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LA GRANDE ORGIA SUL TAPPETO BLU


di La-mandria
09.09.2026    |    280    |    4 8.0
"Ehm, in pedana! — balbettò Fulvio, con un timbro di voce improvvisamente caldo, vellutato, quasi sussurrato come in un programma notturno di dediche musicali..."
N.D.A: gli autori hanno scelto di classificare i loro racconti in due categorie:
• “SOFT” per tutti
• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT

Premessa dell'autrice
Questo racconto nasce da un cortocircuito della memoria e della fantasia, un omaggio semiserio e un po' irriverente a un'epoca in cui la televisione era ancora un elettrodomestico magico, rumoroso e imprevedibile.
Desidero precisare che tutti i fatti narrati, le vicende rocambolesche all'interno dello studio televisivo, i dialoghi sopra le righe e i personaggi che vi compaiono sono frutto dell'immaginazione. Qualsiasi riferimento a persone esistenti, a fatti realmente accaduti o a trasmissioni televisive del passato è puramente casuale.
Se durante la lettura vi sembrerà di avvertire l'odore della brillantina, il calore di una cabina di commento anni Settanta o la confusione di un tecnico ubriaco davanti a una plancia di mixer, sappiate che era esattamente mia intenzione. Del resto, come ci insegnano i protagonisti di questa storia, lo sport e lo spettacolo sono soprattutto una questione di passione, sudore... e colpi di scena del tutto involontari.
Buona lettura.

*********

La luce del tardo pomeriggio filtrato attraverso i vetri della cabina di commento di TeleSport 70 illuminava il profilo di Fulvio, telecronista di punta e pilastro indiscusso della rete, e della sua affascinante ospite d'eccezione, la contessa Beatrice von Stauffen, ex campionessa di scherma ritirata e ora opinionista televisiva di grido, celebre per i suoi giudizi taglienti quanto i suoi celebri abiti da sera scollati.
Sotto di loro, la tensione della finale del Campionato Nazionale di Ginnastica Artistica, Lotta Libera e Pentathlon Libero Misto — un esperimento televisivo audace, fortemente voluto dai vertici della rete per risollevare gli ascolti della fascia domenicale — era arrivata a livelli parossistici.
Fulvio, con i suoi folti baffoni alla Burt Reynolds, la camicia di poliestere sbottonata fino all'ombelico a mostrare un petto generosamente peloso e un bicchiere di Cinzano tiepido poggiato vicino alla plancia dei mixer, aggiustò con un gesto teatrale le cuffie pesanti di plastica nera.
— Ci siamo, Beatrice. Manca esattamente un minuto alla prova decisiva alla trave di equilibrio, sbarra alta e tappeto centrale. I nostri atleti, il giovane prodigio svedese Lars Lindqvist, noto per la sua tempra granitica e la sua proverbiale resistenza nordica, e la debuttante italiana Grazia, campionessa in carica di flessibilità pelvica, sono in posizione.
Beatrice, fasciata in un abito aderente di paillettes verde smeraldo che rifletteva le luci psichedeliche dello studio, annuì con aria grave, stringendo tra le dita laccate di rosso un foglio con le statistiche dei precedenti incontri. — Una prova ad alto tasso di adrenalina, Fulvio. Qui non si tratta soltanto di forza bruta, di muscoli scolpiti o di regolarità cardiaca. La verità è che ci troviamo di fronte a una disciplina totale, dove l'orgia... pardon, l'orchestrazione sinfonica dei movimenti collettivi richiede una coordinazione millimetrica. Se si sbaglia l'angolo di presa, se un arto si infila dove non dovrebbe, si rischia il cortocircuito agonistico. E credimi, nessuno qui dentro vuole una squalifica per invasione di campo.
— Oh, vedo che Lars si sta scaldando — esclamò Fulvio, avvicinandosi pericolosamente al microfono aperto, la voce che tradiva un entusiasmo febbrile, quasi carnale. — Guardalo come si protende in avanti, come cerca il contatto visivo e fisico con la pedana. I muscoli sono tesi all'inverosimile, ogni fibra vibra di una tensione erotica... eh, energetica! Guarda come stringe l'attrezzo con le mani, con quanta determinazione cerca l'affondo profondo! È un crescendo rossiniano di bicipiti e ansimi!
Dalla regia, il tecnico del suono fece cenno con la mano attraverso il vetro insonorizzato di abbassare i toni, ma Fulvio era ormai un fiume in piena, catturato dal ritmo incalzante e dalle allucinazioni lussuriose di una diretta televisiva che prometteva scintille e mutandine strappate.
