Gay & Bisex
Quando la realtà supera la fantasia
Marciotto
19.03.2026 |
3.255 |
9
"Mentre lui mi spompinava con foga, io lo masturbavo brutalmente, sentendo la sua carne turgida sussultare..."
Questo è un fatto realmente accaduto...Raggiunta la maturità, ho avvertito un’urgenza che non potevo più soffocare: mappare territori inesplorati, spingermi dove la morale si sfilaccia fino a sparire. Nella primavera del 2024, decisi di dare corpo alle mie fantasie più torbide. Mi iscrissi a un sito di incontri presentandomi come un singolo sicuro di sé, caricando foto che trasudavano una virilità pronta a esplodere.
Inizialmente cercavo coppie cuckold, ma scoprii presto che il mio magnetismo agiva con forza devastante soprattutto sugli uomini. Dopo un’iniziale esitazione, abbracciai una consapevolezza pragmatica e brutale: "La fica è donna, il cazzo è uomo, ma la bocca e il culo non hanno sesso". Quella frase divenne la mia chiave. Iniziai a collezionare incontri, sempre nel ruolo di attivo, godendo del potere di piegare l'altrui volontà. Ma nulla mi aveva preparato a Dario.
Dario era un medico stimato, un uomo di successo perennemente sotto pressione. Tra noi esplose subito un feeling cerebrale feroce; ci scambiavamo desideri inconfessabili e dettagli sporchi che rendevano l'attesa un supplizio delizioso. Fu lui a lanciare la sfida: "Vieni nel mio studio. Ti riceverò tra una visita e l'altra". L'idea di fornire i miei dati per una finta prenotazione mi faceva esitare, ma il brivido dell'ignoto era un veleno troppo dolce. Se lui metteva a rischio carriera e onore, io potevo ben rischiare un briciolo di privacy.
La mattina dell'incontro la tensione mi faceva vibrare i muscoli. Entrato nello studio, mi ritrovai in una sala d'attesa asettica, con quattro pazienti che attendevano in silenzio. Io, che non ho pazienza, stavo per fuggire, ma proprio allora la segretaria pronunciò il mio nome. Entrai. Dario era magnetico: circa 45 anni, pelle ambrata, barba curata. Sotto il camice bianco si indovinava un fisico tonico. Mi accolse con una stretta di mano ferma, ma i suoi occhi bruciavano.
"Si accomodi," disse con gelida professionalità, "mi dica, qual è il suo disturbo?". Sorrisi, irritato da quella recita. Mi portai le mani al cavallo dei pantaloni: "Ho un gonfiore insopportabile proprio qui, dottore... crede di poter fare qualcosa?". Il rumore metallico della serratura fu il segnale. Dario si inginocchiò tra le mie gambe, il contrasto tra il suo camice immacolato e il mio sesso turgido era pura pornografia visiva. La sua bocca era un abisso di calore; iniziò a spompinami con una voracità animalesca, un desiderio represso che esplodeva tra le sue labbra.
Lo feci scendere dal lettino e lo costrinsi a carponi. Quando gli aprii le natiche, vidi che era già bagnatissimo. Lo penetrai con un affondo deciso. Il mio cazzo durissimo scivolava dentro di lui con una facilità magnetica, accolto dalle pareti calde che si stringevano a ogni colpo. Davanti a noi c’era uno specchio: potevo godermi lo spettacolo dei nostri corpi incastrati, le labbra serrate per soffocare i gemiti per non farci sentire dai pazienti oltre la porta sottile. Decisi di sborrare profondamente dentro di lui, e lui mi stupì ripulendomi completamente con la bocca, senza lasciar cadere una sola goccia.
Non passò una settimana che il richiamo tornò su WhatsApp: "Ti ricordi di me? Domani alle 10". Il secondo incontro avvenne in uno studio più anonimo. Mi accolse, chiuse la porta a chiave e mi baciò con una foga che non avevo mai provato con un uomo. Le nostre lingue si arrovellavano in un duello di lussuria. Ci spogliammo con urgenza. Dario si inginocchiò davanti ai miei slip che a stento contenevano il mio cazzo duro e umidissimo. Iniziò ad annusarlo, a strofinarlo sul viso, lodandolo con parole oscene: "Hai un cazzo bellissimo, curvo e grosso come piace a me".
Poi abbassò il tessuto e iniziò a leccare la cappella con movimenti lenti, prima di accoglierlo completamente in gola. Spingevo il bacino contro la sua bocca, finché non lo feci sdraiare sul lettino a pancia in giù. Iniziai a giocare con il suo culo bagnatissimo: inserii un dito, poi due, poi tre, roteando e dilatando quella carne che implorava di essere colmata. Infine, lo penetrai con un colpo energico. Dario urlò: "Sì! Godo, fottimi, sono la tua troia!". Non sazio, iniziai a fistarlo: le dita entravano e uscivano con una passione violenta per tre minuti infiniti. Culminammo in un orgasmo simultaneo mentre lui cavalcava il mio cazzo; io lo inondai internamente, lui mi sborrò sulla pancia. Come atto finale, bevve il mio piscio senza fiatare, un rito di sottomissione suprema.
Il culmine arrivò nella sua villa a Balestrate. Mi accolse in slip e vestaglia bianca. Mi guidò nella camera padronale dove un televisore da 50 pollici proiettava un video: Dario che possedeva sua moglie. "È mia moglie," sussurrò, "voglio che mi sfondi ora, mentre guardiamo come la inchiodo".
Ci spogliammo e il desiderio elettrico che emanava lo schermo ci travolse. Rifiutai il 69; volevo il comando assoluto. Mentre lui mi spompinava con foga, io lo masturbavo brutalmente, sentendo la sua carne turgida sussultare. Lo feci sdraiare a pancia in giù, con le chiappe spalancate verso lo schermo. Lo penetrai con una foga animalesca, affondando in lui mentre guardavo sua moglie venire violata nel video.
I miei colpi erano pesanti, profondi. Decisi di rallentare per far durare il supplizio. Uscivo quasi del tutto per poi rientrare con una violenza che lo faceva sobbalzare sul materasso. Sentivo il calore del suo interno che sembrava voler risucchiare ogni centimetro del mio membro. Gli stringevo i fianchi così forte da lasciargli i segni, mentre lui, con la faccia affondata nel cuscino, emetteva suoni gutturali di puro piacere. Lo girai sul fianco, sollevandogli una gamba per penetrarlo ancora più in profondità, guardandolo negli occhi mentre sullo schermo la scena si faceva sempre più cruda.
Eravamo un groviglio di sudore e lussuria. Lo misi a novanta, sollevandogli il bacino e spingendo con un ritmo forsennato. Sentivo che stava per venire solo grazie alla stimolazione anale; il suo buco pulsava ritmicamente intorno alla mia verga, stringendomi in una morsa elettrica. Ogni mio colpo raschiava le sue pareti interne, portandoci entrambi al limite del sopportabile.
Proprio mentre sborravo violentemente nel suo culo, inondandolo di seme caldo, i nostri gemiti si unirono in una coincidenza perfetta con le urla di piacere di sua moglie nel video. In quel momento, il confine tra realtà e immagine sparì: stavamo godendo in tre, uniti in un orgasmo collettivo che celebrava il tradimento e la lussuria più schifosa e pura. Dario era sotto di me, svuotato e posseduto, mentre la voce della moglie riempiva la stanza. Un incontro semplicemente stupendo. Gli sviluppi del nostro rapporto nel prossimo racconto.... è gradito un vostro commento
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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