad ogni battuta, i bacini si sfioravano con forza, le pelli dei volti erano incollate insieme dal sudore e dalla passione.
Non vi era più pensiero consapevole, non vi era più calcolo tecnico: erano rimasti soltanto l'istinto, la musica trasformata in carne, il desiderio distillato nella forma più pura della danza.
Tommaso la spinse all'indietro in una corsa furiosa lungo il diagonale della pista.
Adriana indietreggiava con passi lunghi e audaci, fidandosi ciecamente dell'uomo che la guidava. Ogni passo era una scommessa con la velocità, ogni torsione un'esplosione di sensualità.
Nel momento di massimo accumulo di tensione musicale, quando lo strumento sembrava sul punto di spezzarsi sotto la pressione delle mani del musicista, Tommaso eseguì l'ultima, grandiosa figura.
Afferrò Adriana con entrambe le mani — una sulla schiena, l'altra che stringeva con fermezza la sua mano destra — e la fece ruotare rapidamente su se stessa per poi attirarla a sé con una violenza controllata. Adriana finì con la schiena adagiata contro il petto di Tommaso.
Con un movimento fluido e spietato, Tommaso le piegò una gamba all'indietro, facendola scivolare lungo il proprio polpaccio, mentre con il braccio le sosteneva il busto in un dip finale profondo, drammatico, sfacciatamente erotico.
L'ultima nota di Libertango risuonò nella sala come un colpo di cannone, staccata, secca, definitiva.
I due ballerini rimasero bloccati nell'ultima figura, sculture di carne e fuoco immortalate nella luce soffusa del parquet.
Il silenzio che seguì fu assoluto, quasi irrispettoso per la violenza dell'emozione appena consumata.
Per diversi secondi, né Tommaso né Adriana si mossero.
Il petto di Tommaso si sollevava convulsamente contro la schiena di lei; il respiro di Adriana era un affanno corto e rumoroso.
Il volto di Tommaso era affondato nell'incavo del collo di Adriana le sue labbra a un millimetro dalla pelle rovente di lei.
Adriana teneva gli occhi chiusi, le braccia ancora avvolte attorno a quelle dell'uomo, assaporando la sensazione del corpo di Tommaso che la teneva stretta, forte, senza intenzione di lasciarla andare.
L'aria tra di loro bruciava ancora.
Il ballo era finito, la musica era taciuta, ma la carica sensuale scatenata sul parquet era un'entità viva che continuava a fluttuare nella stanza, impossibile da cancellare.
Lentamente, con una delicatezza che contrastava in modo struggente con la violenza della danza appena conclusa, Tommaso la riportò in posizione eretta.
Non sciolse subito l'abbraccio. Le sue dita sulla schiena di lei indugiarono, accarezzando la stoffa della seta prima di staccarsi malvolentieri.
Adriana si voltò verso di lui.
I suoi occhi nocciola erano lucidi, carichi di una luce nuova, profonda, smarrita e consapevole al tempo stesso. I suoi capelli scuri, leggermente scompigliati dalla velocità dei giri, le ricadevano sulle spalle nude.
Tommaso la fissò negli occhi.
Non disse una parola.
Le prese la mano destra, sollevandola con lentezza solenne, e accostò le labbra alle sue nocche, lasciandovi un bacio caldo, lungo, impresso come un marchio di possesso e di gratitudine.
Adriana avvertì il calore di quel bacio risalire lungo il braccio fino al centro del petto.
Un piccolo, quasi impercettibile sorriso le fiorì sulle labbra carminio.
Senza spezzare il contatto visivo, Tommaso le offrì il braccio per riaccompagnarla al suo tavolino. L'applauso del pubblico esplose finalmente nella sala, lungo, fragoroso, entusiasta, ma per Tommaso e Adriana il resto del mondo era diventato uno sfondo sfuocato e irrilevante.
Sapevano entrambi che quel tango non era stato semplicemente una danza.
Era stato un incontro di anime attraverso la carne, un'esplosione di passione che aveva cambiato per sempre la geografia dei loro desideri.
E mentre Adriana si risedeva al suo tavolo, sfiorandosi il collo dove il respiro di Tommaso era ancora impresso, sapeva con assoluta certezza che la notte era appena iniziata.

Vacca 24
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