Per comprendere appieno la portata storica di quella domenica pomeriggio del 1976, bisogna fare un passo indietro e riavvolgere il nastro della programmazione televisiva italiana.
Il Paese usciva dagli anni sessanta con una gran voglia di trasgressione ed edonismo, e la televisione di Stato, pur mantenendo un rigido contegno formale, cominciava a cedere alle lusinghe del kitsch e della commedia sexy all'italiana.
Il direttore di TeleSport 70, il commendatore Arcibaldo Corelli — un uomo basso, perennemente avvolto in una nuvola di fumo di sigaro toscano e con un ciuffo di brillantina che sfidava la forza di gravità — aveva avuto un'intuizione fulminante durante una notte di bagordi a base di champagne e ostriche sulla riviera romagnola. — La gente è stanca dei soliti 100 metri piani! — aveva urlato Corelli sbattendo i pugni sulla scrivania di mogano del suo ufficio, circondato da segretarie in minigonna e operatori di ripresa assonnati. — La gente vuole il contatto! Vuole la promiscuità! Vogliamo una gara che sia una vera e propria orgia di corpi in movimento, una celebrazione pagana della ginnastica dove nessuno capisce più chi sta marcando chi!
Fu così che nacque il regolamento del Trofeo Baccanale.
Non si trattava di una semplice competizione sportiva, bensì di una kermesse in cui venti atleti, equamente divisi tra uomini e donne, venivano lasciati liberi su una superficie di cinquecento metri quadrati ricoperta di tappeti persiani, anelli oscillanti, sbarre parallele e una quantità industriale di vasellina per evitare attriti eccessivi durante le evoluzioni acrobatiche più spinte. Il pubblico in studio, composto da una platea di notabili in doppiopetto e signore con la cotonatura alta tre palmi, avrebbe dovuto votare non solo lo stile, ma soprattutto il livello di coinvolgimento fisico e l'intensità dei gemiti emessi durante le prestazioni.
Fulvio era stato scelto per la sua voce baritonale e per la sua proverbiale disinvoltura nel commentare qualsiasi cosa, dai campionati mondiali di bocce alle sagre della porchetta, trasformando ogni evento in un dramma passionale degno di un fotoromanzo di Grand Hotel.
— E ora parte la batteria B! — urlò Fulvio, mentre nello schermo in studio Lars compiva un salto mortale carpiato seguito da un atterraggio di petto che fece sussultare l'intera tribuna stampa. — Un volteggio sublime! Si lancia nell'aria, le gambe si aprono a compasso con una sensualità... pardon, con una tecnica formidabile! E si avventa direttamente sul gruppo dei lottatori svedesi che stavano già facendo stretching in cerchio! È un abbraccio collettivo che non lascia scampo!
Beatrice arrossì leggermente, sistemandosi con grazia una ciocca di capelli neri dietro l'orecchio, mentre un sorriso malizioso le increspava le labbra carnose. — Effettivamente, Fulvio, la sua entrata è stata... estremamente partecipata. Ma nota bene la strategia della squadra mista: qui non si tratta di vincere la medaglia d'oro individualmente, ma di fondersi con il gruppo, di creare una catena ininterrotta di prese e controprese che coinvolge ogni centimetro quadrato della superficie di gara. Se guardi laggiù, nell'angolo dei tappetoni rossi, la situazione sta degenerando in una magnifica mischia generale dove nessuno sembra più intenzionato a rispettare i confini della corsia assegnata.
— Oh, e fai bene a sottolinearlo, Beatrice! — rincarò la dose Fulvio, slacciandosi un altro bottone della camicia perché la temperatura in cabina aveva raggiunto livelli tropicali. — Guardali! Si stringono, si avviluppano, si scambiano le casacche con una foga che ha dell'incredibile. C'è chi tenta la presa al bacino, chi si lancia in una capovolta rovesciata finendo direttamente sopra la schiena del compagno di squadra. È un tripudio di membra intrecciate, un carosello di sudore e respiri affannosi che farebbe arrossire anche il censore più benevolo della Rai!
Quello che né Fulvio né Beatrice sapevano, tuttavia, era che in quel preciso istante, negli studi sotterranei della rete, un tecnico distratto di nome Osvaldo — reduce da una notte brava all'osteria del Borgo e con un tasso alcolemico superiore a quello di un barile di Chianti — aveva clamorosamente invertito i canali della matrice audio della regia centrale.
Le cuffie dei due telecronisti non trasmettevano più il segnale microfonico proveniente dai bordi della palestra principale, bensì il flusso audio rubato da un camerino privato situato al terzo piano sotterraneo. In quel camerino, due attori di punta della soap opera pomeridiana di grande successo Passioni Proibite — l'indimenticabile Rodolfo, latin lover dai capelli brillantinati, e la diva debuttante Pamela — stavano provando con un anticipo sospetto una scena d'amore particolarmente intensa prima di andare in onda per la diretta delle ore venti.
Fulvio spalancò gli occhi guardando il monitor di servizio, dove l'immagine della regia mostrava ancora i ginnasti che correvano in tondo come trottole impazzite, mentre l'audio che rintronava nelle sue cuffie si faceva improvvisamente... ravvicinatissimo, intimo, quasi imbarazzante nella sua nudità acustica.
Respiri lunghi, profondi, interrotti da fruscii di lenzuola di lino pesante e una voce maschile roca, inconfondibile, che sussurrava direttamente nel timpano sinistro del telecronista: — Forza, mia piccola gazzella... non fermarti adesso... sali più in alto sulla spalliera... fammi sentire quanto sei elastica... oh, così, proprio sulla punta dei piedi, senza reggere il colpo...
Fulvio deglutì fragorosamente, tirando un lungo respiro e allentando ulteriormente il nodo della cravatta che ormai giaceva penzolante come una cravatta da marinaio ubriaco. Il sudore gli imperlava la fronte spaziosa, rigando la brillantina. Raddrizzò la voce, cercando di mantenere un contegno professionale, sebbene la sua espressione facciale fosse passata dallo stupore alla più totale estasi mistica.
— Ecco... ecco che la tensione sale alle stelle in cabina... ehm, in pedana! — balbettò Fulvio, con un timbro di voce improvvisamente caldo, vellutato, quasi sussurrato come in un programma notturno di dediche musicali. — Lars si avvicina barcollando un po', visibilmente provato dallo sforzo profuso nella sessione precedente. Cerca il contatto fisico diretto con la compagna di squadra. Non ci sono più tattiche di copertura, ora si fa sul serio! I corpi si cercano, si tastano alla ricerca del punto debole... una pressione decisa sui fianchi, un affondo che non ammette repliche!
Beatrice lo guardò di sbieco, sorpresa da quel repentino cambio di registro stilistico, ma dotata di un intuito femminile e di una spregiudicatezza tali da cogliere subito la palla al balzo. In fondo, la contessa non aveva mai nascosto di gradire gli spettacoli forti. E poi, nelle sue cuffie, l'audio aveva iniziato a trasmettere lo stesso identico flusso di coscienza carnale: gemiti soffocati, sospiri che sapevano di zagara e tabacco, e un rumore di calpestio ritmato che ricordava pericolosamente il galoppo di un cavallo in amore.
— Già, Fulvio... e nota come Grazia risponde alle sollecitazioni del partner — incalzò Beatrice, con un guizzo di malizia irresistibile nello sguardo, assecondando il gioco con la disinvoltura di una veterana dello spettacolo. — Lei non si tira affatto indietro. Anzi, accoglie la spinta inarcandosi all'indietro con un movimento circolare del bacino che definirei... beh, decisamente fuori dal manuale del perfetto ginnasta. È un crescendo di frizioni, di scambi ravvicinati e di respiri spezzati che dimostra quanto la preparazione atletica di quest'anno sia incentrata sulla massima compenetrazione dei ruoli!
La folle escalation in diretta nazionale
Nello studio principale, i telespettatori di mezza Italia — sintonizzati chi per curiosità, chi per noia domenicale, chi perché la TV in bianco e nero era l'unico svago pomeridiano prima della messa vespertina — rimasero letteralmente incollati agli schermi. Quella che doveva essere una noiosa rassegna di ginnastica artistica regionale si era trasformata in un evento surreale, lisergico e profondamente ipnotico, accompagnato da una telecronaca che sembrava più il capitolo censurato di un romanzo di marchese de Sade che un resoconto sportivo della Domenica Sportiva.
Nei bar di provincia, da Bolzano a Trapani, gli avventori avevano smesso di giocare a briscola. I bicchieri di Bianchetto e le tazze di caffè rimasero sospesi a mezz'aria mentre le casse gracchianti dei televisori Telefunken e Brionvega diffondevano le parole infuocate di Fulvio e i commenti tecnici, sempre più audaci, della contessa Beatrice.
— Oh, guardate che affondo! Che pressione micidiale! — urlava ormai Fulvio, completamente esaltato, agitando le braccia in aria mentre i baffi sussultavano al ritmo dei bassi della regia. — Lui spinge con una forza irrefrenabile, lei accoglie il colpo senza la minima esitazione... è un'armonia perfetta di sudore, lacrime e passione pura! I corpi si fondono in un unico blocco vibrante, una massa informe e lussuriosa di muscoli e tendini che rotola beatamente sul tappeto centrale! Non si capisce più chi conduce la diagonale e chi la subisce! È il trionfo definitivo della carne sulla materia!
— E la presa si fa strettissima, quasi soffocante! — gli fece eco Beatrice, ormai completamente travolta dall'ilarità e dal brivido della trasgressione catodica, mentre si mordeva sensualmente un labbro inferiore carnoso. — Si cercano, si sfiorano con dita frementi, un brivido freddo e caldissimo al tempo stesso corre lungo la schiena di tutti i presenti... ed è il momento culminante! L'apice della prestazione collettiva! Nessuno si tira indietro, tutti partecipano a questo grande carosello dell'amore sportivo!
Nelle cuffie dei due telecronisti, intanto, la scena audio aveva raggiunto il culmine della drammaturgia televisiva. La voce roca di Rodolfo urlava con accento melodrammatico: — Pamela, ti amo! Non posso vivere senza la tua flessibilità! Dammi tutto quello che hai! E la voce di Pamela rispondeva tra un ansimo e l'altro: — Prendimi, Rodolfo! Prendi questa medaglia d'oro che scotta!
Fulvio, scambiando quegli urli disperati per il fischio dei giudici di gara che decretavano la fine della competizione e l'inizio del grande mucchio selvaggio finale, saltò letteralmente in piedi sulla sedia di pelle sintetica, battendo violentemente i pugni sulla plancia dei mixer e rovesciando il bicchiere di Cinzano tiepido sui fogli delle statistiche.
— È FINITA! UN CAPOLAVORO DI ETERNA GIOIA, SUDORE E COMPENSAZIONE MUSCOLARE! PRENDONO IL FIATO... E RESTANO DEFINITIVAMENTE SENZA! LA GARA È CONCLUSA NEI MODI PIÙ INTENSI E POSSIBILI!
Sotto i riflettori incandescenti delle telecamere RCA, la pedana di cinquecento metri quadrati si era trasformata in un brulicare convulso di membra lucide di vasellina, casacche strappate e respiri ansimanti.
Il regolamento del Trofeo Baccanale, nato da una costola ubriaca della dirigenza televisiva, prevedeva che in caso di "parità d'intenti agonistici" la gara si evolvesse in una sessione di mischia libera e promiscua a schema libero. E gli atleti non se lo fecero ripetere due volte.
— Guardateli! — urlava Fulvio in preda a un delirio descrittivo degno di un Baccanale romano. — Lars è al centro della mischia! Esercita una pressione pelvica coordinata con una maestria nordica che ha dell'incredibile! Si avvolge attorno a Grazia come un edera impazzita, mentre il secondo ginnasta azzurro, quel caparbio pesarese di nome Walter, interviene di sorpresa con un placcaggio laterale che ribalta completamente l'asse della piramide umana!
La telecamera brandeggiata dall'operatore Gimondi — anche lui visibilmente provato dai vapori di lacca e dai profumi pesanti che aleggiavano nello studio — zoomò impietosa sui dettagli più ravvicinati.
Venti corpi intrecciati in un unico blocco vibrante rotolavano sul tappeto blu, tra gridolini di eccitazione, scambi di casacche ridotte a brandelli di lycra e prese di sottomissione così ravvicinate da sembrare una coreografia di Pina Bausch diretta da Tinto Brass.
— Non ci sono più regole, Beatrice! — ansimava Fulvio, allentandosi definitivamente la cravatta e buttandola dietro le spalle. — È un tripudio di scambi reciproci! Ognuno tocca chi capita, nessuno protesta per le invasioni di campo! C'è un gomito che preme su un fianco, una gamba che si intreccia a compasso attorno a un collo muscoloso, e un crescendo di frizioni epidermiche che fa impennare i sismografi dell'istituto geofisico!
Beatrice, con gli occhi lucidi di puro godimento catodico, annuiva freneticamente, agitando i fogli delle statistiche come se fossero ventagli spagnoli.
— E nota la sincronia dei gemiti, Fulvio! Non è una semplice confusione casalinga, è un'orgia geometricamente perfetta! Guarda la capitana della squadra di ritmica, quella magnifica bionda con il body argentato: è passata da una spaccata verticale a una presa dorsale rovesciata che coinvolge contemporaneamente tre lottatori di greco-romana! Nessuno si tira indietro, tutti offrono il massimo contributo alla causa comune del piacere sportivo!
Mentre l'audio della regia continuava a rimandare i gorgoglii e i sospiri rubati dal camerino sottostante, la mischia sul tappeto centrale toccò il suo punto di ebollizione. I ginnasti avevano formato una gigantesca torre umana orizzontale, un serpente di carne, sudore e paillettes che rotolava da un capo all'altro dello studio, travolgendo i giudici di gara seduti al tavolo tecnico, i quali, dimentichi dei tesserini e delle penalità, si erano uniti alla mischia brandendo i cartellini dei punteggi come clave d'amore.
— L'AFFONDO DECISIVO! — ululò Fulvio, saltando in piedi sulla sedia e rischiando di rovinare a terra con tutta la plancia. — Lars si lancia in un'ultima, disperata torsione a corpo morto! Si infila nel pertugio tra Grazia e Walter! Una compressione toracica senza precedenti! I corpi si fondono, le fronti grondano sudore, le bocche si schiudono in un urlo liberatorio che scuote i vetri di Cinecittà!
— È L'APICE! — gli fece eco la contessa Beatrice, balzando in piedi e strappandosi di dosso la stola di visone sintetico per gettarla in mezzo alla platea in delirio. — Tutti insieme, in un unico grande abbraccio che non conosce pudore né tabù! Si danno il cambio, si scambiano i ruoli, nessuno resta escluso dal podio del piacere!
Nella confusione generale, il povero ginnasta svedese Lars, schiacciato sotto una pila di otto atleti urlanti e felici, alzò debolmente un braccio verso la telecamera in segno di vittoria, prima di svenire definitivamente in un mare di sudore e brillantina.
La diretta si chiuse di colpo con la trionfale sigla di coda di TeleSport 70 — una marcetta squillante suonata da ottoni sbilenchi — e l'immagine fissa di un povero ginnasta svedese che, completamente svenuto per i crampi e per l'eccesso di capriole sul tappeto blu, veniva trascinato fuori dall'inquadratura da due massaggiatori visibilmente confusi.
In regia, il tecnico Osvaldo si tolse le cuffie, barcollò leggermente e si asciugò la fronte madida di sudore freddo, accorgendosi solo in quel momento di aver collegato il canale 4 al canale 12. — Madonna santa... ho mandato in onda le prove generali della fiction di prima serata al posto dei campionati di lotta greco-romana — mormorò tra sé e sé, sbiancando in volto come un cencio lavato male. — Qui mi spediscono direttamente ai lavori forzati a Lipari.
Ma si sbagliava di grosso.
Mentre la porta della cabina di commento si spalancava con un tonfo secco, rivelando il commendatore Corelli con il sigaro spento in bocca e gli occhi sbarrati dall'incredulità, non ci fu spazio per i rimproveri. Il direttore aveva in mano i primi dati provvisori dell'Auditel freschi di telescrivente.
— Fulvio! Beatrice! Voi... voi siete dei geni assoluti del male! — urlò Corelli scoppiando in una fragorosa risata che scosse i pannelli fonoassorbenti della parete. — Avete fatto il novantanove per cento di share! Non succedeva dai tempi dell'allunaggio! I centralini della SIP sono in tilt da dieci minuti perché mezza Italia chiama per sapere se la federazione sportiva intende organizzare repliche in notturna!
Fulvio si passò un fazzoletto a quadretti sulla fronte, sistemandosi i baffi con aria trionfante e allargando le braccia con la consueta aria da istrione di provincia. — Caro commendatore, la verità è che il pubblico ha fame di autenticità. Lo sport è passione, è contatto umano, è sudore versato per la patria... o per la fiction, fa lo stesso. L'importante è che la squadra abbia dato tutto sul campo. Anzi, sul tappeto.
Beatrice si alzò in piedi, lisciandosi con eleganza la gonna di paillettes verde smeraldo e lanciando a Fulvio un'occhiata d'intesa che prometteva ben altri sviluppi per la seconda serata. — E dimmi, Corelli... per la prossima puntata del campionato di nuoto sincronizzato nella vasca olimpionica, hai già pensato a quale tipo di abbigliamento tecnico dovremmo consigliare agli atleti? Perché se tanto mi dà tanto, prevedo un record mondiale di apnea.
Il commendatore ghignò, accendendosi finalmente il sigaro con un fiammifero che tremava appena. — Non preoccupatevi, contessa. Per il nuoto ho già ordinato tre cisterne di olio di vasellina e una scorta illimitata di costumi di lycra trasparente. L'Italia ha bisogno di eroi, e noi glieli daremo... goccia a goccia, capriola dopo capriola.

Vacca 24
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